La Rassegna della settimana: #1 IMF: la guerra in Medio Oriente frena l’economia mondiale e aggrava conti pubblici già vicini ai massimi storici, mentre l’AI sostiene la crescita ma espone a brusche correzioni finanziarie. #2 BIS: l’automazione compensa l’invecchiamento del lavoro solo se gli anziani operano in settori automatizzabili, condizione rara in diverse economie avanzate che invecchiano in fretta. #3 PIIE: i dazi USA hanno tagliato l’import diretto dalla Cina ma non la dipendenza: il valore aggiunto cinese nell’import americano cala di soli 2,3 p.p. e arriva sempre più via Messico e Vietnam. #4 OCSE: nell’AI i prezzi dei modelli linguistici aggiustati per la qualità calano di quasi l’80% in due anni e gli sviluppatori passano da 9 a 47, ma chip, cloud e dati restano in mano a pochi.
In tre anni la spesa per interessi sul debito pubblico mondiale è salita da circa il 2% a quasi il 3% del PIL, gli investimenti in intelligenza artificiale hanno aggiunto 0,5 p.p. alla crescita statunitense e la chiusura dello Stretto di Hormuz ha causato il più ampio taglio di sempre alle forniture energetiche. Il Fondo ha svolto 138 verifiche sulle economie dei membri e prestato 40 miliardi di dollari a 18 paesi. È quanto emerge da “IMF Annual Report 2026: Navigating a Precarious World” dell’IMF, a cura di H. Kruglik e P. Li. (Leggi)
Intelligenza artificiale e robot si applicano soprattutto a settori con forza lavoro giovane come finanza e manifattura, mentre agricoltura e sanità, dove la quota di over 55 è più alta e l’occupazione più ampia, offrono margini ridotti. Le economie più ricche sono in media meglio posizionate, ma alcuni paesi asiatici in rapido invecchiamento mostrano le condizioni più sfavorevoli. È quanto emerge dal BIS Bulletin n. 135 “Old workers, young machines: can AI and automation offset population ageing?” di I. Aldasoro, S. Doerr e D. Rees della BIS. (Leggi)
Tra il 2017 e il 2024 la quota della Cina sulle importazioni statunitensi di beni e servizi è scesa di circa 7 p.p., fino all’11%, mentre la quota di valore aggiunto cinese incorporato nell’import americano si è ridotta di appena 2,3 p.p., al 15,4%. Nel 2024 il contenuto cinese totale supera del 34% le esportazioni bilaterali verso gli USA e un quarto arriva tramite paesi terzi. È quanto emerge dal Policy Brief “Made with China: Global Supply Chains and the Limits of US Decoupling” di M.E. Lovely e C.Y. Wan del PIIE. (Leggi)
La leadership tecnologica nei modelli di intelligenza artificiale cambia di mano ogni pochi mesi e gli sviluppatori presenti sulla frontiera prezzo-prestazioni salgono da 2 a 8 in tre anni, mentre a monte Nvidia controlla il 90% delle GPU e tre fornitori il 74% del cloud mondiale, con il rischio che integrazione verticale e accesso selettivo ai modelli più avanzati consolidino il vantaggio di poche imprese. È quanto emerge dal Policy Brief “Artificial Intelligence markets: recent developments and competition issues” di C. André, M. Betin e P. Gal dell’OCSE. (Leggi)
CON LA CRISI PETROLIFERA A RISCHIO I DEBITI SOVRANI
Nel 2025 l’economia mondiale ha retto a shock geopolitici, conflitti e riassetto del commercio grazie al settore privato, al sostegno delle politiche fiscali e monetarie e agli investimenti tecnologici, con inflazione in calo. Da febbraio 2026 la guerra in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno causato, secondo l’IEA, il più ampio taglio di sempre alle forniture energetiche, con ricadute su materie prime, cibo e catene di fornitura. Il debito pubblico globale, già diretto verso i livelli della Seconda guerra mondiale entro il 2028, torna a salire e la spesa per interessi è passata in tre anni da circa il 2% a quasi il 3% del PIL. Il Fondo raccomanda sussidi energetici temporanei e mirati e riforme di pensioni e sussidi ai carburanti.
Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno aggiunto circa 0,5 p.p. alla crescita del PIL statunitense nel 2025 e, secondo stime esterne, la spesa privata globale nel settore potrebbe superare i 2.000 miliardi di dollari nel 2026. Singapore guida l’indice di preparazione all’AI del FMI. Guadagnano i lavoratori con competenze legate all’AI e quelli poco qualificati che offrono servizi ai redditi più alti, mentre restano esclusi i profili intermedi esposti all’automazione. Il ricorso crescente al debito e i finanziamenti incrociati tra le aziende del settore espongono a brusche correzioni delle valutazioni. Nella finanza digitale i due principali emittenti di stablecoin detengono più titoli del Tesoro USA dell’Arabia Saudita, con rischi di instabilità finanziaria e dollarizzazione.
Tra maggio 2025 e aprile 2026 l’IMF ha approvato nuovi finanziamenti per circa 29 miliardi di DSP. Le quote maggiori riguardano le linee di credito flessibili per Messico e Costa Rica, pari a 18,9 miliardi, e il programma per l’Ucraina, pari a 5,9 miliardi. Cinque paesi hanno ottenuto 1,8 miliardi dal fondo per la resilienza e la sostenibilità. L’assistenza tecnica, del valore di 400 milioni di dollari, è andata per il 50% ai paesi a basso reddito e per il 36% all’Africa subsahariana. Il reddito netto ha raggiunto 1,9 miliardi di DSP, di cui 1,38 destinati ai prestiti agevolati ai paesi poveri, e le riserve precauzionali sono salite a 26,3 miliardi. Roma ospiterà il nuovo centro di assistenza tecnica per Balcani occidentali e Moldova, operativo entro gennaio 2027.

INVECCHIAMENTO E AI: BENEFICI SOLO NELLE ECONOMIE AVANZATE
La popolazione invecchia in tutte le aree del mondo. Nelle economie avanzate la quota di persone con almeno 65 anni è cresciuta di circa due terzi dal 1990, superando il 20%, e dovrebbe raggiungere il 28% nel 2050. Asia emergente, America Latina e Medio Oriente sono più giovani ma invecchiano in fretta, mentre l’Africa subsahariana resta giovane. Fra il 2010 e il 2024 la quota di occupati over 55 è salita dal 24% al 33% in agricoltura, dal 27% al 34% nell’immobiliare e dal 18% al 25% in sanità e assistenza sociale. Il commercio ha la quota mediana di occupati più alta (14,9%), seguito dall’agricoltura (14,2%), primo datore di lavoro mondiale con oltre 700 milioni di addetti, e dalla manifattura, vicina al 10%.
L’esposizione all’intelligenza artificiale è più elevata nei settori con mansioni cognitive, come finanza e assicurazioni, servizi professionali, istruzione e informazione e comunicazione. Quella ai robot è quasi nulla al di fuori della manifattura, dove le macchine sostituiscono compiti fisici ripetitivi. Considerando le due tecnologie insieme, manifattura, finanza e servizi professionali risultano i comparti più automatizzabili, mentre agricoltura, costruzioni, alloggio e ristorazione sono i meno esposti. L’agricoltura, fra i settori con più over 55, ha un’esposizione molto bassa. Sanità e assistenza sociale formano un comparto ampio e in invecchiamento, ma molte attività di cura e relazione restano difficili da automatizzare, proprio mentre la domanda di questi servizi cresce con l’età della popolazione.
Fra 135 economie la corrispondenza tra invecchiamento e potenziale di automazione è più favorevole in Nord America, in parte dell’Europa settentrionale e occidentale, in Australia e in alcuni paesi del Golfo. È più sfavorevole in gran parte dell’Asia meridionale e sudorientale, nei Balcani e nel Caucaso. I paesi a reddito più alto sono in media meglio posizionati, ma diverse economie avanzate asiatiche in rapido invecchiamento concentrano la capacità di automazione in una manifattura con addetti giovani. Rispetto al 2010-2013 la situazione è peggiorata in oltre metà dei paesi. Dove l’allineamento è favorevole la priorità è rimuovere gli ostacoli all’adozione delle tecnologie, altrove occorre puntare su partecipazione al lavoro, mobilità e immigrazione. I paesi meno favoriti ospitano però meno migranti.
BIS – Old workers, young machines: can AI and automation offset population ageing?

DAZI USA: I PRODOTTI CINESI ARRIVANO DA ALTRI PAESI
Le tariffe introdotte dalla prima amministrazione Trump e mantenute da quella Biden hanno ridotto in modo netto gli acquisti diretti degli Stati Uniti dalla Cina. A fine 2025 le importazioni reali di beni cinesi erano inferiori del 40% al livello di giugno 2018, mentre quelle dal resto del mondo erano superiori del 40%. Il quadro cambia se si misura l’origine effettiva del valore contenuto nei prodotti importati. Nel 2017 la Cina pesava circa il 18% sull’import americano e il 17,7% sul valore aggiunto incorporato. Nel 2024 la prima quota è scesa all’11%, la seconda si attesta al 15,4% dopo aver superato il 19% nel 2021. Dal 2019 il valore aggiunto cinese che raggiunge il mercato statunitense è superiore alle esportazioni bilaterali della Cina, con uno scarto salito al 34% nel 2024.
La parte di contenuto cinese che arriva negli Stati Uniti attraverso paesi terzi è passata dal 16% del 2017 al 25% del 2024. Il Messico resta il canale principale con il 23% del flusso indiretto, il Vietnam sale dal 7% al 15% e Taiwan raggiunge l’8%. Nel resto del G7 non si osserva un aumento analogo. Le esportazioni vietnamite verso gli USA incorporano quote cinesi più alte di quelle messicane: 28% contro 13% nelle apparecchiature elettriche e ottiche, 21% contro 10% nel tessile. Nel 2019 gli investimenti diretti cinesi in Vietnam sono cresciuti di 1,65 volte e quelli da Hong Kong di 2,4 volte, a fronte di un aumento del 7,2% del totale. In Messico il capitale cinese si concentra nella componentistica auto, circa il 45% degli investimenti dal 2017.
Secondo gli autori i dazi generalizzati non riducono la dipendenza ma la rendono meno visibile, allungando le catene di fornitura e aumentando i costi per importatori ed esportatori americani. Nei prodotti in cui la Cina copre gran parte dell’offerta mondiale i fornitori alternativi restano pochi e il contenuto cinese entra per via indiretta. Gli accordi di reciprocità firmati da nove paesi e i dazi introdotti con l’indagine Section 301 sul lavoro forzato, che coinvolge 60 economie, rischiano di rendere conflittuali i rapporti con i partner e di rafforzarne i legami con la Cina. La proposta è rimuovere i dazi generalizzati sugli alleati, cooperare con loro per costruire filiere più sicure nei beni critici, usare dazi mirati solo dove esiste una motivazione di sicurezza e riportare la politica commerciale al Congresso.
PIIE – Made with China: Global Supply Chains and the Limits of US Decoupling
IA IN MANO A CINA E USA: EUROPA ESCLUSA
Il mercato dei grandi modelli linguistici mostra segnali di dinamismo nonostante gli alti costi d’ingresso e la presenza di pochi grandi gruppi tecnologici. Tra gennaio 2024 e aprile 2026 le imprese che sviluppano modelli per compiti come ragionamento e programmazione passano da 9 a 47 e i modelli testuali attivi da 22 a 453. Gli sviluppatori sulla frontiera economica, ossia la migliore prestazione disponibile a un dato prezzo, salgono da 2 a 8 in tre anni, tra operatori storici e nuovi laboratori statunitensi e cinesi, e la permanenza al vertice dura pochi mesi. L’indice OCSE dei prezzi aggiustati per la qualità scende di quasi l’80%, con cali in tutti gli usi. Lo sviluppo dei modelli di punta resta concentrato tra Stati Uniti e Cina.
I prezzi più bassi dei token non garantiscono un minore costo effettivo dell’intelligenza artificiale. Gli agenti, che eseguono in autonomia compiti in più fasi, consumano molti più token per attività e possono far crescere la spesa quando l’uso diventa intensivo. I guadagni di produttività a livello macroeconomico richiedono un’integrazione profonda nei processi aziendali, sostenuta da cambiamenti organizzativi e da investimenti in dati e competenze che procedono con lentezza. I rischi di sicurezza informatica e operativi possono frenare la diffusione, alzare i costi di cambio fornitore e spingere verso pacchetti che abbinano intelligenza artificiale e sicurezza, a vantaggio dei gruppi digitali più integrati.
A monte della catena del valore la concentrazione è strutturale. Nel 2023 Nvidia detiene il 90% del mercato delle GPU e i tre principali fornitori il 74% del cloud mondiale, mentre le cinque maggiori imprese tecnologiche statunitensi spendono 400 miliardi di dollari nel 2025 e ne prevedono 660 nel 2026. Molti gruppi presidiano più livelli, dai modelli al cloud ai servizi finali, favorendo le proprie offerte e rendendo più costoso il cambio di fornitore. I paesi con ecosistemi deboli possono adottare la tecnologia ma trattengono una quota ridotta delle rendite e restano esposti a potere di prezzo, interruzioni e controlli all’export. L’OCSE indica di facilitare l’accesso a dati, calcolo e competenze, esaminare acquisizioni e partnership e rafforzare la cooperazione tra autorità della concorrenza.
OECD – Artificial Intelligence markets: recent developments and competition issues
https://www.oecd.org/en/publications/artificial-intelligence-markets_d531d73f-en.html



