La rassegna della settimana: #1 FMI: la crescita del PIL italiano resta modesta nel 2026 e il debito pubblico resta alto ed esposto a shock di crescita e tassi d’interesse, mentre il sistema bancario resta solido agli shock esterni. #2 OECD: nel 2025 le riforme fiscali hanno bilanciato crescita e bilancio, privilegiando basi imponibili mirate anziché aumenti generalizzati delle aliquote. #3 NBER: le nuove proiezioni demografiche ONU riducono il PIL mondiale del 2100 del 10% e spostano la ricchezza globale dalla Cina, al 14,9%, verso gli Stati Uniti, al 14,4%. #4 arXiv: un sistema di agenti basati su modelli linguistici riproduce i risultati di 48 studi di scienze sociali partendo solo dal testo dei paper e dai dati originali, senza il codice. Il modello migliore recupera il segno corretto dei coefficienti nel 91,2% dei casi.
La crescita italiana resta frenata da rincari energetici e tensioni geopolitiche mentre il consolidamento fiscale prosegue a un ritmo giudicato insufficiente per ridurre il debito pubblico. È quanto emerge dal rapporto sull’Italia: “Consultazione ai sensi dell’Articolo IV 2026,” a cura di L. Christiansen, S. Albrizio, Y. Huang e Y. Wong del Fondo Monetario Internazionale. Il settore bancario supera le prove di stress del 2026 pur mantenendo vulnerabilità nei legami con il debito sovrano. Le raccomandazioni riguardano la riduzione del debito, il rafforzamento della vigilanza bancaria e le riforme strutturali per incrementare la produttività. (Leggi)
Le riforme fiscali del 2025 nei paesi OCSE hanno privilegiato misure mirate di sostegno alla crescita e agli investimenti, mentre gli aumenti di gettito si sono concentrati su basi imponibili circoscritte come le imposte settoriali su banche e le accise sul tabacco. L’aliquota media dell’imposta sulle società è restata stabile per il terzo anno consecutivo e le riforme dell’IVA si sono concentrate sulla digitalizzazione dell’economia. È quanto emerge dal rapporto “Tax Policy Reforms 2026: OECD and Selected Partner Economies”, redatto da D. Fichmann, F. Estgen, Y. Griebenow, M. Marten, P. Ollivaud, M. Rocha e R. Sugrue per l’OCSE. (Leggi)
L’invecchiamento della popolazione mondiale ridisegna gli equilibri economici globali, spostando ricchezza dalla Cina verso gli Stati Uniti. È quanto emerge da “The Global Transition – The Impact of Demographics and AI on Economic Power”, working paper di S. G. Benzell, L. J. Kotlikoff e V. Y. Ye per il National Bureau of Economic Research. Lo studio applica un modello dinamico di equilibrio generale con 17 regioni e agenti che vivono fino a cento anni per confrontare le proiezioni demografiche dell’ONU del 2017 e del 2024. Il confronto evidenzia anche un surplus di capitale con rendimenti in calo. (Leggi)
Il testo di una pubblicazione scientifica, da solo, permette a un agente artificiale di rieseguire l’analisi e ottenere risultati numerici vicini a quelli originali nella maggior parte dei casi. È quanto emerge da uno studio di B. Kohler, D. Zollikofer, J. Einsiedler, A. Hoyle e E. Ash intitolato “Read the Paper, Write the Code: Agentic Reproduction of Social-Science Results” pubblicato in preprint su arXiv, che ha messo alla prova quattro modelli linguistici e quattro sistemi di agenti su quarantotto articoli di economia e scienza politica con dati di replica verificati, riscontrando differenze marcate di prestazione legate anche alla quantità di calcolo impiegata. (Leggi)
CRESCITA INSUFFICIENTE DEBITO PUBBLICO ELEVATO
Il PIL italiano è cresciuto dello 0,5% nel 2025 e la stessa crescita è attesa nel 2026 e nel 2027 mentre l’inflazione sale al 2,9% nell’anno in corso per effetto del rincaro dei prezzi energetici legato alla guerra in Medio Oriente. Nel 2025 il disavanzo pubblico scende al 3,1% del PIL grazie a entrate più solide e a una migliore compliance fiscale mentre il debito pubblico sale al 137,1% del PIL per effetto di una crescita nominale debole e di aggiustamenti contabili. Il Fondo Monetario Internazionale valuta i rischi sovrani come moderati ma segnala vulnerabilità di medio periodo legate all’elevato debito e propone uno sforzo fiscale aggiuntivo di circa 1 p.p. di PIL nel biennio 2026-2027 per accelerarne la discesa.
Il sistema bancario italiano resta solido con un patrimonio di base di classe 1 al 17% delle attività ponderate per il rischio e crediti deteriorati contenuti al 2,4% dei prestiti totali. Le prove di stress condotte nell’ambito del Programma di Valutazione del Settore Finanziario 2026 confermano la capacità di tenuta delle banche a shock geopolitici e recessivi anche se permangono fragilità in alcuni istituti minori legati a modelli di business specializzati. I legami tra banche e debito sovrano restano rilevanti con un’esposizione all’8,6% del totale attivo superiore alla media dell’area euro pari al 3,2%. Tra le priorità indicate figurano l’estensione del cuscinetto di rischio sistemico, il rafforzamento della vigilanza su riciclaggio e finanziamento del terrorismo e il completamento delle riforme sull’insolvenza.
La produttività italiana è frenata dalla diffusione di piccole imprese mature, da vincoli normativi e da un accesso limitato al capitale di rischio nonostante il miglioramento nell’innovazione di processo e prodotto registrato nel 2025. Il tasso di disoccupazione scende al 6,1% nel 2025 ma la partecipazione femminile al mercato del lavoro resta inferiore alla media dell’area euro di 13,4 p.p. mentre la disoccupazione giovanile si attesta al 20,5%. Il Fondo Monetario Internazionale raccomanda di rafforzare le competenze digitali e tecniche, ampliare l’accesso al capitale di rischio e proseguire l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza oltre la sua scadenza per sostenere la crescita di medio termine.
LIMITATI GLI INCREMENTI DI GETTITO FISCALE
L’economia mondiale ha mostrato resilienza nel 2025 nonostante l’introduzione graduale di nuove barriere commerciali e un’elevata incertezza di policy. La crescita del PIL globale si è attestata al 3,4%, invariata rispetto al 2024 e di 0,1 p.p. inferiore alla media del decennio 2010-2019. Le pressioni inflazionistiche si sono attenuate rispetto agli anni precedenti anche se non sono scomparse in tutte le economie. Il debito pubblico è restato superiore ai livelli pre-pandemici nella maggior parte dei paesi e tassi di interesse più elevati hanno accresciuto i costi del servizio del debito in numerose economie OCSE. La politica fiscale del 2025 si è orientata verso due obiettivi, sostenere la crescita e gli investimenti e rispondere alle pressioni di bilancio. Le misure di aumento del gettito sono restate limitate nella portata.
Le misure di aumento del gettito nell’imposta sulle persone fisiche introdotte nel 2025 hanno riguardato soprattutto l’innalzamento delle aliquote più alte e la revisione della tassazione dei redditi da capitale. Diversi paesi hanno inoltre introdotto riduzioni di base imponibile rivolte ai lavoratori altamente qualificati, ai soggetti facoltosi e ai cittadini residenti all’estero, oltre a interventi a favore dei redditi da lavoro autonomo. I contributi di sicurezza sociale hanno proseguito la tendenza all’ampliamento della base imponibile e all’aumento delle aliquote in risposta alle pressioni demografiche e alle esigenze di finanziamento dei sistemi di protezione sociale. Sul fronte dell’imposta sulle società, l’aliquota media combinata è restata stabile per il terzo anno consecutivo, mentre un numero simile di giurisdizioni ha innalzato o ridotto le proprie aliquote, con incrementi generalmente superiori alle riduzioni. Diversi paesi hanno, inoltre, ampliato regimi agevolativi rivolti a ricerca e sviluppo, tecnologie emergenti e settori strategici, insieme a nuove imposte settoriali su banche e istituti finanziari.
Le riforme dell’imposta sul valore aggiunto nel 2025 si sono concentrate sulla digitalizzazione dell’economia, con l’estensione degli obblighi di riscossione ai fornitori non residenti e alle piattaforme online. Alcuni paesi hanno rivisto l’ambito delle aliquote ridotte o le hanno consolidate per semplificare il sistema, mentre altri hanno ridimensionato le agevolazioni collegate alla transizione a basse emissioni di carbonio, aumentando al contempo le imposte su beni ritenuti dannosi per la salute o per l’ambiente. Le accise sul tabacco hanno ampliato la base imponibile verso nuovi prodotti a base di nicotina e diversi paesi hanno innalzato le imposte su alcol e bevande zuccherate. Le imposte ambientali hanno visto aumenti delle aliquote sul carbonio insieme a riduzioni delle imposte su carburanti ed elettricità, mentre il vantaggio fiscale per i veicoli a basse emissioni si è ristretto in alcune giurisdizioni. Le imposte immobiliari 2025 si sono orientate maggiormente verso la mobilitazione del gettito attraverso le imposte ricorrenti sugli immobili.
OECD – Tax Policy Reforms 2026: OECD and Selected Partner Economies
https://www.oecd.org/en/publications/tax-policy-reforms-2026_43d18a55-en/full-report.html
IL RITORNO DEGLI USA
Il tasso di fertilità mondiale scende dal 4,98 del 1960 al 2,25 del 2024, con la popolazione globale che secondo la proiezione più recente raggiunge un massimo di 10,3 miliardi nel 2084 per poi calare. La revisione tra il 2017 e il 2024 abbassa la popolazione mondiale attesa per il 2100 da circa 10,4 a 9,7 miliardi. La correzione più ampia riguarda la Cina, la cui popolazione di fine secolo passa da 1,03 miliardi a 0,63 miliardi per un tasso di fertilità sceso a 1,02 figli per donna. Gli Stati Uniti restano un’eccezione tra le economie avanzate, con una popolazione che sale da 331 a 420 milioni per effetto dell’immigrazione netta e dell’aumento della speranza di vita. L’Africa subsahariana e l’area del Medio Oriente e Nord Africa crescono di quasi 3 miliardi di persone entro il 2100 per l’alta fertilità unita al calo della mortalità.
Il modello assegna alla Cina una quota del PIL mondiale del 2100 pari al 25,6% nella proiezione demografica del 2017, quota che scende al 14,9% con i dati del 2024, mentre quella statunitense sale dall’11,2% al 14,4% restando quasi alla pari con quella cinese. Il PIL cinese di fine secolo passa da 218 a 115 mila miliardi di dollari 2017, mentre quello statunitense cresce da 96 a 111 mila miliardi. La crescita mondiale rallenta nella seconda metà del secolo, passando dal 2% all’1,8% annuo, per effetto della minore forza lavoro e non della produttività. Il rendimento reale del capitale scende dal 5,9% del 2017 all’1,9% nel 2100 con le proiezioni del 2017 e all’1,6% con quelle del 2024, segno di un surplus mondiale di risparmio legato all’invecchiamento della popolazione. L’aliquota contributiva pensionistica media mondiale raddoppia dal 13,1% al 25,4% e quella cinese sale fino al 38,1%.
Gli scenari di automazione accelerata e di intelligenza artificiale trasformativa modificano ulteriormente gli equilibri, portando la quota di capitale nel reddito statunitense dal 34% del 2017 fino al 60% nell’ipotesi più aggressiva. Con l’intelligenza artificiale trasformativa e le proiezioni demografiche del 2024, la quota statunitense del PIL mondiale nel 2100 sale al 25,3% contro il 16,9% cinese, un livello di predominio economico paragonabile a quello degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. L’azzeramento dell’immigrazione netta negli Stati Uniti dal 2025 farebbe scendere la popolazione a 268 milioni entro il 2100 e la quota di PIL mondiale al 9,2%, un livello inferiore a quello ottenuto con le proiezioni del 2017. Con l’ipotesi di fertilità bassa dell’ONU la popolazione mondiale scenderebbe a 6,7 miliardi nel 2100 e il PIL globale risulterebbe del 32,3% più basso rispetto allo scenario centrale, con il rendimento del capitale sotto l’1%.
NBER – The Global Transition – The Impact of Demographics and AI on Economic Power

LEGGI E REPLICHI: COME L’AI CAMBIA LA RICERCA
Un sistema di agenti dotati di strumenti software e ambiente di esecuzione isolato riceve da un articolo scientifico la descrizione dei metodi, priva di risultati numerici, insieme ai dati originali usati dagli autori. Il compito consiste nello scrivere da zero il codice di analisi e produrre le tabelle previste dallo studio, senza consultare il pacchetto di replica originale né il testo completo del paper. Un primo passaggio automatico estrae la descrizione dei metodi, le tabelle vuote da completare e i file di dati necessari, oscurando ogni valore numerico dei risultati pubblicati. Il confronto tra i valori prodotti dagli agenti e quelli originali avviene cella per cella, con un giudizio in lettere che considera il segno del coefficiente e la distanza dall’errore standard riportato nello studio.
Su quarantotto articoli di economia e scienza politica con dati di replica verificati, i tre sistemi più performanti concordano sul segno dei coefficienti in oltre l’85% dei casi e restano entro l’intervallo di confidenza al 95% in oltre il 70% dei casi. Il combinato modello-scaffold migliore, basato su GPT-5.4 con l’ambiente OpenCode, recupera il segno corretto nel 91,2% dei coefficienti e resta entro l’intervallo di confidenza nell’80% dei casi, superando Claude Code con Opus 4.6, Codex con GPT-5.3 e GLM-5. A livello di tabella il sistema migliore riproduce in modo pressoché esatto oltre un quinto degli output e resta entro una differenza di 20 p.p. in oltre il 60% dei casi, con risultati coerenti anche nell’aggregazione a livello di intero articolo.
La quota maggiore delle divergenze osservate deriva da imprecisioni nella descrizione dei metodi contenuta negli articoli originali, non da errori degli agenti, che restano una componente minoritaria soprattutto nei sistemi più performanti. Il sistema più accurato utilizza però un volume di risorse computazionali nettamente superiore, con tempi di elaborazione più lunghi e costi per articolo più elevati rispetto alle altre configurazioni testate. Ripetendo l’intera procedura più volte sugli stessi articoli i risultati si confermano stabili a livello di tabella, mentre a livello di singolo coefficiente emerge una variabilità più marcata tra un’esecuzione e l’altra. Un confronto tra articoli pubblicati prima e dopo la data di aggiornamento dei modelli non evidenzia differenze di prestazione, elemento che esclude un ruolo rilevante della memorizzazione di contenuti già visti in fase di addestramento.
arXiv – Read the Paper, Write the Code: Agentic Reproduction of Social-Science Results




