La Rassegna della settimana: #1 AIFA: nel 2025 la spesa per farmaci a brevetto scaduto, Note AIFA, classe C e automedicazione aumenta, con differenze territoriali marcate tra le Regioni italiane. #2 NBER: un recente paper analizza l’effetto inatteso del calo della natalità sulla crescita economica di lungo periodo. A tassi di natalità più bassi si associano a una crescita più elevata del PIL per lavoratore. #3 Banca d’Italia: l’AI rende l’economia più reattiva agli shock e introduce nuovi rischi di coda per la stabilità finanziaria. Quali sono gli effetti sulla trasmissione della politica monetaria. #4 Istat: Nel secondo trimestre del 2026 il PIL reale è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% su base annua, confermando le stime preliminari diffuse il 30 luglio scorso.
Nel 2025 la spesa privata dei cittadini supera i 9,2 miliardi di euro e i farmaci a brevetto scaduto pesano per il 72,9% della spesa convenzionata di classe A. È quanto emerge dal capitolo Analisi di dettaglio della spesa e del consumo dei farmaci del “Rapporto Nazionale L’uso dei farmaci in Italia – Rapporto OsMed 2025”, a cura dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Il capitolo 2 analizza la spesa e i consumi dei farmaci a brevetto scaduto e biosimilari, delle categorie soggette a Nota AIFA, dei farmaci di classe C rimborsati dal SSN e di quelli acquistati privatamente dal cittadino. (Leggi)
Un calo di 1 p.p. del tasso di natalità nel 1950 risulta associato, nei decenni successivi, a una crescita del PIL per lavoratore superiore di circa il 27% nel confronto tra Paesi, con effetti analoghi, seppure più contenuti, sui salari delle aree metropolitane statunitensi. È la conclusione sorprendente dal paper “Baby Busts and Growth Booms: Demographic Change and the Macroeconomy” di D. Acemoglu, D. Autor, K. Beirne e A. Scott, pubblicato nella collana Working Paper del National Bureau of Economic Research. (Leggi)
L’AI renderebbe più veloce la trasmissione di politica monetaria nell’economia incrementando i rischi sistemici. È quanto emerge dallo studio “The implications of AI for monetary policy: a first assessment” di L. Esposito, E. Guglielminetti, E. Moracci, A. Papetti e M. Pisani della Banca d’Italia. Il lavoro esamina la domanda di riserve bancarie, il mercato del credito, i mercati finanziari e l’inflazione in un contesto di crescente diffusione dell’IA. Gli autori evidenziano una possibile riduzione della domanda di riserve nelle condizioni normali e un indebolimento della trasmissione della politica monetaria attraverso il canale del credito, a fronte di una maggiore velocità di adeguamento dei mercati e dei prezzi. (Leggi)
Nel secondo trimestre 2026 il PIL reale destagionalizzato e corretto per i mesi del calendario è cresciuto dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1% in termini tendenziali. È quanto emerge dal comunicato l’Istat “Conti economici trimestrali – II trimestre 2026”. La variazione acquisita per l’anno 2026 è dello 0,8%. Tutti gli aggregati della domanda interna registrano variazioni positive nel trimestre, mentre il contributo della domanda estera netta risulta negativo per 0,3 p.p. L’andamento negativo di agricoltura e industria è compensato dalla crescita dei servizi. (Leggi)

LA SPESA PER I FARMACI DI CALSSE C A 9 MILIARDI DI EURO
Nel 2025 i farmaci a brevetto scaduto rappresentano il 72,9% della spesa farmaceutica e l’88,1% dei consumi nell’assistenza convenzionata di classe A. Gli equivalenti incidono per il 23,5% della spesa e il 32,1% dei consumi, mentre la quota coperta da brevetto sale al 27,1%. La spesa pro capite si attesta a 129,2 euro, in aumento del 2,5%. L’incidenza è più alta nel Centro (74,9%) e nel Sud (74,3%) rispetto al Nord (70,8%), mentre gli equivalenti prevalgono nelle Regioni settentrionali (41,2%) rispetto al 29,4% del Centro e al 23,3% del Sud. L’atorvastatina resta il principio attivo a maggiore spesa con 256,9 milioni di euro, davanti a pantoprazolo ed ezetimibe/rosuvastatina. La compartecipazione sul prezzo di riferimento vale 17,71 euro pro capite, più elevata nelle Regioni a reddito più basso.
Nel 2025 sono aggiornate quattro Note AIFA (51, 79, 98 e 100) e abrogate sei Note (2, 4, 8, 41, 92 e 101), con l’obiettivo di semplificare i percorsi prescrittivi. La Nota 100 elimina la scheda prescrittiva per gli inibitori SGLT2 e DPP-4 nel diabete di tipo 2. La spesa territoriale per i farmaci in Nota raggiunge 6.079,6 milioni di euro, in crescita del 6,3%, trainata dagli antidiabetici della Nota 100 (1.593,7 milioni) e dagli ipolipemizzanti della Nota 13 (1.117,9 milioni). La semaglutide è il principio attivo a maggiore spesa tra i farmaci in Nota, con 430 milioni di euro (+25,2%). Per i farmaci di classe C-nn acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche la spesa cresce del 39,1% e gli AIC acquistati aumentano del 65,1%, con un incremento più marcato al Nord (+85,0%) e una riduzione al Centro (-11,1%). Il radiofarmaco a base di germanio cloruro/gallio cloruro passa al primo posto per spesa.
La spesa per i farmaci acquistati privatamente dal cittadino, tra classe C con ricetta, automedicazione e acquisto privato di classe A, sale a 9.222 milioni di euro (+8,6%). La ripartizione vede il 42,5% nella classe C con ricetta, il 38,7% nell’automedicazione e il 18,8% nell’acquisto privato di classe A. La spesa per l’automedicazione cresce di circa il 50% dal 2020, passando da 2,4 a 3,6 miliardi di euro. Nella classe C con ricetta la spesa pro-capite raggiunge 66,62 euro (+7,5%), guidata dallo spostamento verso specialità più costose e dall’aumento dei prezzi, a fronte di consumi in calo. I derivati benzodiazepinici restano la categoria a maggiore spesa, con 619 milioni di euro. Gli analoghi del recettore GLP-1 registrano un incremento dei consumi dell’85,7% e della spesa del 75,8%. Il paracetamolo resta il principio attivo a maggiore spesa, seguito dalla semaglutide.
Aifa – Rapporto Nazionale L’uso dei farmaci in Italia – Rapporto OsMed 2025
https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2025
LA CRESCITA CHE NON TI ASPETTI
Il tasso di natalità mondiale è sceso da 3,78 nascite ogni 100 persone nel 1950 a 1,71 nel 2025, un dimezzamento che ha ridotto la crescita della popolazione e innalzato l’età media in gran parte del pianeta. Diffuse le preoccupazioni tra economisti e responsabili delle politiche pubbliche circa gli effetti negativi dell’invecchiamento sulla crescita, legati alla minore produttività e propensione all’innovazione attribuite ai lavoratori più anziani. L’analisi su un ampio insieme di Paesi e sulle aree metropolitane statunitensi mostra invece che un tasso di natalità più basso si accompagna a una crescita più sostenuta del PIL per lavoratore e dei salari, senza ridurre il PIL o il reddito complessivo.
L’aumento della produttività per lavoratore viene ricondotto alla risposta della tecnologia alla scarsità di manodopera giovane, che spinge le imprese a adottare tecnologie a risparmio di lavoro. Nei Paesi e nelle aree metropolitane con natalità più bassa cresce la quota di occupazione e di esportazioni nei settori ad alta tecnologia, aumenta il numero di brevetti orientati al risparmio di lavoro e si osserva una crescita più elevata della produttività totale dei fattori. Anche lo stock di capitale tende a crescere, in contrasto con le previsioni dei modelli di crescita neoclassici, secondo i quali una popolazione in calo dovrebbe ridurre gli investimenti e il PIL aggregato.
Gli autori escludono un ruolo rilevante di partecipazione femminile, istruzione o passaggio dall’agricoltura all’industria nei risultati ottenuti. L’analisi dei decessi civili e militari della Seconda guerra mondiale distingue l’effetto della riduzione della popolazione da quello dell’invecchiamento: i decessi civili riducono la popolazione senza alterarne la struttura per età e si associano a un PIL pro capite più basso nei decenni successivi, mentre i decessi militari, concentrati tra i giovani uomini, si associano a un PIL pro capite più elevato. Gli autori raccomandano cautela nell’estenderli alle trasformazioni demografiche più rapide attese nei prossimi decenni.
NBER – Baby Busts and Growth Booms: Demographic Change and the Macroeconomy
L’AI PUÒ AUMENTARE I RISCHI SISTEMICI DEI MERCATI FINANZIARI
L’intelligenza artificiale può produrre uno spostamento verso sinistra della domanda di riserve delle banche centrali e renderla più rigida nelle condizioni ordinarie di mercato, grazie a una migliore capacità delle banche di prevedere i fabbisogni di liquidità. Nelle fasi di tensione la domanda diventa invece più elastica e le crisi di liquidità possono manifestarsi con maggiore rapidità e intensità. Per questo motivo l’assetto operativo delle banche centrali deve mantenere una flessibilità sufficiente ad assorbire shock improvvisi pur accompagnando una minore domanda di riserve nei periodi normali. Sul fronte del credito l’adozione dell’AI determina un aumento dei volumi tramite uno spostamento verso destra sia dell’offerta sia della domanda di prestiti, sostenuto dalla maggiore concorrenza tra intermediari e da una più accurata valutazione del merito creditizio. L’effetto sui tassi di interesse applicati ai prestiti resta invece incerto a priori.
L’efficienza generata dall’AI nei processi di elaborazione delle informazioni e di formazione dei prezzi favorisce la liquidità dei mercati finanziari e una risposta più rapida agli impulsi di politica monetaria. Allo stesso tempo l’uso diffuso di modelli algoritmici simili tra gli operatori può generare comportamenti coordinati non intenzionali, amplificare i movimenti di breve periodo e accentuare la prociclicità nelle fasi di stress, con possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria. Sul lato reale l’AI sostiene la crescita della produttività, mentre gli effetti su occupazione e salari restano incerti per il bilanciamento tra effetti di sostituzione e di generazione di nuova domanda di lavoro. L’inflazione potrebbe risultare più volatile per effetto della maggiore flessibilità dei prezzi, mentre la sua direzione media rispetto al contesto pre AI non è definita con certezza.
L’intelligenza artificiale può migliorare la capacità delle banche centrali di valutare il quadro macroeconomico e i rischi di coda, arricchendo l’insieme degli indicatori disponibili e la frequenza con cui vengono aggiornati. Il personale delle banche centrali deve però mantenere il controllo del processo analitico per garantire l’affidabilità dei sistemi utilizzati e preservare la fiducia del pubblico. La trasmissione della politica monetaria potrebbe accorciarsi nei tempi per effetto della maggiore flessibilità dei prezzi e di una più rapida reazione dei mercati del credito e finanziari, sebbene ragioni legate alla natura degli shock e alla necessità di ancorare le aspettative giustifichino il mantenimento di un orientamento di medio periodo. Il tasso di interesse naturale potrebbe aumentare per effetto dei guadagni di produttività, ma tale spinta potrebbe essere attenuata da un aumento dei margini di profitto e della disuguaglianza.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2026-1051/index.html
INDUSTRIA IN CONTRAZIONE NONOSTANTE IL DATO DELLE COSTRUZIONI
Il PIL, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020 e corretto per gli effetti di calendario, cresce nel secondo trimestre del 2026 dello 0,2% sul periodo precedente e dell’1,0% sul secondo trimestre del 2025. La variazione acquisita per l’anno si attesta allo 0,8%. Dal lato della domanda tutti i principali aggregati interni mostrano variazioni positive: i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi salgono dello 0,3%, le esportazioni dello 0,8% e le importazioni dell’1,7%. La domanda nazionale al netto delle scorte contribuisce per 0,3 p.p. alla crescita del Pil, con la spesa delle famiglie che pesa per 0,2 p.p. e gli investimenti per 0,1 p.p., mentre è nullo l’apporto della spesa delle amministrazioni pubbliche. La variazione delle scorte aggiunge 0,2 p.p. e il contributo della domanda estera netta è negativo per 0,3 p.p.
Dal lato dell’offerta il valore aggiunto dell’agricoltura scende dello 0,2% e quello dell’industria dello 0,5%, con l’industria in senso stretto in calo dell’1,0% nonostante il contributo positivo delle costruzioni, salite dell’1,5%. Il valore aggiunto dei servizi aumenta dello 0,4%, sostenuto dal commercio, trasporto, alloggio e ristorazione con un incremento dello 0,7%, dai servizi di informazione e comunicazione con l’1,2% e dalle attività professionali con lo 0,5%, mentre restano stazionarie le amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione e sanità. Gli acquisti di beni durevoli delle famiglie salgono dello 0,9%, quelli di servizi dello 0,4% e quelli dei beni semidurevoli dello 0,4%, mentre i beni non durevoli restano stazionari. Tra gli investimenti crescono le costruzioni e la proprietà intellettuale, mentre calano gli impianti, i macchinari e gli armamenti.
Nel confronto internazionale il Pil sale dello 0,4% negli Stati Uniti e dello 0,3% in Germania, mentre in Francia resta stazionario. L’area euro cresce dello 0,4% sul trimestre precedente e dell’1,0% su base annua. Sul fronte del lavoro le ore lavorate aumentano dello 0,3% e le unità di lavoro dello 0,4%, con un calo nell’agricoltura più che compensato dalle costruzioni e dai servizi. I redditi da lavoro dipendente pro-capite salgono dello 0,6%, con incrementi nell’industria e nei servizi e una flessione in agricoltura. Il Pil a prezzi correnti cresce dello 0,2% con deflatore stazionario nel trimestre, mentre il deflatore dei consumi delle famiglie sale dell’1,3% e quello delle importazioni del 4,8%.
Istat – Conti economici trimestrali II trimestre 2026
https://www.istat.it/comunicato-stampa/conti-economici-trimestrali-ii-trimestre-2026/




