La Rassegna della settimana: #1 OCPI: per il quarto anno consecutivo il PIL del Mezzogiorno cresce più di quello del Centro-Nord. #2 AGENAS: Nel primo semestre 2026 crescono le prenotazioni sanitarie garantite entro i tempi previsti, per le prime visite e per gli esami diagnostici. #3 Banca d’Italia: La crisi in Medio Oriente ha riacceso le tensioni sui mercati energetici e alimentato le pressioni inflazionistiche a livello globale. #4 OECD: Il confronto tra PaRIS e altre indagini mostra scarti fino a 30 p.p. sulla salute autopercepita e forti differenze sulla fiducia nell’autogestione tra le fonti.
Il rapporto Istat sui conti territoriali evidenzia che il PIL reale del Mezzogiorno è cresciuto del 6,0% nel 2022, dell’1,6% nel 2023, dello 0,7% nel 2024 e dello 0,6% nel 2025 contro il 4,5%, lo 0,8%, lo 0,7% e lo 0,5% del Centro-Nord. Il vantaggio del Sud si concentra nel 2022 e nel 2023, mentre nel biennio successivo le differenze si riducono a pochi decimi di punto. È quanto emerge dall’articolo “Il Mezzogiorno cresce di più, ma il divario resta ampio” di F. Martino Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. Il reddito pro capite del Mezzogiorno resta, tuttavia, al 58% di quello del Centro-Nord. (Leggi)
Nei primi sei mesi del 2026 le prestazioni sanitarie nei tempi di garanzia. È quanto emerge dal “Primo Bollettino periodico sul monitoraggio delle Liste di Attesa”, predisposto dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Le prenotazioni salgono da 13,3 a 14,9 milioni e le prestazioni erogate nei tempi di garanzia aumentano di un milione e 624 mila unità. Le prime visite nei tempi previsti passano dal 76,4% al 78,5% e gli esami diagnostici dall’82,8% all’84,6%, con i maggiori progressi tra le prestazioni urgenti e brevi. (Leggi)
In Italia il PIL ha rallentato nel secondo trimestre, mentre il mercato del lavoro resta positivo e la disoccupazione tocca un nuovo minimo storico. Le tensioni sui mercati energetici si sono riacutizzati a seguito della ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, con ricadute su inflazione, tassi di interesse e prospettive di crescita nell’area dell’euro e in Italia. È quanto emerge dal “Bollettino Economico n. 3 2026” della Banca d’Italia. Emergono inoltre la tenuta del mercato del lavoro italiano, giunto a un nuovo minimo storico del tasso di disoccupazione, e la revisione al rialzo delle proiezioni di inflazione da parte degli esperti dell’Eurosistema. (Leggi)
I risultati del confronto tra l’indagine PaRIS dell’OECD con EHIS, IHP, PVS e SHARE su salute autopercepita, qualità dell’assistenza, fiducia nell’autogestione e ospedalizzazione mostrano differenze sostanziali tra le fonti, con scarti che raggiungono i 30 p.p. sulla salute autopercepita e i 60 p.p. sulla fiducia nell’autogestione. È quanto emerge dal rapporto OCSE “Comparing patient-reported outcome and experience measures in international health surveys”, a cura di C. Kendir, I. Gutiérrez Vargas e N. Larrain. (Leggi)

IL MEZZOGIORNO CRESCE MA NON BASTA
Al momento dell’Unità d’Italia il reddito pro capite del Mezzogiorno è sostanzialmente allineato a quello del Centro-Nord. Il divario emerge negli anni Ottanta dell’Ottocento con l’industrializzazione di Piemonte, Lombardia e Liguria e si allarga fino al secondo dopoguerra, quando il rapporto tocca il minimo storico intorno al 50%. Segue un ventennio di recupero, sostenuto dall’intervento pubblico e dai flussi migratori, che porta il reddito del Mezzogiorno a circa due terzi di quello del Centro-Nord. Il primo shock petrolifero interrompe la convergenza e dagli anni Settanta il divario si allarga di nuovo, restando da allora stabile intorno al 58%.
La scomposizione del PIL per abitante in produttività oraria, ore lavorate e incidenza della popolazione in età da lavoro mostra un peso decrescente della produttività, pur restando significativo, e un peso crescente della difficoltà di impiegare la forza lavoro disponibile. La convergenza dei salari tra Nord e Sud, accelerata dall’abolizione delle gabbie salariali, non è accompagnata da un pari recupero della produttività, con un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto che frena la crescita dell’occupazione. Nel 2019 oltre metà del divario è spiegata dal minore utilizzo del lavoro disponibile e oggi la differenza di produttività spiega ancora quasi il 50% del divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno.
Dal 2021 al 2025 il PIL reale del Mezzogiorno cresce del 9,1% contro il 6,7% del Centro-Nord e il reddito pro capite aumenta di circa il 10% contro il 7%. Il numero di occupati sale dell’8,5% nel Mezzogiorno contro il 6,3% nel Centro-Nord. Tra il 2022 e il 2025 il PIL reale rallenta, crescendo di circa il 3% nel Mezzogiorno e del 2% nel Centro-Nord, mentre l’occupazione aumenta di più, +6% contro +4,4%, riducendo il PIL per occupato. La crescita occupazionale del Mezzogiorno si concentra in comparti a bassa produttività, come commercio, trasporti e costruzioni, complice anche la fiammata inflazionistica del 2022-2023 che riduce il costo reale del lavoro.
OCPI – Il Mezzogiorno cresce di più, ma il divario resta ampio

LISTE ATTESA UN MIGLIORAMENTO LIEVE
Il confronto tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 conferma un aumento della produttività nella gestione delle liste di attesa. Le prenotazioni nei fine settimana passano da 330 mila a 357 mila unità. Le prime visite urgenti, da garantire entro tre giorni, salgono dal 77,7% all’81,0% e quelle in classe B dal 77,3% all’80,2%. Per gli esami diagnostici le prestazioni urgenti crescono dal 73,2% al 76,4% e quelle in classe B dal 75,9% al 77,6%. Le prestazioni differibili migliorano dal 70,0% al 73,3% per le prime visite e dall’82,8% all’85,1% per gli esami diagnostici. Le prenotazioni oltre i tempi massimi salgono da 2 milioni 782 mila a 2 milioni 811 mila.
Tra le prime visite il maggiore rispetto dei tempi si registra per la prestazione oncologica, dal 94,2% al 95,2%. Migliorano anche la visita gastroenterologica, dal 70,8% al 74,7%, la pneumologica, dal 77,7% all’80,9%, e la fisiatrica, dal 78,5% all’82,7%. La visita dermatologica segna il recupero più ampio, dal 65,5% al 70,2%, pur restando tra le prestazioni con la percentuale più bassa. Tra gli esami diagnostici la colonscopia registra l’incremento maggiore, dal 60,8% al 69,8%, seguita dalla gastroscopia, dal 66,4% al 71,9%, e dalla mammografia, dall’86,1% all’89,0%. L’unica prestazione in flessione è la risonanza magnetica del tronco encefalico, dall’83,9% all’81,9%.
L’analisi regionale mostra andamenti differenziati. Sette Regioni confermano percentuali elevate già raggiunte nel 2025, mentre Liguria e Lombardia migliorano in modo significativo. Emilia Romagna, Piemonte e la Provincia Autonoma di Bolzano restano sotto l’80,0% pur con progressi. Peggioramenti si osservano in Abruzzo, Sicilia, Sardegna e nella Provincia Autonoma di Trento. Permangono percentuali inferiori al 70,0% in cinque Regioni. La Regione Toscana ha ridefinito i criteri prescrittivi per la visita dermatologica, portando il rispetto dei tempi dal 60,5% al 63,1%. La Regione Piemonte ha portato le prenotazioni con priorità B dal 50,0% a oltre il 95,0% in un triennio.
AUMENTA L’INCERTEZZA GLOBALE PRESSIONE SUI PREZZI
La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha riportato le quotazioni di petrolio e gas naturale su livelli superiori a quelli precedenti l’avvio del conflitto in Medio Oriente. Il memorandum d’intesa annunciato a metà giugno aveva attenuato le pressioni sui mercati energetici, ma la ripresa delle tensioni a luglio ha riportato il prezzo del Brent intorno a 75 dollari al barile. L’incremento dei prezzi energetici sta esercitando pressioni al rialzo sull’inflazione nelle principali economie avanzate. Negli Stati Uniti l’attività resta sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale e dai consumi privati, mentre in Cina la crescita continua a poggiare sulle esportazioni a fronte di una domanda interna debole. La Federal Reserve e la Bank of England hanno mantenuto invariati i tassi ufficiali, mentre la Banca del Giappone li ha innalzati di 25 punti base.
Nell’area dell’euro il PIL è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre al netto della flessione irlandese, sostenuto dalle esportazioni e da un’accumulazione di capitale ancora positiva. Le tensioni in Medio Oriente hanno peggiorato le prospettive per la crescita e per l’inflazione, che nel secondo trimestre si è portata al 3,0% su base annua, trainata dalla componente energetica. Gli esperti dell’Eurosistema hanno rivisto al ribasso le proiezioni di crescita del PIL, allo 0,8% nel 2026, e al rialzo quelle di inflazione, al 3,0% nello stesso anno. Nella riunione di giugno il Consiglio direttivo della BCE ha alzato i tassi ufficiali di 25 punti base in risposta alle pressioni inflazionistiche generate dal conflitto. Il credito alle imprese si è rafforzato, mentre l’espansione dei prestiti alle famiglie resta stabile.
In Italia il PIL è aumentato dello 0,3% nel primo trimestre, sostenuto dalle esportazioni, dagli investimenti e da consumi delle famiglie in accelerazione, mentre nel secondo trimestre l’attività avrebbe rallentato risentendo del rincaro energetico e dell’incertezza geopolitica. Il mercato del lavoro resta positivo: il tasso di disoccupazione è sceso al 5,3% nel primo trimestre e al 5,0% in maggio, un nuovo minimo storico, con una crescita delle retribuzioni contrattuali contenuta. L’inflazione al consumo si è portata al 3,0% in giugno, sospinta dai rincari dei carburanti, in parte contrastati da riduzioni temporanee delle accise disposte dal Governo. Il credito alle imprese ha accelerato e le emissioni nette di obbligazioni societarie sono aumentate. Le stime di finanza pubblica confermano la riduzione del disavanzo nel quadriennio 2026-29, con un rapporto debito/PIL in crescita nel 2026 e in calo negli anni successivi.
Banca d’Italia – Bollettino Economico n. 3 2026
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-economico/2026-3/index.html
INDAGINI SULLA SALUTE: PRUDENZA NEI CONFRONTI
PaRIS è un’iniziativa OECD che raccoglie dati armonizzati su esiti ed esperienze di pazienti dai 45 anni con contatto recente con le cure primarie, in 19 paesi membri e partner. EHIS è un’indagine obbligatoria coordinata da Eurostat, rivolta alla popolazione dai 15 anni in su nei 27 stati membri dell’Unione europea più la Norvegia. L’indagine IHP del Commonwealth Fund coinvolge adulti dai 65 anni in dieci paesi ad alto reddito, con raccolta prevalentemente telefonica. PVS, coordinata dalla rete QuEST, copre 25 paesi tra cui numerosi contesti a reddito medio e basso, intervistando adulti dai 18 anni in su. SHARE segue persone dai 50 anni in su in 27 paesi europei più Israele, con interviste prevalentemente faccia a faccia.
Il confronto tra le cinque indagini mostra una sovrapposizione limitata nei sottodomini misurati. Le esperienze di cura, tra cui coordinamento, continuità e centralità della persona, sono coperte in modo estensivo da PaRIS, IHP e PVS, mentre EHIS e SHARE offrono un contributo marginale su questi aspetti. I comportamenti di salute, come fumo, alcol e alimentazione, sono invece prevalentemente coperti da EHIS e SHARE. Su sedici indicatori individuati come potenzialmente comparabili, quattro sono stati selezionati per un confronto, salute autopercepita, qualità dell’assistenza percepita, fiducia nell’autogestione e ospedalizzazione, con stime standardizzate per età e sesso sulla popolazione target di PaRIS.
La salute autopercepita positiva varia in media di 6,2 p.p. tra le indagini, con scarti che in alcuni paesi superano i 30 p.p., come in Romania dove il 43% dei pazienti PaRIS riporta buona salute contro il 13% di EHIS. La qualità dell’assistenza percepita mostra scarti fino a 17 p.p., con il Canada al 79% in PaRIS contro il 62% nell’indagine IHP. La fiducia nell’autogestione presenta gli scarti più ampi, tra 20 e 60 p.p., poiché PaRIS misura la fiducia nella gestione della salute mentre PVS rileva la percezione di responsabilità verso la propria salute. Gli autori raccomandano di scegliere la fonte in base alla domanda di policy, evitando confronti diretti dei livelli assoluti tra indagini.
OECD – Comparing patient-reported outcome and experience measures in international health surveys



