La Rassegna della settimana: #1 Farmindustria: l’industria farmaceutica italiana si conferma una risorsa strategica per la salute, la crescita economica e la competitività nazionale, ma affronta rischi crescenti. #2: Corte dei conti: nel 2025 spesa sanitaria pubblica resta sempre al 6,3% del PIL. Aumenta la spesa out-of-pocket con un picco nel 2023 del 10,3%. #3 Ministero della salute: nel 2024 l’Italia ha registrato 8.045.050 dimissioni ospedaliere (+1,1% sul 2023, -5,6% sul 2019), con una copertura del flusso SDO al 99,9% degli istituti e l’86% di schede prive di errori. #4 OECD: un recente studio evidenzia che le riforme strutturali producono guadagni su produttività e occupazione già nel breve periodo, non solo nel lungo termine.
Il valore della produzione dell’industria farmaceutica italiana è di 74 miliardi di euro, prima in Europa, con un export di 69 miliardi che ha generato il 75% della crescita nazionale nel 2025 e un surplus estero di +6,4 miliardi nei primi quattro mesi del 2026, pari al 42% del totale manifatturiero. È quanto emerge dalla relazione dell’Assemblea 2026 di M. Cattani, Presidente di Farmindustria, intitolata “Geopolitica, innovazione e valore industriale”. Gli investimenti in ricerca e sviluppo e in produzione ammontano a 4,4 miliardi di euro, con un incremento del 43% in cinque anni, mentre gli addetti diretti sono 72.200, in aumento del 10% dal 2019 al 2025, con una crescita del 25% per gli under 35. (Leggi)
La spesa sanitaria pubblica nel 2025 ha raggiunto 141,54 miliardi di euro, con una crescita del 2,5% rispetto al 2024, ma il rapporto spesa/PIL resta fermo al 6,3%, invariato rispetto all’anno precedente e destinato a restare tale fino al 2029 secondo le previsioni del Documento di finanza pubblica 2026 È quanto emerge dalla “Memoria del Procuratore generale presso la Corte dei conti per il giudizio di parificazione 2025”. La spesa privata out-of-pocket registra, nell’arco di un decennio, un incremento medio annuo dell’1,6%, con un picco del +10,3% nel 2023, segnale di una crisi dell’offerta pubblica ormai strutturale. (Leggi)
Il tasso di ospedalizzazione standardizzato sale a 118,3 per 1.000 abitanti (+0,74 p.p. sul 2023), con il 95% dei ricoveri in area acuta (85,34‰), decessi ospedalieri al 3,5% – di nuovo ai livelli prepandemici – e una remunerazione teorica complessiva a carico del SSN di circa 28,6 miliardi di euro (+1,72% sul 2023). È quanto emerge dal “Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2024”, del Ministero della Salute. La patologia muscolo-scheletrica guida la casistica (14,3% dei ricoveri acuti ordinari), seguita da quella cardiocircolatoria (13,9%) e respiratoria (10,4%), mentre i parti con taglio cesareo scendono al 31,5% e la colecistectomia laparoscopica supera il 95% degli interventi. (leggi)
Sette riforme strutturali mostrano effetti positivi già a due anni dall’implementazione in 38 paesi OCSE: una riduzione di 2,5 p.p. dell’aliquota societaria incrementa l’intensificazione del capitale di 0,15 p.p. dopo cinque anni; una riduzione di 1,8 p.p. del cuneo fiscale marginale eleva il tasso di occupazione di 0,55 p.p. dopo cinque anni. È quanto emerge dallo studio OCSE “The Short‑ and Medium‑Term Effects of Structural Reforms: A Reassessment”, firmato da J. Duran‑Franch, A. Leandro, S. Turban, N. Ruiz, E. Mitteldorf e I. Smiderle. (Leggi)
INNOVAZIONE FARMACEUTICA IN DECLINO NELL’UE
La ricerca farmaceutica ha contribuito al miglioramento della salute in Italia: negli ultimi 50 anni la vita media è cresciuta di tre mesi all’anno, arrivando a 84 anni nel 2025, mentre la mortalità totale è calata del 31% negli ultimi 25 anni, con riduzioni del 41% per le malattie croniche e del 27% per le neoplasie. A livello mondiale, gli investimenti globali in ricerca e sviluppo nel periodo 2025-2030 sono stimati in 2.000 miliardi di dollari, con 23.000 prodotti in sviluppo — raddoppiati in dieci anni — e un numero di nuovi farmaci e vaccini lanciati annualmente salito da una media di 58 nel periodo 2013-2022 a 78 nel triennio 2023-2025. L’intelligenza artificiale sta riducendo i tempi di ricerca e sviluppo del 40%.
Il primato manifatturiero italiano nel settore farmaceutico è solido ma esposto a rischi strutturali. La farmaceutica rappresenta il 15% della ricerca e sviluppo dell’intera industria manifatturiera nazionale, con una crescita media annua dei brevetti del 26% contro l’11% degli altri settori, e investimenti in “open innovation” per addetto quattordici volte superiori alla media manifatturiera. Il saldo estero europeo della farmaceutica è di +211 miliardi di euro a fronte di -88 miliardi degli altri settori. Tuttavia, la competitività è minacciata dalla divergenza tra costi e prezzi in Italia — con i costi cresciuti sensibilmente dal 2021 al 2026 mentre i prezzi sono restati sostanzialmente stabili — e dall’aumento dei rischi geopolitici in Europa, che negli ultimi vent’anni ha registrato la crescita più elevata al mondo in questa categoria di rischio.
La geografia dell’innovazione farmaceutica si sta spostando dall’Europa. La quota europea negli studi clinici è scesa dal 34% del 2014 al 20% del 2025, mentre quella cinese è salita dal 6% al 32%. Nel 2025 la Cina ha scoperto 46 nuovi farmaci contro i 16 dell’Unione europea e i 28 degli Stati Uniti. Le politiche statunitensi MFN — che puntano a riequilibrare il finanziamento globale della ricerca — hanno già prodotto effetti rilevanti: più di 400 miliardi di dollari di investimenti sono stati annunciati in direzione degli Stati Uniti nei prossimi cinque anni, sottraendo circa 100 miliardi all’Unione europea. I lanci di nuovi farmaci in Europa sono calati del 37% in dieci mesi e la quota di farmaci approvati in Europa rispetto agli Stati Uniti è scesa dal 55% del periodo gennaio 2024-giugno 2025 al 36% nel primo trimestre del 2026.
Farmindustria – L’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della nazione

TUTTI I NODI DELLA SANITÀ: FINANZIAMENTO, LEA PNRR
La spesa sanitaria pubblica italiana ammonta nel 2025 a 141,54 miliardi di euro, in crescita del 2,5% rispetto ai 138 miliardi del 2024, con proiezioni che la portano a 159,44 miliardi nel 2029. Il rapporto tra spesa e PIL si mantiene al 6,3% e, secondo il Documento di finanza pubblica 2026, non registrerà variazioni di tendenza fino a fine decennio, mentre la crescita media annua stimata per il triennio 2027-2029 si attesta al 2,37%. La spesa privata out-of-pocket, cresciuta di 5.326 milioni di euro in dieci anni con un’impennata del +10,3% nel 2023, rivela la difficoltà di accesso all’offerta pubblica. Sul versante dei Livelli essenziali di assistenza, il decreto ministeriale del 25 novembre 2024 ha aggiornato il Nomenclatore delle prestazioni con 1.113 tariffe LEA aggiornate su 3.171, includendo per la prima volta patologie quali endometriosi, celiachia, disturbi del comportamento alimentare e procreazione medicalmente assistita.
Il TAR Lazio, con sentenza del 22 settembre 2025, ha annullato il decreto su impugnazione delle associazioni di categoria, disponendo la proroga delle tariffe in vigore fino al 31 dicembre 2026 per effetto del decreto Milleproroghe. Il monitoraggio dell’erogazione dei LEA – affidato al Nuovo sistema di garanzia (NSG) con 88 indicatori distribuiti su tre macroaree – riferito al 2023 colloca solo 13 Regioni tra quelle adempienti in tutte le macroaree, confermando un oggettivo divario territoriale già rilevato nella Relazione precedente. La Corte costituzionale, con sentenza n. 195/2024, ha riconosciuto la preferenza qualitativa delle spese destinate ai diritti fondamentali, qualificandole come spese costituzionalmente necessarie, e con sentenza n. 26/2026 ha ammesso la possibilità per le Regioni di erogare livelli tariffari superiori purché finanziati con risorse proprie e non incidenti sul finanziamento statale del SSN.
La riforma dell’assistenza sanitaria di prossimità, introdotta dal d.m. n. 77 del 2022 nell’ambito della Missione 6 del PNRR, mostra al 31 dicembre 2025 un quadro di avanzamento complessivamente positivo ma segnato da ritardi strutturali. Le Centrali operative territoriali (COT) sono pienamente funzionanti in 625 delle 657 attivate, e l’assistenza domiciliare supera il target europeo con 1.598.184 assistiti a fronte di un obiettivo di 1.487.590. Tuttavia, su 1.715 Case della comunità programmate, solo 66 sono a regime su tutti i servizi obbligatori, solo 51 delle 121 nuove strutture attivate nel secondo semestre 2025 dispongono di tutti i servizi obbligatori e solo 20 includono la quota medica e infermieristica: valori pari rispettivamente al 42,2% e al 16,5%. Dei 594 Ospedali di comunità previsti, solo 163 (il 27,4%) hanno attivato almeno un servizio.
Corte dei conti – Giudizio di parificazione sul rendiconto generale dello Stato
https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=75d5fa4b-2940-4f2b-9a1d-9b7a69c6ab20
IL SSN MIGLIORA L’APPROPRIATEZZA
Le dimissioni in regime acuti (7.771.563), riabilitativa e di lungodegenza segnano un incremento dell’1,3% sul 2023, con un differenziale ancora negativo del 5,2% rispetto al 2019. I ricoveri acuti in regime ordinario raggiungono 5.672.246 (+1,4%), quelli diurni 1.709.243 (+1,1%) e la lungodegenza 73.755 (+1,5%). Il peso medio DRG per acuti in regime ordinario si attesta a 1,32, stabile dal 2020 ma in crescita rispetto a 1,16 del 2014, segnale di casistica progressivamente più complessa. Il 75% dei ricoveri acuti è erogato da strutture pubbliche, mentre il 79% di quelli riabilitativi è a carico del privato accreditato. La quota di mobilità interregionale per acuti in regime ordinario è pari all’8,6%, sostanzialmente stabile, mentre per la riabilitazione ordinaria sale al 15,7%.
La degenza media nazionale è di 7,03 giorni, in lieve calo rispetto ai 7,1 del 2023, con variabilità regionale compresa tra 6,3 giorni della Toscana e 9,4 della Valle d’Aosta. La degenza media preoperatoria scende a 1,52 giorni (1,76 nel 2020), con i valori più contenuti in Piemonte, Toscana e P.A. di Bolzano e quelli più elevati in Molise, Basilicata e Sardegna. I tempi di attesa per il tumore alla mammella migliorano a 26 giorni (30,1 nel 2022) e quelli per l’angioplastica coronarica sono in diminuzione; l’attesa per la protesi d’anca è di 83,1 giorni, sostanzialmente invariata. Le dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico scendono al 22,6% (29,8% nel 2014) e i ricoveri con degenza oltre soglia con DRG medico nei pazienti con almeno 65 anni si riducono del 6% rispetto al 2023.
I ricoveri di pazienti stranieri nel 2024 (431.355) si concentrano per il 62,2% nelle regioni del Nord, con la Lombardia al 20,7%, il Lazio all’11,8% e la Campania al 3,7%; il 71% è riferibile a cittadini provenienti dall’Unione Europea, da altri Paesi europei e dall’Africa. La modalità di dimissione mostra che l’83,9% dei pazienti acuti in regime ordinario torna a domicilio, mentre i trasferiti in istituti di riabilitazione salgono al 2,8% (2,3% nel 2019). La remunerazione teorica per l’attività acuta ammonta a circa 26,4 miliardi di euro, quella riabilitativa a 1,9 miliardi e la lungodegenza a 278 milioni, per un totale di circa 28,6 miliardi, in aumento del 1,72% rispetto ai 28,1 miliardi del 2023. I ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza in regime ordinario si riducono del 39% rispetto al 2014, da 1,13 milioni a 691.000 nel 2023, proseguendo il percorso di razionalizzazione avviato negli anni precedenti.
Ministero della salute – Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – DATI SDO 2024
RIFORMARE PER CRESCERE
Il lavoro analizza sette ambiti di policy nei paesi OCSE nel periodo prepandemia: tassazione societaria, cuneo fiscale marginale, politiche attive del lavoro, legislazione a tutela dell’occupazione, societaria, cuneo fiscale marginale, politiche attive del lavoro, legislazione a tutela dell’occupazione, regolamentazione del mercato degli affitti, investimento ferroviario e spesa in ricerca di base. La motivazione è il rallentamento dell’attività riformatrice: anche quando i guadagni di lungo periodo sono riconosciuti, l’incertezza sui costi immediati frena l’implementazione. Per la tassazione societaria, una riduzione tipica dell’aliquota legale di 2,5 p.p. accresce l’intensità di capitale di 0,10 p.p. dopo due anni e di 0,15 p.p. dopo cinque. L’effetto si consolida tra il secondo e il terzo anno ed è più pronunciato nei paesi con reddito pro capite inferiore alla mediana OCSE.
Le tre riforme del mercato del lavoro mostrano effetti sull’occupazione già a due anni dall’implementazione, con profili temporali distinti. Una riduzione del cuneo fiscale marginale di 1,8 p.p. per lavoratori single eleva il tasso di occupazione di 0,26 p.p. dopo due anni e di 0,55 p.p. dopo cinque, senza tendenze precedenti. Un incremento della spesa per politiche attive del lavoro pari all’1,9% del PIL per disoccupato accresce il tasso di occupazione di 0,46 p.p. dopo due anni e di 0,58 p.p. dopo cinque, con effetti che si materializzano in modo relativamente rapido. Un allentamento della legislazione a tutela dell’occupazione di 0,15 unità è associato a un aumento del tasso di occupazione di 0,75 p.p. dopo due anni e di 1,47 p.p. dopo cinque.
Le riforme legate alla regolamentazione dei mercati e all’investimento pubblico mostrano trasmissioni più lente. Un allentamento della regolamentazione del mercato degli affitti pari alla variazione storica media è associato a un aumento della produttività del lavoro dello 0,39% dopo due anni e dello 0,97% dopo cinque anni — pari al tasso di crescita annuo tipico nel campione — e a un aumento del tasso di occupazione di 0,54 p.p. dopo due anni. Un incremento degli investimenti ferroviari dello 0,06% del PIL produce guadagni di produttività dello 0,71% dopo cinque anni, con il punteggio massimo di robustezza tra tutte le riforme analizzate. Un aumento della spesa in ricerca di base dello 0,02% del PIL è associato a guadagni di produttività dello 0,31% dopo cinque anni.
OECD – The short‑ and medium‑term effects of structural reforms




