La Rassegna della settimana: #1 Intesa San Paolo: nel 2025 la bioeconomia italiana ha generato un output di 433,3 miliardi di euro e oltre 2 milioni di occupati. #2 BCE: la Banca centrale europea ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, in risposta alle pressioni inflazionistiche generate dalla guerra in Medio Oriente. #3 NBER: la diffusione dell’iPhone ha ridotto le nascite negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2011 e spiega tra un terzo e la metà del calo del tasso di fecondità generale registrato in quegli anni. #4 ECFIN: efficacia del governo, stato di diritto e controllo della corruzione sostengono la crescita del PIL pro capite, mentre regolamentazione e stabilità politica ne alzano solo il livello.
Nel 2025 la bioeconomia italiana ha prodotto 433,3 miliardi di euro, in crescita del 2,7% sul 2024, con un valore aggiunto di circa 140 miliardi pari al 6,2% del PIL e oltre 2 milioni di occupati. È quanto emerge dal dodicesimo Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, a cura di L. Campanini, E. De Vita, S. Fumagalli e S. Trenti, Research Department di Intesa Sanpaolo. Nell’UE27 il valore raggiunge 3.174 miliardi con più di 17 milioni di addetti. La Germania guida con 553,7 miliardi davanti a Francia con 444,2 e Italia con 433,3, mentre la Spagna si ferma a 331,3. (Leggi)
Il Consiglio direttivo ha innalzato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, con decisione unanime e senza riserve. È quanto emerge dalla conferenza stampa dichiarazione di politica monetaria di C. Lagarde e B. Vujčić della Banca centrale europea. L’inflazione complessiva è salita al 3,2% a maggio, dal 3,0% di aprile, sospinta dai prezzi dell’energia al 10,9%. Le proiezioni la collocano al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028, con crescita allo 0,8% nel 2026. L’orientamento resta dipendente dai dati e definito riunione per riunione. (Leggi)
L’accesso all’iPhone ha ridotto le nascite del 4,5-8,0% tra le donne di 15-19 anni e del 3,2-6,6% tra quelle di 20-24 anni, con cali più contenuti alle età superiori. È quanto emerge dal lavoro “Is the iPhone Birth Control? Causal Evidence from AT&T’s 2007–2011 Carrier Monopoly” di C. K. Myers e E. Hooper, National Bureau of Economic Research. La diffusione del dispositivo spiega tra il 33% e il 52% del calo del tasso di fecondità generale tra le donne di 15-44 anni. I test placebo sulle aree servite da Verizon e Sprint, prive dell’iPhone fino al 2011, non mostrano effetto. (Leggi)
Una deviazione standard di miglioramento dell’efficacia del governo o dello stato di diritto accresce il PIL pro capite di circa il 29-30% dopo quindici anni, con circa 2 p.p. di crescita in più l’anno, mentre il controllo della corruzione porta un guadagno cumulato del 20%. È quanto emerge dal Discussion Paper “Dynamic Effects of Changes in Governance Quality” di J. Guigue e G. Kátay, della ECFIN – Commissione europea. La qualità della regolamentazione e la stabilità politica producono spostamenti di livello del 19% e del 13%, e la voce e responsabilità non incide. (Leggi)

UN SETTORE IN CRESCITA SILENZIOSA
Nel 2025 l’insieme delle attività della bioeconomia in Italia ha prodotto 433,3 miliardi di euro, in aumento del 2,7% sul 2024, sostenuto dalla filiera agro-alimentare che vale circa 280 miliardi e cresce del 3,8%. Il valore aggiunto si attesta a circa 140 miliardi, pari al 6,2% del PIL, e gli occupati superano i 2 milioni, il 7,6% del totale. Nell’UE27 il valore della produzione raggiunge 3.174 miliardi con oltre 17 milioni di addetti. La Germania guida la classifica con 553,7 miliardi, seguita da Francia con 444,2 e Italia con 433,3, mentre la Spagna resta a 331,3. L’export agro-alimentare italiano è salito del 5,2%, compensando il calo verso gli Stati Uniti pari al 4,5%. Il sistema moda bio-based vale circa 40 miliardi, in calo dell’1,8%, mentre la farmaceutica bio-based raggiunge 18,5 miliardi.
A livello regionale il Nord-Est genera 37,1 miliardi di valore aggiunto, davanti a Nord-Ovest con 34,5 e Mezzogiorno con 31,0, mentre il Centro resta a 22,4 miliardi. La Lombardia primeggia in valore assoluto con 23,9 miliardi, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna. In termini relativi Basilicata e Molise raggiungono il 10,0% e il 9,6% sul valore aggiunto regionale. Tra il 2018 e il 2023 il peso della bioeconomia sul totale economico cresce di 0,13 p.p., con il Mezzogiorno a +0,52 p.p. Le start-up innovative della bioeconomia attive a fine 2025 sono 707, il 6,2% del totale, concentrate in Lombardia, Campania ed Emilia-Romagna, con oltre la metà attiva nella ricerca e sviluppo. La superficie boschiva dell’UE27 è salita a 162 milioni di ettari, con l’Italia a 9,4 milioni e una produzione di legna da ardere passata da 3.000 a quasi 5.000 metri cubi tra il 2015 e il 2023.
Nel legno-arredo l’Italia domina il fatturato europeo del mobile, con una quota del 9,2% sulle esportazioni mondiali di alta gamma e vicina al 25% nelle cucine. L’82% dei rifiuti in legno trattati viene avviato al riciclo, sopra la media europea del 48%, e gli imballaggi legnosi riciclati raggiungono il 64,9%, dietro la Spagna al 77,8%. L’indagine SURVEY 2025 su 355 imprese del comparto rileva che il 43% impiega solo risorse biologiche, oltre la metà non utilizza materie prime seconde e l’ecodesign per la riciclabilità riguarda il 6,1% delle aziende, mentre l’85,6% non si percepisce parte di una filiera strutturata. Il finanziamento poggia su risorse proprie per l’82% e credito bancario standard per il 67,4%, con i green loans all’1,5%. La nuova Strategia Europea per la Bioeconomia di novembre 2025 fissa una visione al 2040, affiancata dal Circular Economy Act e dal Biotech Act II.
Intesa San Paolo – La Bioeconomia in Europa
https://group.intesasanpaolo.com/it/research/la-bioeconomia-in-europa

UN AUMENTO DEI TASSI CHE NESSUNO AVREBBE VOLUTO
La Banca centrale europea ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, con decisione unanime e senza esame di alternative. La decisione poggia sulle proiezioni dello staff dell’Eurosistema e risulta robusta rispetto a tre scenari, i due aggiornati avverso e severo e un nuovo scenario più favorevole. L’inflazione complessiva è salita al 3,2% a maggio, dal 3,0% di aprile, con i prezzi dei servizi in aumento dal 3,0% al 3,5% e l’inflazione al netto di energia e alimentari al 2,5%. Le proiezioni la indicano al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028, con revisione al rialzo per il 2026 e il 2027 legata ai prezzi energetici. Il ritorno all’obiettivo è atteso nella seconda metà del 2027.
La crescita economica è attesa allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028, con una revisione al ribasso di 0,1 p.p. per l’anno in corso. L’economia dell’area dell’euro è cresciuta nel primo trimestre, sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni, mentre le indagini segnalano un rallentamento nei servizi. Il settore manifatturiero ha tenuto, anche per l’accumulo di scorte e la maggiore spesa per la difesa. Il mercato del lavoro resta solido, con un tasso di disoccupazione al 6,3% ad aprile, prossimo ai minimi storici. La domanda di lavoro si è ulteriormente raffreddata. Lo staff attende una domanda interna più debole rispetto a marzo, con i consumi che restano il principale motore della crescita.
I rischi per la crescita sono orientati al ribasso, legati principalmente alla guerra in Medio Oriente e a un possibile rincaro prolungato dell’energia, mentre i rischi per l’inflazione sono al rialzo. La retribuzione per occupato è proiettata al 3,2% nel triennio, valore che mantiene positivo il reddito reale dei lavoratori. Le condizioni finanziarie restano sostanzialmente invariate rispetto alla riunione precedente, ma più restrittive rispetto al periodo antecedente la guerra. I tassi sui prestiti alle imprese si sono mantenuti al 3,6% e quelli sui mutui al 3,4%, con il credito alle imprese in crescita del 3,4% ad aprile. Le banche dell’area restano resilienti, con solide dotazioni patrimoniali e di liquidità. L’orientamento resta dipendente dai dati e definito riunione per riunione, senza un percorso predefinito dei tassi.
BCE – Dichiarazione di politica monetaria dell’11 giungo 2026
IPHONE: EFFETTI INATTESI SULLA FECONDITÀ
Il tasso di fecondità generale statunitense è sceso del 22% dal 2007, passando da valori intorno a 65-70‰ a 54‰ nel 2024, un calo prolungato che le condizioni economiche, l’uso di contraccettivi e i costi di abitazione e di cura dei figli non bastano a spiegare. Lo studio esamina il ruolo dello smartphone a partire dall’iPhone, lanciato nel giugno 2007 e venduto negli Stati Uniti solo tramite AT&T fino al febbraio 2011. In quegli anni possedere un iPhone funzionante dipendeva dalla copertura della rete mobile AT&T nell’area di residenza, distinta dalla banda larga fissa domestica. Gli autori confrontano le aree con copertura quasi totale e quelle con copertura scarsa o nulla nel periodo 2003-2011 e stimano gli effetti sulle nascite per fascia di età.
Le stime indicano cali ampi e significativi delle nascite tra le donne giovani. L’effetto stimato va dal 4,5% all’8,0% tra le 15-19enni e dal 3,2% al 6,6% tra le 20-24enni, con riduzioni più piccole alle età maggiori. Il quadro è simile per origine etnica, ordine di nascita, stato civile e livello di istruzione, con l’eccezione delle donne nere, per le quali non emerge alcun effetto. I controlli che assegnano artificialmente l’introduzione dell’iPhone ad anni precedenti restituiscono valori vicini allo zero. Le aree servite da Verizon e Sprint, prive dell’iPhone fino al 2011, danno risultati nulli nella finestra di esclusiva AT&T, mentre l’arrivo di Android su quelle reti nel 2011 produce cali coerenti con la lettura proposta.
Riportate all’insieme delle aree del paese, le stime implicano che l’iPhone spieghi tra il 33% e il 52% del calo del tasso di fecondità generale tra il 2007 e il 2011. Sotto i 30 anni il dispositivo ha incrementato la discesa delle nascite, mentre alle età più mature ne ha frenato l’aumento. I dati nazionali su uso del tempo e comportamento sessuale risultano coerenti con tre canali: la sostituzione dell’interazione di persona che riduce il tempo con gli amici, il maggiore accesso a informazioni sulla contraccezione e l’accesso alla pornografia come sostituto del rapporto di coppia. Il tempo con gli amici tra le 15-19enni è sceso del 69% dal 2003 al 2024 e l’interesse per la pornografia è più che raddoppiato tra il 2007 e il 2011.
NBER – Is the iPhone Birth Control? Causal Evidence from AT&T’s 2007–2011 Carrier Monopoly
GOVERNARE BENE AIUTA LA CRESCITA ECONOMIA
Lo studio analizza l’impatto dinamico delle variazioni nella qualità della governance sul PIL pro capite, misurata attraverso i sei Worldwide Governance Indicators della Banca mondiale: controllo della corruzione, efficacia del governo, stabilità politica e assenza di violenza, stato di diritto, qualità della regolamentazione, voce e responsabilità. Il campione comprende cento Paesi a reddito medio-alto, esclusi gli Stati a basso reddito e i regimi autoritari. L’analisi distingue tra variazioni che innalzano in modo permanente il tasso di crescita di lungo periodo e variazioni che spostano il prodotto verso un livello stabilmente più alto senza alterarne la dinamica. Gli indicatori riflettono percezioni della qualità della governance e vanno letti come misure relative alla media mondiale.
Per l’efficacia del governo e lo stato di diritto gli effetti sono i più ampi e persistenti: una deviazione standard di miglioramento accresce il PIL pro capite di circa il 29% e il 30% dopo quindici anni, con un guadagno medio di crescita vicino a 2 p.p. l’anno e nessun segno di indebolimento. Il controllo della corruzione produce un effetto analogo ma più contenuto, pari a circa il 20% dopo quindici anni. La stabilità politica e la qualità della regolamentazione generano invece spostamenti di livello che si stabilizzano dopo otto-nove anni, attorno al 13% e al 19%. La voce e responsabilità non presenta un effetto misurabile sul PIL pro capite. I risultati restano stabili nelle diverse specificazioni del modello.
La scomposizione delle variazioni storiche della governance mostra forti differenze tra aree. L’Europa emergente registra l’impatto positivo più rilevante, con un aumento cumulato del PIL pro capite del 48% tra il 1996 e il 2023, trainato da efficacia del governo, stato di diritto e qualità della regolamentazione. Gli Stati membri entrati nell’Unione dal 2004 hanno tratto benefici dai progressi in efficacia del governo e stato di diritto fino al 2021. Gli Stati membri pre-2004 mostrano un arretramento relativo legato per circa 14 p.p. al peggioramento della governance. L’America centrale e meridionale e l’Africa perdono terreno rispetto alla media mondiale per il deterioramento degli indicatori di governance.
ECFIN – Dynamic Effects of Changes in Governance Quality
https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/dynamic-effects-changes-governance-quality_en



