La Rassegna della settimana: #1 CERGAS: cambio di paradigma nel settore LTC italiano: l’abitare si trasforma in piattaforma di servizi integrati e la comunità in infrastruttura di cura. #2 Corte dei conti: migliora lo stato di avanzamento della Missione 6 Salute del PNRR, ma la piena operatività delle strutture e l’intensità dei servizi restano ben al di sotto degli obiettivi. #3 Santa sede: l’enciclica di Papa Leone XIV affronta le sfide etiche dell’intelligenza artificiale e propone la dignità umana come criterio per orientare il potere tecnologico al bene comune. #4 OECD: le restrizioni all’esportazione di materie prime critiche sono aumentate di cinque volte tra il 2009 e il 2024.


In Italia nel 2023 gli anziani non autosufficienti superano i 4 milioni e la spesa pubblica per Long Term Care destinata agli over65 è passata all’1,43% dall’1,18% del PIL tra il 2020 e il 2024. È quanto emerge dall’8° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care intitolato “Long Term Care in trasformazione: casa, servizi e comunità” di CERGAS SDA Bocconi School of Management. La residenzialità socio-sanitaria copre il 7,6% del bisogno degli over65 non autosufficienti e l’assistenza domiciliare integrata il 30,6%, con ore medie per caso diminuite da 18 a 14 tra il 2019 e il 2023. (Leggi)

La Missione Salute del PNRR gestisce 8.429 progetti per 17,3 miliardi di euro, di cui 12,4 mld finanziati con fondi PNRR (71,8%), con impegni fermi al 53,9% dell’investimento programmato e circa 8 miliardi ancora da mobilitare entro la scadenza europea. È quanto emerge dal capitolo 7 da “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza negli enti territoriali”, delibera n. 11/2026 della Sezione delle autonomie della Corte dei conti. A dicembre 2025 risultano operative 781 delle 1.715 Case della Comunità programmate (45%), ma solo 66 soddisfano i requisiti di piena attivazione previsti dal d.m. 77/2022. (Leggi)

La dignità ontologica di ogni persona precede qualsiasi prestazione e nessun algoritmo può sostituirla. È quanto emerge dall’enciclica “Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, di Papa Leone XIV dalla Santa sede. I sistemi di intelligenza artificiale non sono moralmente neutri: i loro modelli codificano visioni dell’umanità che possono tutelare o ledere diritti fondamentali. La concentrazione di potere tecnologico in pochi soggetti privati contraddice la destinazione universale dei beni e il bene comune. (Leggi)

Le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche restano a livelli storicamente elevati, con cobalto e manganese soggetti a vincoli per circa il 70% degli scambi globali, grafite al 47%, terre rare al 45% e stagno al 41%. È quanto emerge dall’”OECD Inventory of Export Restrictions on Critical Raw Materials 2026”, a cura di P. Kowalski e C. Legendre. Nel 2024, quasi un quarto delle misure introdotte ha assunto la forma di divieti all’esportazione, mentre le licenze obbligatorie hanno rappresentato il 38% dei nuovi provvedimenti. La generazione di gettito fiscale è diventata la motivazione ufficiale più frequentemente dichiarata, superando il 47% delle misure introdotte nell’anno. (Leggi)

IL CAMBIO DI PARADIGMA DELL’LTC IN ITALIA

Il settore italiano della Long Term Care (LTC) registra un disallineamento strutturale tra bisogno crescente e risorse in contrazione. Gli anziani con gravi limitazioni funzionali sono oltre 4 milioni nel 2023, con una prevalenza del 63,8% tra gli over85. La spesa pubblica per LTC destinata agli over65 è passata dall’1,43% all’1,18% del PIL tra il 2020 e il 2024, con quasi l’80% assorbita dalle indennità di accompagnamento e dalla componente sanitaria. La copertura residenziale si attesta al 7,6% del bisogno degli over65 non autosufficienti, con un divario regionale di oltre 28 p.p. tra le Province autonome del Nord e le Regioni del Sud. L’assistenza domiciliare integrata intercetta il 30,6%, ma le ore medie per caso sono diminuite da 18 nel 2019 a 14 nel 2023, orientando il sistema verso il numero di persone raggiunte piuttosto che verso l’intensità della presa in carico. Il badantato — stimato in circa 1,03 milioni di unità nel 2024, pari a quasi 33 ogni 100 over75 non autosufficienti — resta la risposta più capillare, in lieve contrazione.

I grandi player del settore, rilevati su un campione di 24 gestori, mostrano un modello di business ancora centrato sulla residenzialità socio-sanitaria, che genera in media il 61% del fatturato complessivo, sostanzialmente stabile rispetto al 64% del 2024. L’88% dei ricavi da servizi per anziani proviene da attività convenzionate o accreditate, mentre il mercato privato in solvenza pesa mediamente il 12%, in contrazione rispetto agli anni post-pandemia. Le famiglie contribuiscono direttamente al 46% del fatturato per la residenzialità. Sul fronte strategico, il 58% degli enti si è dotato di una funzione ricerca e sviluppo e il 47% di una funzione per operazioni straordinarie. Nel biennio 2023-2025 otto gestori su 23 hanno avviato operazioni straordinarie, con 41 aperture o acquisizioni di strutture contro 10 cessioni o chiusure, concentrate nel Nord Italia. Per il 2026-2027 nove enti dichiarano l’intenzione di procedere ad acquisizioni, segnalando un processo di consolidamento ancora in corso.

L’analisi di sette casi studio internazionali — tra Svezia, Francia, Paesi Bassi, Irlanda, Spagna e Danimarca — evidenzia come i modelli più efficaci superino la dicotomia tra domiciliarità e residenzialità, collocandosi in una fascia intermedia che combina abitare, supporto leggero e dimensione comunitaria. La comunità non è un elemento accessorio ma un’infrastruttura di cura in grado di generare benessere individuale e sostenibilità sistemica. I percorsi di innovazione osservati sono incrementali e adattivi, nati da sperimentazioni locali e sostenuti da figure professionali ibride — community manager, host, case manager evoluti — che attraversano i confini dei ruoli tradizionali. Le tecnologie digitali svolgono una funzione abilitante solo se integrate in un’ipotesi di servizio definita: il rischio di un’inversione tra mezzi e fini è concreto. Le condizioni strutturali italiane non si discostano significativamente dai contesti europei analizzati: lo spazio per sperimentare modelli innovativi esiste anche all’interno dei quadri regolativi esistenti, a condizione di mantenere coerenza tra bisogni, risorse e modelli di servizio.

CERGAS – Long Term Care in trasformazione: casa, servizi e comunità

https://cergas.unibocconi.eu/observatories/oltc

PNRR MISSION 6 L’ACCELERATA FINALE POTREBBE NON BASTARE

La Missione 6 Salute del PNRR dispone di 15,63 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e Resilienza, pari all’8,04% delle risorse totali del Piano, con un profilo di spesa concentrato per l’86,5% negli ultimi due anni: circa 7 miliardi previsti nel 2025 e 5,5 nel 2026. A marzo 2026 l’88,6% delle milestone è raggiunto (39 su 44) e il 77,6% dei target (45 su 58), in aumento rispetto a dicembre 2024 rispettivamente del 14,7% e del 50%. Gli enti territoriali ed enti sanitari gestiscono 8.429 progetti per 17,3 miliardi di euro, di cui 12,4 mld PNRR, ma hanno impegnato solo il 53,9% dell’investimento programmato, lasciando circa 8 miliardi da mobilitare entro giugno 2026. I pagamenti complessivi ammontano a 6,8 miliardi, di cui 5,7 mld PNRR: per sostenerli, gli enti hanno anticipato circa 4 miliardi di risorse proprie a fronte di trasferimenti ricevuti per soli 1,7 mld.

Le Case della Comunità programmate sono 1.715, con un target minimo di 1.038 da attivare entro giugno 2026 su una dotazione PNRR di 2 miliardi. A dicembre 2025 risultano operative 781 strutture — il 45% delle programmate — con almeno un servizio attivo, 121 in più rispetto al semestre precedente: ne mancano ancora 257 per raggiungere il target minimo. Solo 66 soddisfano i requisiti di piena attivazione del d.m. 77/2022, che prescrivono la presenza continuativa di personale medico e infermieristico. Gli impegni si attestano al 67% dell’investimento programmato (1,9 miliardi), ma i pagamenti coprono solo il 49% degli impegni (940 milioni), di cui 810 mln PNRR, con un gap di anticipazione di circa 372 milioni. L’assistenza domiciliare integrata ha superato l’obiettivo quantitativo con 1.546.443 assistiti over 65 a fronte di un target di 1.401.144: l’espansione della platea è avvenuta però senza una verifica sistematica sull’intensità e sulla continuità delle cure, favorendo un modello a bassa intensità che non misura il miglioramento degli esiti di salute per i pazienti più fragili.

L’attuazione mostra una marcata disomogeneità territoriale: le Regioni del Centro registrano la capacità di realizzazione più alta (69%), seguite dal Nord (51,7%) e dal Mezzogiorno (48,3%), dove si accumulano residui più consistenti e le Case della Comunità mostrano progressi di attivazione inferiori, in particolare in Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Lo scarto tra avanzamento procedurale e piena operatività dei servizi è il limite strutturale della Missione: con la concentrazione di quasi il 90% della spesa negli ultimi due anni e circa 8 miliardi ancora da impegnare, la scadenza del 30 giugno 2026 richiede un’accelerazione decisa delle attività esecutive e un rafforzamento della capacità amministrativa degli enti attuatori.

Corte dei conti – Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza negli enti territoriali

https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=f4d3fec7-984e-4fbd-9447-7cbc8ad46a4c

ORIENTARE LE DINAMICHE ECONOMICO-TECNOLOGICHE VERSO IL BENE COMUNE

L’intelligenza artificiale è già presente nelle strutture decisionali che regolano l’accesso all’occupazione, al credito e ai servizi fondamentali, e la sua peculiarità rispetto alle rivoluzioni tecnologiche precedenti consiste nella concentrazione delle leve di controllo in soggetti privati con risorse superiori a quelle di molti governi. Questa asimmetria non è soltanto economica: è epistemica, perché chi possiede i dati orienta le domande che si possono formulare e seleziona le risposte che vengono considerate valide, definendo di fatto i confini del conoscibile nelle materie che più direttamente incidono sulla vita delle persone. I sistemi algoritmici non descrivono la realtà in modo neutro ma la costruiscono, selezionando variabili e calibrando obiettivi che riflettono le priorità di chi li ha progettati e finanziati. Quando questi processi incidono su popolazioni vulnerabili, generano forme di esclusione sistematica che si presentano come risultati oggettivi di calcolo, rendendo difficile il ricorso e invisibile la responsabilità umana dietro le decisioni. Il discernimento etico non può quindi fermarsi alla destinazione d’uso di una tecnologia, ma deve interrogare l’architettura con cui essa è stata costruita, l’idea di persona codificata nei suoi modelli e le condizioni di lavoro di chi alimenta le catene di dati che la sostengono.

Il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, non solo come fonte di reddito ma come luogo di espressione personale, di relazione e di contributo alla comunità, e per questo la sua tutela resta un criterio irrinunciabile per valutare la qualità umana di qualsiasi modello di sviluppo. L’automazione e la robotica stanno ridisegnando rapidamente la struttura dei mercati occupazionali, con effetti asimmetrici: remunerazioni elevate per una minoranza altamente specializzata e progressiva erosione delle posizioni intermedie, con ricadute gravi su famiglie, giovani e comunità locali. La giustizia sociale esige che ogni introduzione di sistemi automatizzati sia accompagnata da politiche verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione professionale e di partecipazione dei lavoratori, impedendo che il profitto immediato si traduca in esclusione strutturale di interi segmenti della forza lavoro. Anche la proprietà dei dati e degli algoritmi deve essere ricondotta entro una logica di bene comune: si tratta di risorse prodotte dal contributo collettivo di moltissime persone e non possono essere gestite come patrimonio esclusivo di soggetti privati senza controllo democratico.

La guerra non è mai una soluzione praticabile ai conflitti tra popoli, e la tendenza in atto a presentarla come opzione sempre più accessibile rappresenta una deriva culturale prima ancora che politica, che trova nell’intelligenza artificiale un potente acceleratore. L’integrazione di sistemi algoritmici nei dispositivi bellici abbassa la soglia del ricorso alla forza, comprime i tempi riservati al giudizio morale e opacizza le responsabilità individuali dietro processi. Affidare decisioni letali a sistemi privi di coscienza, di compassione e di capacità di cogliere il valore irripetibile di ogni vita contraddice il principio che la scelta di esercitare la forza armata debba restare sotto il controllo consapevole e responsabile di persone capaci di rispondere delle proprie azioni. La pace non è l’assenza di conflitto ma il frutto della giustizia, e ogni scelta tecnologica, economica e politica si misura sulla sua capacità di avvicinare o allontanare questo esito dalla vita concreta delle persone e dei popoli.

Santa sede – Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html

TERRE RARE TRA RESRTIZIONI E TENSIONI GEOPOLITICHE

Tra il 2009 e il 2024 il numero complessivo di misure restrittive alle esportazioni di materie prime critiche è cresciuto di cinque volte. L’aumento più accentuato si è registrato nei primi anni Dieci, in coincidenza con le tensioni commerciali legate alle esportazioni di terre rare cinesi verso il Giappone. Un secondo ciclo espansivo si è verificato nel biennio 2022-2023, trainato dall’impennata dei prezzi delle materie prime seguita all’invasione russa dell’Ucraina e dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche. Nel 2024, con la parziale normalizzazione dei mercati, il ritmo di crescita si è fortemente ridotto, attestandosi allo 0,6% annuo rispetto al 3,4% dell’anno precedente. Le misure in vigore restano tuttavia a livelli senza precedenti nella serie storica disponibile.

Le restrizioni adottate nel 2024 provengono da un insieme geograficamente più eterogeneo di paesi rispetto agli anni precedenti. Myanmar ha contribuito per il 21,7% dei prodotti interessati da nuove misure, seguita da Sierra Leone (14,2%) e Nigeria (12,8%). Tra gli altri contributori significativi figurano Angola, Kazakhstan, Repubblica del Kirghizistan, Ruanda e Argentina. Le misure hanno riguardato prevalentemente i segmenti a monte delle filiere: minerali grezzi, concentrati, nonché rifiuti e rottami metallici, categoria che presenta storicamente la più alta incidenza di restrizioni per il suo rilievo strategico nell’economia circolare. I prodotti interessati dagli aumenti più marcati includono tantalio, litio, stagno, manganese, nichel, cobalto, vanadio e niobio, con tassi di crescita superiori a 10 p.p. per niobio, tantalio, vanadio e litio.

Sul piano degli strumenti utilizzati, le imposte sulle esportazioni e i regimi di licenza obbligatoria restano i meccanismi più diffusi, coerentemente con le regole WTO che vietano in linea generale le restrizioni quantitative alle esportazioni pur ammettendo tasse e licenze a determinate condizioni. Al tempo stesso, i divieti all’esportazione hanno registrato un aumento significativo dopo il 2019, pur segnando una lieve flessione nel 2024. Sul versante delle finalità dichiarate, la generazione di gettito pubblico si è affermata come motivazione prevalente, mentre gli obiettivi di politica industriale, tra cui la valorizzazione della trasformazione locale e la protezione delle industrie a valle, figurano con frequenza decrescente. Alcune economie importatrici industrializzate, in particolare Regno Unito (22,7%), Corea (21,8%) e Giappone (18,4%), presentano un’esposizione alle restrizioni superiore alla media globale del 16% registrata nel periodo 2022-2024.

OECD – Inventory of Export Restrictions on Critical Raw Materials 2026

https://www.oecd.org/en/publications/oecd-inventory-of-export-restrictions-on-critical-raw-materials-2026_d5ca8f62-en.html