La Rassegna della settimana: #1 NBER: la spesa in R&S delle imprese americane è triplicata in quarant’anni senza che la produttività aggregata seguisse lo stesso ritmo. #2 Istat: nel 2023 in Italia i decessi sono scesi a 666.131, circa 56mila in meno rispetto al 2022. #3 HAI: in soli tre anni i modelli di intelligenza artificiale hanno raggiunto o superato il livello umano in molti campi. #4 Cesifo: il blocco dello Stretto di Hormuz avrebbe un impatto contenuto sui flussi commerciali di Germania e Unione europea, con rischi sull’importazione dell’energia.
Il numero di brevetti per dollaro reale investito in ricerca è salito a circa 1,5 volte il livello iniziale per l’universo delle imprese americane, mentre scende per il solo sottoinsieme delle società quotate tracciate da Compustat. È quanto emerge dal WP del National Bureau of Economic Research “Growth is Getting Harder to Find, Not Ideas” di T. C. Fort, N. Goldschlag, J. Liang, P. K. Schott e N. Zolas. La relazione tra crescita del patrimonio brevettuale e crescita della produttività del lavoro non si è indebolita nel tempo. Un incremento del 10% nello stock di brevetti era associato a circa 1,2 punti percentuali di crescita aggiuntiva delle vendite per addetto negli anni Settanta e a circa 3,7 punti nell’ultimo periodo esaminato. Il rallentamento della crescita media dopo il 2002 è attribuibile a fattori comuni a tutte le imprese e indipendenti dall’attività brevettuale. (Leggi)
Nel 2023 i decessi per Covid-19 sono scesi a 15.895, il 69% in meno rispetto al 2022, con il 74% dei casi concentrato tra gli ultraottantenni. È quanto emerge dal report Istat “Cause di morte in Italia. Anno 2023”. La mortalità per malattie del sistema respiratorio è aumentata del 3,1% rispetto al 2022, trainata da polmonite e influenza (+15,3‰), per il secondo anno consecutivo. Le malattie infettive proseguono la crescita avviata nel 2020. Al Sud e nelle Isole i tassi complessivi restano superiori ai livelli pre-pandemici, mentre nel Nord sono già scesi al di sotto. Nel confronto europeo l’Italia si conferma tra i Paesi con la mortalità più bassa, con 82,7 decessi per 10mila abitanti contro una media Ue27 di 96,3, ma supera la media europea per mortalità da diabete. (Leggi)
La potenza di calcolo impiegata nei modelli più avanzati è cresciuta di circa 3,3 volte l’anno dal 2022, quasi tutti i chip sono prodotti da un unico stabilimento taiwanese e i principali sviluppatori divulgano sempre meno informazioni sui propri sistemi. È quanto emerge da “The AI Index 2026 Annual Report” dell’Institute for Human-Centered AI, Stanford University. Il divario di prestazioni tra modelli americani e cinesi si è praticamente azzerato, con i modelli delle due aree che si sono alternati al vertice più volte dal 2025. Gli investimenti privati americani hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari nel 2025, oltre 23 volte quelli cinesi, ma il numero di ricercatori che si trasferiscono negli Stati Uniti è sceso dell’89% dal 2017. (Leggi)
Meno dell’1% delle importazioni totali tedesche e circa l’1,7% delle importazioni extra-Ue transitano direttamente per lo Stretto di Hormuz, una quota nettamente inferiore rispetto ad altri colli di bottiglia marittimi. È quanto emerge dal Policy Brief Cesifo “The Role of the Strait of Hormuz for Germany and the EU” di P. Bodenschatz e L. Flach. Per la Germania, i prodotti più esposti sono l’alluminio non legato e i petroli medi e greggi, mentre per l’Ue l’impatto sull’energia è più marcato: il 6,2% del petrolio greggio e l’8,7% del gas naturale liquefatto importati da paesi terzi passano per lo Stretto. I paesi del Golfo Persico a ovest dello Stretto hanno esportato nel 2024 oltre un quinto del petrolio greggio mondiale, e la Cina ne è un importatore di primo piano. (Leggi)
BREVETTI E INNOVAZIONE
Negli ultimi quaranta anni la composizione del tessuto brevettuale americano si è trasformata profondamente. Le imprese manifatturiere, che fino agli anni Novanta detenevano oltre il 70% dei brevetti, ne coprono oggi meno di un terzo. Al loro posto sono cresciute le imprese nei servizi professionali, nell’informatica e nel management, che insieme rappresentano circa il 45% dell’attività brevettuale negli anni duemila e dieci. Le imprese con stabilimenti nei servizi professionali e nel management coprono stabilmente circa il 77% dei brevetti americani lungo tutto l’arco temporale, a fronte di una copertura dei sondaggi pubblici sulla ricerca e sviluppo scesa dal 65% al 59%. Focalizzarsi sulle sole imprese manifatturiere o quotate porta quindi a sottostimare in misura crescente la capacità innovativa del sistema produttivo americano.
La relazione tra investimenti in ricerca e brevetti ottenuti da una stessa impresa è restata stabile o è aumentata nel corso del periodo, indipendentemente dalla misura di input utilizzata. Un incremento del 10% nella spesa in ricerca era associato a circa il 2,5% di brevetti in più alla fine degli anni Settanta e a circa il 4,6% alla fine del 2021. Questo andamento vale per i brevetti ordinari, per le citazioni esterne ricevute e per i brevetti classificati come breakthrough, ossia quelli che introducono discontinuità rispetto allo stato dell’arte. Su 18 specificazioni stimate, solo due mostrano un declino statisticamente significativo della produzione brevettuale media per impresa al netto degli input di ricerca, mentre in 15 casi l’andamento è piatto, crescente o misto.
Il rallentamento della crescita delle imprese innovatrici negli anni più recenti è spiegato da fattori comuni a tutte le imprese e indipendenti dall’attività brevettuale. I brevetti predicono una crescita delle vendite positiva anche nell’ultimo decennio, ma altri fattori lavorano in senso contrario: il contributo dei nuovi entranti alla crescita aggregata mostra un declino secolare, e le stime dei tempi fissi per cinque anni diventano negative dopo il 2007 anche controllando per le variazioni occupazionali. Una possibile spiegazione è la riduzione delle ricadute tecnologiche tra imprese, favorita dalla crescente capacità delle grandi imprese di escludere i concorrenti dalle proprie innovazioni.
MORTALITÀ IN POST PANDEMIA: SI AMPLIA DIVARIO NORD-SUD
Nel 2023 i decessi sono stati il 4,5% in più rispetto alla media del biennio pre-pandemico 2018-2019, che si attestava a 637.198. Le malattie del sistema circolatorio hanno causato 206.119 decessi, pari al 31% del totale, mentre i tumori ne hanno determinati 175.147, pari al 26%. Tra le donne la mortalità per malattie circolatorie prevale su quella per tumori, mentre tra gli uomini il rapporto si inverte. Le demenze, inclusa la malattia di Alzheimer, colpiscono in misura doppia le donne rispetto agli uomini in quota sul totale dei rispettivi decessi. Il tasso per malattie circolatorie ha raggiunto nel 2023 il valore più basso dal 2015, con una riduzione guidata dalle malattie ischemiche del cuore (-11,4%) e dalle malattie cerebrovascolari (-9,5%). Anche la mortalità per tumori scende costantemente, attestandosi a 22,9 decessi per 10mila abitanti rispetto al 25,6 del 2015.
La mortalità per cause esterne mostra andamenti differenziati per tipologia e per fascia di età. Gli incidenti stradali restano la principale causa di morte tra i giovani sotto i 50 anni, dove i tumori coprono il 30% dei decessi totali della fascia, seguiti dalle cause esterne al 22%. La mortalità per cadute accidentali tra gli ultraottantenni, pur in lieve calo nel 2023, si mantiene su livelli superiori a quelli pre-pandemici su tutte le fasce oltre i 50 anni. I tassi di mortalità per suicidio mostrano una lieve riduzione complessiva nel 2023, con andamenti diversi per età: stabili tra gli under50 e i 65-79enni, in calo tra i 50-64enni e gli ultraottantenni. La mortalità per malattie del sistema nervoso tra i giovani è superiore del 12% rispetto al 2015, segnalando un aumento strutturale che non riguarda le altre fasce.
Il divario territoriale nella mortalità si conferma marcato e per certi aspetti in ampliamento. Al Sud e nelle Isole i tassi standardizzati per tutte le cause superano i 90 decessi per 10mila abitanti, contro il 76,5 del Nord-est, che registra il valore più basso. Rispetto al periodo pre-pandemico, le aree meridionali non hanno ancora recuperato i livelli di mortalità precedenti, mentre il Nord li ha già superati al ribasso. Il Sud presenta tassi più elevati della media nazionale per diabete e malattie circolatorie, e la riduzione della mortalità per demenze e diabete nel 2023 vi è stata più contenuta rispetto al resto del Paese. Nel confronto europeo l’Italia si colloca al quarto posto tra i Paesi con mortalità più bassa, con un tasso complessivo di 82,7 decessi per 10mila abitanti contro una media Ue27 di 96,3. La mortalità italiana per malattie circolatorie è sensibilmente inferiore alla media europea, così come quella per tumori, cause esterne e malattie respiratorie. Fa eccezione il diabete, con un tasso di 2,8 per 10mila contro una media europea di 2,4.

AI – TESTA A TESTA TRA USA E CINA
I modelli di intelligenza artificiale hanno raggiunto o superato il livello umano in matematica avanzata, ragionamento multimodale e codifica, mentre l’adozione nelle organizzazioni ha toccato l’88% e quella tra i consumatori il 53% in soli tre anni. La capacità tecnica dei modelli AI presenta andamenti profondi e contraddittori. Un modello ha conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica, ma i sistemi più avanzati leggono correttamente un orologio analogico solo nel 50,1% dei casi. Gli agenti AI hanno fatto un salto dal 12% al 66% di successo nei compiti reali su computer, ma falliscono ancora circa un tentativo su tre. In robotica, i sistemi riescono solo nel 12% dei compiti domestici, pur raggiungendo l’89,4% nelle simulazioni controllate. I modelli scientifici superano in media i chimici umani su benchmark specifici, ma scendono sotto il 20% nella replica di risultati in astrofisica.
In medicina, i sistemi di trascrizione automatica delle visite cliniche hanno ridotto fino all’83% il tempo dedicato dai medici alla documentazione, ma quasi la metà degli studi clinici sull’intelligenza artificiale si basa su domande d’esame anziché su dati reali di pazienti. I guadagni di produttività documentati nei settori dove l’intelligenza artificiale è più diffusa, tra il 14% e il 26% nel supporto clienti e nello sviluppo software, si accompagnano a un calo occupazionale del 20% tra gli sviluppatori americani di età compresa tra 22 e 25 anni, mentre i colleghi più anziani continuano a crescere. Il valore stimato degli strumenti di intelligenza artificiale generativa per i consumatori americani ha raggiunto 172 miliardi di dollari annui, con il valore mediano per utente triplicato in un anno.
Le emissioni stimate per l’addestramento di Grok 4 hanno raggiunto 72.816 tonnellate di CO2 equivalente, e la capacità dei data center dedicati all’intelligenza artificiale è salita a 29,6 gigawatt, paragonabile al picco di consumo dello Stato di New York. Sul piano della governance, i principali sviluppatori di modelli pubblicano sistematicamente i risultati sui benchmark di capacità, ma la rendicontazione sulla sicurezza e sulla responsabilità resta lacunosa. Gli incidenti documentati legati all’intelligenza artificiale sono saliti a 362, rispetto ai 233 del 2024. Il divario tra esperti e opinione pubblica sulle prospettive dell’intelligenza artificiale raggiunge 50 punti percentuali, e gli Stati Uniti registrano il livello più basso di fiducia nel proprio governo per la regolazione della tecnologia, con solo il 31% della popolazione che si dichiara fiduciosa.

IL RISCHIO PETROLIO PER UE E GERMANIA
Nel 2024, Iran e paesi vicini che dipendono dallo Stretto, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Bahrein, hanno rappresentato circa lo 0,4% delle importazioni tedesche e l’1,8% delle importazioni extra-Ue. L’Iran da solo copre appena lo 0,02% delle importazioni tedesche e lo 0,03% di quelle europee, riflesso diretto delle sanzioni occidentali che ne hanno ridotto drasticamente l’integrazione commerciale a partire dal 2012. Per la Germania, l’esposizione più elevata riguarda l’alluminio non legato, con una quota superiore all’11% delle importazioni di quel prodotto che transita per lo Stretto, seguita dai petroli medi e da una serie di prodotti chimici, tra cui eterociclici azotati e derivati dell’anilina.
A livello europeo, la gamma dei prodotti esposti si allarga a idrocarburi aciclici, lamiere di ferro e gas naturale liquefatto, con quote che superano il 25% per i petroli medi. Il gas naturale liquefatto copre circa il 45% delle importazioni europee di gas, e la dipendenza da fornitori del Medio Oriente, sebbene contenuta rispetto all’apporto degli Stati Uniti, rende urgente la diversificazione delle fonti energetiche. Il rischio principale per Germania e Ue non deriva dall’interruzione diretta delle forniture, ma dagli effetti indiretti di un’eventuale escalation.
Un blocco prolungato priverebbe i paesi del Golfo della principale via di esportazione, con ricadute immediate sui mercati globali del petrolio e del gas. La Cina, che acquista una parte consistente del proprio petrolio dai paesi del Golfo, subirebbe un impatto diretto, e attraverso le catene del valore internazionali le pressioni inflazionistiche si trasmetterebbero all’intera economia mondiale. Il dato aggregato sulle importazioni dirette sottostima quindi la reale vulnerabilità di Germania e Ue, che dipende in misura decisiva dall’equilibrio geopolitico della regione e dalla capacità di diversificare le fonti energetiche.
Cesifo – The Role of the Strait of Hormuz for Germany and the EU



