La Rassegna della settimana: #1 Avrix: in Europa il 12% dei lavoratori usa già l’intelligenza artificiale generativa sul posto di lavoro, con punte del 25% in Lussemburgo e valori inferiori al 3% in Bosnia-Erzegovina. #2 IMF: riviste al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026 al 3,1%, trascinata dal conflitto scoppiato in Medio Oriente a fine febbraio 2026, con l’inflazione mondiale che sale al 4,4%. #3 Banca d’Italia: Tra il 2009 e il 2015 un sussidio R&S destinato alle piccole e medie imprese pugliesi ha accresciuto le dotazioni di attivo intangibile e la probabilità di sopravvivenza, senza tradursi in guadagni di produttività.
L’adozione dell’intelligenza artificiale generativa nei luoghi di lavoro europei è ampia ma profondamente diseguale: così emerge dallo studio “Generative AI at Work: From Exposure to Adoption across 35 European Countries”, di G. Henseke pubblicato su Avrix condotto su oltre 36.600 lavoratori in 35 paesi nell’ambito dell’European Working Conditions Survey 2024. La quota complessiva di lavoratori che dichiara di usare strumenti di AI generativa – come ChatGPT, LLAMA o Midjourney – è pari al 12%, con un’eterogeneità geografica marcata: i paesi del Nord e dell’Ovest Europa registrano tassi ben superiori a quelli del Sud e dell’Est. Gli uomini adottano questi strumenti nel 13,8% dei casi, le donne nel 9,7%, con uno scarto medio di 4,1 p.p.. (Leggi)
La crescita mondiale rallenta al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, in calo rispetto al 3,4% registrato nel 2024-25, con l’inflazione headline globale in rialzo al 4,4% nel 2026. È quanto emerge dall”IMF World Economic Outlook: Global Economy in the Shadow of War” di aprile 2026. L’economia statunitense è l’unica tra le grandi avanzate a espandersi più rapidamente (2,3%), mentre la zona euro scende all’1,1% e il Giappone allo 0,7%. Le economie emergenti e in sviluppo rallentano al 3,9% nel 2026, con il Medio Oriente e Africa del Nord in caduta all’1,1% per effetto diretto delle ostilità. In uno scenario avverso la crescita globale scenderebbe al 2,5% e l’inflazione salirebbe al 5,4%; in uno scenario severo la crescita si ridurrebbe al 2% circa e l’inflazione supererebbe il 6% nel 2027 (Leggi)
Le imprese pugliesi beneficiarie di un contributo pubblico alla ricerca e sviluppo hanno aumentato i propri investimenti in attività immateriali e mostrato una maggiore tenuta sul mercato rispetto alle concorrenti non finanziate. È quanto emerge dal lavoro “Bridging the gap in innovation: the case of regional R&D subsidies in Southern Italy”, di A. Veronico, Banca d’Italia, pubblicato nei Temi di discussione n. 1526. L’effetto sul numero di addetti è positivo ma statisticamente fragile, e non emerge alcun divario di produttività tra le due categorie di imprese. (Leggi)

FORMAZIONE PERMANENTE PER L‘AI
L’esposizione occupazionale all’AI è il principale fattore predittivo dell’adozione: tra i lavoratori appartenenti al quintile più esposto, la quota di utilizzatori arriva al 24,9%, contro l’1,5% di chi svolge mansioni a bassa esposizione. Tuttavia, il grado di esposizione non determina meccanicamente l’uso. A parità di occupazione, adottano l’AI con maggiore frequenza i lavoratori con istruzione terziaria, quelli che svolgono compiti cognitivi non routinari e coloro che esercitano una qualche influenza sulle decisioni organizzative. La formazione ricevuta nell’ultimo anno e l’autonomia sul singolo compito risultano correlate all’adozione, ma perdono significato statistico quando si tiene conto simultaneamente di tutti i fattori. La dimensione dell’azienda non produce effetti indipendenti apprezzabili.
Il divario di genere è trasversale a tutti i paesi esaminati, ma non è distribuito uniformemente lungo la scala delle esposizioni occupazionali: si concentra nei profili più a rischio di sostituzione o integrazione da parte dell’AI. Tra i lavoratori del quintile a maggiore esposizione, gli uomini hanno una probabilità di adozione superiore di 7,5 p.p. rispetto alle colleghe dello stesso gruppo occupazionale. Questo scarto non è spiegato né dalla composizione per istruzione né dalla tipologia di mansioni svolte. A livello nazionale, i paesi dove la formazione continua è più diffusa e dove il contenuto medio del lavoro è più ricco di componenti cognitive non routinarie mostrano gradienti di adozione più ripidi, ovvero convertono meglio l’esposizione potenziale in uso effettivo. L’intensità digitale dell’economia – misurata dalla quota di lavoratori che usano il computer in modo continuativo – è la variabile che spiega la maggior parte della variazione tra paesi.
Sul fronte degli effetti dell’AI sull’organizzazione del lavoro, chi adotta questi strumenti dichiara più frequentemente di aver visto eliminare alcune proprie mansioni (+13 p.p.) o di averne acquisite di nuove (+10 p.p.). Queste associazioni scompaiono o si ridimensionano fortemente quando si controlla per la composizione occupazionale e per le specificità dei singoli paesi. I risultati sono compatibili con l’interpretazione che, nella fase attuale, l’AI generativa venga integrata nei processi di lavoro esistenti senza ancora ridisegnarne la struttura. Non si rileva un effetto causale medio dell’adozione precoce sulla percezione di spostamento o creazione di mansioni. La ricerca suggerisce che le politiche volte a favorire l’assorbimento di queste tecnologie dovrebbero puntare non tanto sui programmi di formazione dedicati all’AI, quanto sul rafforzamento dei sistemi di apprendimento permanente che mantengono la forza lavoro in grado di integrare qualsiasi innovazione tecnologica emergente.
Avrix – Generative AI at Work: From Exposure to Adoption across 35 European Countries
LA CHIUSURA DI HORMUZ HA INTERROTTO UN PERCORSO DI RIPRESA
Il quadro congiunturale mondiale del primo bimestre 2026 appariva migliore delle attese. La crescita statunitense aveva rallentato nel quarto trimestre 2025 per effetto di una temporanea contrazione della spesa pubblica legata a uno shutdown, ma l’espansione degli investimenti tecnologici restava robusta. In Cina, le esportazioni compensavano la debolezza della domanda interna — soprattutto nel settore immobiliare — e la crescita sequenziale accelerava al 6,1% su base annualizzata. La zona euro mostrava segnali di ripresa, con la Germania beneficiaria di un aumento della spesa pubblica, e il commercio internazionale registrava un’espansione sostenuta trainata dai flussi tecnologici verso l’Asia. Il conflitto mediorientale, esploso alla fine di febbraio, ha interrotto questo percorso: la chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno determinato un rialzo del 21,4% dei prezzi petroliferi e un impatto ancora più marcato sul gas naturale, con conseguente pressione sull’inflazione globale e deterioramento delle condizioni finanziarie, particolarmente acuto nelle economie emergenti importatrici di energia.
Le previsioni di riferimento sono costruite sull’ipotesi che il conflitto abbia durata e intensità limitate, con una normalizzazione della produzione e dei trasporti energetici entro la metà del 2026, coerentemente con i futures sulle materie prime aggiornati al 10 marzo. In questo scenario, il commercio mondiale in volume rallenta dal 5,1% del 2025 al 2,8% nel 2026, mentre i prezzi delle materie prime non energetiche aumentano del 21,7%. La dispersione geografica dei risultati è marcata: le revisioni cumulate della crescita per il 2026-27 raggiungono -0,5 p.p. per i paesi a basso reddito importatori netti di energia, contro una correzione di -0,2 punti per le economie avanzate nella stessa posizione. Le economie esportatrici di energia, tra cui la Russia, registrano invece lievi revisioni al rialzo. La politica monetaria resta differenziata: negli Stati Uniti il tasso sui federal funds è previsto in graduale riduzione verso il 3,1% entro fine 2027, mentre la Banca centrale europea è attesa alzare il tasso di riferimento di 50 punti base nel corso del 2026 e il Giappone prosegue nel graduale rientro verso un assetto neutro intorno all’1,5%. Il debito pubblico statunitense è proiettato salire dal 124% del PIL nel 2025 al 142% nel 2031.
Un’ulteriore intensificazione del conflitto o il suo allargamento geografico potrebbe trasformare la crisi attuale nella più grave crisi energetica della storia moderna, con ripercussioni sulle aspettative di inflazione, sulla sicurezza alimentare e sulla stabilità finanziaria delle economie più fragili. A questi rischi si affiancano tensioni commerciali che potrebbero riacuirsi — l’accordo temporaneo tra Stati Uniti e diversi partner è destinato a scadere entro fine 2026 — e la possibilità di una correzione nei mercati finanziari legata a una rivalutazione delle aspettative di redditività dell’intelligenza artificiale. Sul fronte fiscale, disavanzi strutturalmente elevati nelle principali economie avanzate e l’accumulo di debito pubblico in quelle emergenti restringono lo spazio per rispondere a ulteriori shock. Le indicazioni di policy dell’IMF sottolineano la necessità di preservare la stabilità dei prezzi, mantenere l’indipendenza delle banche centrali, contenere i deficit fiscali attraverso misure mirate e temporanee di sostegno alle fasce più vulnerabili, e cooperare a livello internazionale per evitare un’ulteriore frammentazione degli scambi, stimata in grado di ridurre il PIL globale tra lo 0,3% e il 7% nell’arco di dieci anni.
FMI – World Economic Outlook: Global Economy in the Shadow of War
https://www.imf.org/en/publications/weo/issues/2026/04/14/world-economic-outlook-april-2026
PRODUTTIVITÀ LE DIFFICILI RICETTE
La Regione Puglia ha avviato nel 2008 un programma di aiuti all’investimento in ricerca, cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale, rivolto alle piccole e medie imprese operanti sul territorio e allocato attraverso una graduatoria pubblica. Le risorse complessivamente erogate alle 117 aziende finanziate hanno raggiunto circa 35 milioni di euro, pari a poco meno dei tre quarti dello stanziamento totale, con un contributo medio per impresa di circa 300.000 euro. Il campione analizzato copre il periodo 2004-2015 e confronta le aziende beneficiarie con quelle che, pur avendo superato la soglia minima di punteggio, sono restate escluse per esaurimento delle risorse disponibili.
Le imprese finanziate hanno registrato una probabilità di restare sul mercato superiore del 12% rispetto al gruppo di controllo, con il divario che si allarga progressivamente fino a toccare il 21% nell’ultimo anno osservato. Sul fronte degli investimenti, le beneficiarie hanno più che settuplicato le proprie attività immateriali, con un effetto concentrato negli anni centrali del progetto e in graduale riduzione dopo il 2011. Lo stesso incentivo non ha prodotto variazioni apprezzabili sulle immobilizzazioni materiali. Sul piano occupazionale, il numero di addetti è cresciuto di circa il 35%, ma il coefficiente perde precisione statistica nell’ultimo biennio del periodo esaminato. L’aumento dell’organico, sommato a quello del valore della produzione, ha lasciato invariato il livello di produttività del lavoro: le due grandezze si sono mosse in parallelo, senza che l’una riuscisse a sopravanzare l’altra.
Un’analisi per sottogruppi distingue le imprese che hanno ricevuto soltanto il sussidio in esame da quelle che nel medesimo periodo hanno beneficiato anche di altri incentivi regionali alla ricerca. Per entrambi i gruppi si conferma la crescita delle attività immateriali, ma gli effetti sull’occupazione risultano statisticamente significativi esclusivamente per il secondo gruppo, verosimilmente a causa di obblighi di assunzione associati ai programmi aggiuntivi. Il costo unitario per euro di attivo intangibile generato oscilla tra 0,08 e 0,54 euro a seconda della specifica adottata, con un valore centrale di 0,17 euro; il costo per occupato aggiuntivo si colloca in un intervallo compreso tra 23.600 e 34.900 euro, sensibilmente al di sotto delle stime disponibili per altri programmi di investimento su larga scala nel Mezzogiorno.



