La Rassegna della settimana: #1 PIIE: il PIL mondiale reale è atteso in frenata dal 3,3% del 2025 al 3,0% nel 2026, per poi risalire al 3,1% nel 2027, in un quadro segnato dall’impatto dei prezzi energetici. #2 EFPIA: I sistemi sanitari pubblici dell’Europa centro-orientale registrano progressi nella spesa sanitaria, ma restano distanti dai livelli dell’EU4 (Germania, Francia, Italia, Spagna). #3 Regioni: chiesta l’intesa obbligatoria nella determinazione dei LEP con proposte emendative su lavoro, istruzione, territorio, energia, cultura e ambiente. #4 Bruegel: gli squilibri globali delle partite correnti sono tornati a crescere dal 2018, raggiungendo i livelli più alti dal 2012.


L’economia globale prosegue la sua espansione, sostenuta dal ciclo di investimenti legati all’intelligenza artificiale, ma deve fronteggiare pressioni crescenti derivanti dall’aumento dei prezzi energetici, dalle tensioni commerciali, dall’incertezza delle politiche economiche e da fragilità strutturali. È quanto emerge dal rapporto “Global Economic Prospects, Spring 2026 di K. Dynan, pubblicato dal PIIE. Il conflitto in Iran ha introdotto uno shock significativo sui mercati dell’energia e sulle catene di fornitura globali, abbassando le proiezioni di crescita e spingendo al rialzo l’inflazione in molti paesi. (Leggi)

Nel 2023 la spesa sanitaria pubblica media nei paesi dell’Europa Centrale e dell’Est (CEE) si attesta al 5,47% del PIL, contro l’8,17% dell’EU4, con un divario ridottosi di soli 0,22 punti percentuali dal 2017. In termini pro capite, l’investimento pubblico è di €1.618 nel CEE contro €3.221 nell’EU4 (Germania, Francia, Italia, Spagna). È quanto emerge dal rapporto “Healthcare investment and outcomes in Central and Eastern Europe di S. Djambazov, L. Voncina, A. Rod e M. Czech, pubblicato dall’EFPIA. I paesi CEE presentano una mortalità trattabile superiore dei circa il 137% e un carico di anni di vita persi per disabilità (DALYs) superiore di circa il 41% ogni 100mila abitanti. (Leggi)

Il disegno di legge delega per la determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, presentato dal Governo in risposta alla sentenza della Corte costituzionale n. 192/2024, riceve osservazioni critiche su tre assi principali: la forma di coinvolgimento regionale nei decreti attuativi, l’esclusione delle materie sanitarie e delle cosiddette materie “no-LEP“, e la sostenibilità finanziaria delle prestazioni individuate. È quanto emerge dal “Documento sul disegno di legge recante “Delega al Governo per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni“ della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. (Leggi)

Gli squilibri esterni mondiali si sono ampliati sensibilmente: le somme dei saldi in surplus e in deficit sono aumentate rispettivamente del 25% e del 35% rispetto al 2018. Gli Stati Uniti mantengono il deficit più elevato in termini assoluti, con una posizione patrimoniale netta sull’estero scesa a circa −90% del PIL nazionale entro fine 2024. È quanto emerge dal saggio “The New Global Imbalances: Why Care, Why Now and What Should Be Done?“ di B. Weder di Mauro e J. Zettelmeyer, pubblicato da Bruegel. Il surplus cinese è passato dall’1,4% del PIL nel 2023 al 3,3% stimato nel 2025. L’UE registra un surplus aggregato di circa il 3% del PIL, di cui solo la metà è giustificata da fondamentali strutturali secondo le stime del FMI. (Leggi)

ECONOMIA USA IN FRENATA

Negli Stati Uniti la crescita del PIL reale è proiettata al 2,0% nel 2026 e all’1,9% nel 2027, rispetto al 2,1% del 2025. Il mercato del lavoro si mantiene prossimo alla piena occupazione, sebbene più freddo rispetto ai primi anni del decennio. La riduzione dei flussi migratori comprime l’offerta di lavoro e pesa sul prodotto potenziale, compensando in parte i guadagni di produttività generati dall’intelligenza artificiale. La politica fiscale fornisce un moderato stimolo alla domanda nel corso dell’anno. Per la Federal Reserve il contesto attuale suggerisce cautela: l’inflazione resta al di sopra dell’obiettivo del 2% e lo shock energetico è destinato a spingerla ulteriormente al rialzo nei prossimi trimestri. Al tempo stesso, la perdita di potere d’acquisto delle famiglie tende a ridurre la domanda e ad ammorbidire le condizioni del mercato del lavoro. L’inflazione misurata dall’indice dei consumi privati è prevista al 3,2% nel quarto trimestre del 2026 su base annua, mentre l’inflazione di fondo raggiungerebbe il 3,1%.

Nell’area euro la crescita resta frenata dall’aumento dei costi energetici, con una ripresa attesa soltanto nel 2027. Il Giappone affronta pressioni analoghe, con il supporto fiscale previsto come parziale ammortizzatore il prossimo anno. Il Regno Unito registra una crescita debole nel breve periodo, con i prezzi dell’energia che si sommano all’effetto del consolidamento fiscale e a una domanda interna già compressa. Tra le economie emergenti il quadro resta disomogeneo: la Cina beneficia di esportazioni robuste ma sconta il protrarsi della crisi immobiliare, che frena la domanda interna. L’India resta tra le economie a maggiore crescita del gruppo, anche se la sua dipendenza energetica ne limita il passo, il Brasile cresce a ritmo modesto in un contesto di incertezza politica e costi di produzione più elevati mentre la Russia registra una crescita contenuta, nonostante un certo sostegno proveniente dai prezzi dell’energia più alti.

L’espansione globale è destinata a proseguire, ma la distribuzione dei possibili esiti si è allargata. Una nuova escalation nel Medio Oriente potrebbe produrre uno shock stagflazionistico più marcato: in uno scenario in cui il prezzo del petrolio raggiungesse i 150 dollari al barile prima di scendere, la crescita mondiale potrebbe risultare inferiore di circa 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario di base. Un eventuale indebolimento del ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale o un ulteriore deterioramento del clima di politica economica potrebbero esporre vulnerabilità latenti in diverse economie. Nello scenario di base, i prezzi dell’energia sono attesi in calo nella seconda metà dell’anno, in linea con i mercati a termine, consentendo una ripresa dell’attività dopo la fase di debolezza corrente.

 

PIIE – Global Economic Prospects, Spring 2026

https://www.piie.com/blogs/realtime-economics/2026/global-economy-slow-2026-and-outlook-clouded-war-other-uncertainties

SPESA SANITARIA DISOMOGENEA IN EUROPA

La spesa sanitaria pubblica pro-capite cresce nei Paesi CEE a un tasso medio annuo composto del 9,2%, contro il 4,9% dell’EU4, ma i livelli assoluti restano lontani. Slovenia, Polonia, Croazia e Bulgaria sono proiettate a raggiungere i livelli EU4 entro il 2040 se il ritmo attuale fosse confermato. Ungheria, Romania e Lettonia richiedono un’accelerazione per non scendere al di sotto della traiettoria regionale, mentre la Serbia non è proiettata a convergere con il CEE né con l’EU4 nel corso del secolo. La spesa netta farmaceutica pubblica pro-capite è di €218 nel CEE contro €487 nell’EU4. Solo la Slovenia supera la media EU4. Bulgaria, Lettonia e Romania, che registrano i valori più bassi di spesa farmaceutica, presentano anche i carichi di DALYs più elevati: rispettivamente 58.640, 50.873 e 49.224 ogni 100.000 abitanti. I pagamenti diretti delle famiglie (out-of-pocket, OOP) rappresentano il 22% della spesa sanitaria totale nel CEE contro il 15% nell’EU4.

I ritardi nell’accesso ai farmaci innovatori variano sensibilmente all’interno del CEE. Lituania e Romania registrano i tempi più lunghi, superiori a 800 giorni. Repubblica Ceca e Slovenia mostrano le migliori prestazioni regionali. Le barriere strutturali che prolungano i tempi di rimborso comprendono i processi di valutazione del valore, le procedure di prezzo e rimborso e i vincoli di capacità dei sistemi sanitari. Nel 2023, le aziende farmaceutiche contribuiscono tra un quinto e un terzo della spesa farmaceutica pubblica lorda in diversi paesi CEE attraverso meccanismi di payback obbligatori: Ungheria (30%), Romania (26%), Bulgaria (23%) e Croazia (23%) sono i valori più elevati. Il GLOBSEC Healthcare Readiness Index 2024 assegna al CEE un punteggio di 50,9 contro 59,4 dell’EU4, con un divario del 22% sulla dimensione “Readiness Today“ e del 21% sulla dimensione “Readiness Tomorrow“.

La popolazione in età lavorativa (15–64 anni) nel CEE è proiettata a diminuire di 12,9 milioni di persone entro il 2050, pari a una riduzione del 20%. Le contrazioni più marcate riguardano Lettonia (−31%), Lituania (−28%), Bulgaria (−25%), Romania (−23%) e Polonia (−20%). Il calo demografico comporta una perdita stimata di €14,6 miliardi di gettito fiscale annuo da redditi da lavoro entro il 2050. La spesa sanitaria pro capite correlata all’età accelera dopo i 55 anni e triplica tra i 55 e gli 85 anni, con picchi che nel CEE corrispondono al 13–15% del PIL pro capite, a fronte del 16–20% nell’EU4. Poiché il PIL pro-capite è notevolmente inferiore nei paesi CEE, le risorse assolute disponibili per finanziare la transizione demografica sono strutturalmente più limitate.

EFPIA – Healthcare investment and outcomes in Central and Eastern Europe

https://www.efpia.eu/news-events/the-efpia-view/blog-articles/how-to-fix-the-conundrum-of-europe-s-east-west-healthcare-divide/

DETERMINAZIONE DEI LEP: SI IMPONE IL RICORSO ALL’INTESA

Il disegno di legge delega — originato dalla dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 3 della l. 86/2024 per genericità dei criteri direttivi — si articola in una parte generale (artt. 1-2) e in una parte specifica per materia (artt. 3-33), coprendo tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, ricerca scientifica, ordinamento sportivo, governo del territorio, energia, beni culturali e ambiente. La Corte aveva stabilito che i LEP possono essere definiti con delega legislativa, purché i principi direttivi siano modulati per settore e funzione specifica. Il Governo ha recepito formalmente tale indicazione, prevedendo tuttavia il solo parere della Conferenza Stato-Regioni per l’adozione dei decreti attuativi. Le Regioni contestano questa impostazione richiamando la sentenza n. 251/2016 della Corte costituzionale, secondo cui in presenza di un intreccio tra competenza esclusiva statale e materie concorrenti — quale è la determinazione dei LEP — si impone il ricorso all’intesa e non al semplice parere. A tal fine propongono la sostituzione delle parole “trasmessi per il parere“ con “previa intesa in Conferenza unificata“ nell’art. 1, comma 3 del ddl.

Sul piano finanziario, l’impostazione del testo è prevalentemente ricognitiva dell’esistente e orientata alla neutralità finanziaria. L’art. 33 prevede che i decreti attuativi siano emanati solo successivamente all’entrata in vigore di provvedimenti legislativi che stanzino le risorse necessarie, qualora generino nuovi oneri. Restano però aperti problemi strutturali: il PNRR finanzia circa 500 milioni di euro per le borse di studio universitarie, risorse che verranno meno dal 2026. In materia di formazione professionale, le prime analisi quantificano in oltre un miliardo di euro la differenza tra fabbisogno standard e fondi statali disponibili. Le Regioni propongono che l’evoluzione triennale dei fabbisogni standard sia indicizzata alla variazione del PIL nominale stimata dal Documento di finanza pubblica, per garantire certezza e programmabilità ai bilanci regionali.

Restano escluse dalla delega le materie “no-LEP“ — tra cui protezione civile, previdenza complementare, professioni e commercio con l’estero — nonché la tutela della salute, per la quale i LEA già vigenti restano in essere. Le Regioni segnalano che questa esclusione non tiene conto del fatto che il finanziamento degli attuali LEA non utilizza ancora costi e fabbisogni standard come criterio di riparto, in contrasto con quanto richiesto dalla Corte. La sentenza 192/2024 ha precisato che qualsiasi trasferimento di funzioni incidente su diritti civili o sociali resta subordinato alla previa determinazione del relativo LEP: in assenza di tale determinazione, non sussistono le condizioni per avviare trattative su singole funzioni. Le proposte emendative coprono molteplici settori. Ad esempio, in materia di lavoro, si chiede di estendere i percorsi di politica attiva anche ai lavoratori in cassa integrazione potenzialmente in transizione, e di sostituire il riferimento all’assegno di ricollocazione ex art. 23 d.lgs. 150/2015 con una formulazione più ampia. In materia di cultura, si chiede di estendere i LEP anche alle biblioteche e di includere criteri minimi di professionalità degli operatori museali, con richiamo al D.M. n. 113/2018 sui livelli uniformi di qualità della valorizzazione.

 

Regioni – Documento sul disegno di legge recante “Delega al governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni”

https://www.regioni.it/materie/salute/

QUALI SOLUZIONI AGLI SQUILIBRI GLOBALI

Il saldo delle partite correnti riflette il differenziale tra risparmio e investimento interno di un paese: un deficit segnala che gli investimenti superano il risparmio nazionale, mentre un surplus indica l’eccesso opposto. Gli squilibri non sono intrinsecamente negativi: nelle economie a forte crescita, importare capitale può accelerare lo sviluppo. Ciò che conta ai fini della stabilità non è il saldo bilaterale con un singolo partner commerciale, ma la posizione complessiva rispetto al resto del mondo. La rassegna documenta che la maggior parte degli episodi di forti squilibri si è risolta con crisi finanziarie o recessioni: il riciclo dei petrodollari negli anni ’70, la crisi del debito latino-americano degli anni ’80, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 ne sono esempi rilevanti. L’eccezione storicamente riuscita resta la prima età della globalizzazione (1870–1914), quando i flussi di capitali finanziavano infrastrutture produttive in economie a forte crescita e un sistema di banche centrali cooperative garantiva la stabilità.

Il quadro attuale si distingue da precedenti episodi per almeno due caratteristiche strutturali. In primo luogo, il cosiddetto “privilegio esorbitante“ degli Stati Uniti — la capacità di ottenere rendimenti sulle attività estere superiori a quelli pagati sulle passività — si è eroso. Questo significa che il paese non può più sostenere ampi disavanzi correnti senza un deterioramento progressivo della posizione patrimoniale netta. In secondo luogo, i flussi che finanziano il deficit statunitense sono sempre più intermediati da fondi speculativi e altri operatori non bancari con elevata leva, esposti a bruschi aggiustamenti di prezzo. Le valutazioni azionarie statunitensi si trovano su livelli storicamente elevati e gli spread creditizi sono insolitamente compressi, a fronte di un contesto geopolitico e commerciale deteriorato. Il surplus cinese, dal canto suo, è alimentato da una combinazione di risparmio delle famiglie strutturalmente elevato e da politiche industriali e di controllo dei capitali che mantengono l’investimento interno su livelli anormalmente alti.

Le prescrizioni di politica economica si differenziano nettamente per paese. Per gli Stati Uniti, il consolidamento fiscale nel medio termine resta lo strumento principale: il paese presenta il disavanzo di bilancio più elevato tra le economie avanzate, pari a circa il 7% del PIL nel 2025 secondo i dati OCSE. Per la Cina, il riequilibrio richiede non soltanto un rafforzamento della domanda interna ma un cambiamento della sua composizione: più consumi privati e servizi, meno investimento in beni tradable e meno sussidi alla produzione manifatturiera. Per l’UE, è necessario un aumento degli investimenti da realizzare attraverso riforme del mercato unico, dell’unione dei mercati dei capitali e delle regole fiscali. Qualora l’aggiustamento coordinato non si realizzi, la risposta è la costruzione di riserve di liquidità in dollari, l’utilizzo di salvaguardie temporanee compatibili con le norme del WTO in risposta all’eccesso di capacità cinese, e l’apertura agli investimenti diretti cinesi nei settori in cui la Cina ha un vantaggio competitivo consolidato.

Bruegel – The new global imbalances: why care, why now and what should be done?

https://www.bruegel.org/essay/new-global-imbalances-why-care-why-now-and-what-should-be-done