La rassegna della settimana: #1 OCPI: l’analisi dei bilanci sanitari regionali tra il 2017 e il 2023 evidenzia una correlazione positiva tra il risanamento finanziario e l’efficacia nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. #2 Istat: l’economia italiana ha registrato nel 2025 una crescita del Prodotto interno lordo in volume dello 0,5% a fronte di un miglioramento dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche al -3,1%. #3 IBL: il payback farmaceutico impone alle imprese il ripiano degli sforamenti dei tetti di spesa ospedaliera, determinando un onere economico di circa due miliardi di euro annui. #4 FED: l’efficacia della trasmissione della politica monetaria statunitense dipende dalla natura dell’inflazione prevalente, risultando massima durante gli shock di domanda e minima o nulla in presenza di pressioni dal lato dell’offerta.
Negli ultimi quindici anni la gestione del Servizio Sanitario Nazionale ha beneficiato dei Piani di Rientro per contenere gli squilibri di bilancio, portando il deficit medio a 325 milioni tra il 2014 e il 2019. Dal 2020 la tendenza si è invertita con un disavanzo totale salito a un miliardo, coinvolgendo territori storicamente solidi come Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto emerge dal documento OCPI intitolato “Disavanzi regionali e LEA: un aggiornamento” di F. Martino. Il recente incremento dei disavanzi in diverse regioni non si traduce in un miglioramento della qualità dei servizi, confermando la validità dei Piani di Rientro. I dati mostrano che Campania e Lazio hanno migliorato sia i conti che l’assistenza, mentre in Abruzzo il peggioramento finanziario coincide con un calo prestazionale. (Leggi)
Il valore aggiunto ha mostrato una dinamica positiva nelle costruzioni con un rialzo del 2,4% e nell’industria dello 0,3%, mentre l’agricoltura ha subito una flessione dello 0,1%. Gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,5% e le unità di lavoro totali hanno segnato un aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal report “Pil e indebitamento delle AP – Anni 2023-2025” dell’Istat, dove si evidenzia una pressione fiscale salita al 43,1%. Il rapporto debito/Pil si è attestato al 137,1% evidenziando una crescita rispetto al 134,7% registrato nel 2024. Il saldo primario è salito allo 0,7% del Pil sostenuto dall’incremento delle entrate fiscali e dal contributo positivo della domanda interna al netto delle scorte. (Leggi)
Il settore farmaceutico nazionale registra una crescita dell’export superiore al 30%, eppure il sistema dei rimborsi calcolati sugli sforamenti dei tetti di spesa mina la stabilità delle imprese. Tale meccanismo di compartecipazione ai budget sanitari regionali è quanto emerge dal Briefing Paper IBL intitolato “Payback farmaceutico. Bene una sua riduzione, ma va eliminato” a firma di P. Belardinelli. L’attuale incertezza regolatoria e le dinamiche del mercato globale rischiano di penalizzare i pazienti italiani ritardando l’accesso a medicinali e terapie innovative. Le analisi mostrano come l’incertezza regolatoria incida negativamente sugli investimenti e sulla competitività del Paese. L’onere per acquisti diretti ha raggiunto i 2 miliardi di euro nel 2024, agendo come una tassazione occulta. (Leggi)
I mercati percepiscono i rialzi dei tassi come più persistenti e credibili solo quando la banca centrale contrasta eccessi di spesa nel settore reale. Un inasprimento di 25 punti base incrementa il rendimento reale a due anni di 130 punti base se l’inflazione da domanda è superiore alla media, mentre l’effetto si annulla durante episodi dominati dall’offerta. Tali dinamiche riflettono la percezione degli investitori circa la persistenza dell’azione restrittiva della Federal Reserve, che appare meno efficace nel ridurre le aspettative di inflazione in contesti di shock esogeni. È quanto emerge dal paper FED “Not All Inflation Is the Same: State-Dependent Transmission of Monetary Policy” di R. Najjar e A. H. Shapiro. (Leggi)

EFFICIENTARE LA SPESA SANITARIA
I disavanzi sanitari regionali hanno registrato una riduzione costante a partire dal picco di 4,3 miliardi del 2006 relativo alle sole regioni a statuto ordinario. Tale dinamica è stata favorita dall’introduzione dei Piani di Rientro nel 2005, strumenti di spending review volti a efficientare la spesa senza compromettere i servizi. Tra il 2009 e il 2019 i deficit sono calati del 24% annuo in termini reali, restando stabilmente sotto i 500 milioni nell’ultimo quinquennio del periodo. Dal 2020 la situazione economica è mutata portando il disavanzo complessivo a un miliardo nel 2024, con criticità emergenti in Emilia-Romagna e Toscana. In Emilia-Romagna il saldo è passato dal sostanziale pareggio del 2020 a un passivo di 197 milioni nel 2024, mentre la Toscana ha raggiunto i 244 milioni nello stesso arco temporale. Altre regioni come Umbria e Basilicata hanno chiuso l’esercizio 2024 con spese superiori alle entrate nonostante l’assenza di precedenti squilibri.
La valutazione della qualità assistenziale avviene tramite il Nuovo Sistema di Garanzia che analizza tre macro-livelli: prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Una regione è considerata adempiente se ottiene un punteggio minimo di 60 in ciascuna delle tre aree. L’analisi dei punteggi tra il 2017 e il 2023 evidenzia risultati eterogenei tra i territori sottoposti a vincoli di spesa. Il Lazio ha raggiunto l’adempienza migliorando l’area distrettuale da 58 a 68 punti e quella ospedaliera da 71 a 85, pur a fronte di una flessione nella prevenzione. La Campania ha mostrato progressi significativi portando l’assistenza distrettuale da 55 a 72 punti e quella ospedaliera da 45 a 72. Al contrario la Calabria resta su livelli insufficienti nell’area distrettuale con un calo da 47 a 40 punti, consolidando però i risultati nella prevenzione e nell’ambito ospedaliero.
L’evidenza empirica suggerisce che l’equilibrio finanziario e il miglioramento delle prestazioni sanitarie tendono a coesistere. Nelle regioni non sottoposte a Piano di Rientro i disavanzi restano contenuti entro il 2% della spesa corrente, con miglioramenti degli indicatori LEA che partivano da livelli già elevati. La Basilicata e la Liguria registrano un peggioramento della performance contestualmente all’aumento dei deficit, indicando che maggiori risorse non garantiscono servizi migliori. In Abruzzo il sensibile peggioramento dei conti si associa a un calo in due delle tre macroaree assistenziali monitorate. Il Molise resta l’unica eccezione rilevante avendo migliorato i punteggi LEA in presenza di un disavanzo stabile e superiore alla soglia critica del 5%. La razionalizzazione della spesa tramite i Piani di Rientro appare funzionale a una più efficiente allocazione delle risorse disponibili per la tutela della salute pubblica.
OCPI – Disavanzi regionali e LEA: un aggiornamento
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-disavanzi-regionali-e-lea-un-aggiornamento
MIGLIORA L’INDEBITAMENTO MA CRESCITA MODESTA
Il Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato nel 2025 ha raggiunto la quota di 2.258.049 milioni di euro correnti con un incremento nominale del 2,5%. In termini di volume la crescita è risultata pari allo 0,5% sotto la spinta della domanda nazionale al netto delle scorte che ha fornito un apporto di 1,5 punti percentuali. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato una progressione del 3,5% mentre i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,9%. Gli scambi con l’estero hanno mostrato un rialzo delle importazioni pari al 3,6% superiore a quello delle esportazioni che si sono fermate all’1,2%. La domanda estera netta e la variazione delle scorte hanno sottratto rispettivamente 0,7 e 0,2 punti percentuali alla crescita del prodotto. All’interno dei consumi delle famiglie si rilevano flessioni nelle spese per istruzione e servizi sanitari. Il deflatore del Pil è aumentato del 2,0% riflettendo la dinamica dei prezzi interni. Le stime per il 2022 mostrano uscite totali che sono restate invariate rispetto alle precedenti rilevazioni.
L’analisi settoriale del valore aggiunto indica una crescita dello 0,3% nell’industria in senso stretto e dello 0,3% nelle attività dei servizi. Il comparto delle costruzioni ha evidenziato l’incremento maggiore con un valore del 2,4% nonostante le revisioni effettuate sui dati dell’anno precedente. Il settore agricolo ha registrato una contrazione dello 0,1%. L’input di lavoro misurato in unità equivalenti a tempo pieno è cresciuto dell’1,3% ripartito tra un incremento dell’1,0% dei dipendenti e dell’1,8% degli indipendenti. Le retribuzioni lorde per unità di lavoro sono aumentate del 2,6% nell’intero sistema economico con incrementi del 4,7% nelle costruzioni. I redditi da lavoro dipendente hanno mostrato una variazione positiva del 3,8% accompagnata da un aumento dei contributi sociali del 10,0%. Le unità di lavoro nei servizi sono aumentate dell’1,8% sostenendo la dinamica dell’occupazione totale. La produzione vendibile e per uso proprio è cresciuta dell’1,5% rispetto al periodo precedente.
L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% migliorando rispetto al -3,4% del 2024 per un valore assoluto di -70.286 milioni di euro. Il saldo primario ha raggiunto i 16.860 milioni di euro con un’incidenza dello 0,7% sul prodotto grazie a una crescita delle entrate totali pari al 4,5%. Le entrate correnti sono salite del 4,1% spinte dai contributi sociali mentre le imposte dirette hanno mostrato una variazione contenuta dello 0,7%. La pressione fiscale si è portata al 43,1% del Pil superando il valore del 42,4% registrato nell’anno 2024. Le uscite totali sono aumentate del 3,9% con una spesa per interessi passivi cresciuta dell’1,9%. Il debito pubblico ha toccato quota 3.095.522 milioni di euro portando il rapporto con il Pil al 137,1%. Le entrate in conto capitale sono aumentate del 60,8% per effetto dei contributi europei del PNRR. L’indebitamento netto del 2023 è stato rivisto al -7,1% evidenziando un miglioramento di un decimale.
ELIMINARE IL PAYBACK FARMACEUTICO
L’istituto del payback farmaceutico è un sistema di compartecipazione al ripiano degli sforamenti dei tetti di spesa sanitaria, introdotto nel 2012 per fronteggiare la crisi del debito pubblico. La normativa impone alle aziende il rimborso del 50% dell’eccedenza per gli acquisti diretti, quota che nel 2024 ha toccato i 2 miliardi di euro. L’onere economico è cresciuto dai 400 milioni del 2013 a valori miliardari, agendo come un prelievo fiscale aggiuntivo sul fatturato. Le imprese operano in un clima di incertezza, poiché l’entità dei rimborsi è comunicata solo l’anno successivo all’esercizio fiscale. La domanda di farmaci non è controllabile dai produttori, dipendendo esclusivamente dalle prescrizioni mediche e dai fabbisogni ospedalieri. Il meccanismo mina la certezza del diritto e la competitività di un settore che produce oltre 50 miliardi di euro annui. La ricerca e l’innovazione richiedono stabilità regolatoria per mantenere alti i livelli occupazionali che coinvolgono 70 mila addetti. L’attuale assetto normativo penalizza la programmazione finanziaria delle multinazionali attive sul territorio nazionale.
Le politiche internazionali sui prezzi, come la Most Favored Nation statunitense, creano nuovi rischi per la disponibilità di farmaci innovativi in Italia. Tale sistema aggancia il prezzo americano al valore minimo dei paesi comparabili, calcolato al netto dei meccanismi di rimborso come il payback. Le aziende farmaceutiche potrebbero decidere di ritardare il lancio di terapie avanzate nel mercato italiano per non compromettere i margini nel mercato statunitense. Il recente accordo tra Stati Uniti e Regno Unito dimostra la necessità di ridurre gli oneri di rimborso per garantire ai pazienti l’accesso tempestivo alle cure. Senza riforme strutturali, i cittadini italiani rischiano di restare esclusi dai circuiti della medicina d’avanguardia a causa di prezzi di riferimento non competitivi. La stabilità del mercato globale richiede un superamento delle logiche emergenziali applicate alla spesa farmaceutica nazionale degli ultimi dieci anni. L’interazione tra tasse occulte e listini internazionali riduce l’attrattività dell’Italia per gli investimenti esteri in ricerca scientifica.
La Legge di Bilancio 2026 prevede un incremento del fondo sanitario di 6 miliardi di euro e un lieve innalzamento dei tetti per gli acquisti diretti. L’abolizione dello sconto dell’1,83% sulla spesa convenzionata segnala l’intenzione governativa di alleggerire il peso economico gravante sul comparto industriale. I nuovi criteri di ripartizione del payback tra le regioni basati sugli scostamenti effettivi hanno generato tensioni istituzionali e ricorsi presso i tribunali amministrativi. Questo sistema altera gli incentivi all’efficienza, portando le amministrazioni più virtuose a coprire finanziariamente le eccedenze di spesa prodotte in altri territori. Il Testo Unico della legislazione farmaceutica rappresenta la sede naturale per un riassetto complessivo della governance della spesa pubblica sanitaria. Il superamento definitivo del payback permetterebbe di considerare il farmaco un investimento per la salute piuttosto che un mero costo di bilancio. La transizione verso un modello basato sui risultati richiede il superamento delle rigidità introdotte durante le passate emergenze economiche. Una riforma organica darebbe un segnale di discontinuità, promuovendo una cornice regolatoria favorevole allo sviluppo tecnologico.
IBL- Payback farmaceutico. Bene una sua riduzione, ma va eliminato

L’INFLAZIONE NON È TUTTA UGUALE
La trasmissione della politica monetaria opera attraverso i mercati finanziari che mediano l’impatto dei tassi ufficiali sulla curva dei rendimenti mediante il canale delle aspettative. L’analisi evidenzia che i rendimenti dei titoli del Tesoro, in particolare quelli reali misurati dai TIPS, mostrano una sensibilità asimmetrica alla natura delle pressioni inflattive. Durante le fasi di inflazione guidata dalla domanda, gli investitori anticipano che la restrizione monetaria resterà in vigore più a lungo, rafforzando la credibilità della banca centrale. Al contrario, negli episodi caratterizzati da shock dell’offerta, il mercato percepisce un trade-off tra inflazione e attività economica che limita la durata attesa della fase restrittiva. La reazione dei rendimenti nominali risulta inferiore a quella dei rendimenti reali, indicando che la politica monetaria incide sulle aspettative di inflazione solo se le cause del carovita sono riconducibili a un eccesso di domanda.
L’identificazione degli shock monetari ad alta frequenza permette di quantificare la variazione dei tassi forward a due anni in risposta a sorprese restrittive. I risultati indicano che un inasprimento di 25 punti base porta il rendimento reale a due anni a salire di 130 punti base quando la componente della domanda è 0,5 punti percentuali sopra la media. Questo valore cala drasticamente fino ad azzerarsi qualora l’inflazione sia trainata da fattori di offerta di pari entità, evidenziando una trasmissione interrotta verso i mercati del credito. Il modello di scomposizione della Core PCE rivela che i partecipanti al mercato sono in grado di distinguere le sorgenti dell’inflazione, associando la crescita dei prezzi da offerta a una contrazione della produzione industriale e dei consumi. La sensibilità dei tassi reali tende poi a svanire man mano che si procede lungo la curva dei rendimenti, restando vicina allo zero nell’orizzonte a cinque anni.
L’applicazione storica delle stime permette di ricostruire la percezione di persistenza della politica monetaria dagli anni Settanta fino al periodo post-pandemico. Durante il decennio del 1970, la credibilità della Federal Reserve è restata limitata a causa della predominanza di shock dell’offerta che hanno ostacolato la riduzione della volatilità dell’inflazione. Diversamente, nelle fasi di disinflazione degli anni Ottanta e Novanta, la percezione di una condotta monetaria ferma ha favorito l’ancoraggio delle aspettative e la stabilità dei prezzi. Nel periodo successivo all’emergenza COVID-19, la politica monetaria è stata percepita come particolarmente credibile, supportando il processo di rientro dell’inflazione verso l’obiettivo senza compromettere la tenuta dell’economia reale. I dati suggeriscono che periodi caratterizzati da un’elevata persistenza percepita siano sistematicamente associati a una minore varianza dell’inflazione futura e a una riduzione dei premi per il rischio.
FED – Not All Inflation Is the Same: State-Dependent Transmission of Monetary Policy



