La rassegna della settimana: #1 Corte dei Conti: a tre anni dalla fine dell’emergenza pandemica il SSN mostra ancora disomogeneità territoriali e criticità gestionali, seppur in presenza di una fase di consolidamento. # 2 RGS: nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ammonta a circa 186 miliardi di euro di cui 139 sono spesa sanitaria pubblica corrente e 46 miliardi spesa privata. La spesa privata cresce a un tasso superiore di quella pubblica.


Dopo tre anni dalla fine dell’emergenza pandemica il SSN mostra ancora disomogeneità territoriali e criticità gestionali, seppur in presenza di una fase di consolidamento. È quanto emerge dalla Deliberazione n. 21/SEZAUT/2025/FRG della Corte dei Conti Sezione Autonomie. La relazione fornisce un’analisi dettagliata e tecnica sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali per gli esercizi 2023-2024, riferendo al Parlamento ai sensi dell’art. 100 Cost., con focus su spesa, finanziamenti, bilanci, performance territoriali e farmaceutica, evidenziando dinamiche di crescita nominale ma criticità strutturali persistenti che minano la sostenibilità e l’equità del SSN. (Leggi)

La spesa sanitaria corrente di Contabilità Nazionale ha raggiunto nel 2024 la cifra di circa 138,5 miliardi di euro, segnando un incremento rispetto agli anni precedenti dovuto principalmente ai rinnovi contrattuali del personale, all’aumento dei costi dei consumi intermedi e agli investimenti per lo smaltimento delle liste d’attesa. È quanto emerge dal Rapporto n. 12 sul monitoraggio della spesa sanitaria, pubblicato nel dicembre 2025 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il rapporto delinea un quadro articolato del Servizio Sanitario Nazionale, caratterizzato da un progressivo aumento delle risorse ma anche da criticità persistenti a livello territoriale. L’analisi dei risultati regionali evidenzia una marcata eterogeneità tra i diversi raggruppamenti di regioni, distinguendo tra quelle non sottoposte a piano di rientro, quelle in piano di rientro e le autonomie speciali. (Leggi)

SQUILIBRI REGIONALI INSANABILI

La spesa sanitaria pubblica registra un incremento costante in valore nominale passando da 131,8 miliardi nel 2022 a 138,3 miliardi nel 2024 con un +4,92% annuo trainato principalmente dal costo del personale in aumento del 5,6% e dai consumi intermedi al +7,5%, tuttavia l’inflazione erode la crescita reale limitandola all’1,4% circa con il rischio concreto di un modello di spesa orientato a preservare lo status quo anziché potenziare le capacità assistenziali e territoriali come previsto dal PNRR. Rispetto ai partner europei l’Italia continua a posizionarsi sotto la media OCSE sia in termini pro capite che percentuali sul Pil al 6,3-6,4% con vincoli di finanza pubblica aggravati dal debito sovrano e un’elevata spesa out-of-pocket delle famiglie al 22% del totale assistenza sanitaria indicando un indebolimento dell’equità di accesso e disuguaglianze territoriali marcate soprattutto nelle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche private.

Le previsioni Mef proiettano la spesa a 155,6 miliardi nel 2028 con un tasso medio annuo del 3,7% stabile sul Pil ma la protezione sociale complessiva a 606,7 miliardi il 27,6% del Pil richiede una ricomposizione verso salute mentale disabilità e giovani riducendo gli interventi emergenziali post-pandemia con la sanità come pilastro centrale sotto pressione demografica. Gli investimenti SSN nell’ambito della Missione 6 PNRR da 15,6 miliardi l’8% del totale raggiungono solo il 41% di completamento a fine 2024 con il 59% da realizzare entro il 2026. I ritardi sono concentrati al Sud nonostante il vincolo del 40% dei fondi proprio per il riequilibrio territoriale. Le criticità operative nelle Case della Comunità: il target di 1.038 è raggiunto ma con reclutamento personale insufficiente e solo 153 Ospedali di Comunità su 307 sono attivi segnalando inefficienze nella prossimità territoriale. La crescita reale della spesa al +3,89% nel 2024 si accompagna a performance stabili nel tasso di mortalità evitabile rispetto all’OCSE ma con divari come il tasso a 30 giorni post-ischemico peggiore della media UE e con indicatori BES/NSG che confermano ritardi nella speranza di vita in buona salute e nell’accesso ai LEA. Il finanziamento del SSN vede il FSN indistinto a 128,6 miliardi nel 2024 ripartito su popolazione residente, frequenza, consumi sanitari per età, tasso di mortalità over 75 e bisogni territoriali, povertà, scolarizzazione e disoccupazione. Permane il peso della spesa storica al 68% sulla compartecipazione Iva con contributi extra-LEA dalle Regioni in calo del 16,6% tra 2021-2023 indicando dipendenza da trasferimenti non strutturali e ritardi nell’attuazione dei costi standard ex d.lgs. 68/2011 che è stata posticipata al 2027.

Le Regioni benchmark Emilia-Romagna Umbria Marche Veneto Lombardia definiscono i costi standard ma la deroga temporanea fino al 2025 complica il superamento della storica alimentando divari; la mobilità sanitaria interregionale registra un saldo negativo di 322 milioni nel 2024 con la mobilità passiva all’85% ospedaliera. Si registrano fughe dal Sud verso Nord con Campania, Puglia, Molise e Basilicata che anno indici di fuga elevati. Nei bilanci degli enti SSN il valore della produzione sale a 143,3 miliardi nel 2023 +4,57% ma i costi crescono più velocemente al +5,64% con risultato di gestione a 185 milioni da 1,56 miliardi nel 2021 in calo dell’88% e netto negativo a -330 milioni. Il personale assorbe il 50-60% dei costi con incrementi del 5,6%, in particolare precari e consulenze +20%. Lo stato patrimoniale evidenzia patrimonio netto negativo in molte Regioni meridionali: le immobilizzazioni crescono del 10%, i crediti a 112 miliardi, la liquidità 113 miliardi ma debiti verso fornitori a 19,7 miliardi il 44% del totale con il 13% ante-2020. I tempi pagamento medi nazionali sono di 35 giorni ma Calabria supera i 104 giorni, mentre il 15,8% dei pagamenti del 2023 oltre termini per 11,5 miliardi.

Le sezioni regionali di controllo rilevano perdite croniche al Sud con controlli interni carenti, inventari incompleti, contenzioso, debiti per 824 milioni, esternalizzazioni non monitorate e perimetro sanitario non uniforme ex art. 20 d.lgs. 118/2011 con parifiche che bocciano consolidati per distorsioni contabili. I divari territoriali nei LEA persistono con NSG che assegna punteggi bassi al Sud per inefficienze strutturali, carenze di personale, ritardi di attuazione del PNRR, liste d’attesa lunghe e performance 2023 inadeguate in prevenzione, distretto e ospedale. Le Regioni in piano di rientro Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia mostrano rientri parziali grazie ai Tavoli tecnici ma la governance resta debole con costi del personale oltre standard. La spesa farmaceutica convenzionata e acquisti diretti rispettano tetti 7% e 8,3% FSN con uso farmaci in linea UE ma i meccanismi payback aumentano tensioni con imprese. In prospettiva si richiede l’accelerazione del PNRR per digitalizzazione, potenziamento della medicina di , controllo dei costi personale, riduzione debiti storici, uniformità contabile e superamento divari Nord-Sud pena la compromissione art. 32 Cost.

 

Corte dei Conti – Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali

https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=2945a6bd-2dd7-4a4e-bcb6-f833c8173a87

CRESCONO I DISAVANZI DELLE REGIONI

Nelle regioni non sottoposte a piani di rientro, tra cui si annoverano Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, si osserva una gestione generalmente più stabile, sebbene l’ultimo anno abbia mostrato una crescita dei costi dovuta a fattori esogeni come l’inflazione e le dinamiche energetiche. Queste regioni mantengono un livello di spesa pro capite che spesso riflette una maggiore capacità di attrazione verso i non residenti, alimentando saldi di mobilità interregionale attivi. Tuttavia, anche in questi contesti, il monitoraggio sottolinea la necessità di contenere la spesa farmaceutica e di ottimizzare l’acquisto di beni e servizi attraverso i soggetti aggregatori regionali. Per quanto riguarda le regioni sottoposte a piani di rientro, come Lazio, Campania, Calabria e Sicilia, il rapporto rileva un significativo miglioramento dei disavanzi sanitari rispetto ai decenni passati, pur rimanendo aree di fragilità economico-finanziaria.

La Campania ha mostrato progressi tali da programmare una valutazione definitiva per l’uscita dal piano di rientro nel corso del 2025, mentre per la Calabria e la Sicilia permangono sfide strutturali legate alla riorganizzazione delle reti territoriali e ospedaliere. Il Molise continua a presentare le criticità più rilevanti, con perdite annuali persistenti e difficoltà nell’attuazione dei programmi operativi necessari a ricondurre il sistema in equilibrio. Le autonomie speciali, quali Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e le Province Autonome di Trento e Bolzano, presentano tassi di crescita della spesa mediamente superiori alla media nazionale, finanziati direttamente attraverso risorse proprie. Il monitoraggio indica che queste realtà godono di una maggiore autonomia gestionale ma sono comunque chiamate al rispetto degli obiettivi nazionali di efficienza, specialmente in termini di tempi di pagamento verso i fornitori.

In tutta Italia, il ricorso alla sanità privata finanziata dai cittadini è in costante aumento, con una crescita del 7,7% nel 2024, concentrata soprattutto in visite specialistiche e interventi ambulatoriali, segno di una domanda che il sistema pubblico fatica a soddisfare integralmente nei tempi previsti. Infine, l’implementazione del PNRR sta giocando un ruolo centrale nel trasformare l’assistenza territoriale in ogni regione, con l’obiettivo di potenziare la telemedicina e le Case della Comunità. I risultati regionali in questo ambito mostrano velocità diverse nell’attuazione dei progetti, influenzate dalla capacità amministrativa locale e dalla rapidità nella stipula dei contratti istituzionali di sviluppo. La digitalizzazione, spinta dal Sistema Tessera Sanitaria e dal Fascicolo Sanitario Elettronico, rappresenta lo strumento trasversale per uniformare i livelli di servizio e migliorare il controllo della spesa farmaceutica e specialistica su tutto il territorio nazionale.

 

RGS – Il monitoraggio della spesa sanitaria – anno 2025

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/spesa_sanitaria/index.html