La rassegna della settimana: #1 AGENAS: un bilancio sull’attuazione a dieci anni dall’emanazione del DM 70/2015 sugli standard ospedalieri. #2 VoxEU: Per decenni, il commercio internazionale è stato un potente motore di sviluppo ma le condizioni stanno cambiando radicalmente. #3 COMMISSIONE EUROPEA: adottato il pacchetto autunnale del semestre europeo 2026, che definisce le priorità di politica economica e occupazionale per stimolare la competitività. #4 OECD: l’Italia vanta la più alta aspettativa di vita alla nascita nell’UE. Il SSN, tuttavia, presenta criticità.
Dieci anni dopo l’adozione del DM 70/2015, norma che ha definito standard strutturali, tecnologici e quantitativi per la riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera, il Programma Nazionale Esiti, gestito da AGENAS, è un pilastro della governance del SSN, capace di monitorare l’efficacia, la sicurezza e l’appropriatezza delle cure attraverso un sistema di indicatori progressivamente cresciuto in ampiezza, accuratezza e capacità informativa. Dai 146 indicatori attivi nel 2015 si è arrivati a 218 indicatori nel 2024, includendo anche misure basate sui volumi di attività dei singoli professionisti, consentendo valutazioni di expertise chirurgica in relazione agli esiti. (Leggi)
In un mondo caratterizzato da mercati meno aperti, trasferimenti di tecnologia più difficili e maggiore instabilità geopolitica, le strategie di sviluppo dovranno fondarsi più sulla capacità interna di generare innovazione, rafforzare le istituzioni, potenziare il capitale umano e diversificare le esportazioni attraverso politiche attive di upgrading tecnologico. È quante emerge da un editoriale Voxeu intitolato “The narrowing path: Trade and development in a new era” di P. Goldberg e M. Ruta. Saranno necessari partenariati regionali più solidi e una maggiore resilienza domestica per compensare la minore affidabilità dell’ambiente internazionale. (Leggi)
Il Pacchetto d’Autunno del Semestre Europeo 2026, adottato dalla Commissione Europea il 25 novembre 2025, definisce le priorità economiche e occupazionali che l’Unione dovrà perseguire per rafforzare la competitività in un contesto geopolitico complesso. La Commissione evidenzia come l’economia europea mantenga una resilienza significativa, sostenuta da una domanda interna robusta, investimenti solidi, un mercato del lavoro stabile e un’inflazione in calo, secondo le previsioni economiche autunnali 2025. Nonostante ciò, l’UE continua a fronteggiare vulnerabilità strutturali legate alla bassa produttività, all’invecchiamento demografico e alle crescenti pressioni sulla spesa pubblica imputabili alla difesa e alla doppia transizione verde e digitale. (Leggi)
Secondo il Country Health Profile 2025 dell’OCSE dedicato all’Italia il Sistema Sanitario Nazionale presenta indicatori di salute generalmente favorevoli nel confronto europeo, ma con criticità strutturali in termini di accesso, sostenibilità e bilanciamento delle competenze professionali. La speranza di vita ha raggiunto nel 2024 gli 84,1 anni, il valore più elevato nell’UE insieme alla Svezia, con un incremento di 0,6 anni rispetto al 2023 e un vantaggio di circa due anni e mezzo sulla media europea. Tale recupero post-pandemico si accompagna a un quadro epidemiologico caratterizzato dal peso residuo delle infezioni da SARS-CoV-2 nel biennio successivo e da un’evoluzione favorevole della mortalità cardiovascolare e oncologica, con riduzioni significative rispetto al decennio precedente. (Leggi)

DM 70/2015 DIECI ANNI DOPO
Il Rapporto PNE 2025 ricostruisce l’evoluzione del sistema sanitario in relazione ai processi di concentrazione della casistica complessa, all’adozione di tecnologie innovative, alla gestione dell’emergenza pandemica e alla crescente attenzione per la tempestività delle cure. L’analisi della frammentazione dei volumi mostra un miglioramento generale nella concentrazione della casistica ad alta complessità, soprattutto nelle aree oncologiche, cardiovascolari e toraciche. Per la chirurgia oncologica della mammella, del colon, del polmone e della prostata si osserva un progressivo spostamento della casistica verso centri ad alto volume, con soglie definite e valori crescenti di copertura rispetto agli standard. L’evoluzione della tempestività nell’accesso ai trattamenti salvavita. Una particolare attenzione è dedicata alla frattura del collo del femore negli anziani, per la quale il PNE documenta un gradiente territoriale significativo: le aree del Nord-Est e parte del Centro presentano quote elevate di interventi entro 48 ore, mentre persistono variabilità inter e intra-regionali, con zone ad alta efficienza accanto a territori con criticità.
L’appropriatezza clinica e organizzativa viene affrontata analizzando, tra gli altri aspetti, i trend del taglio cesareo primario, del VBAC e dell’episiotomia. Permane una forte variabilità Nord-Sud a sfavore delle regioni centro-meridionali, nonostante un miglioramento complessivo nel periodo analizzato. Per la colecistectomia laparoscopica, utilizzata come misura indiretta di efficienza organizzativa, si osserva un incremento significativo dei ricoveri con degenza inferiore ai tre giorni e una riduzione della variabilità tra strutture, segno di una crescente omogeneità degli standard di cura. Particolare attenzione è dedicata alla funzione di tutela, finalizzata a valutare equità e sicurezza dell’assistenza. L’analisi mostra differenze territoriali significative nella mortalità per infarto miocardico acuto e ictus ischemico, sia a 30 giorni sia a un anno, con peggiori risultati in alcune regioni meridionali. Nell’area muscolo-scheletrica tornano le forti variabilità osservate nelle cure post-frattura del femore, elemento centrale per la presa in carico della popolazione anziana.
Il tema dell’assistenza territoriale è affrontato con la massima attenzione. Essa è ancora valutata attraverso indicatori indiretti come le ospedalizzazioni evitabili e le misure di esito a lungo termine. AGENAS ribadisce i limiti derivanti dall’uso prevalente di dati ospedalieri per valutare cure primarie e distrettuali, enunciando la necessità di sviluppare indicatori diretti, in linea con la riforma del DM 77/2022 e con gli obiettivi del PNRR. L’interconnessione dei sistemi informativi diventa una priorità strategica, rafforzata dalla Legge 56/2024 che legittima esplicitamente l’interoperabilità tra i diversi soggetti del SSN. Le prospettive di sviluppo del PNE includono la transizione alla codifica ICD-10/CIPI, in grado di rappresentare in modo più accurato le complessità dei percorsi sanitari, soprattutto in relazione alle innovazioni tecnologiche.
IL COMMERCIO GLOBALE IN UN MONDO CHE CAMBIA
La relazione tra commercio internazionale e sviluppo stia attraversando un cambiamento strutturale profondo, segnando la fine della fase storica in cui molti Paesi in via di sviluppo, soprattutto dell’Asia orientale, hanno potuto sfruttare l’apertura commerciale per innescare rapidi processi di crescita. Durante gli anni della cosiddetta iper-globalizzazione, l’accesso ai mercati avanzati e l’integrazione nelle catene globali del valore hanno consentito a varie economie emergenti di sfruttare economie di scala, assorbire tecnologie estere e beneficiare di forme di trasferimento di conoscenza difficilmente replicabili in contesti domestici chiusi. La letteratura mostra come le spiegazioni basate sui modelli tradizionali di vantaggio comparato non riescano a catturare appieno gli effetti dinamici che hanno accompagnato questi processi: ciò che ha realmente generato i miracoli di crescita è stato l’innesco di trasformazioni strutturali in grado di modificare dotazioni, competenze e istituzioni, amplificando nel lungo periodo gli effetti iniziali dell’apertura commerciale.
Questi meccanismi, tuttavia, si reggevano su tre condizioni storiche oggi in erosione: la possibilità di frammentare la produzione a livello globale grazie a tecnologie di comunicazione e logistica sempre più avanzate; la disponibilità dei Paesi avanzati a mantenere mercati relativamente aperti e politiche industriali non interventiste; un contesto geopolitico stabile e incentrato sulla massimizzazione dell’efficienza economica. L’insieme di queste condizioni ha favorito la diffusione delle catene globali del valore, ha permesso ai produttori dei Paesi in via di sviluppo di accedere a mercati di consumo ad alto reddito e ha reso possibili trasferimenti tecnologici attraverso l’interazione con imprese multinazionali. La nuova fase della globalizzazione appare però caratterizzata da alcune fonti di frizione.
In primo luogo, i cambiamenti strutturali e tecnologici ridisegnano le opportunità produttive. L’automazione, concentrata inizialmente in settori come l’automotive, si sta progressivamente estendendo a comparti labour-intensive che per decenni sono stati il punto di ingresso tipico per i Paesi meno avanzati. Sebbene le evidenze empiriche siano ancora miste, vi è il rischio che l’adozione crescente di robotica riduca il vantaggio di costo della manodopera a basso salario e favorisca fenomeni di reshoring nei Paesi avanzati, soprattutto in presenza di crescenti percezioni di rischio lungo le catene globali. La digitalizzazione, sebbene abbia ridotto i costi logistici e favorito l’ascesa del commercio di servizi, presenta una natura fortemente skill-intensive che può limitare le opportunità per molti Paesi in via di sviluppo, lasciando aperto l’interrogativo se i servizi tradable possano svolgere un ruolo equivalente a quello svolto dalla manifattura nel passato.
VoxEU – The narrowing path: Trade and development in a new era
https://cepr.org/voxeu/columns/narrowing-path-trade-and-development-new-era
SEMESTRE EUROPEO ALL’INSEGNA DELLA STABILITÀ MACROECONOMICA
Per preservare la stabilità macroeconomica e creare condizioni favorevoli alla crescita, la Commissione nel Semestre europeo 2026 mette l’accento sull’esigenza di mantenere finanze pubbliche solide e rafforzare il potenziale competitivo attraverso investimenti, innovazione e rimozione degli ostacoli che limitano la piena integrazione del mercato unico. Il ciclo 2026 del Semestre è caratterizzato da un rafforzamento della base analitica e da un’intensificazione del dialogo tra Stati membri e portatori di interesse, oltre che da un’attenzione più marcata sulla capacità di attuazione delle politiche concordate. Un elemento innovativo è rappresentato dall’introduzione di una raccomandazione rivolta a tutti gli Stati membri in materia di capitale umano, concepita per rispondere con urgenza al fabbisogno di talenti, competenze avanzate e forza lavoro qualificata necessari a sostenere la competitività europea.
La Commissione valuta anche la conformità degli Stati membri al quadro di governance fiscale riformato, esaminando in particolare la crescita della spesa netta come indicatore principale. Per i Paesi soggetti alla clausola nazionale di salvaguardia connessa alla difesa, l’analisi tiene conto della flessibilità prevista. Diciassette Stati dell’area euro hanno presentato i Documenti Programmatici di Bilancio per il 2026, dei quali dodici risultano pienamente conformi e invitati a proseguire con l’impostazione fiscale programmata, mentre tre sono giudicati a rischio di non conformità e due a rischio di non conformità materiale, per i quali la Commissione richiede correzioni tempestive nell’iter nazionale di bilancio. Per gli altri Stati membri, sette sono valutati conformi e tre a rischio. In relazione alle procedure per disavanzo eccessivo, nove Stati rimangono in sospensione procedurale, con un nuovo riesame previsto per la primavera 2026 sulla base dei dati consuntivi del 2025.
La raccomandazione per la politica economica dell’area euro per il 2026 esorta i Paesi a mantenere un’impostazione fiscale neutrale attraverso il rispetto delle traiettorie di spesa netta fissate dal Consiglio, salvaguardando al contempo gli spazi necessari per investimenti strategici. Essa richiama inoltre l’urgenza di affrontare i colli di bottiglia nella produzione industriale per la difesa, di completare l’attuazione dei Piani nazionali di ripresa entro agosto 2026, di rafforzare mercati del lavoro resilienti e inclusivi e di incrementare gli investimenti in innovazione e settori strategici. La Commissione incoraggia avanzamenti verso una vera Unione europea del Risparmio e degli Investimenti, la creazione dell’euro digitale e il rafforzamento del ruolo internazionale della moneta unica, con particolare attenzione alla vigilanza sui rischi macro-finanziari.
ASPETTATIVA DI VITA ELEVATA MA SSN CON CRITICITÀ
L’OCSE evidenzia il ruolo dei fattori comportamentali sulle cause dei decessi: quasi un quarto dei decessi è attribuibile a rischi modificabili, con livelli di tabagismo adulto fermi al 20% e una forte espansione del consumo di nicotina tra gli adolescenti, dove il 27% dei quindicenni riferisce uso recente di tabacco e il 23% ricorre a sigarette elettroniche, valori nettamente superiori alle medie UE. La prevalenza dell’obesità infantile rimane tra le più elevate d’Europa e il 45% dei genitori di bambini sovrappeso ne percepisce erroneamente la condizione ponderale, elemento che ostacola interventi precoci. Il sistema di prevenzione mostra performance eterogenee: le coperture vaccinali per il morbillo superano il 95% nei bambini, ma persistono ampie lacune immunitarie nelle coorti adulte, come dimostrato dai numerosi casi registrati nel 2024.
La copertura antinfluenzale negli over 65, dopo il picco durante la pandemia, è tornata su livelli inferiori, mentre i programmi di screening oncologico non hanno recuperato pienamente: la mammografia si è stabilizzata intorno al 55%, sotto il livello pre-COVID, e il Pap test resta 15 punti percentuali sotto la media europea, benché in risalita rispetto al 2020. Anche i programmi di screening colorettale mostrano un recupero lento e marcate disuguaglianze regionali. L’analisi della struttura del Servizio Sanitario Nazionale evidenzia un finanziamento pubblico pari al 77% della spesa sanitaria complessiva e inferiore alla media europea sia in quota sul PIL sia pro capite; la spesa corrente per la sanità rappresenta il 9% del PIL contro il 10,7% UE e la spesa pro capite, corretta per potere d’acquisto, è pari a 3.255 euro rispetto ai 3.879 della media europea.
Il sistema mantiene una forte impronta ospedaliera dal punto di vista finanziario, ma con dotazioni strutturali limitate: tre posti letto per mille abitanti, il 40% in meno della media UE, e tassi di ricovero inferiori del 36%. Sebbene i volumi di ricovero siano risaliti rispetto al 2020, restano il 6% sotto i livelli del 2019, mentre il tasso di occupazione dei posti letto ha raggiunto il 75%, in aumento rispetto agli anni pandemici ma ancora inferiore ai valori pre-crisi. Le criticità di accesso rappresentano uno dei principali punti deboli. Nel 2023, 7,6% della popolazione ha riferito rinuncia alle cure per liste di attesa, costi e difficoltà di accesso, con le attese come ostacolo prevalente per 2,7 milioni di persone, quasi il doppio del 2019.




