La rassegna della settimana: #1 FED: il settore dell’IT ha rappresentato circa il 45% della crescita totale della TFP negli ultimi quarant’anni negli Stati Uniti. #2 NBER: i dati mostrano un impatto di lungo periodo sul PIL del Regno Unito compreso tra –6% e –8 contro stime del 4%. #3 INDICON: il 15 mesi il numero di sperimentazioni cliniche sulle Digital Therapeutics è cresciuto sensibilmente, con un aumento del 54%. #4 Istat: quasi un terzo delle donne italiane con un’età compresa tra i 13 e i 75 anni ha subito nel corso della vita almeno una violenza fisica o sessuale.


La crescita della produttività negli Stati Uniti è stata fortemente polarizzata e dipendente da un’unica area di attività economica, che ha generato miglioramenti di efficienza di ordine di grandezza superiore al resto dell’economia, pur mantenendo un peso relativamente ridotto in termini nominali. È quanto emerge da una nota della FED di Chicago “Concentrated growth: The role of the IT sector”. La combinazione di alta crescita reale, drastico calo dei prezzi e forte effetto di diffusione settoriale ha reso l’IT il fulcro dell’evoluzione economica statunitense, trasformandolo in un indicatore chiave per comprendere sia il passato sia il possibile futuro della crescita. (Leggi)

La Brexit ha prodotto una contrazione significativa e persistente della crescita economica del Regno Unito, quantificabile in una perdita cumulata compresa tra il 6% e il 10% rispetto a uno scenario controfattuale senza Brexit. Sono le conclusioni del WP NBER “The economic impact of Brexit” di N. Bloom, P. Bunn, P. Mizen, P. Smietanka e G. Thwaites. La contrazione si manifesta attraverso minori investimenti, rallentamento della produttività, una debole espansione dell’occupazione e una perdita strutturale di competitività. L’economia britannica si trova, a quasi un decennio dal referendum, su un sentiero di crescita strutturalmente inferiore rispetto a quello che avrebbe probabilmente seguito rimanendo nell’Unione Europea. (Leggi)

L’AI rappresenta la componente dinamica dei dispositivi medici software, evolvendo grazie ai dati del mondo reale e ponendo nuove sfide regolatorie, affrontate dall’interazione tra Medical Devices Regulation (MDR) e AI Act. È quanto emerge dal “Terzo Digital Health Monitoring Report” predisposto da Indicon. In oncologia l’AI progredisce verso modelli capaci di integrare dati clinici, di imaging e genomici, supportando decisioni complesse e aprendo a sistemi interattivi che rafforzano il ruolo collaborativo tra medico e algoritmo. L’analisi economica mostra che le Digital Therapeutics (DTx) risultano costo-efficaci nelle aree metaboliche, cardiovascolari, neurologiche e comportamentali, con Incremental Cost-Effectiveness Ratio (ICER) sottosoglia. (Leggi)

Circa 6,4 milioni di donne, pari al 31,9% della popolazione femminile 16-75 anni, hanno subito nel corso della vita almeno una violenza fisica o sessuale. Le forme fisiche riguardano il 18,8% delle donne, quelle sessuali il 23,4%, con il 5,7% che riporta stupri o tentati stupri. Sono i dati dell’indagine Istat “La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia”. Le violenze provengono sia dall’ambito della coppia sia dal contesto esterno: il 12,6% delle donne con un partner attuale o passato ha subito violenze dal partner, mentre il 26,5% ha riportato violenze da non partner, includendo parenti, amici, colleghi, conoscenti e sconosciuti. Gli ex partner sono responsabili delle percentuali più elevate di violenza fisica o sessuale, avendo colpito quasi il 19% delle donne che hanno avuto una relazione precedente. (Leggi)

IT CRUCIALE PER LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITÀ

Dal 1988 al 2023, la dinamica complessiva dell’economia degli Stati Uniti è stata caratterizzata da una forte concentrazione settoriale. L’evidenza cruciale che emerge è che il settore dell’information technology (IT) ha rappresentato circa il 45% della crescita totale della TFP negli ultimi quarant’anni, pur costituendo solo circa l’8% della produzione complessiva del settore privato. Si tratta di una sproporzione notevole, che indica un ruolo sistemico del settore IT nell’attivare meccanismi di efficienza diffusa grazie a legami produttivi a monte e a valle, misurati attraverso i pesi di Domar utilizzati nella decomposizione settoriale. La dinamica della TFP aggregata, misurata dal Bureau of Labor Statistics, presenta un valore medio annuo pari a 0,87% nel periodo 1988-2023, con un picco significativo nel decennio 1995-2005, quando il tasso medio raggiunge 1,63%, in corrispondenza dell’era dot-com.

Escludendo quegli anni di straordinaria espansione, la crescita media annua della TFP si riduce a 0,58%, segnalando un’economia strutturalmente più lenta nell’accumulare efficienza al di fuori delle fasi di forte innovazione tecnologica. L’analisi prosegue implementando una decomposizione settoriale basata sulla formulazione di Hulten, secondo cui la variazione della TFP aggregata è approssimativamente uguale alla somma delle variazioni della TFP settoriale ponderate per il rapporto tra output lordo settoriale e valore aggiunto aggregato. L’applicazione di questo metodo mostra una coerenza elevata rispetto ai dati ufficiali: la correlazione tra serie aggregate e serie basate sulla decomposizione settoriale risulta pari a 0,93, confermando l’utilità dello strumento analitico. L’esame dei quindici principali settori economici evidenzia un divario marcato fra la dinamica della TFP nel settore IT e quella nel resto dell’economia.

Il settore IT presenta una crescita media annua della TFP pari a 2,9%, mentre l’insieme dei settori non-IT mostra una crescita di appena 0,31%. La produttività dell’IT risulta quindi circa dieci volte superiore rispetto al resto del sistema produttivo. Il contributo medio annuo del settore IT alla TFP aggregata è pari a 0,43 punti percentuali, mentre quello dei settori non-IT è pari a 0,52 punti percentuali; ciò determina la quota del 45% attribuibile all’IT nel totale della crescita della produttività, una quota sorprendentemente elevata per un settore con un peso così modesto nel valore aggiunto. Il quadro cumulato conferma la tendenza: tra il 1988 e il 2023 la TFP aggregata cresce complessivamente del 40%, mentre la TFP del settore IT cresce del 178%, con un fattore moltiplicativo pari a 2,78 rispetto al livello iniziale.

FED CHICAGO – Concentrated Growth: The Role of the IT Sector

https://www.chicagofed.org/publications/chicago-fed-letter/2025/515

LA BREXIT HA NUOCIUTO ALL’ECONOMIA UK

La Brexit ha generato un insieme prolungato di shock economici, in larga parte riconducibili all’aumento dell’incertezza, all’innalzamento delle barriere commerciali e alla riorganizzazione dei flussi di lavoro e di capitale. La struttura dello studio combina un approccio macroeconomico basato sul confronto internazionale con una metodologia microeconomica fondata su dati aziendali della Decision Maker Panel (DMP). I risultati evidenziano con continuità come l’economia britannica, a partire dal referendum del 2016, abbia registrato una rallentata traiettoria di crescita del PIL, un indebolimento degli investimenti e un deterioramento della produttività, fenomeni che nel complesso configurano una contrazione persistente della crescita economica rispetto ai principali paesi avanzati.

Nella valutazione macroeconomica, il Regno Unito viene confrontato con gruppi di paesi simili utilizzando cinque differenti criteri di ponderazione, tra cui controlli sintetici, medie semplici, pesi basati sul PIL, sulla gravità economica e sulla struttura degli scambi commerciali. I dati mostrano che il PIL pro capite britannico, che prima del 2016 cresceva in linea con gli altri paesi comparabili, ha successivamente aumentato il proprio distacco: tra il referendum e il 2025, la crescita è risultata inferiore di circa il 6–10% rispetto ai paesi considerati, mentre l’incremento assoluto cumulato del PIL pro capite britannico nello stesso periodo è stato solo del 4%, collocando il Regno Unito nella fascia bassa della distribuzione internazionale di performance, attorno al decimo percentile.

Calcolando la media dei cinque metodi di ponderazione, l’impatto stimato della Brexit sul PIL risulta pari a –8%, valore assunto come punto centrale della stima macroeconomica. Questa perdita di crescita è accompagnata da un rallentamento simultaneo di investimenti, occupazione e produttività del lavoro, tutti indicatori che, secondo i confronti internazionali del documento, hanno registrato una traiettoria significativamente meno dinamica rispetto alle economie di riferimento. L’impatto macroeconomico risulta non solo più esteso, ma anche più persistente di quanto previsto immediatamente dopo il referendum. Le previsioni del 2016, realizzate da istituzioni accademiche e professionali, avevano anticipato una perdita del PIL intorno al 4% nel lungo periodo; i dati mostrano invece un impatto compreso tra –6% e –8%, più negativo di quanto inizialmente stimato.

NBER – The economic impact of Brexit

https://www.nber.org/papers/w34459

DIGITAL THERAPEUTICS: ITALIA ANCORA AGLI INIZI

A livello globale, il numero di sperimentazioni cliniche sulle Digital Therapeutics (DTx) è cresciuto sensibilmente, con un aumento del 54% in 15 mesi, passando da 1.224 studi del 2023 a 1.888 nel gennaio 2025. Considerando solo gli studi interventional e randomizzati, l’analisi finale include 254 trial, con una predominanza delle applicazioni mobili che rappresentano il 65,4% delle tecnologie studiate, seguite da applicazioni web (20,1%), sistemi di realtà virtuale (6,7%), videogiochi (5,1%) e applicazioni integrate con sensori o wearable (2,8%). La principale area terapeutica riguarda i disturbi psichiatrici, che costituiscono il 52% degli studi, con insonnia (22,9%), depressione (19,8%) e ansia (10,7%) come condizioni più frequentemente trattate. A seguire, i disturbi del sistema nervoso rappresentano l’11%, mentre neoplasie e disturbi metabolici si attestano al 6% ciascuno.

Dal punto di vista geografico, la maggior parte dei trial è condotta in Nord America (39,4%) ed Europa (33,1%), con la Germania come principale paese europeo con 7% del totale e 20% degli studi europei, mentre l’Italia contribuisce con il 3%. Il rapporto evidenzia che in Europa la Germania mantiene l’ecosistema più avanzato per la regolazione e il rimborso delle terapie digitali. Attraverso la legge DVG e il sistema fast-track BfArM, consente la prescrizione e il finanziamento di Digital Health Applications (DiGA). Nel 2025 risultano 57 DiGA rimborsate, di cui 46 permanentemente e 11 temporaneamente, mostrando un incremento rispetto alle 35 permanenti del 2024. Il settore dominante resta quello dei disturbi psichiatrici, con venti applicazioni nella lista permanente e quattro nella lista temporanea.

Il contesto italiano mostra che il 15% dei “Software as a Medical Device” commercializzati è costituito da pDMD, con finalità di monitoraggio (45%), terapia (41%), prevenzione (8%) e diagnosi (6%). Le DTx certificate e presenti sul mercato sono 26, di cui 11 ottenute nel 2025, con una prevalenza di dispositivi di classe I (88%) e una forte concentrazione produttiva: One Health Vision rappresenta il 38% del totale. L’analisi di budget impact stima per il SSN un potenziale costo annuale di 62 milioni di euro, con i maggiori impatti nelle aree muscoloscheletriche (15,26 milioni) e metaboliche (15,51 milioni). Sul piano legislativo, il disegno di legge unificato sulle DTx prevede la definizione normativa, la valutazione tramite un comitato tecnico dedicato e l’inclusione nei LEA, pur richiedendo ulteriori chiarimenti su prescrizione, erogazione e accesso equo, come suggerito dal Digital Health Policy Lab.

INDICON – Terzo Digital Health Monitoring Report

VIOLENZA SULLE DONNE: UN QUADRO DESOLANTE

L’indagine ISTAT del 2025 sulla violenza contro le donne in Italia evidenzia come circa 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni (31,9%) abbiano subito almeno una volta nella vita una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età. Nel dettaglio, il 18,8% ha subito violenza fisica e il 23,4% violenza sessuale, con il 5,7% che ha subito uno stupro o tentato stupro. La violenza avviene sia all’interno della coppia (12,6% le vittime di partner attuali o passati) sia al di fuori, con il 26,5% delle donne che ha subìto violenza da altri uomini, come parenti, amici o sconosciuti. La violenza psicologica e quella economica sono rispettivamente il 17,9% e il 6,6% tra le donne con partner o ex partner. I dati risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2014, pur con un aumento significativo delle violenze sessuali nei cinque anni precedenti l’indagine, specie tra le giovani tra i 16 e i 24 anni e le studentesse (rispettivamente 37,6% e 36,2%).

L’indagine rileva una grande prevalenza di violenze perpetrate da partner ed ex partner, che sono responsabili della maggior parte delle violenze fisiche e sessuali, inclusi il 63,8% degli stupri. La violenza si manifesta spesso in modo pervasivo e protratto nel tempo, con oltre il 19,2% delle donne in coppia che dichiara episodi di violenza protratti oltre 10 anni. Le conseguenze fisiche sono rilevanti: 718.000 donne hanno riportato ferite e tra queste il 17,9% ha dovuto ricorrere al pronto soccorso a causa delle violenze subite. Non si arrestano gli effetti psicologici con oltre la metà delle vittime che soffre di perdita di autostima, ansia, panico, depressione o difficoltà di concentrazione.

La violenza psicologica, descritta come controllo, isolamenti e intimidazioni, coinvolge il 17,9% delle donne in coppia e il 27,9% di quelle con ex partner. Nonostante l’aumento della consapevolezza del fenomeno e della legalità dei reati subiti (36,3% delle vittime nel 2025 rispetto al 30,1% nel 2014), la propensione alla denuncia resta bassa e stabile. Solo il 10,5% delle vittime di violenze da partner o ex partner ha denunciato l’accaduto negli ultimi cinque anni. Le denunce sono più frequenti per le violenze da ex partner, con il 19,1% delle vittime che denuncia, mentre quelle da partner attuale si attestano intorno al 3,8%. La maggioranza delle donne tende a confidarsi all’interno della propria rete familiare o amicale, mentre il ricorso a centri antiviolenza o alle forze dell’ordine è limitato.

Istat – La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia

https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-violenza-contro-le-donne-dentro-e-fuori-la-famiglia-primi-risultati-anno-2025/