La rassegna della settimana: #1 OECD: la spesa sanitaria in rapporto al PIL del nostro Paese è sistematicamente sotto la media dei Paesi OCSE. #2 Eurostat: nel 2025 la crescita dell’Italia sarà modesta +0,4% mentre nel 2026 e 2027 è prevista una lieve ripresa +0,8%. #3 IMF: il miglioramento della salute associato al migliore invecchiamento delle coorti più giovani contribuisce in modo significativo a modificare la posizione degli individui anziani nel mercato del lavoro. #4 Banca d’Italia: le politiche industriali “place-based” sono efficaci nel sostenere la crescita e la trasformazione strutturale territoriale.


L’Italia si distingue per un sistema sanitario che utilizza risorse finanziarie moderate, ricorre poco all’ospedalizzazione, mantiene una forza lavoro principalmente domestica e adotta un atteggiamento prudente verso alcune categorie di farmaci. È quanto emerge dal rapporto OECD – “Health at a Glance 2025”. A differenza di molti Paesi OCSE, l’Italia deve affrontare una pressione demografica molto più intensa, che tende ad amplificare gli effetti delle limitate risorse disponibili e rende il Paese un caso particolare, con punti di forza e fragilità che lo differenziano nettamente dai modelli prevalenti. (Leggi)

L’Italia si distingue per una crescita più modesta, un debito e un deficit più elevati della media UE, un mercato del lavoro solido ma meno dinamico e un processo di disinflazione leggermente diverso rispetto ai partner europei. È quanto emerge dall’“European Economic Forecast. Autumn 2025” della Commissione europea. Il Paese sta affrontando sfide più marcate in termini di sostenibilità fiscale e di capacità di attrarre investimenti, mentre le altre economie dell’Unione hanno un ritmo di recupero più rapido e una struttura macroeconomica più equilibrata. (Leggi)

Evidenze empiriche forniscono un quadro molto più ottimistico rispetto alla narrativa tradizionale sull’invecchiamento della popolazione. È il principale risultato del working paper IMF 25/229 “The Labor Market Implications of Healthy Aging” di Gruss, B., E. Huang, A. Lagerborg, D. Noureldin e G. K. Ozhan. Le coorti più recenti sono significativamente più in salute delle precedenti, soprattutto dal punto di vista cognitivo, e questo fenomeno ha effetti economici rilevanti perché consente agli individui di restare più a lungo nel mercato del lavoro, aumentando l’offerta di lavoro effettiva e compensando parte delle pressioni derivanti dal calo del numero di lavoratori più giovani. (Leggi)

Interventi mirati e ben progettati possono generare dinamiche di sviluppo locale durature e favorire la transizione verso economie basate sulla conoscenza e sull’innovazione, rappresentando un modello utile per future strategie di rilancio industriale a livello nazionale ed europeo. Sono i risultati del Temi di discussione di Banca d’Italia n. 1503 “Place-based industrial policies and local agglomeration in the long run” di L. Incoronato e S. Lattanzio. Questi risultati evidenziano la necessità di un approccio strategico, sostenuto da dati robusti e da un’analisi attenta delle caratteristiche territoriali, per massimizzare l’efficacia degli interventi e promuovere uno sviluppo economico sostenibile e inclusivo nel lungo periodo. (Leggi)

SPESA SANITARIA SOTTO LA MEDIA OCSE

Nel confronto con i Paesi OCSE l’Italia presenta un profilo sanitario peculiare, segnato da un forte invecchiamento demografico, un uso relativamente contenuto dei servizi ospedalieri e un basso ricorso a professionisti formati all’estero. Il Paese è tra quelli con la popolazione più anziana: entro il 2050 oltre un terzo degli abitanti avrà più di 65 anni, una quota molto superiore alla media OCSE. Questa dinamica, più marcata che altrove, si traduce in bisogni sanitari più complessi e pressioni crescenti sul sistema di cura. Anche l’uso dell’ospedale è contenuto: l’Italia registra meno di 100 dimissioni per acuti per 1 000 abitanti, a fronte di una media OCSE superiore a 120, con livelli così bassi osservati solo in pochi Paesi come Messico, Costa Rica e Paesi Bassi.

In tema di prescrizioni farmaceutiche, l’Italia si distingue per un uso molto prudente degli oppioidi, con valori che si collocano intorno a 5 DDD per 1 000 adulti, ben al di sotto della media OCSE e incomparabili con i livelli elevati registrati negli Stati Uniti, in Islanda o in Canada. Questo suggerisce un approccio più cauto nel trattamento del dolore, ma potrebbe riflettere anche una minore diffusione di percorsi strutturati per la gestione del dolore cronico. La spesa sanitaria conferma differenze significative rispetto al resto dell’area OCSE. Il quadro complessivo mostra che l’Italia investe una quota del PIL in sanità al di sotto della media. Nel 2024 i Paesi OCSE hanno destinato in media circa il 9.3% del PIL alla sanità. L’Italia con l’8,4% si colloca su un livello inferiore, con un ritmo di crescita della spesa più moderato rispetto ai grandi Paesi europei.

Anche sul versante della spesa pro capite, il Paese si trova nella parte medio-bassa della distribuzione, distante dai livelli di investimento di Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi o Svizzera, che superano ampiamente i 6 000–7 000 USD PPP, mentre l’Italia con una spesa di 5.164 USD PPP resta su valori sensibilmente inferiori, più vicini a quelli dell’Europa mediterranea e dell’Europa orientale. Questa collocazione segnala un sistema che opera con risorse finanziarie relativamente contenute, compensando con un impiego più parsimonioso dell’ospedale e con una struttura professionale meno dipendente da personale straniero.

OECD – Health at a Glance 2025

https://www.oecd.org/en/publications/2025/11/health-at-a-glance-2025_a894f72e.html

PER L’ITALIA UN PROFILO DI CRESCITA DEBOLE

Nel panorama europeo l’Italia mostra un profilo economico caratterizzato da una crescita più debole rispetto alla media dell’UE. Dopo una ripresa solo parziale nel 2024, l’espansione del PIL si mantiene contenuta anche nel 2025 (+0,4% contro una media UE di 1,4%), rallentata dall’aumento dei tassi d’interesse e dalle incertezze che pesano su consumi e investimenti, mentre altri Paesi dell’Unione beneficiano di dinamiche interne più favorevoli e di un ciclo di investimento più vivace. Questa divergenza è accentuata dal fatto che il contributo dei consumi delle famiglie italiane rimane fragile e legato a un reddito reale che recupera più lentamente rispetto a quanto osservato in molte economie del Nord Europa. Anche sul fronte della finanza pubblica emergono differenze significative.

L’Italia continua a registrare uno dei disavanzi più elevati dell’UE (-3,0% nel 2025), aggravato dal rallentamento della crescita e dall’incremento della spesa per interessi, che risente più che altrove dell’elevato livello del debito pubblico. La traiettoria del debito rimane infatti una delle più alte dell’Unione ed è prevista in ulteriore lieve aumento, mentre in numerosi Paesi, soprattutto del Centro-Nord Europa, la riduzione è più rapida o già consolidata. Questi vincoli finanziari limitano la capacità di stimolo fiscale e accentuano la distanza rispetto ai Paesi con bilanci più solidi. Nel campo dei prezzi, l’inflazione italiana tende a convergere verso la media europea, ma il processo di rientro avviene con una dinamica leggermente diversa.

La componente energetica e quella alimentare esercitano effetti più attenuati rispetto ad alcuni partner dell’Europa orientale, mentre il calo dell’inflazione di fondo procede a un ritmo moderato, anche per la minore pressione salariale osservata rispetto a economie come Germania e Paesi Bassi. Questo comporta un equilibrio dei prezzi relativamente più stabile, ma allo stesso tempo una ridotta spinta della domanda interna. Il mercato del lavoro mostra un andamento più resiliente rispetto alla crescita, ma con differenze strutturali rispetto al resto dell’UE. L’occupazione continua ad aumentare, sebbene più lentamente, sostenuta dalla stabilità dei servizi e da politiche attive che hanno contribuito a mantenere elevato il tasso di partecipazione.

European Commission – European Economic Forecast. Autumn 2025

https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/autumn-2025-economic-forecast-shows-continued-growth-despite-challenging-environment_en#document

L’INVECCHIAMENTO IN SALUTE GIOVA AL MERCATO DEL LAVORO

L’invecchiamento demografico, caratterizzato simultaneamente da calo della fertilità e aumento della longevità, rappresenta una delle principali pressioni strutturali sulle economie moderne. La preoccupazione di fondo riguarda la riduzione del numero di persone in età lavorativa e l’aumento delle esigenze di spesa pubblica, aspetti che secondo la letteratura tradizionale generano un freno alla crescita, un incremento del peso dei sistemi sanitari e previdenziali e un peggioramento dei conti pubblici. Studi recenti suggeriscono che gli individui non stanno semplicemente vivendo più a lungo, ma stanno anche invecchiando in condizioni di salute migliori, in particolare dal punto di vista funzionale e cognitivo, e che questo fenomeno potrebbe mitigare molti degli effetti negativi attribuiti all’invecchiamento della popolazione.

Gli autori utilizzano microdati armonizzati riferiti a 41 Paesi, sia avanzati sia emergenti, nel periodo 2000-2022, includendo indicatori oggettivi e soggettivi che misurano la salute fisica, cognitiva e mentale della popolazione sopra i 50 anni. La costruzione di variabili di salute include test di forza muscolare, funzionalità polmonare, batterie di valutazione cognitiva e indicatori di auto-percezione dello stato di salute e del benessere psicologico, accompagnati da un indice di fragilità composito che sintetizza più dimensioni della salute e che consente confronti coerenti tra individui e Paesi. L’obiettivo è valutare, da un lato, se i nati in anni più recenti presentino migliori risultati di salute alla stessa età rispetto alle coorti precedenti e, dall’altro, se tali miglioramenti producano effetti causali sui principali esiti lavorativi, come partecipazione al mercato del lavoro, ore lavorate, retribuzioni, produttività e decisioni di pensionamento.

L’analisi empirica, articolata in due fasi, conferma in primo luogo l’esistenza di una tendenza generalizzata al miglioramento dello stato di salute tra le coorti più giovani. La regressione degli indicatori sanitari sull’anno di nascita, condotta con controllo per molteplici caratteristiche socio-economiche e con effetti fissi nazionali, mostra coefficienti positivi e significativi per quasi tutte le misure considerate, con il miglioramento più marcato nel dominio cognitivo. Gli individui nati più recentemente presentano capacità cognitive superiori a quelle degli individui delle generazioni precedenti a pari età, un risultato coerente con la crescente evidenza di progressi nel cosiddetto healthy life expectancy.  La seconda parte dello studio valuta l’effetto causale della salute sugli esiti lavorativi, affrontando il problema di endogeneità attraverso una strategia di variabili strumentali che usa l’incidenza di malattie croniche non spiegata da fattori socio-economici o comportamentali come uno shock esogeno di salute. L’invecchiamento in buona salute può quindi attenuare il cosiddetto “demographic drag”, riducendo i rischi per la sostenibilità fiscale e contribuendo a incrementare la crescita potenziale.

IMF – The Labor Market Implications of Healthy Aging

https://www.imf.org/en/publications/wp/issues/2025/11/06/the-labor-market-implications-of-healthy-aging-571630

SVILUPPO LOCALE BASATO SU CONOSCENZA E INNOVAZIONE

Il documento fornisce una dettagliata valutazione tecnica a lungo termine delle politiche industriali localizzate attuate in Italia a partire dagli anni Sessanta, con particolare riferimento alle Aree di Sviluppo Industriale (IDAs) nel Mezzogiorno. Tali politiche hanno avuto l’obiettivo di promuovere l’agglomerazione industriale, stimolando la concentrazione di imprese e lavoratori in determinati territori mediante una combinazione di sussidi agli investimenti, infrastrutture dedicate e condizioni favorevoli per le imprese ad alta tecnologia. L’analisi, supportata da dati storici e amministrativi che coprono un arco temporale di oltre un secolo (1911-2011), ha dimostrato l’efficacia di questa strategia.

L’incremento occupazionale e della densità delle imprese nelle aree interessate è risultato non solo immediato, ma anche stabile e in crescita molti anni dopo la conclusione ufficiale degli interventi. Questo successo è attribuibile non soltanto al sostegno diretto alla manifattura, ma anche all’effetto indiretto di sviluppo dei servizi, in particolare quelli a elevata intensità di conoscenza, che si sono affermati come fattori trainanti dell’economia locale. Nel lungo periodo si è osservata una trasformazione strutturale del tessuto produttivo, con la nascita di un mercato del lavoro più qualificato, salari in crescita e un miglioramento nella produttività delle imprese locali, oltre che un aumento dell’offerta di capitale umano formato e specializzato.

I ritorni più significativi si sono concentrati in aree con condizioni iniziali favorevoli, cioè territori con potenzialità di sviluppo industriale, infrastrutture adeguate e presenza di centri urbani di rilievo, sottolineando l’importanza della selezione e del targeting nella progettazione delle politiche industriali. L’analisi economica condotta integra anche una valutazione costi-benefici, mostrando che il costo di creazione di un posto di lavoro è coerente con altri interventi regionali, mentre i benefici complessivi in termini di sviluppo occupazionale, incremento salariale e valore immobiliare superano ampiamente i costi sostenuti. L’esperienza italiana mette in luce, inoltre, l’importanza di politiche industriali integrate con strumenti di coordinamento europeo e nazionale, capaci di affrontare le nuove sfide tecnologiche, ecologiche e globali.

 

Banca d’Italia – Place-based industrial policies and local agglomeration in the long run

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2025/2025-1503/index.html