La rassegna della settimana: #1 RWER: gli allarmi sulla fine della popolazione lanciato da intellettuali ed economisti si basano su stime della popolazione che in passato non si sono rivelate accurate. #2 Quotidiano Sanità: dalla manovra di bilancio più risorse per il Servizio Sanitario Nazionale: più di 6 miliardi di euro per il triennio 2026-2028. #3 Banca d’Italia: il quadro dell’economia italiana appare stabile con il riequilibro dei conti pubblici e il rispetto dell’inflazione obiettivo del 2%. #4 Brookings Institution: le recenti tensioni geopolitiche minacciano di dividere il mondo in blocchi rivali, invertendo decenni di crescente integrazione globale.


L’allarme spesso lanciato da alcuni intellettuali circa il fenomeno dell’esaurimento della popolazione, tema dibattuto per paesi come gli Stati Uniti e la Cina è infondato. È quanto emerge da un articolo di Dean Baker intitolato “The running out of people story: The silliest theme pushed by intellectual types” pubblicato sul blog Real‑World Economics Review (RWER) il 19 ottobre scorso. Prendendo come esempio un articolo del Washington Post sulle proiezioni demografiche cinesi, l’autore mette in dubbio la precisione di queste stime a lungo termine, sottolineando che previsioni analoghe fatte in passato si sono dimostrate molto imprecise. (Leggi)

La manovra economica di bilancio dello Stato per il 2026, approvata dal Consiglio dei Ministri il 17 ottobre scorso prevede l’incremento del finanziamento di oltre 6 miliardi di euro del Ssn per il triennio 2026-2028, il rafforzamento dell’assistenza sanitaria territoriale, un’adozione più ampia delle tecnologie digitali. La sanità di prossimità sarà basata su farmacie e ospedali di comunità, con più personale, maggiore prevenzione e innovazione tecnologica, orientata alla sostenibilità economica e alla qualità delle cure. È quanto emerge dalla bozza della manovra pubblicata dal Quotidiano Sanità nell’articolo “Manovra. Più risorse per il personale, revisione tetti farmaceutica, potenziamento degli screening e farmacia dei servizi. Ecco la bozza”. (Leggi)

L’economia italiana mostra segnali di tenuta e ripresa graduale, con inflazione sotto controllo, bilancia dei pagamenti solida e conti pubblici in via di riequilibrio, pur restando esposta ai rischi legati al contesto internazionale e alla debolezza della domanda globale. È quanto emerge dal Bollettino Economico n. 4 – 2025 della Banca d’Italia. Il quadro economico resta incerto, influenzato dall’evoluzione delle politiche commerciali, dai conflitti in corso e dalla fiducia dei mercati nelle finanze pubbliche europee. .Un eventuale orientamento più espansivo della politica di bilancio dell’Unione europea, soprattutto per le spese legate alla difesa, potrebbe fornire un impulso positivo. (Leggi)

L’edizione 2025 del “Geneva Report” esamina come il sistema finanziario mondiale stia attraversando un momento di stress strutturale: la crescente politicizzazione dei flussi finanziari e dei sistemi di pagamento rischia di trasformare la globalizzazione in un mosaico di sfere economiche concorrenti. È quanto emerge da un articolo di Gian Maria Milesi-Ferretti e David Wessel intitolato “Is the global financial system fracturing under geopolitical pressure?” pubblicato sul portale del Brooking Institution il 20 ottobre scorso. La sfida per i prossimi anni sarà conciliare sicurezza economica e apertura, preservando i vantaggi dell’integrazione finanziaria senza cedere alle forze centrifughe della geopolitica. (Leggi)

MALTHUS AL CONTRARIO

L’articolo prende di mira la narrazione dominante secondo cui paesi come la Cina stanno per finire le persone — in particolare di lavoratori — e che ciò comporterebbe una crisi economica inevitabile. Ad esempio, un articolo sul The Washington Post riportava che nel 1990 in Cina c’erano circa 9 persone in età lavorativa (15-59 anni) ogni persona sopra i 60 anni; nel 2023 questa proporzione era scesa a circa 3,4 a 1; per il 2050 la proiezione era 1,25 a 1; e per il 2100 addirittura 0,8 a 1. L’autore osserva che queste proiezioni lontane nel tempo sono molto incerte — ad esempio, le previsioni per il 2025 fatte nel 2000 si sono rivelate imprecise — e invita alla cautela nel prendere come attendibili scenari a lungo termine.

Procedendo a un’analisi semplificata, si assume che nel 2023 la produzione per lavoratore sia uguale a 100, e che il numero di lavoratori per pensionato sia di 3,4 a 1; se ogni pensionato consuma l’80% di quanto consuma un lavoratore e il finanziamento avviene tramite tasse sui lavoratori, il tasso fiscale necessario sarebbe circa il 19%. Poi si valuta lo scenario 2050: assumendo una produttività in Cina in crescita del 4,5% annuo tra 2023 e 2050, l’output prima delle tasse nel 2050 risulterebbe circa 328% del livello 2023. Se nel 2050 il rapporto lavoratori/pensionati è 1,25:1 e ogni pensionato consuma l’80% di un lavoratore, il tasso fiscale richiesto sarebbe circa 39%; nonostante ciò, dato l’output aumentato, un lavoratore medio avrebbe un reddito ante-tasse oltre 200% rispetto al 2023 e un reddito post-tasse vicino al 250% rispetto al 2023. Ciò suggerisce che il problema demografico non implicherebbe automaticamente una catastrofe economica.

Vi sono, inoltre, altri fattori mitiganti spesso ignorati che contribuiscono a ridurre la minaccia demografica: in primo luogo, i lavoratori devono sostenere non solo pensionati ma anche bambini; in Cina nel 2023 c’erano poco meno di 5 persone in età lavorativa per ogni bambino sotto i 15 anni, e nel 2050 si prevede che ci saranno circa 6 lavoratori per pensionato, attenuando l’impatto del carico complessivo dei dipendenti. In secondo luogo, si segnala che la proiezione assume che nessuna persona sopra i 60 anni lavori; ma in realtà l’età pensionabile può salire e molti decidono di continuare a lavorare — ad esempio negli Stati Uniti circa il 57% delle persone fra 60-64 anni è attiva e oltre il 30% fra 65-69 anni lavora.

RWER -The running out of people story: The silliest theme pushed by intellectual types

FSN CON MAGGIORI RISORSE SI RAFFORZA L’ASSISTENZA TERRITORIALE

La manovra per il triennio 2026-2028 punta a un rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale (Ssn), con più risorse, servizi territoriali potenziati e una governance più efficiente. Il finanziamento complessivo cresce di 2,4 miliardi nel 2026 e di 2,65 miliardi annui dal 2027, con fondi aggiuntivi per Alzheimer e demenze e per obiettivi sanitari prioritari. Particolare rilievo è dato al personale, con aumenti per contratti e indennità, incremento del Fondo per le politiche sanitarie e nuove assunzioni per 450 milioni annui per ridurre le liste d’attesa. Prevista anche la valorizzazione del personale di pronto soccorso con premi fino all’1% e incentivi fiscali per le prestazioni aggiuntive.

Sul piano territoriale, la manovra consolida il ruolo delle Case e degli Ospedali di comunità, con un incremento del Fondo per la sanità territoriale e ospedaliera da 150 a 208 milioni annui dal 2026. Queste strutture sono confermate come elementi essenziali della rete di prossimità: offrono degenze brevi, assistenza intermedia e continuità delle cure per pazienti cronici o fragili, garantendo una presa in carico integrata con medici di base e infermieri di comunità. Il potenziamento è sostenuto anche dall’espansione della farmacia dei servizi, che entra stabilmente nel Ssn con funzioni di screening, vaccinazione, telemedicina e supporto ai pazienti cronici, finanziata con 50 milioni annui. La diffusione della telemedicina riceve ulteriori 20 milioni nel 2026, affidati all’Agenas, per uniformare i servizi digitali regionali.

Il tetto di spesa per dispositivi medici cresce al 4,6% del Fondo sanitario, mentre si precisano i contributi dovuti dalle aziende che vendono direttamente al Ssn, escludendo le vendite indirette e fissando una soglia minima di 50.000 euro. Sono potenziate le attività di vigilanza sui biocidi e avviato un tavolo tecnico per l’efficienza energetica degli ospedali pubblici. Sul fronte della prevenzione, si stanziano 485 milioni annui per ampliare gli screening oncologici e le vaccinazioni, più 247 milioni straordinari nel 2026. Sono incrementate anche le risorse per le cure palliative con 20 milioni annui dal 2026. Si istituisce un monitoraggio permanente del rapporto tra finanziamenti e livelli di assistenza, a garanzia dell’efficacia della spesa sanitaria.

Quotidiano Sanità – Manovra. Più risorse per il personale, revisione tetti farmaceutica, potenziamento degli screening e farmacia dei servizi

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=132745

ECONOMIA ITALIANA IN UNA FASE TRANSITORIA

L’economia italiana è in fase di lieve ripresa dopo la contrazione nel secondo trimestre, in un contesto internazionale ancora condizionato dalle tensioni commerciali globali e dai nuovi dazi statunitensi. A livello globale, il commercio ha rallentato e la crescita prevista dal FMI per il biennio 2025-26 risulterà leggermente inferiore a quella del 2024. Nell’Area euro il PIL ha avuto un’espansione modesta, sostenuta soprattutto dai servizi, mentre l’inflazione si è stabilizzata attorno al 2%. La contrazione del PIL è dovuta al forte calo delle esportazioni mentre la moderata ripresa estiva è avvenuta grazie al recupero degli investimenti e al leggero aumento dei consumi. Gli investimenti, spinti dal PNRR, dagli incentivi fiscali e da condizioni di finanziamento favorevoli, hanno sostenuto l’attività produttiva; i consumi delle famiglie, pur improntati alla prudenza, sono stati agevolati dal miglioramento della fiducia e dalla stabilità dei redditi da lavoro.

La crescita si è concentrata nei servizi e nelle costruzioni, mentre la manifattura è rimasta debole. Le esportazioni di beni sono tornate a crescere nel bimestre estivo, ampliando l’avanzo di conto corrente della bilancia dei pagamenti. La domanda di titoli italiani da parte di investitori esteri è aumentata, a conferma di un contesto finanziario più stabile, anche se la posizione netta sull’estero si è leggermente ridotta per effetto del deprezzamento del dollaro. Il mercato del lavoro è solido: il numero di occupati è stabile, le ore lavorate pro capite sono aumentate e il tasso di disoccupazione si mantiene su livelli storicamente bassi. La crescita delle retribuzioni si è attenuata ma resta superiore all’inflazione, sostenendo il reddito reale delle famiglie.

L’inflazione si è mantenuta poco al di sotto del 2%, in linea con l’obiettivo europeo. La componente di fondo, che esclude beni energetici e alimentari, ha registrato valori simili, con un lieve aumento dei prezzi dei servizi e una crescita molto debole dei beni non energetici. Secondo le proiezioni della Banca d’Italia, l’inflazione al consumo sarà pari all’1,7% nel 2025, scenderà all’1,5% nel 2026 e risalirà all’1,9% nel 2027. Sul fronte della finanza pubblica, il Documento programmatico di finanza pubblica 2025 prevede una riduzione dell’indebitamento netto al 3% del PIL nel 2025, con un graduale calo al 2,3% nel 2028. Le stime indicano una crescita del PIL dello 0,6% nel 2025 e 2026 e dello 0,7% nel 2027, trainata principalmente dalla domanda interna. La domanda estera, invece, continuerà a risentire dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro.

Banca d’Italia – Bollettino Economico n. 4 – 2025

https://www.bancaditalia.it/media/notizia/bollettino-economico-n-4-2025/

IL NUOVO MONDO È A BLOCCHI CONTRAPPOSTI

Le crescenti tensioni geopolitiche — dall’invasione russa dell’Ucraina alla rivalità tra Stati Uniti e Cina, fino alle politiche protezionistiche avviate con l’amministrazione Trump — stanno progressivamente rimodellando la finanza internazionale, minacciando di dividere il mondo in blocchi contrapposti e invertendo decenni di integrazione economica. Dopo il 2022 la Russia ha praticamente interrotto ogni legame con la finanza occidentale, dimezzando le proprie passività esterne, mentre la Cina ha gradualmente ridotto l’esposizione agli asset statunitensi, orientandosi verso i mercati emergenti e utilizzando hub finanziari offshore. Il processo di frammentazione minaccia in particolare i paesi emergenti e in via di sviluppo, tradizionalmente dipendenti dagli investimenti provenienti da economie avanzate.

L’indebolimento dei legami con l’Occidente comporterebbe per loro un calo degli afflussi di capitale, un aumento dei costi di finanziamento e una maggiore vulnerabilità agli shock esterni. Parallelamente, il ruolo del dollaro resta preminente — circa il 60% delle riserve mondiali e il 90% delle transazioni valutarie — mentre l’euro conserva una funzione regionale e il renminbi, pur in crescita, rappresenta solo una minima quota. Alcuni paesi, tuttavia, che si stanno allontanando dall’orbita occidentale, come Russia, Bielorussia e Turchia, hanno ridotto l’uso di dollari ed euro per proteggersi dalle sanzioni, preferendo l’oro, le cui riserve globali sono tornate ai livelli della metà degli anni Sessanta, epoca di Bretton Woods.

Secondo gli autori, la frammentazione comporta rischi elevati: aumento dei costi di finanziamento e delle inefficienze, maggiore volatilità dei cambi e dei flussi di capitale, perdita di efficacia delle sanzioni economiche, nascita di un sistema multipolare di valute di riserva con effetti disgreganti sulla liquidità globale e difficoltà operative per istituzioni come FMI e G20. Nonostante questi segnali, la frammentazione non è inevitabile: la traiettoria futura dipenderà dalla capacità dei grandi paesi di mantenere la fiducia reciproca, la credibilità istituzionale e la volontà di cooperare. Il rapporto raccomanda di rinnovare l’impegno verso il multilateralismo, rafforzare il ruolo delle istituzioni internazionali e ampliare la rappresentanza dei paesi emergenti nel FMI e nella Banca Mondiale.

Brookings Institution – Is the global financial system fracturing under geopolitical pressure?