La rassegna della settimana: #1 Sveriges Riksbank: il premio della Sveriges Riskbank è stato assegnato a J. Mokir, P. Aghion e P. Howit per i loro studi sulla relazione tra innovazione e crescita economica. #2 Banca d’Italia: l’inflazione elevata ha reso più aggressive la politica monetaria della Banca Centrale Europea e della FED.  #3 OCPI: Le stime preliminari del PIL nell’arco di un decennio a questa parte sono sistematicamente sottostimate. #4 IMF Blog: le politiche commerciali e gli shock di offerta sono alla base del rallentamento della crescita globale.


Una delle questioni centrali dell’economia moderna: perché la crescita economica sostenuta è un fenomeno così recente nella storia umana? Per la maggior parte della storia, l’umanità ha sperimentato lunghi periodi di stagnazione economica. Solo negli ultimi duecento anni, specialmente dopo la Rivoluzione industriale, le economie avanzate hanno raggiunto tassi di crescita persistenti e significativi. I tre laureati del premio della Sveriges Riksbank 2025 Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howit forniscono spiegazioni complementari di come questo cambiamento sia stato possibile e quali meccanismi lo mantengono. (Leggi)

L’inflazione elevata ha indotto una riconfigurazione delle aspettative di politica monetaria: la Fed e la BCE sono viste come istituzioni più aggressive e coordinate nella lotta all’inflazione, mentre gli shock di offerta assumono un ruolo chiave sia nella dinamica interna dei tassi attesi sia nei canali di trasmissione internazionale. È quanto emerge dal paper “What drives policy rate expectations? Evidence from the post-pandemic monetary policy cycle” di Luca Baldo e Marco Bernardini (Banca d’Italia, Temi di discussione n.1500, ottobre 2025). Il lavoro esamina come i mercati finanziari abbiano interpretato le reazioni di BCE e Federal Reserve agli shock di domanda e offerta nel ciclo di politica monetaria seguito alla pandemia. (Leggi)

Dal 2014 a oggi, le prime stime del PIL diffuse dall’Istat risultano sistematicamente inferiori ai valori successivamente rivisti. In media, il livello finale del PIL nominale è maggiore dell’1,7% rispetto alla prima stima e dello 0,4% in termini reali. È quanto emerge dal documento dell’Osservatorio dei conti pubblici italiani (OCPI) “I primi dati Istat sottostimano sistematicamente il Pil” di Gianmaria Olmastroni. Tali discrepanze hanno segnato un aumento marcato dopo la pandemia: nel biennio 2021-2022 la differenza ha raggiunto il 3,6% contro lo 0,8% del periodo 2014-2020. (Leggi)

Secondo le stime più recenti del FMI la crescita mondiale è stimata al 3,2% per il 2025 e al 3,1% per il 2026, segnando un lieve calo rispetto alle previsioni precedenti, dovuto principalmente agli impatti combinati delle politiche commerciali e a ulteriori shock di offerta come le restrizioni sull’immigrazione negli Stati Uniti. Un articolo di Pierre-Olivier Gourinchas intitolato “Global Economic Outlook Shows Modest Change Amid Policy Shifts and Complex Forces” si basa sul rapporto WEO del Fondo Monetario Internazionale di ottobre 2025, di cui è un’analisi tecnica analizza le dinamiche economiche globali, le implicazioni delle politiche commerciali e le prospettive legate all’intelligenza artificiale. (Leggi)

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E CRESCITA ECONOMICA

Joel Mokyr (Northwestern University) ha affrontato la questione storica da una prospettiva ampia, tracciando l’evoluzione della tecnologia e della conoscenza dalle civiltà antiche fino al presente. La sua intuizione centrale è che la semplice innovazione tecnologica non è sufficiente per generare crescita economica sostenuta. Mokyr distingue tra macro-invenzioni, cioè scoperte radicali e dirompenti come la stampa di Gutenberg o il motore a vapore, e micro-invenzioni, ossia i miglioramenti incrementali che perfezionano le tecnologie esistenti. In tutta la storia preindustriale, il mondo ha registrato numerose macro-invenzioni ma non ha mai sviluppato un flusso sostenuto di micro-invenzioni associate ad esse.

Questo spiega perché civiltà come quella greca, romana o cinese, pur producendo innovazioni straordinarie, non hanno mai raggiunto una crescita economica persistente. Il passaggio cruciale è stato l’Illuminismo, il quale ha favorito un collegamento più stretto tra due forme di conoscenza: la conoscenza proposizionale, cioè la comprensione teorica dei fenomeni naturali, e la conoscenza prescrittiva, ossia il sapere pratico su come fare le cose. Quando questi due tipi di conoscenza si rinnovano reciprocamente, creano un ciclo virtuoso autogenerante. Mokyr conia il termine Illuminismo industriale per descrivere questo processo durante il quale i progressi scientifici hanno iniziato a dialogare sistematicamente con le esigenze pratiche della produzione.

Philippe Aghion (Collegio di Francia ed LSE) e Peter Howit (Brown University) hanno affrontato la stessa domanda sulla crescita sostenuta ma da un angolo completamente diverso, ossia analizzando l’economia moderna attraverso la lente della teoria dell’equilibrio generale. La loro intuizione più importante è che la crescita nei tempi recenti è alimentata dal processo di distruzione creativa: le imprese innovatrici introducono prodotti e processi superiori che rendono obsolete le tecnologie e i prodotti concorrenti. Questo processo è al contempo motore di crescita aggregata e generatore di conflitti distributivi, poiché i vincitori acquisiscono quote di mercato mentre i perdenti vengono eliminati. Il modello matematico di Aghion e Howitt dimostra come sia possibile conciliare il caos microeconomico (entrata e uscita di imprese, instabilità continua) con una crescita macroeconomica stabile.

Sveriges Riksbank – The Prize in Economic Sciences 2025: They show how new technology can drive sustained growth

https://www.kva.se/en/news/the-prize-in-economic-sciences-2025-they-show-how-new-technology-can-drive-sustained-growth/

IL NUOVO RUOLO DI BCE E FED

Dall’analisi di Baldo e Bernardini emergono tre risultati centrali. Primo, in un contesto di inflazione elevata, i mercati hanno percepito una maggiore reattività delle banche centrali all’inflazione, indipendentemente dalla causa sottostante: sia la BCE sia la Fed sarebbero state pronte ad alzare i tassi più rapidamente rispetto al passato, anche di fronte a shock di offerta. Ciò segnala una riduzione della tolleranza verso l’inflazione “cost-push” e la volontà di preservare la credibilità antinflazionistica. Secondo, gli shock di offerta sono stati trattati in modo simile a quelli di domanda, con differenze di intensità minime rispetto al passato, quando invece la risposta a shock di domanda era due-tre volte più forte.

Terzo, gli shock di offerta statunitensi hanno generato nuovi spillover transatlantici: circa il 40% delle revisioni nelle aspettative sui tassi BCE è spiegato da shock originati negli Stati Uniti, mentre l’effetto inverso dell’area euro sui tassi americani resta marginale, confermando un’asimmetria strutturale. Le decomposizioni di varianza mostrano che la maggior parte delle variazioni nei tassi attesi deriva da risposte sistematiche della politica monetaria agli shock reali e non da sorprese o mosse discrezionali. Gli shock di domanda e di offerta hanno avuto un peso predominante nelle revisioni del 2022-2024, mentre gli shock puramente monetari hanno inciso per meno di un terzo.

In particolare, gli shock di offerta legati all’energia hanno dominato nel 2022, gli shock di domanda hanno prevalso nel 2023-2024 e gli episodi di tensione finanziaria, come il collasso di Silicon Valley Bank, sono stati assorbiti come shock di domanda statunitensi. Il confronto con il periodo pre-ELB (2006-2008) evidenzia un netto cambiamento strutturale: le banche centrali erano allora percepite come più caute verso gli shock di offerta e più reattive a quelli di domanda. Dopo la pandemia, invece, la distinzione si è attenuata e la funzione di reazione percepita si è spostata verso un regime di inflation-first, in cui il controllo dei prezzi domina su altri obiettivi, anche a costo di sacrifici di attività economica.

Banca d’Italia – What drives policy rate expectations? Evidence from the post-pandemic monetary policy cycle

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2025/2025-1500/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1

LA STIMA PRELIMINARE DEL PIL È SISTEMATICAMENTE SOTTOSTIMATA

L’analisi dell’OCPI mostra che, dal 2014 a oggi, le prime stime del PIL diffuse dall’Istat risultano sistematicamente inferiori ai valori successivamente rivisti. In media, il livello finale del PIL nominale è maggiore dell’1,7% rispetto alla prima stima e dello 0,4% in termini reali. La discrepanza si è accentuata dopo la pandemia, quando le revisioni hanno toccato punte del 3,6% nel biennio 2021-2022, contro lo 0,8% medio del periodo 2014-2020. Il processo di revisione segue un calendario che prevede cinque edizioni in due anni, con aggiornamenti successivi ogni cinque anni a livello europeo. Le revisioni del PIL nominale mostrano incrementi più forti nella seconda e nella quarta edizione, mentre per il PIL reale l’effetto è minore, poiché parte della variazione riflette aggiornamenti nelle stime dei deflatori.

Tuttavia, anche per il PIL reale, dopo il 2020 le revisioni sono divenute più ampie, fino al 2% nei dati 2021-2022. In termini di tassi di crescita, la quinta edizione supera in media di 0,5 punti percentuali la prima stima, ma l’errore è concentrato nel periodo post-Covid, quando il rimbalzo economico è stato inizialmente sottovalutato: nel 2021 e 2022 la crescita reale è stata poi rivista al rialzo di circa 1,4 punti. Le revisioni quinquennali, come quelle del 2019 e del 2024, hanno avuto un impatto misto: nel 2024, ad esempio, hanno ridotto le stime del PIL reale per il periodo 2017-2020. Ciò suggerisce che le metodologie utilizzate dall’Istat nella fase iniziale tendono a produrre stime conservative, che vengono successivamente corrette con l’arrivo di dati più completi.

Secondo un recente articolo di I. Cipolletta e S. De Nardis, la causa principale della sottostima risiede nella valutazione del settore dei servizi, dove gli indicatori di offerta (produzione e fatturato) dominano sulle informazioni di domanda (consumi e investimenti). Gli autori raccomandano di riequilibrare il metodo di calcolo, dando più peso ai dati di domanda e integrando le indagini tradizionali con fonti innovative come i dati dei pagamenti digitali. Il fenomeno evidenzia che, pur essendo normale un processo di revisione, la ricorrenza di correzioni sempre nella stessa direzione segnala un bias metodologico. Ciò implica che i primi dati sul PIL italiano non solo descrivono parzialmente la realtà economica, ma possono anche influenzare in modo distorto la percezione della congiuntura e le decisioni di politica economica basate su tali stime preliminari.

OCPI – I primi dati Istat sottostimano sistematicamente il Pil

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-i-primi-dati-istat-sottostimano-sistematicamente-il-pil

CREDIBILITÀ ISTITUZIONALE

Il rapporto WEO dello scorso ottobre ha evidenziato un cambiamento modesto nelle prospettive di crescita in un contesto di significative trasformazioni politiche e forze economiche complesse. A seguito dell’annuncio di tariffe da parte degli Stati Uniti, previsto come potenzialmente dannoso per la crescita globale, l’effetto osservato si è rivelato più contenuto del previsto grazie a negoziazioni commerciali, esenzioni tariffarie e una reattiva riorganizzazione delle catene di approvvigionamento da parte del settore privato. La crescita mondiale è stimata al 3,2% per il 2025 e al 3,1% per il 2026, segnando un lieve calo rispetto alle previsioni precedenti, dovuto principalmente agli impatti combinati delle politiche commerciali e a ulteriori shock di offerta come le restrizioni sull’immigrazione negli Stati Uniti.

Nonostante la stabilità apparente nella prima metà dell’anno, il quadro resta fragile e soggetto a rischi al ribasso, con la possibilità che nuove tensioni commerciali e interruzioni delle catene di approvvigionamento aggravino ulteriormente la situazione, comprimendo la crescita globale. A ciò si aggiungono fattori complessi come l’impatto dell’espansione degli investimenti in intelligenza artificiale, che ricorda la bolla del dot-com degli anni ’90, con potenziali effetti sia espansivi che destabilizzanti sui mercati finanziari e sul consumo. Contemporaneamente, la Cina affronta difficoltà strutturali rilevanti, con un settore immobiliare in contrazione e crescenti rischi per la stabilità finanziaria, nonostante gli sforzi per riallocare investimenti in settori strategici ad alta tecnologia.

Un elemento critico del contesto economico è la credibilità istituzionale, con la pressione politica che mina l’indipendenza delle banche centrali, fondamentale per mantenere la stabilità macroeconomica e la fiducia nelle politiche monetarie. L’erosione di tale autonomia può portare a un aumento incontrollato dell’inflazione e a instabilità finanziaria. Nonostante queste sfide, alcune evoluzioni potrebbero migliorare significativamente le prospettive globali. La risoluzione delle incertezze politiche, in particolare la stabilizzazione delle politiche commerciali e il ritorno a tariffe ridotte, potrebbe incrementare la produzione globale fino allo 0,7%. L’innovazione guidata dall’intelligenza artificiale, se accompagnata da politiche adeguate, può aumentare la produttività totale dei fattori, sostenendo la crescita di medio termine.

IMF Blog – Global Economic Outlook Shows Modest Change Amid Policy Shifts and Complex Forces

https://www.imf.org/en/Blogs/Articles/2025/10/14/global-economic-outlook-shows-modest-change-amid-policy-shifts-and-complex-forces