La rassegna della settimana: #1 Istat: nel secondo trimestre il PIL reale italiano si è contratto dello 0,1% in termini congiunturali mentre è cresciuto dello 0,4% in termini tendenziali. #2 Confindustria: l’adozione dell’IA nelle imprese italiane con almeno dieci addetti nel periodo 2021-2024 è avvenuta secondo un percorso non lineare. #3 Ministero della Salute: il monitoraggio dei LEA per l’anno 2023 ha evidenziato marcate differenze territoriali, in particolare si è allargato il gradienteNord/Sud. #4 OCPI: la lezione del superbonus andrebbe insegnata nei corsi di base di macroeconomia. La crescita economica non si stimola facendo deficit.
Nel secondo trimestre 2025 il PIL italiano, espresso in valori concatenati con anni di riferimento 2020, registra una lieve flessione congiunturale dello 0,1% e una crescita tendenziale dello 0,4%, confermando le stime preliminari. La crescita acquisita per l’anno in corso si attesta allo 0,5%. È quanto emerge dal comunicato Istat “Conti economici trimestrali – II trimestre 2025”. Tra le grandi economie dell’UE la variazione congiunturale del PIL della Francia è +0,3% mentre la Germania si contrae dello 0,3%. (Leggi)
L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno dieci addetti nel periodo 2021-2024 è avvenuta secondo un percorso non lineare. È quanto emerge dal rapporto di Confindustria “L’intelligenza artificiale per il Sistema Italia – Report 2025”. Dopo una fase di rallentamento nel 2023, dovuta a costi di implementazione, carenza di competenze specialistiche e incertezza normativa, il 2024 mostra segnali di ripresa, con l’8,2% delle imprese che dichiara l’impiego di almeno una tecnologia di IA. L’Italia rimane tuttavia in ritardo rispetto alla media europea, con una penetrazione inferiore al 61% del livello UE. (Leggi)
Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di assistenza (LEA) ha registrato nelle regioni del Mezzogiorno anche nel 2023 una concentrazione dei valori sotto la soglia di sufficienza e uno scoring mediamente più basso rispetto alle aree del Centro e del Nord. È quanto emerge dal Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia – Relazione 2023 del ministero della Salute. Nel 2023 tredici Regioni e una Provincia autonoma hanno superato la soglia di sufficienza (60 punti) in tutte le macroaree. Due Regioni hanno avuto criticità su due aree: Valle d’Aosta. Sei hanno avuto difficoltà in una sola area. (Leggi)
L’esperienza del superbonus 110% in Italia è un caso emblematico della lezione macroeconomica secondo cui la crescita economica non si genera attraverso il deficit pubblico. È quanto sostenuto da Giampaolo Galli sul portale dell’OCPI nell’articolo intitolato “La lezione del superbonus 110% che andrebbe insegnata nei corsi base di macroeconomia: la crescita economica non si fa con il deficit”. Nel breve periodo, l’incremento della spesa pubblica avvenuta con il superbonus, ha stimolato il PIL nel 2022 e 2023, grazie anche a un moltiplicatore keynesiano positivo. Tuttavia, ciò ha comportato un aumento significativo del debito pubblico e del rapporto debito/PIL. (Leggi)
LE DIFFICOLTÀ CONGIUNTURALI DELL’ITALIA
Dal lato della domanda, i consumi finali nazionali risultano stabili, mentre gli investimenti fissi lordi crescono dell’1%, trainati soprattutto da macchinari e mezzi di trasporto, e le esportazioni subiscono un calo dell’1,7% a fronte di importazioni in aumento dello 0,4%. La domanda nazionale al netto delle scorte contribuisce per +0,2 punti percentuali, le scorte stesse per +0,4, mentre la domanda estera netta pesa negativamente per -0,7 punti. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto cala in agricoltura (-0,6%) e industria (-0,3%), con particolare debolezza nella manifattura, mentre i servizi restano stabili e le costruzioni segnano un incremento dello 0,9%.
Complessivamente, il valore aggiunto ai prezzi base è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, pur mantenendo una crescita tendenziale dello 0,3%. Il PIL ai prezzi correnti aumenta dello 0,9%, con un deflatore in crescita dell’1%, riflettendo spinte inflazionistiche moderate, soprattutto nei consumi delle famiglie e nella spesa pubblica. Nel mercato del lavoro, le ore lavorate e le unità di lavoro crescono entrambe dello 0,2%, mentre le posizioni lavorative calano leggermente (-0,1%). I redditi da lavoro dipendente pro-capite registrano un incremento dello 0,9%, più marcato nelle costruzioni (+2%) e nei servizi (+0,9%), meno nell’industria (+0,6%), con lieve flessione in agricoltura.
In prospettiva internazionale, il confronto mostra un’economia italiana meno dinamica rispetto a Stati Uniti (+0,7% congiunturale, +2% tendenziale) e Francia (+0,3% e +0,7%), e simile alla Germania (-0,1% e +0,4%). Nel complesso, l’area euro cresce dello 0,1% sul trimestre e dell’1,4% sull’anno. La combinazione di stagnazione dei consumi, debolezza delle esportazioni e sostegno limitato degli investimenti conferma per l’Italia una fase di crescita contenuta e vulnerabile agli andamenti della domanda estera.
Istat – Conti economici trimestrali – II trimestre 2025
https://www.istat.it/comunicato-stampa/conti-economici-trimestrali-ii-trimestre-20251
LA LENTA ADOZIONE DELL’IA IN ITALIA
Le applicazioni più diffuse riguardano marketing e vendite, amministrazione, ricerca e sviluppo, mentre la logistica e la sicurezza ICT risultano meno coinvolte. La percentuale di imprese che adottano IA per due o tre finalità è quasi raddoppiata tra il 2021 e il 2024, segno di una lenta ma crescente integrazione. Le principali barriere restano l’elevato costo delle soluzioni (49,6%) e la mancanza di competenze digitali (55,1%), particolarmente rilevanti per le PMI, dove solo l’1,4% adotta l’IA per almeno tre scopi, contro l’8,7% delle grandi imprese.
Ne deriva una diffusione ancora limitata e disomogenea, che richiede interventi di policy mirati e strategie associative per colmare i divari settoriali e dimensionali. Grazie alla mappatura di 241 casi d’uso raccolti da 76 aziende italiane viene fornito un quadro empirico delle applicazioni reali. I settori più rappresentati sono salute e scienze della vita (21,6%), manifatturiero (20,7%), mobilità sostenibile (17,4%), PA (6,6%) e turismo (5,4%), con un 28,2% di casi multi-settore. Le funzioni aziendali maggiormente interessate risultano le operations (37,3%), le risorse umane e funzioni corporate (12,4%), la manutenzione (7,9%), il servizio clienti (7,5%) e la R\&S (7,1%).
Le applicazioni coprono ambiti che spaziano dalla medicina di precisione con digital twin e modelli predittivi per terapie personalizzate, all’ottimizzazione dei processi industriali tramite tracciamento della CO₂ e simulazioni molecolari, fino a soluzioni avanzate per marketing e vendite basate su NLP e computer vision. Circa il 18,3% dei casi include IA generativa, segnalando un ruolo importante ma non dominante rispetto ad altre forme di IA. Le implementazioni raccolte sono tutte attive, dimostrando una capacità concreta delle imprese italiane di integrare algoritmi e modelli adattati ai propri settori, con un impatto misurabile su efficienza, innovazione e trasformazione organizzativa.
Confindustria – L’intelligenza artificiale per il Sistema Italia – Report 2025
https://www.confindustria.it/documenti/lintelligenza-artificiale-per-il-sistema-italia-report-2025/
MARCATE DIFFERENZE TRA MEZZOGIORNO E RESTO DEL PAESE
Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) si basa su un insieme di 88 indicatori suddivisi per macroaree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera, indicatori di contesto, equità sociale e percorsi diagnostico-terapeutici. Di questi, un sottoinsieme denominato CORE rappresenta il nucleo stabile per la valutazione annuale. Nel 2023 il CORE è stato aggiornato per la prima volta rispetto al triennio 2020-2022, con l’obiettivo di garantire flessibilità e miglioramento continuo. I risultati 2023 mostrano differenze territoriali marcate. Le Regioni del Nord, con alcune eccezioni, si collocano stabilmente sopra la soglia di sufficienza fissata a 60 punti, mentre nel Centro il quadro è più eterogeneo con un miglioramento soprattutto nell’area ospedaliera ma con andamenti discontinui nelle aree distrettuale e di prevenzione. Al Sud e nelle Isole persiste una concentrazione di punteggi inferiori alla soglia, con performance mediamente più basse e criticità diffuse soprattutto nei servizi distrettuali e di prevenzione. La pandemia del 2020 ha inciso in maniera evidente su prevenzione e ospedali, ma i dati successivi segnalano un recupero disomogeneo.
A livello nazionale emerge un miglioramento progressivo per alcune aree assistenziali e un consolidamento degli standard qualitativi nelle Regioni più virtuose sebbene restino ampie disuguaglianze geografiche. L’analisi complessiva conferma il ruolo del NSG come strumento dinamico, capace di misurare non solo il livello di adempienza formale ma anche l’effettiva capacità dei sistemi sanitari regionali di garantire equità, continuità e qualità dell’assistenza, rafforzando così il monitoraggio dei LEA in una prospettiva di miglioramento continuo. Nel 2023 tredici Regioni e una Provincia autonoma hanno superato la soglia di sufficienza (60 punti) in tutte le macroaree: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento. Nessuna Regione o Provincia autonoma è risultata insufficiente in tutte e tre le aree.
Due Regioni hanno avuto criticità su due aree: Valle d’Aosta (distrettuale e ospedaliera), Abruzzo e Sicilia (prevenzione e distrettuale). Sei invece hanno avuto difficoltà in una sola area: Bolzano, Liguria e Molise nella prevenzione, Basilicata e Calabria nell’assistenza distrettuale. Dal punto di vista dei singoli indicatori, il Nord mostra coperture vaccinali e screening oncologici più elevate, una maggiore concentrazione degli interventi specialistici e tempi più rapidi negli ospedali. Il Centro presenta risultati medi, con miglioramenti in particolare nel Lazio e in Toscana. Nel Mezzogiorno persistono i maggiori ritardi: coperture vaccinali disomogenee, screening oncologici incompleti, elevato consumo di antibiotici, ritardi nel soccorso del 118 e assistenza domiciliare ancora insufficiente, sebbene in alcune realtà come la Calabria si registri un miglioramento negli interventi tempestivi per fratture del femore.

LA CRESCITA ECONOMICA NON SI GENERA CON IL DEFICIT
Il superbonus nel lungo periodo ha comportato un aumento significativo del debito pubblico e del rapporto debito/PIL ed ha imposto al governo, già nel 2023 e nei successivi anni, politiche di bilancio restrittive o prudenti che hanno rallentato la crescita economica. Questo conferma il principio che la spesa pubblica finanziata col deficit ha effetti espansivi limitati nel tempo e può portare a squilibri fiscali insostenibili senza un meccanismo che permetta al PIL di crescere a un ritmo superiore al debito, meccanismo che la teoria economica suggerisce non esistere nel caso di spese correnti.
Il modello alla base della spiegazione è un semplice modello keynesiano dove, in un primo periodo, un aumento della spesa pubblica provoca un aumento del PIL e una diminuzione apparente del rapporto debito/PIL grazie all’effetto denominatore legato alla crescita del reddito. Successivamente, il deficit pubblico crescente alimenta però una crescita insostenibile del debito, comportando una crescita illimitata del rapporto debito/PIL nel lungo periodo. La simulazione del modello mostra che per evitare tale escalation è necessario ridurre la spesa pubblica o aumentare le tasse, azioni che producono una contrazione del PIL e un aumento momentaneo del rapporto debito/PIL a causa della caduta del denominatore (PIL). Questo fenomeno spiega la forte opposizione politica ai tentativi di risanamento.
Galli sottolinea l’assoluta differenza tra spese correnti e investimenti pubblici: solo questi ultimi, aumentando il capitale materiale o umano, possono avere un effetto positivo duraturo sulla produttività e quindi sulla crescita economica sostenibile. Il superbonus, essendo una spesa corrente, ha generato crescita solo temporanea, ma ha aggravato la posizione del debito, costringendo alla successiva austerità. Infine, si evidenzia un’asimmetria tra l’espansione e la successiva restrizione della spesa pubblica: la fase restrittiva deve essere più lunga per compensare il maggior costo degli interessi sul debito accumulato. Nel complesso, questa dinamica porta a una perdita cumulata di PIL rispetto a uno scenario senza deficit, evidenziando che politiche di deficit pubblico prolungate possono indebolire l’economia anziché rafforzarla. L’unica via auspicabile per la crescita resta l’aumento della produttività tramite ricerca, innovazione, competitività e riforme strutturali, nonché investimenti pubblici produttivi.




