La rassegna della settimana: #1 Istat: la produttività in Italia negli ultimi dieci anni ha contribuito a meno della metà della crescita del valore aggiunto annuo. #2 Governo: il Governo italiano ha proposto di recente una revisione del PNRR (107 milestone e target) con l’obiettivo di garantire risultati concreti entro le scadenze previste. #3 IMF: è possibile monitorare i cambiamenti nei flussi commerciali globali utilizzando dati satellitari relativi ai movimenti delle navi. #4 European Commission: nel 2025 la crescita economica nell’Unione europea e nell’Area euro sarà moderata a causa delle esistenti incertezze geopolitiche.


Nel 2024, tutte le principali misure di produttività (lavoro, capitale e PTF – Produttività Totale dei Fattori) hanno registrato una flessione. In particolare, la produttività del lavoro è calata del 2,0%, quella del capitale dello 0,2%, la Produttività totale dei fattori dell’1,3%. È quanto è emerso dal capitolo 1, paragrafo 1.5 del “Rapporto annuale 2025” predisposto dall’Istat. La situazione del Paese, a cura dell’Istat. Le difficoltà economiche recenti sono dovute sia a fattori internazionali sia alla debolezza della domanda interna, penalizzata dall’inflazione e dal calo del potere d’acquisto delle famiglie. (Leggi)

Nel marzo 2025 l’Italia ha avviato un dialogo con la Commissione europea per proporre una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in linea con quanto previsto dal regolamento europeo 241/2021. È quanto emerge dalla “Proposta di revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. L’attenzione principale si è concentrata sugli obiettivi collegati alla settima rata di finanziamento, che ha portato alla proposta di modifica di 107 milestone e target, pari al 30% di quelli residui, insieme a 35 revisioni descrittive delle misure. (Leggi)

È importante monitorare tempestivamente i cambiamenti nei flussi commerciali globali, data la forte interconnessione dell’economia mondiale. È quanto emerge dal paper IMF intitolato “Nowcasting Global Trade from Space” di S. Arslanalp, S. Mo Choi, P. Kamali, R. Koepke, M. McKetty, M. Ruta, M. Saraiva, A Sozzi e J. Verschuur. Variazioni nei modelli di scambio possono infatti anticipare svolte nell’attività economica, provocare effetti a catena in diverse regioni del mondo e offrire spunti sui cambiamenti strutturali in atto, come quelli legati alle tensioni geopolitiche. (Leggi)

La previsione economica di primavera per l’UE delinea un quadro di crescita moderata nei prossimi anni, segnato da persistenti incertezze geopolitiche e da un contesto commerciale globale sempre più frammentato. Per il 2025, la crescita del PIL reale è stimata all’1,1% nell’UE e allo 0,9% nell’Area euro, tassi simili a quelli del 2024. È quanto emerge dall’“European Economic Forecast. Spring 2025” della Commissione europea. Si tratta di una revisione al ribasso rispetto alla previsione d’autunno, attribuibile in gran parte all’inasprimento delle tensioni commerciali da parte degli Stati Uniti. (Leggi)

LANGUE LA PRODUTTIVITÀ

Negli ultimi dieci anni l’economia italiana ha mostrato una crescita positiva ma modesta. Dopo la fase recessiva del 2011-2013 e un successivo periodo di stagnazione, si è assistito a una ripresa moderata, interrotta dalla crisi pandemica del 2020. Il rapido recupero dei livelli pre-Covid nel 2021-2022 è stato seguito da una crescita contenuta, trainata da settori a bassa produttività. Le difficoltà economiche recenti sono dovute sia a fattori internazionali che alla debolezza della domanda interna, penalizzata dall’inflazione e dal calo del potere d’acquisto delle famiglie. La bassa crescita è influenzata anche dalla struttura del sistema produttivo italiano, caratterizzato da piccole imprese, scarsa innovazione e specializzazione in settori tecnologicamente arretrati. Nel 2024, tutte le principali misure di produttività (lavoro, capitale e PTF – Produttività Totale dei Fattori) hanno registrato una flessione. In particolare: la produttività del lavoro è calata del 2,0%, quella del capitale dello 0,2%, la PTF dell’1,3%.

La PTF rappresenta l’efficienza complessiva nell’uso di capitale e lavoro, includendo elementi non direttamente misurabili come innovazione e organizzazione. Nel decennio 2014-2024, la PTF ha contribuito in media per 0,7 punti percentuali alla crescita dell’1,6% annuo del valore aggiunto, ma con un rallentamento dopo la pandemia. Tecnologia, digitalizzazione e innovazione risultano centrali per aumentare la produttività. Gli investimenti in capitale ICT e immateriale (es. R&S) hanno dato contributi positivi, anche grazie agli incentivi del PNRR. Nel confronto europeo (2014-2022), l’Italia ha avuto una crescita media della PTF dello 0,3%, inferiore a Germania (0,5%) e Spagna (0,4%), ma migliore della Francia (-0,3%).

L’Italia ha mostrato una buona tenuta durante la pandemia e un’accelerazione nel biennio 2021-2022. Tuttavia, i settori ad alta tecnologia e intensivi in conoscenza rappresentano ancora una quota limitata dell’economia italiana: circa l’8% del valore aggiunto nella manifattura e il 6% nei servizi. Nonostante questi comparti abbiano registrato la crescita più dinamica dal 2019 al 2023, il loro peso strutturale resta marginale. A livello occupazionale, si è registrata una crescita nei servizi ad alta intensità di conoscenza, mentre l’occupazione è stagnante nei settori a bassa tecnologia. Rispetto ai partner europei, l’Italia risulta meno dinamica nei servizi AT rispetto a Francia e Germania, mentre la Spagna mostra performance nettamente superiori, soprattutto nella manifattura ad alta tecnologia.

Istat – Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese

https://www.istat.it/evento/rapporto-annuale-2025-la-situazione-del-paese/

SALVARE IL PNRR

Nel marzo 2025 l’Italia ha avviato un dialogo con la Commissione europea per proporre una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in linea con quanto previsto dal regolamento europeo 241/2021. Il Piano, che comprende 216 misure tra riforme e investimenti, è articolato in 621 obiettivi (milestone e target). Le richieste di revisione presentate riguardano 14 riforme e 93 investimenti, con impatti su 170 obiettivi e 45 descrizioni di misura.

L’attenzione principale si è, tuttavia, concentrata sugli obiettivi collegati alla settima rata di finanziamento, che ha portato alla proposta di modifica di 107 milestone e target, pari al 30% di quelli residui, insieme a 35 revisioni descrittive delle misure. Tra le modifiche più rilevanti vi sono quelle che comportano una rimodulazione finanziaria, in particolare nell’ambito della missione “energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”, gestita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Una parte significativa delle risorse destinate all’idrogeno per l’industria è stata riallocata verso lo sviluppo del biometano, permettendo un’accelerazione della produzione nazionale di questo gas rinnovabile.

Parallelamente, i fondi destinati alle infrastrutture di ricarica elettrica sono stati reindirizzati a un programma di incentivi per la rottamazione e la sostituzione di veicoli inquinanti con auto elettriche, con benefici ambientali e sanitari immediati. Oltre alle rimodulazioni finanziarie, sono state introdotte modifiche di tipo tecnico e operativo, come la correzione di errori materiali, la riduzione degli oneri amministrativi e l’introduzione di soluzioni alternative più efficaci per raggiungere gli obiettivi, senza ridurre l’ambizione del Piano. Alcuni esempi includono l’uso di tecnologie più avanzate nella produzione di silicio e una maggiore flessibilità nella formazione sulla contrattualistica pubblica. L’obiettivo è rendere il Piano più efficace e aderente alle sfide ambientali, sociali e tecnologiche del presente, accelerando il processo di transizione verde e digitale e garantendo risultati concreti entro le scadenze previste.

Governo – Proposta di revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-cabina-di-regia-palazzo-chigi/28752

DALLO SPAZIO DATI TEMPESTIVI

Il paper IMF affronta l’importanza di monitorare tempestivamente i cambiamenti nei flussi commerciali globali, data la forte interconnessione dell’economia mondiale. Variazioni nei modelli di scambio possono infatti anticipare svolte nell’attività economica, provocare effetti a catena in diverse regioni del mondo e offrire spunti sui cambiamenti strutturali in atto, come quelli legati alle tensioni geopolitiche. In risposta a queste esigenze, gli autori propongono un nuovo modello di “nowcasting” del commercio marittimo globale, basato su dati satellitari relativi ai movimenti delle navi.

Questo approccio, che si appoggia sulla piattaforma “IMF PortWatch”, permette di stimare in tempo quasi reale l’andamento del commercio mondiale, offrendo un indicatore mensile simile a un indice PMI. Un elemento distintivo di questo modello è che replica fedelmente i metodi utilizzati dagli enti statistici ufficiali: considera i valori doganali, i deflatori di prezzo e le stime di volume, andando oltre i limiti degli studi precedenti che si basavano semplicemente sulla quantità fisica di merci movimentate. Gli autori, inoltre, dimostrano come il loro modello possa fornire informazioni rapide su fenomeni come la “frammentazione del commercio” tra paesi geopoliticamente allineati.

In linea con altri studi recenti, si osserva una crescente tendenza alla frammentazione, mentre non emergono segnali chiari di una generale regionalizzazione del commercio globale. Il paper si inserisce in tre filoni di ricerca: l’utilizzo dei big data per l’analisi macroeconomica e commerciale, la pratica del nowcasting e lo studio della frammentazione e regionalizzazione degli scambi. Viene sottolineato che, pur essendo avanzato, il modello presentato non sostituisce i dati ufficiali, ma fornisce una stima utile, seppur soggetta a limiti come errori di misura, la presenza di trasbordi e difficoltà nel catturare alcuni aspetti tecnici del trasporto marittimo.

IMF – Nowcasting Global Trade from Space

https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2025/05/16/Nowcasting-Global-Trade-from-Space-566957

2025 ANNO DI TRANSIZIONE

La previsione economica di primavera per l’UE delinea un quadro di crescita moderata nei prossimi anni, segnato da persistenti incertezze geopolitiche e da un contesto commerciale globale sempre più frammentato. Per il 2025, la crescita del PIL reale è stimata all’1,1% nell’UE e allo 0,9% nell’Area euro, tassi simili a quelli del 2024. Si tratta di una revisione al ribasso rispetto alla previsione d’autunno, attribuibile in gran parte all’inasprimento delle tensioni commerciali, in particolare a causa delle tariffe introdotte e poi in parte sospese dagli Stati Uniti, che hanno aumentato l’incertezza sulle prospettive di scambio internazionale.

Nonostante queste difficoltà, si prevede un miglioramento per il 2026, con una crescita che dovrebbe salire all’1,5% nell’UE e all’1,4% nell’Area euro, sostenuta soprattutto dal rafforzamento dei consumi privati e dalla ripresa degli investimenti. L’inflazione dovrebbe calare più rapidamente del previsto, con il tasso nell’Area euro che si attesterà al 2% già entro la metà del 2025, raggiungendo l’obiettivo della BCE prima del previsto, e proseguendo in discesa fino all’1,7% nel 2026. Anche nell’UE l’inflazione si modererà, scendendo all’1,9% nel 2026. La crescita nel 2024 è stata leggermente superiore alle attese, grazie alla vivacità della spesa pubblica, all’aumento dell’occupazione e a un buon andamento dei consumi privati, sostenuti da un recupero del potere d’acquisto.

Anche le esportazioni di servizi hanno dato un contributo positivo, mentre gli investimenti, soprattutto quelli in beni strumentali e costruzioni residenziali, sono rimasti deboli a causa dell’elevata incertezza e dei costi di finanziamento ancora alti. Il contesto globale ha visto un’accelerazione nel 2024, trainata da Cina e Stati Uniti, ma si prevede un rallentamento nel biennio successivo, con una crescita mondiale (esclusa l’UE) stimata al 3,2% per il 2025 e il 2026. La domanda globale più debole e le tensioni commerciali continuano a pesare sulle esportazioni dell’UE, che cresceranno solo modestamente. Tuttavia, il calo dei prezzi energetici e l’apprezzamento dell’euro miglioreranno i termini di scambio e contribuiranno a mantenere stabile l’avanzo delle partite correnti. Gli investimenti, dopo una contrazione nel 2024, torneranno a crescere, ma meno di quanto previsto in precedenza.

European Commission – European Economic Forecast. Spring 2025

https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/european-economic-forecast-spring-2025_en