La rassegna della settimana: #1 MEF: nel 2024 l’indebitamento netto è migliorato più del previsto mentre per il 2025 le previsioni sono confermate. #2 IMF: l’invecchiamento sano della popolazione consentirà di contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento e della contrazione della forza lavoro. #3 PIIE: nel 2025 l’attività economica globale rallenterà a causa della volatilità e imprevedibilità delle decisioni politiche. Dell’amministrazione USA #4 Eurostat: nel 2024 il surplus commerciale del settore farmaceutico dell’UE di 193,6 miliardi di euro.


Il 9 aprile scorso il Governo italiano ha approvato il Documento di finanza pubblica (DFP). Nel 2025 l’indebitamento netto in percentuale del PIL è previsto al 3,3%, confermando quanto contenuto nel Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-29 di cui il DFP riporta la rendicontazione nel capitolo dedicato. Nel 2025 il PIL reale è previsto in aumento dello 0,6% e nel 2026 e 2027 grazie alla ripresa dei consumi, la crescita sarà dello 0,8%. Nel 2026 è confermata la stima dell’indebitamento netto al 2,8% del PIL, con l’obiettivo di uscire dalla procedura di deficit eccessivo (EDP). Nel 2027 il rapporto scenderà al 2,6% e nel 2028 al 2,3%. Dal 2027 l’impatto dei crediti d’imposta legati al Superbonus è previsto in diminuzione, circostanza che favorisce un percorso virtuoso di aggiustamento dei conti. (Leggi)

La tendenza verso un invecchiamento più salutare presenta un lato positivo dal punto di vista economico, ossia l’allungamento della vita lavorativa, l’incremento della forza lavoro e della produttività. È quanto emerge dal secondo capitolo del “World Economic Outlook” di aprile 2025. Gli aspetti positivi controbilanciano il rallentamento della crescita e l’aumento della pressione fiscale. Il Fondo Monetario Internazionale sottolinea l’importanza di implementare politiche che sostengano l’invecchiamento sano, aumentino la partecipazione alla forza lavoro tra gli anziani e colmino il divario di genere.  Sfruttando queste strategie, i Paesi possono sfruttare il potenziale della silver economy per stimolare la crescita e ricostituire le riserve fiscali in un contesto di crisi demografica. (Leggi)

Nel 2025 il PIL globale subirà un rallentamento rispetto al 3,2% del 2024: la crescita stimata è del 2,7% mentre nel 2027 vi sarà un lieve incremento al 2,8%. Sono le stime di un’analisi presentata all’evento “Global Economic Prospects: Spring 2025” del Peterson Institute for International Economics (PIIE). I dazi USA stanno interrompendo le catene globali di approvvigionamento, incrementando il livello dei prezzi, ed erodendo i redditi reali (faticosamente tornati ai livelli pre crisi inflativa del 2022). L’attività economica è resa incerta dalla volatilità e imprevedibilità delle decisioni politiche. In questo contesto in cui i dazi sono modificati di frequente è difficile per le imprese investire e pianificare. (Leggi)

Nel 2024, le esportazioni dell’UE di medicinali e prodotti farmaceutici sono aumentate del 13,5% rispetto al 2023, raggiungendo i 313,4 miliardi di euro. È quanto emerge da un comunicato Eurostat “Exports of medicinal and pharma products up by 13.5%”. Allo stesso tempo, le importazioni hanno registrato un modesto aumento dello 0,5%, attestandosi a 119,7 miliardi di euro. Di conseguenza, nel 2024, il surplus commerciale dell’UE nel settore dei medicinali e dei prodotti farmaceutici ha raggiunto nel complesso 193,6 miliardi di euro, toccando livelli record. Il settore potrebbe essere presto bersaglio dei dazi da parte dell’amministrazione USA, con l’obiettivo di portare una parte della produzione in quel Paese. (Leggi)

MIGLIORA L’INDEBITAMENTO NETTO

Il Documento di Finanza Pubblica, dopo sei mesi dalla presentazione dl Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 (Piano), è chiamato alla rendicontazione dello stato di avanzamento delle misure adottate nell’ambito dei saldi di finanza pubblica. Le nuove regole della governance europea prevedono l’invio entro il 30 aprile di ciascun anno. Il nuovo DFP è stato redatto in un contesto transitorio in quanto la normativa nazionale di finanza pubblica non è stata ancora aggiornata alla nuova normativa della governance europea. Il Piano prevedeva la diminuzione della spesa netta dell’1,9% nel 2024.

Secondo i dati Istat l’obiettivo è stato superato in quanto è stata ottenuta una riduzione del 2,1% mentre per il 2025 sono in linea con l’obiettivo prefissato di -1,3%. Nel 2024 la crescita del PIL reale è stata dello 0,7%, 0,3 p.p. in meno rispetto a quanto Previsto nel Piano. Nella prima parte del 2025 vi sono segnali di una ripresa dell’attività economica, sebbene nel secondo semestre l’attività economica potrebbe rallentare a causa dell’introduzione di dazi da parte degli USA. Le stime di crescita per il triennio successivo sono prudenti: il PIL reale crescerà di +0.6% nel 2025 e di +0,8% nel 2026 e nel 2027 grazie alla ripresa di consumi e anche nel 2028 la crescita prevista è dello 0,8%.

Nel 2024 dal lato della finanza pubblica l’indebitamento netto si è attestato al 3,4% sul PIL con un miglioramento significativo sia rispetto alle previsioni del Piano 3,8% sul PIL sia sul dato dell’ultimo DEF 4,3% sul PIL. Anche in caso di crescita contenuta il miglioramento dell’indebitamento netto oltre le previsioni consente di raggiungere l’obiettivo del 3,3% per il 2025 e il 2,8% nel 2027. In questo modo viene confermata, per quell’anno, l’uscita dalla Procedura per disavanzi eccessivi. Il debito pubblico seguirà l’andamento indicato nel Piano, ossia un incremento fino al 2026 e una progressiva diminuzione a partire del 2027. Nel 2024, tuttavia il debito pubblico si è attestato a un livello inferiore a quanto indicato nel Piano 135,3% del PIL invece di 135,8%. In questo modo la previsione è stata traslata verso il basso per tutto l’orizzonte del Piano.

MEF – Documento di finanza pubblica (DFP)

https://www.mef.gov.it/inevidenza/Approvato-il-DFP-Giorgetti-momento-complicato-ma-Italia-rispetta-tutti-gli-indicatori/

UN’ECONOMIA D’ARGENTO CONTRO L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE

Le economie avanzate stanno affrontando un cambiamento demografico senza precedenti. L’incremento della percentuale di ultrasessantacinquenni e la contestuale contrazione delle nascite (sia per numerosità delle donne fertili sia per la contrazione del tasso di fertilità) sta comportando una contrazione della popolazione in età dal lavoro. Entro il 2035, tutte le economie avanzate e i maggiori mercati emergenti avranno superato la soglia del “punto di svolta demografico”. Queste tendenze esercitano pressioni sulla finanza pubblica e rallentano la crescita economica con le politiche correnti.

La spesa sanitaria è prevista in aumento così come la spesa pensionistica. Con l’incremento della percentuale di lavoratori anziani la produttività diminuisce. Uno dei principali motori del cambiamento demografico è l’aumento della longevità. La riduzione dei tassi di mortalità nella mezza età e nella terza età ha portato a un aumento significativo dell’aspettativa di vita e della longevità. Dai microdati provenienti da indagini su individui di età pari o superiore a 50 anni condotte nel periodo 2000-2022 in 41 economie di mercato avanzate ed emergenti risulta un invecchiamento sano su vasta scala, come dimostrato da una serie di indicatori di salute fisica, cognitiva e mentale che mostrano un miglioramento nel tempo.

Ad esempio, le capacità cognitive di una persona di 70 anni nel 2022 sono paragonabili a quelle di una persona di 53 anni nel 2000. Secondo il Fondo Monetario Internazionale sono necessarie politiche volte a migliorare il capitale umano dei lavoratori anziani al fine di aumentare la produttività e ridurre il divario di partecipazione rispetto ai lavoratori in età lavorativa. Anche le politiche volte a ridurre il divario nella partecipazione alla forza lavoro, in particolare promuovendo una maggiore partecipazione femminile, possono generare dividendi di crescita sostanziali per contrastare gli ostacoli demografici.

IMF – World Economic Outlook – April 2025

https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2025/04/22/world-economic-outlook-april-2025

L’INCERTEZZA POLITICA RIDUCE GLI INVESTIMENTI

L’introduzione di dazi determinerà un rallentamento della crescita negli USA. L’interruzione delle catene globali di approvvigionamento, il ritorno dell’inflazione e l’erosione dei salari reali produrrà una brusca frenata dell’attività economica USA dal 2,5% annualizzato del 2024 allo 0,1% del 2025. L’inflazione è prevista in aumento e raggiungerà il 4,5%, il massimo previsto, alla fine dell’anno; la disoccupazione aumenterà al 5% per diminuire nel 2026. Vi sono altre azioni che stanno peggiorando la situazione negli USA: i licenziamenti federali e le interruzioni operative legate al nuovo Dipartimento per l’efficienza governativa stanno aumentando l’incertezza senza migliorare significativamente la posizione fiscale.

Anche l’ampio pacchetto fiscale, previsto per la fine dell’anno, probabilmente contribuirà poco a ridurre il deficit di bilancio federale rispetto alle politiche attuali. I mercati finanziari hanno reagito negativamente ai recenti cambiamenti di politica economica, sebbene i dati concreti su spesa e occupazione rimangano relativamente stabili. Tale resilienza potrebbe riflettere, in parte, uno spostamento dei tempi poiché le famiglie e le imprese anticipano gli acquisti in previsione di prezzi più alti. La politica monetaria dovrà affrontare un equilibrio difficile. La Federal Reserve probabilmente manterrà i tassi di interesse stabili fino alla fine dell’anno, in attesa di segnali più chiari di un rallentamento dell’inflazione.

Nel frattempo, le decisioni politiche saranno complicate dall’incertezza sia sulle aspettative di inflazione che sul tasso di interesse neutrale. Al di fuori degli USA, il quadro è in chiaroscuro. Il Messico si trova in difficoltà perché ha in fondamentali economici più deboli e deve affrontare la revisione dei termini dell’accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA). In Europa e nel Regno Unito si prevede una crescita moderata, con l’Area dell’euro sostenuta dall’emissione coordinata di debito e dall’aumento della spesa per la difesa mentre in Cina, si prevede un tasso di crescita ben al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato dal governo. Al momento, la probabilità di una recessione negli Stati Uniti nei prossimi 12 mesi è stimata al 40% anche se un cambio di rotta dell’amministrazione USA potrebbe alleviare la pressione inflazionistica e ripristinare la fiducia nelle imprese.

PIIE – Policy shocks and rising uncertainty are weakening the global outlook

https://www.piie.com/blogs/realtime-economics/2025/policy-shocks-and-rising-uncertainty-are-weakening-global-outlook

L’UE DIFENDA IL SETTORE FARMACEUTICO

Il settore farmaceutico è un’industria fondamentale per l’Unione europea ed eventuali dazi rappresentano un rischio per l’attività produttiva. Dai dati Eurostat riferiti all’anno 2024 rispetto al 2023, le importazioni sono cresciute di 1 miliardo di euro corrispondenti a +0,5% mentre le esportazioni sono cresciute di 37 miliardi corrispondenti a +13,5%. Il surplus commerciale è aumentato da 157 miliardi di euro a 194 miliardi di euro. Nell’ultimo decennio (2014-2024) il surplus commerciale è passato da 58 miliardi di euro a 194 miliardi; le importazioni sono cresciute del 74% e le importazioni del 148%.

Nel 2024 gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale dell’UE per i prodotti medicinali e farmaceutici. Le esportazioni verso gli Stati Uniti (38%) rappresentano quasi i due quinti di tutte le esportazioni dell’UE, seguite a distanza da Svizzera (16%) e Regno Unito (6%). Tra il 2023 e il 2024, le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite del 2,4%, mentre le esportazioni sono aumentate del 29,6%. Ciò ha portato a un incremento del surplus commerciale: da 45 miliardi di euro nel 2023 a un livello record di 74 miliardi nel 2024. Tra il 2014 e il 2024, la crescita media annua delle esportazioni è stata del 14,9% all’anno mentre le importazioni sono cresciute del 7,7% all’anno.

La percentuale delle importazioni intra-UE sul totale delle importazioni (intra + extra) di medicinali e prodotti farmaceutici varia notevolmente tra i paesi dell’UE nel 2024. Per Lussemburgo, Lituania ed Estonia è superiore al 93%, mentre per Slovenia e Malta è inferiore al 40% co una media per l’UE del 69%. La Germania ha registrato le maggiori esportazioni extra-UE (68 miliardi di euro), seguita da Irlanda (56 miliardi di euro) e Belgio (41 miliardi di euro). Quattro paesi hanno registrato percentuali superiori al 20% per i prodotti medicinali e farmaceutici sul totale delle loro esportazioni extra-UE: Slovenia (69%), Irlanda (42%), Danimarca e Belgio (entrambi 25%).

Eurostat – Exports of medicinal and pharma products up by 13.5%

https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-eurostat-news/w/ddn-20250414-1