La rassegna della settimana: #1 Ministero della Salute: l’impegno di spesa dei fondi della Missione 6 salute è ancora troppo basso. Il Ministro Schillaci ribadisce la necessità di raggiungere gli obiettivi comunitari al fine di evitare il definanziamento. #2 The Lancet: centralizzare nuovamente alcune funzioni del SSN. È questa la risposta italiana all’editoriale in cui si accusava il SSN di essere troppo frammentato in 21 sistemi regionali. #3 Bruegel: le tariffe reciproche del Fair and Reciprocal Plan non sono “reciproche”, sono contrarie alle regole del WTO e danneggiano tutte le economie in gioco. #4 Banca d’Italia: un bando della Regione Lazio del 2012 desinato a imprese innovative, giovani o legate al mondo accademico e della ricerca, ha avuto ricadute positive sulle imprese locali.


Il 6 marzo scorso la Cabina di regia PNRR dedicata alla Missione Salute ha incontrato le Regioni e provincie autonome per fare il punto sullo stato di avanzamento della Missione 6 salute. L’incontro ha offerto un quadro in chiaroscuro: lo stato di avanzamento di Case della comunità (M6 Componente 1 Investimento 1.1), Ospedali di comunità (M6C1I1.3), Verso un Ospedale Sicuro e Sostenibile (M6C2I1.2.1), Digitalizzazione DEA (M6C2I1.1.1) e Grandi apparecchiature (M6C2I1.1.2) procede a differente velocità. È stato avviato in media poco più del 90% rispetto ai Target minimi di rilevanza comunitaria (T2 2026). Vi sono tuttavia ancora marcate disparità regionali; inoltre, rispetto al budget previsto dalla programmazione UE è stato impegnato solo minima parte dei fondi. (Leggi)

Prosegue il dibattito avviato da un editoriale pubblicato sulla rivista The Lancet in cui si evidenziavano le criticità del SSN italiano frammentato in ventuno sistemi sanitari regionali. In particolare, l’editoriale si soffermava sulla mancata interoperabilità dei dati sanitari tra i SSR enfatizzando la disparità tra le regioni e la difficoltà di accesso alle cure alla base della mobilità sanitaria interregionale. In risposta, un editoriale intitolato “Rcognizing the limits of the 21 different Italian healthcare regional systems: an opportunity for change?” riconosce la necessità di centralizzare nuovamente alcune funzioni del sistema sanitario e annuncia la presentazione di una petizione al parlamento a riguardo. (Leggi)

L’editoriale Bruegel a firma P.C. Mavroidis intitolato: “‘Reciprocal’ tariffs: what’s in a word?”, cerca di fare chiarezza sulla frase ambigua (e sulle reali intenzioni) riportata in un memorandum presentato dal Presidente USA Trump in cui si intende applicare alle controparti commerciali USA tariffe ‘reciproche’ nell’ambito del Fair and Reciprocal Plan. Secondo l’autore il Piano non opera secondo una ragionevole definizione di reciprocità, è illegale secondo le leggi del WTO, danneggerebbe gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali e potrebbe innescare una serie di reazioni che porrebbe fine al sistema di commercio globale così come ha funzionato fino a questo momento. (Leggi)

Nel 2011 la Regione Lazio, nell’ambito del programma POR FESR 20027-2013, ha pubblicato un avviso pubblico per “Sostegno agli spin-off da ricerca”, modificato nel 2012. L’obiettivo del bando era di rafforzare il sistema produttivo della Regione Lazio attraverso la promozione della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. La misura era destinata a giovani al di sotto dei 35 anni, a progetti finanziati da università o provenienti dal mondo della ricerca. Un Occasional Papers della Banca d’Italia intitolato “The impact of public incentives on the birth of innovative start-ups” di G. Albanese e R. Bronzini ha analizzato l’impatto della misura che si è dimostrata efficace nel creare imprese innovative. (Leggi)

ACCELERARE L’IMPEGNO DEI FONDI PNRR

Nell’incontro tra la Cabina di regia PNRR dedicata alla Missione salute con i presidenti delle Regioni e dei rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presente il Ministro della salute Schillaci, è stato illustrato lo stato di avanzamento di alcune componenti della Missione 6 con dati aggiornati a febbraio 2025. Al 20 febbraio 2025 i cantieri delle “Case della comunità”, avviati o conclusi, erano 943 corrispondenti al 91 % del Target minimo di rilevanza comunitaria (T2 2026) di cui il 4% sono in fase di collaudo. Gli importi impegnati di 291.8 milioni di euro sono piuttosto bassi perché rappresentano il 14,59% del Budget PNRR di 2 miliardi di euro (range 80,94% Val d’Aosta – 0,0% PA di Bolzano).

A questo proposito il Ministro Schillaci ha ribadito la necessità di raggiungere, a livello nazionale, gli obiettivi comunitari in quanto il non raggiungimento comporterebbe una decurtazione dei fondi che colpirebbe tutte le Regioni. Alla stessa data i cantieri degli “Ospedali di comunità”, avviati o conclusi, erano 278 su 308 corrispondenti al 91% del Target minimo di rilevanza comunitaria di cui il 5% in fase di collaudo. Gli importi impegnati di 115,1 milioni di euro sono piuttosto bassi perché rappresentano l’11,51% del Budget PNRR di 1 miliardo (range 36,42% Liguria – 1,85% Molise). Il Ministro ha evidenziato, inoltre, che l’obiettivo del ministero è di sostenere tutti i soggetti attuatori nelle attività di investimento attraverso i Contratti Istituzionali di Sviluppo al fine di garantire la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM77.

I cantieri attivati o conclusi della misura “Verso un ospedale sicuro e sostenibile,” sono 86 sugli 84 previsti dal Target minimo. Anche per questo investimento l’impegno dei fondi è minimo rispetto al Budget previsto 68,4 su 638,5, corrispondenti al 10,71% (range 86,58% PA di Bolzano – 0,00% Abruzzo). Sono stati avviati l’82% di cantieri conclusi o previsti per la “Digitalizzazione dei DEA2 anche se resta basso il livello di spesa al 17,63%. L’ammodernamento tecnologico delle “Grandi apparecchiature” è all’80% rispetto al target mentre il livello di spesa è significativamente più elevato al 47,73%.

Ministero della Salute – Missione 6 Salute. Incontro Regioni e Province Autonome 6 marzo 2025

https://www.pnrr.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=6770

CENTRALIZZARE ALCUNE FUNZIONI DEL SSN

Un editoriale pubblicato lo scorso gennaio su The Lancet Regional Health aveva evidenziato l’eccessiva frammentazione del sistema sanitario italiano dopo la riforma del 2001. Ventuno sistemi sanitari regionali (considerate le provincie autonome di Trento e Bolzano) senza la gestione centralizzata per la raccolta e la condivisione dei dati sanitari, in particolare negli ospedali e tra i medici di medicina generale. Viene sminuita, in questo modo, l’efficacia del fascicolo sanitario elettronico, il cui ruolo è ritenuto fondamentale soprattutto nella mobilità sanitaria interregionale che comporta un trasferimento tra Regioni di 3,3 miliardi di euro ogni anno.

La mancata condivisione di dati tra Regioni comporta una duplicazione della diagnostica (strumentale e clinica) con un conseguente aumento della spesa sanitaria e un danno per la salute dei pazienti. Sulla stessa testata è stato pubblicato un editoriale in risposta di P. Piscitelli, A. Miani, F. Schittulli, F Anelli, L. Gesualdo, e A. Colao. La riforma del 2001 è stata adottata nonostante vi fossero, sin dall’inizio, marcate disuguaglianze nella qualità delle performance sanitarie. L’adozione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) che avrebbe dovuto colmare i divari e garantire un accesso equo a tutti i cittadini, ha risentito di questi differenti punti di partenza innescando il costoso fenomeno della mobilità sanitaria interregionale.

A questo si è aggiunta la scelta di focalizzarsi dal 1980, nell’assistenza ospedaliera, principalmente sui ricoveri per acuti i posti letto per 1000 abitanti sono diminuiti da 9,9 a 3,3. Ne è seguito il collasso del pronto soccorso che viene utilizzato per curare patologie che potrebbero essere trattate a livello ambulatoriale e l’incremento dei tempi di attesa che ha compromesso l’equità nell’accesso alle cure. Gli autori sottolineano come alcune funzioni del SSN potrebbero essere nuovamente centralizzate con lo sviluppo di un’unica cartella clinica elettronica e la creazione di un’unica centrale acquisti nazionale per dispositivi medici. La cartella clinica elettronica sarebbe secondo gli autori “il punto di svolta” nell’interoperabilità dei dati; la centrale unica di acquisti per dispositivi e forniture mediche ridurrebbe le differenze di costi di approvvigionamento attualmente esistenti e i risparmi correlati andrebbero a ridurre le disuguaglianze tra Regioni.

The Lancet – Recognizing the limits of the 21 different Italian healthcare regional systems: an opportunity for change?

https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(25)00042-0/fulltext

I GIOCHI DI PAROLE NELLA GUERRA COMMERCIALE

L’obiettivo sottostante al Fair and Reciprocal Plan è la riduzione del deficit commerciale degli Stati Uniti. La mancanza di reciprocità sarebbe, secondo il Presidente Trump, all’origine dell’ampio e persistente deficit commerciale del Paese. Gli USA sono stati sottoposti da parte degli altri Paesi a varie pratiche commerciali che vanno dalle tariffe, alle tasse e ai volumi di importazione. Le tariffe reciproche hanno lo scopo di contrastare tali misure favorendo la riduzione del deficit commerciale.

Secondo Mavroidis, il deficit commerciale USA non è conseguenza di tali misure in quanto, come già la letteratura economica segnalava ai tempi della prima amministrazione Trump, i fattori più importanti sono la politica fiscale, l’intervento sui mercati valutari, i tassi di crescita economica tendenziale, i livelli di reddito pro capite e il potenziale invecchiamento della popolazione. Questi fattori sono amplificati dalla configurazione dei mercati finanziari: quando i mercati finanziari sono aperti l’effetto sul deficit commerciale del Paese è maggiore. In secondo luogo, si intendono punire anche le pratiche commerciali non discriminatorie come l’imposta sul valore aggiunto (IVA) un’imposta applicata da più di 170 Paesi. In terzo luogo, il senso che Trump dà alla parola “reciprocità” è diverso da quello inteso da tutti gli altri Paesi ma soprattutto è profondamente diverso dalla reciprocità che è alla base dell’attuale sistema commerciale internazionale.

Il termine reciprocità è previsto all’articolo 22.4 sull’intesa della risoluzione delle controversie: viene fornito il parametro di riferimento per calcolare le sanzioni tariffarie nel caso un autore di un atto illegale si rifiuti di applicare la risoluzione di un organo giudicante del WTO. La reciprocità è, inoltre, alla base degli accordi commerciali ed è il parametro di riferimento nel caso in cui un membro del WTO voglia riconsiderare l’accordo. Per gli Stati Uniti, la reciprocità come definita dal FRP comporterebbe una perdita di sovranità, poiché la politica tariffaria statunitense si ridurrebbe a imitare misure commerciali decise e implementate in altri Paesi. La legislazione FRP è un attacco diretto al multilateralismo, che dà agli Stati Uniti il diritto di imporre tariffe su qualsiasi paese in base alla propria percezione di ciò che è giusto, distruggendo l’attuale sistema di commercio globale.

Bruegel – ‘Reciprocal’ tariffs: what’s in a word?

https://www.bruegel.org/analysis/reciprocal-tariffs-whats-word

QUALI INCENTIVI PER LE INDUSTRIE INNOVATIVE

Il Bando della Regione Lazio “Sostegno agli spin-off da ricerca” del 2012 (POR FESR 2007 2013) aveva l’obiettivo di incrementare le startup innovative nella regione con una dotazione di finanziaria di 14 milioni di euro. Il programma ha finanziato le imprese costituende i cui soggetti promotori o soci avevano ricevuto una borsa di ricerca oppure sostenute da accordi con università o enti di ricerca oppure con la maggioranza dei soci appartenenti al mondo della ricerca oppure infine con la maggioranza di soci promotori con età al di sotto dei 35 anni e laureati in discipline tecnico-scientifiche.

Per quanto riguarda il tipo di sostegno, il programma si basava su incentivi per investimenti materiali e immateriali e altri costi di avviamento, come quelli per la sede centrale o per il personale. Gli incentivi potevano coprire fino all’80% dei costi ammissibili. L’importo del sostegno economico era compreso tra 35mila e 150mila euro per progetto. Tra agosto 2012 e giungo 2023 sono stati presentati 304 progetti di cui 25 sono stati ritirati o respinti in seguito a un controllo di conformità dei requisiti. Alla fine del processo di valutazione sono stati approvati 134 progetti. L’analisi dell’efficacia della misura è stata effettuata su un campione di 270 imprese: 134 ammesse al finanziamento (di cui 128 startup) e 136 respinti (che costituisce il campione di controllo).

La valutazione della misura è positiva: il 52% (67) delle imprese finanziate non sarebbe nata senza il supporto pubblico. La Regione Lazio ha speso 210mila euro per ogni nuova azienda creata e 234mila euro per ogni dipendente (si consideri che non sono stati rilevati i lavoratori autonomi). Complessivamente la misura ha incrementato il valore aggiunto delle imprese locali. In media ciascuna delle 67 imprese ha prodotto un valore aggiunto medio annuo di 25600 euro per complessivi 1,7 milioni di euro. Per recuperare gli importi erogato sono necessari 8 anni, 12 se si considera che il 30% delle imprese non è sopravvissuto oltre i 5 anni. Le startup beneficiarie degli incentivi hanno registrato un tasso di sopravvivenza analogo a quello di imprese equivalenti, sebbene la crescita del fatturato, occupazione e attivo di bilancio sia stata inferiore a causa della presenza di una quota maggiore di imprese con performance negative.

Banca d’Italia – L’impatto dei sussidi pubblici sulla nascita di imprese innovative

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0915/index.html