La rassegna della settimana: #1 Istat: i dati di fine 2024 sulla produzione indugiale del nostro paese, con un approfondimento sulla crisi dei settori portanti della nostra manifattura e i timidi segnali di riallocazione. #Banca d’Italia: la congiuntura internazionale risente ancora delle incertezze sull’andamento dell’inflazione e le banche centrali proseguono l’allentamento della politica monetaria. Le economie avanzate rallentano il passo tranne gli USA.
A dicembre 2024 la produzione industriale (escluse le costruzioni) segna il settimo trimestre consecutivo in contrazione -3,1% rispetto al mese precedente, -7,1% in termini tendenziali (su dati al netto degli effetti del calendario) e -1,2% rispetto al trimestre precedente. Tra i principali raggruppamenti di industrie, l’unico con l’indice mensile, su dati destagionalizzati, con segno positivo è il settore dell’energia +0,9%. La produzione di beni strumentali segna –3,3%, quella dei beni intermedi -3,6% la produzione di beni di consumo -3,3% (durevoli -3,8% non durevoli -3,2%). (Leggi)
L’economia dei Paesi avanzati sta vivendo una fase di rallentamento con l’eccezione dell’economia degli Stati Uniti. È quanto riportato dal Bollettino Economico 1/2025 della Banca d’Italia. È un quadro prevedente all’insediamento della nuova amministrazione americana, che apporterà profonde modifiche alla politica economica e globale del Paese con inevitabili ricadute a livello globale. L’incertezza sull’andamento dell’inflazione è ancora elevata. A gennaio si è registrato un incremento atteso nell’area euro (incremento del prezzo del gas) ma inatteso negli Stati Uniti. In questo scenario i banchieri centrali si stanno muovendo con prudenza. (Leggi)
INDUSTRIA IN ITALIA OLTRE IL MITO DEL CALABRONE
La crisi dell’industria italiana sembra inarrestabile: da sette trimestri l’indice della produzione industriale è in contrazione passando da 97,8 nel II trimestre 2023 a 93,1 nel IV trimestre 2024. Sul nostro Paese pesano una serie di fattori esogeni: alcuni sono lontani nel tempo, la concorrenza cinese, le conseguenze del post pandemia, dell’invasione dell’Ucraina e dell’impennata dell’inflazione a partire dalla seconda metà del 2021: crisi dell’industria tedesca e debolezza dell’area euro, incertezza sui prezzi dell’energia, stretta monetaria e inflazione. Recentemente si stanno profilando all’orizzonte nuovi rischi ancora non direttamente imputabili come le tensioni sul commercio internazionale innescate dalla politica dei dazi della nuova amministrazione USA. Vi sono anche storici elementi di debolezza interni come la dimensione insufficiente delle imprese, il costo del lavoro elevato, la bassa produttività del lavoro (nel 2023 si è osservata una contrazione del 3,1%) e scarsa propensione all’innovazione.
Il comparto sta risentendo in modo marcato della debolezza della manifattura nell’area euro dove a dicembre 2024 l’indice della produzione industriale si è contratto dell’1,1% (UE -0,8%) rispetto al mese precedente mentre in termini tendenziali la contrazione è stata del 2,0% (UE -1,7%). La debolezza dell’industria dell’area euro e, di riflesso, di quella italiana dipende in gran parte dalle difficoltà dell’industria tedesca il cui peso sull’economia dell’area euro è di un terzo sulla manifattura e della metà sul comparto dei beni di investimento.
Nel nostro Paese stiamo assistendo anche a un riposizionamento tra e all’interno dei settori industriali: sono in crisi il settore legato al Made in Italy: l’automotive, il cui indice si è contratto del 43% rispetto a dicembre del 2023, l’abbigliamento e il tessile in calo del 16%, l’industria del mobile dell’8%, la produzione di scarpe del 20% e la la fabbricazione di macchinari -8% Anche l’industria farmaceutica segna il passo -8%. Tra i settori in marcata controtendenza si segnalano, oltre alla produzione di energia elettrica e gas +5%, la produzione di armi +137% e la fabbricazione di computer e periferiche +50%.
A questo quadro poco roseo si contrappone una narrazione consolidata sulla realtà di una parte dell’industria italiana la quale, nonostante i problemi strutturali, è presente con successo nei mercati globali (in analogia a quando si narra sul calabrone che vola nonostante la sua struttura sia in adatta al volo). In questa nota riassumiamo alcune delle cause del declino dell’industria italiana, contestualmente di analizzare quali settori sono colpiti in modo più marcato dalla crisi e se vè in atto una riallocazione delle risorse verso settori a produttività più elevata. Quest’ultimo è il segnale di un’industria che cerca di uscire dalla crisi con nuove strategie, smentendo l’immagine stereotipata del miracolo del calabrone. La strada da percorrere è ancora lunga e il successo non è assicurato.
Come abbiamo visto, a dicembre 2024 l’indice della produzione industriale si è contratto dell’1,2% rispetto al III trimestre (contro un dato atteso di -0,3%). Tra i settori la contrazione più marcata è stata registrata dell’indice della produzione industriale dell’automotive italiano che risulta quasi dimezzato. Questo settore rappresentava (secondo i dati del 2021) il 6,5% del valore aggiunto del settore manifatturiero con un’occupazione di 170mila unità. Il nostro Paese risente della recente debolezza del settore automobilistico tedesco. La crisi è stata innescata oltre che dalle condizioni generali di debolezza dell’industria, soprattutto dal calo della domanda e dalla concorrenza delle automobili cinesi. La domanda è stata penalizzata dall’incertezze connesse alla transizione del mercato dell’UE verso la produzione di veicoli elettrici. Alcuni elementi come la possibile riapertura dei termini del 2025 hanno rallentato gli investimenti nell’auto elettrica. Ai dazi sull’importazione sulle auto cinesi potrebbero seguire restrizioni sulle esportazioni di auto europee, aumentando la debolezza. Il settore dell’auto tedesco persa il 16% sulla produzione manifatturiera, un valore quasi che doppio rispetto alla media europea e quasi il triplo di quella italiana.
Anche i settori più tradizionali del Made in Italy sono in sofferenza: l’indice della prodizione industriale di scarpe è in contrazione del 20%, l’abbigliamento si contrale del 16%, industria farmaceutica e quella del mobile segnano -8%. Nonostante le contrazioni che influenzano l’andamento complessivo del comparto (calcolato tradizionalmente senza le costruzioni), rispetto al 2023 si osserva la crescita della prodizione in alcuni macrosettori: l’attività estrattiva +7,4% , il dato positivo della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria, +5%. Tra i sottosettori in marcata controtendenza si segnalano la produzione di armi +137% e la fabbricazione di computer e periferiche +50%. Si tratta in prima analisi di segnali, ancorché prematuri, dell’inizio di un riposizionamento tra settori, il cui impatto sarà attentamente monitorato.

INCERTEZZA SULL’INFLAZIONE RALLENTA L’ECONOMIA
Alla fine del 2024 la crescita delle economie avanzate è in frenata a eccezione degli USA. Il prezzo del gas è tornato ad aumentare a causa delle tensioni geopolitiche mentre il prezzo del petrolio è rimasto sostanzialmente stabile. Sul versante della politica monetaria domina l’incertezza. Negli Stati uniti la Federal Reserve ha tagliato di 25 punti base i tassi di riferimento portandoli in una forcella tra il 4.25 e il 4.50%. Il comitato FOMC ritiene, tuttavia, che a fronte della lenta discesa dell’inflazione e del tasso di disoccupazione non troppo elevato sia opportuno procedere con un allentamento dei tassi più graduale. In altri Paesi i Banchieri centrali restano prudenti: la Banca centrale cinese e la banca d’Inghilterra nelle ultime riunioni hanno lasciato inalterati i tassi di riferimento.
Nell’area euro l’inflazione si mantiene intorno al 2% – 2,7% a dicembre 2024 – mentre la congiuntura è debole: si registra un rallentamento dei consumi privati e degli investimenti, associato a una debole dinamica delle esportazioni mentre la manifattura sta attraversando una fase di marcata debolezza. Il rallentamento dell’economia dell’area euro è condizionato della debolezza della manifattura non più compensato dalla dinamica dei servizi. Sul versante dell’inflazione, pesa la variazione positiva dei servizi che si mantiene elevata a causa dell’adeguamento ritardato dell’incremento dei prezzi dei mesi precedenti. La crescita è stata rivista al ribasso: 1% all’anno nel triennio 2025-2027.
In questo scenario la politica della Banca centrale europea si mantiene prudente anche se prosegue l’allentamento dei tassi di riferimento. Nell’ultima riunione i tassi di riferimento sono stati ridotti di 25 punti base e nel 2025 si attende un’ulteriore riduzione cumulata di 75 punti base (queste previsioni dovranno essere confermate alla luce dei nuovi sviluppi della politica estera statunitense). Nel nostro Paese le stime più recenti confermano la perdita di slancio dell’attività economica: pesano, contestualmente all’andamento dell’area euro, il rallentamento dei consumi finali e degli investimenti, del momento difficile della manifattura e del rallentamento dei servizi. Il settore delle costruzioni si sta riposizionando sulle opere previste dal PNRR, compensando il rallentamento dell’edilizia nel settore residenziale.
Banca d’Italia – Bollettino economico 1/2025
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-economico/2025-1/index.html



