La rassegna della settimana: #1 AIFA: nel 2023 la spesa farmaceutica complessiva si è attestata a 36,2 miliardi di euro di cui il 68,7% a carico del SSN. #2 arXiv: tra la metà degli anni ‘90 e il 2020, la percentuale di articoli di economia sanitaria nelle riviste “top-5” è cresciuta dal 2% al 6%. #3 Commissione europea: nel 2025 la crescita dell’Area euro sarà positiva 1,3% mentre nell’UE la crescita sarà leggermente più sostenuta all’1,5% grazie all’incremento dei consumi e al rimbalzo degli investimenti dopo la contrazione del 2024.
Nel 2023 la spesa farmaceutica complessiva si è attestata a 36,2 miliardi di euro di cui il 68,7% a carico del SSN. È quando emerge dal “Rapporto OsMed 2023 – L’uso dei Farmaci in Italia” dell’AIFA. Il consumo giornaliero di farmaci in Italia è pari a 1.899 dosi di medicinali ogni 1000 abitanti, di cui il 69,7% erogato dal SSN e il restante a carico dei cittadini. Il rapporto evidenzia ampie differenze nelle prescrizioni dei farmaci regionali non giustificate dal punto di vista epidemiologico ma frutto di inappropriatezza prescrittiva a cui bisogna porre rimedio. In aumento il consumo di antibiotici nonostante le campagne par arginare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. (Leggi)
Negli ultimi 30 anni l’economa sanitaria da disciplina di nicchia è diventata sempre più importante. È il risultato saliente di un paper pubblicato su arXiv di L. Gschwent, B. Hammarfelt, M. Karlsson e M. Kifmann, intitolato “The Rise of Health Economics: Transforming the Landscape of Economic Research”. Tra la metà degli anni ‘90 e il 2020, la percentuale di articoli di economia sanitaria nelle riviste “top-5” è cresciuta dal 2% al 6% mentre la loro presenza in altre riviste di interesse generale è raddoppiata dal 7% al 14%. In questo periodo anche nelle riviste specializzate in campi distinti ma correlati – lavoro, sviluppo, economia pubblica – la presenza degli articoli di economia sanitaria è aumentata. (Leggi)
L’evoluzione della congiuntura dell’UE appare ancora legata al rischio dell’incremento della volatilità del prezzo del gas e delle materie prime e dalla guerra in Ucraina. Grazie al calo dell’inflazione più che dimezzata dal 5,4% del 2023, il reddito disponibile delle famiglie è in aumento mentre il mercato del lavoro continua a creare nuova occupazione. È quanto merge dalle “European Economic Forecast. Autumn 2024” della Commissione europea. Nel 2025 la crescita dell’Area euro sarà positiva 1,3% mentre nell’UE la crescita sarà leggermente più sostenuta all’1,5% grazie all’incremento dei consumi e al rimbalzo degli investimenti dopo la contrazione del 2024. L’Italia crescerà dell’1% meglio di Francia +0,8% e Germania +0,7%. (Leggi)

L’ABUSO DEI FARMACI IN ITALIA
Nel 2023 la spesa farmaceutica totale è stata pari a 36,2 miliardi di euro, di cui il 68,7% rimborsato dal SSN. La spesa territoriale pubblica, comprensiva di quella convenzionata e in distribuzione diretta e “per conto”, è stata di 12 miliardi e 998 milioni, con un aumento rispetto all’anno precedente del 3%. La spesa per compartecipazione a carico del cittadino è stata, invece, pari a 1 miliardo e 481 milioni, circa 25 euro pro-capite, dato in calo dell’1,3% dovuto alla riduzione del 2,5% del differenziale di prezzo rispetto al generico dovuto da chi acquista invece il farmaco “originator”. Aumenta invece dell’1,7% la spesa per i ticket sulla ricetta o la confezione.
La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture pubbliche è stata pari a 16,2 miliardi di euro e ha registrato una crescita dell’8,4% rispetto al 2022. Nel 2023 in Italia ogni giorno sono state consumate complessivamente 1.899 dosi di medicinali ogni 1000 abitanti, il 69,7% delle quali erogate a carico del SSN e il restante 30,3% acquistate direttamente dal cittadino. Per quanto riguarda l’assistenza territoriale pubblica e privata, sono state erogate confezioni di farmaci per quasi 2 miliardi, con un andamento stabile rispetto all’anno precedente. Dall’analisi disaggregata per Regione emergono differenze che non trovano giustificazione nei dati epidemiologici.
Partendo dagli antibiotici, di cui si denuncia il consumo in aumento, si osserva che in Italia il consumo medio nel 2023 è stato pari a 17,2 dosi giornaliere per 1000 abitanti, con un consumo che è però di 14,5 dosi a Nord, 20,3 al Sud, 18,2 al Centro. Il consumo di antidiabetici è più alto al Sud (83,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti contro le 64,5 del Nord e le 67,9 del Centro. Non esistono, infine, studi che dimostrino una marcata prevalenza di ulcere peptiche e malattie da reflusso esofageo al Sud, dove ora si consumano 100,5 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti di farmaci contro queste malattie, in particolare gli inibitori della pompa acida, contro il 70,7 al Centro e il 77 al Nord. Questi dati, tuttavia non possono essere interpretati esclusivamente come una generica inappropriatezza delle scelte dei medici avulsa dalle caratteristiche del contesto assistenziale e sociale in cui si determinano.
AIFA – Rapporto OsMed 2023 “L’uso dei Farmaci in Italia”
https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-il-rapporto-osmed-2023-l-uso-dei-farmaci-in-italia-

UN FILONE DI RICERCA IN CRESCITA
Lo scopo di questo articolo è esplorare il ruolo in evoluzione dell’economia sanitaria all’interno della ricerca e della pubblicazione economica generale negli ultimi 30 anni. Storicamente, nonostante i contributi fondamentali di studiosi come Arrow (1963) sull’economia dell’assistenza medica, Newhouse (1970) sugli ospedali e Grossman (1972) sulla produzione sanitaria e sulla domanda di salute, l’economia sanitaria è rimasta in gran parte un campo di nicchia. Raramente è stata pubblicata sulle più prestigiose riviste di economia di interesse generale. in questo periodo. Negli ultimi decenni, la situazione è cambiata radicalmente.
Gli economisti sanitari sono entrati sempre più nel mainstream e i principali economisti hanno sempre più rivolto la loro attenzione ad argomenti correlati alla salute. L’economia sanitaria è uno dei campi in più rapida crescita all’interno dell’economia. Questa tendenza è illustrata nella Figura in testata alla rassegna, che mostra la crescente percentuale di articoli di economia sanitaria in vari tipi di riviste. Tra la metà degli anni ‘90 e il 2020, la quota di articoli di economia sanitaria nelle riviste “top-5” è cresciuta dal 2% al 6%, mentre la loro presenza in altre riviste di interesse generale è raddoppiata dal 7% al 14%. Anche le riviste focalizzate su campi distinti ma correlati (lavoro, sviluppo, economia pubblica) hanno visto quadruplicare gli articoli di economia sanitaria durante questo periodo.
Questo lavoro mira a identificare i fattori alla base della crescente importanza dell’economia sanitaria nell’editoria accademica. In particolare, viene affrontato il modo in cui l’economia sanitaria contribuisce alla più ampia base di conoscenze economiche e i ruoli che i diversi sottocampi all’interno dell’economia sanitaria svolgono in questo processo. scopriamo che i documenti economici sanitari hanno costantemente un punteggio di “qualità” più elevato rispetto ai documenti di altri settori, suggerendo che il loro aumento è guidato dall’innovazione piuttosto che dal conformismo. Inoltre, osserviamo ciclicità nelle valutazioni di “qualità” della ricerca in economia sanitaria, distinta da altri campi economici. È dimostrato che sottocampi distinti contribuiscono a questi boom di “qualità” e lasciano un impatto duraturo sulla ricerca economica.
arXiv – The Rise of Health Economics: Transforming the Landscape of Economic Research
IL RIMBALZO DELL’ECONOMIA UE
La crescita europea è in graduale rimbalzo in un ambiente economico avverso. Nel primo trimestre di quest’anno la crescita economica dell’UE ha mostrato segnali di ripresa. Nonostante l’accresciuta incertezza sembrano esserci le condizioni per un leggero incremento della domanda interna. Le previsioni di autunno hanno stimato la crescita dell’Area euro allo 0,9% e quella dell’UE allo 0,8%. Le previsioni sono immutate per l’Area euro mentre sono più basse di 0,1 p.p. per l’Unione europea. Si prevede che la crescita nell’UE salirà all’1,5% nel 2025, poiché i consumi stanno cambiando passo e gli investimenti sono destinati a riprendersi dalla contrazione del 2024. Nel 2026, si prevede che l’attività economica si espanderà dell’1,8%, sulla scia della continua espansione della domanda.
La crescita nell’area dell’euro è destinata a seguire dinamiche simili e a raggiungere l’1,3% nel 2025 e l’1,6% nel 2026. Il processo di disinflazione iniziato verso la fine del 2022 è proseguito durante l’estate. Nonostante una leggera ripresa a ottobre, in gran parte dovuta ai prezzi dell’energia, l’inflazione complessiva nell’area dell’euro dovrebbe più che dimezzarsi nel 2024, dal 5,4% del 2023 al 2,4%, prima di attenuarsi più gradualmente al 2,1% nel 2025 e all’1,9% nel 2026. Nell’UE, il processo di disinflazione dovrebbe essere ancora più netto nel 2024, con l’inflazione complessiva in calo al 2,6%, dal 6,4% del 2023, e continuare ad attenuarsi al 2,4% nel 2025 e al 2,0% nel 2026.
Per l’Italia si prevede una crescita del PIL reale dello 0,7% nel 2024, sostenuto dagli investimenti e dal calo delle importazioni. L’attività economica è destinata a espandersi rispettivamente dell’1% e dell’1,2% nel 2025 e nel 2026, con l’aumento dei consumi e l’accelerazione della spesa correlata al PNRR. Per la Germania si stima una contrazione dell’attività economica dello 0,1% nel 2024. L’elevata incertezza ha pesato sui consumi e sugli investimenti e le prospettive commerciali sono peggiorate poiché la domanda globale di beni industriali si è indebolita mentre si prevede che gli aumenti dei salari reali sosterranno una ripresa della crescita del PIL allo 0,7% nel 2025. Per la Francia si stima una crescita del PIL reale dell’1,1% nel 2024 in termini annui mentre nel 2025, la politica fiscale restrittiva dovrebbe pesare sulla crescita del PIL reale, in rallentamento allo 0,8%.
EC – European Economic Forecast. Autumn 2024
https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/european-economic-forecast-autumn-2024_en


