La rassegna della settimana: #1 MEF: inviato alla Commissione il Documento Programmatico di Bilancio 2025. Politica di bilancio e fondi alla sanità. #2 The Nobel Prize: D. Acemoglu, S. Johnson e J.A. Robinson sono stati insigniti del premio Nobel per l’economia per i loro studi su come le istituzioni si formano e influenzano la prosperità. #3 Eurostat: nel 2023 nell’Unione europea il 21,4% della Popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale. In Italia la Calabria al 48% #4 PIIE: l’economia USA è proiettata nel 2025 su un percorso di crescita stabile ma le elezioni presidenziali statunitensi potrebbero cambiare lo scenario.
Il Governo ha varato il Documento Programmatico di Bilancio 2025 (DPB). La politica di bilancio per il 2025 è finalizzata a sostenere la crescita e, allo stesso tempo, a garantire la sostenibilità della finanza pubblica. Grazie ai dati favorevoli del monitoraggio sull’andamento della finanza pubblica sul lato delle entrate e alla revisione al rialzo del tasso di crescita del PIL nominale, l’indebitamento si attesterà al 3,8% del PIL (-0,5 p.p. in meno). Sul versante della spesa sanitaria, il Governo conferma la crescita ad un tasso superiore a quello fissato per la spesa netta (1,5%). Il DBP contiene anche il dettaglio delle misure legate al rafforzamento del sistema sanitario e all’incremento del FSN. (Leggi)
Daron Acemoglu (MIT), Simon Johnson (MIT) e James A. Robinson (UCHICAGO) sono stati insigniti del premio della Banca centrale svedese per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel 2024. La motivazione sintetica: “per i loro studi su come le istituzioni si formano e influenzano la prosperità”. Tra Paesi vi sono differenze di reddito ampie e prolungate, non coerenti con la teoria neoclassica che avrebbe ipotizzato, a parità di condizioni, la convergenza nel tempo del reddito pro-capite (beta convergence). Le evidenze mostrano il non raggiungimento della convergenza: il divario tra i Paesi ricchi e quelli poveri dipende non solo dai fondamentali economici ma anche dalla natura delle istituzioni. (Leggi)
Nel 2023 il 21,4% della popolazione dell’Unione europea era a rischio di povertà o di esclusione sociale. È quanto emerge dalla pubblicazione Eurostat “Risk of poverty or social exclusion in regions”. Le persone ricadenti in questa categoria sono a rischio di povertà o sono gravemente deprivati dal punto di vista materiale e sociale oppure vivono in famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa (meno del 20% del loro potenziale lavorativo). L’analisi, condotta a livello NUTS 2 (per l’Italia corrispondente alle Regioni) ha evidenziato una maggior percentuale di popolazione a rischio nelle regioni d’oltremare francesi, nell’Italia meridionale e in quelle rurali rumene. (Leggi)
Il risultato delle elezioni USA potrebbe influenzare la crescita economica mondiale istradata su un percorso di crescita stabile nel 2025. È quanto sottolinea il PIIE nelle “Fall 2024 Global Economic Prospects”. L’inflazione sta confluendo verso l’obiettivo in gran parte dei Paesi. Il reddito reale si sta rafforzando e vi è la prospettiva di un ulteriore allentamento della politica monetaria. Questi elementi favorirebbero una crescita economica diffusa a patto che vi siano cambiamenti minimi nell’attuale politica USA. Il Risultato delle elezioni presidenziali potrebbe comportare un cambiamento sostanziale della politica USA con conseguenze a livello globale sulla crescita economica. (Leggi)

IL DPB ORIENTATO ALLA SOSTENIBILITÀ. Il NODO SANITÀ
Il Documento programmatico di bilancio 2025 inviato il 16 ottobre scorso alla Commissione europea ha confermato le previsioni dello scenario macroeconomico e di finanza pubblica a legislazione vigente e programmatico del Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT). L’azione del governo è orientata a sostenere la crescita e a garantire la sostenibilità della finanza pubblica. A decorrere dal 1° gennaio 2025 si procederà con l’entrata in vigore della riforma fiscale che ha previsto l’accorpamento delle aliquote IRPEF su tre scaglioni e viene confermata la riduzione del cuneo fiscale. Sul versante delle pensioni sono state confermate per il 2025 le misure di flessibilità quali l’Ape sociale, quota 103 e pensioni minime.
Come previsto dal PSBMT la spesa sanitaria sarà sostenuta con risorse crescenti sia ad un tasso superiore a quello della spesa media netta. Le entrate saranno sostenute dalle misure su banche, assicurazioni e concessioni sui giochi e dalla revisione delle spese fiscali e dalla revisione delle spese dei ministeri e degli enti territoriali. Il rapporto debito PIL è stimato al 135,8% alla fine dell’anno in corso in leggero aumento fino al fino al 137,8% nel 2026. Secondo il quadro programmatico il deficit rientrerebbe sotto la soglia del 3% già nel 2026. L’incremento delle risorse alla sanità merita una nota a parte: nel DBP sono riportate le misure discrezionali adottate dalle Amministrazioni centrali e quelle adottate dalle Amministrazioni pubbliche.
Le prime prevedono delle misure per il triennio 2024-2026 per l’incremento delle risorse a favore del personale sanitario e l’incremento del livello di finanziamento del Fondo sanitario nazionale con spesa stimata di 0,001% del PIL (circa 24 milioni di euro nel 2025). Le seconde prevedono delle misure analoghe con spesa stimata di 0,04% del PIL corrispondenti a 851 milioni di euro nel 2025. Complessivamente nel DPB l’aumento di risorse ammonta a 872 milioni di euro (sul PIL nominale 2023 mentre a stime avverate per il 2025, l’importo salirebbe a 990 milioni). Il MEF in un comunicato successivo ha rettificato che nel PSBMT l’incremento della spesa sanitaria prevista è netta. Al lordo della spesa per nuove assunzioni e considerando quanto già stanziato dalla scorsa legge di bilancio, l’importo aggiuntivo per il 2025 è di 2,37 miliardi di euro.
MEF – Documento Programmatico di Bilancio 2025 (DPB)
https://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/doc-finanza-pubblica/index.html#cont3

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI NELLA CRESCITA DI UN PAESE
L’ipotesi della Beta convergence (Barro and Sala-i-Martin 1995) si riferiva a un processo secondo il quale i Paesi con reddito pro-capite più basso, a parità di condizioni, crescono ad un tasso superiore a quello delle economie avanzate e per questo motivo avrebbero recuperato lo svantaggio relativo. L’evidenza ha, tuttavia, dimostrato l’assenza di convergenza: il 50% più povero della popolazione mondiale guadagna meno di un decimo del reddito totale e possiede solo il 2% della ricchezza netta totale. Questa disparità è dovuta alla disuguaglianza tra Paesi che contribuisce a circa ai 2/3 della disuguaglianza globale.
I Paesi poveri differiscono da quelli ricchi da fattori che determinano il reddito e la crescita quali gli investimenti, la crescita della popolazione, l’accumulazione di capitale umano e la produttività. Una differenza ulteriore risiede nelle istituzioni, definiti come vincoli formali ed informali che danno forma alle relazioni nella sfera economica e politica. Economisti come Douglas North, vincitore del Nobel nel 1983, avevano evidenziato come le istituzioni sono fattori fondamentali per la prosperità di un Paese. Questa evidenza potrebbe condurre a una soluzione semplicistica: fare in modo che i Paesi poveri imitino le istituzioni di quelli ricchi in modo da poter convergere economicamente.
I tre economisti insigniti del Nobel con i loro studi hanno chiarito perché questo non avviene. Il nucleo centrale del loro lavoro è che il benessere è influenzato dalle istituzioni politiche. C’è una gerarchia delle istituzioni: le istituzioni politiche influenzano le istituzioni economiche e le istituzioni economiche influenzano i risultati economici. Il lavoro dei tre economisti ha aiutato a comprendere perché alcuni Pesi e non altri adottano istituzioni favorevoli alla crescita economica. Il loro contributo è duplice: da un lato hanno compiuto progressi significativi nel compito metodologicamente complesso ed empiricamente difficile di valutare quantitativamente l’importanza delle istituzioni per la prosperità. In secondo luogo, il loro lavoro teorico ha contribuito in modo significativo allo studio del perché e del quando le istituzioni politiche cambiano.
The Nobel Prize – The Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel 2024
https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2024/summary/

NUOVE GENERAZIONI A RISCHIO POVERTÀ
Il rischio di povertà ed esclusione sociale nell’Unione europea grava sulle nuove generazioni. Nel 2023 94,6 milioni di individui – il 21,4% della popolazione complessiva – erano soggetti a questo rischio. La percentuale più elevata il 24% si ha tra i ragazzi (fino a 18 anni) mentre la più bassa il 19,7% tra le generazioni più anziane (65+). L’analisi è stata condotta a livello NUTS 2, per il nostro Paese corrispondente alle Regioni. Tra gli stati membri sulla popolazione complessiva, la Francia ha una maggiore percentuale di popolazione a rischio nelle regioni d’oltremare (Guadalupe 36%, Martinica 30,5%, Guiana 60% e La Riunione 40,8%).
In Italia tutto il Mezzogiorno, tranne Abruzzo e Molise hanno percentuali superiori al 40% su tutte la Calabria con il 48%. In Spagna nella Murcia, l’Andalusia e nelle città autonome di Ceuta e Melilla superano il 35%. In Romania la Regione del Sud-Est e Sud-Vest Oltenia supera il 40%. In Italia la percentuale di ragazzi a rischio è il 27,1%: presentano valori più elevati, Romania 39%, la Spagna 34%, Bulgaria 33,9% e Grecia 28,1%. Un aspetto ulteriore su cui si è soffermato il documento è la salute. Nel 2023 nell’Unione europea il 67,9% della popolazione con età superiore a 16 anni percepisce il proprio stato si salute come buono o molto buono mentre l’8,8% lo percepisce cattivo o molto cattivo, il restante 23% descrive la propria salute come discreta.
Il livello di istruzione è dirimente: nel 2023, il 56,1% degli individui di età pari o superiore a 16 anni nell’UE con un basso livello di istruzione – non superiore all’istruzione secondaria inferiore – percepiva la propria salute come molto buona o buona. La quota era del 68,4% per le persone con un livello di istruzione medio e del 79,6% per le persone con un livello di istruzione elevato. La percentuale di persone di età pari o superiore a 16 anni nell’UE con esigenze insoddisfatte di visite mediche, perché troppo costose, troppo lontane da raggiungere o a causa di liste di attesa, era del 2,4%. In Italia nel sud e nelle Isole questa percentuale è rispettivamente 2,6 e 3,6%. Contro una media dell’1,8% a livello nazionale.
Eurostat – Risk of poverty or social exclusion in regions
https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20241015-1

IL RISCHIO DELLE PRESIDENZIALI USA
Secondo il PIIE il risultato delle elezioni presidenziali USA potrebbe avere delle conseguenze sulla crescita economica globale. La congiuntura economica è in miglioramento grazie al rallentamento dell’inflazione e al rafforzamento dei redditi reali. Per il 2025 è prevista una crescita stabile sebbene dalle presidenziali USA potrebbero generare nuove incertezze. Le proiezioni di crescita economica sono coerenti con cambiamenti non significativi della politica USA rispetto a quella attuale. I due candidati hanno orientamenti politici molto differenti su immigrazione, commercio, Federal Reserve, regolamentazione, tasse e spesa pubblica.
L’amministrazione Harris – attuale vicepresidente – apporterebbe solo lievi modifiche rispetto all’attuale presidenza, lasciando le previsioni inalterate. Nell’ipotesi, poco probabile, di controllo dei Democratici in entrambe le Camere del Congresso, i cambiamenti potrebbero portare a maggiore spesa federale, aumento delle tasse e del deficit di bilancio con una crescita economica, un’inflazione e tassi di interesse leggermente più elevati. L’amministrazione Trump porterebbe deportazioni di immigrati, tariffe più elevate ed eserciterebbe pressioni sulla FED per mantenere bassi i tassi di interesse. Se i Repubblicani avessero il controllo di entrambe le Camere, vi sarebbe il taglio delle tasse con un deficit ancora più elevato spingendo in alto l’inflazione e i tassi di interesse negli Stati Uniti in modo significativo nel breve termine.
Il PIL in volume USA nel 2025 nell’ipotesi di politiche sostanzialmente invariate crescerebbe di un solido 2,0%. Il flusso di lavoratori immigrati ha allineato l’offerta economica alla domanda. Grazie all’allentamento delle pressioni sul mercato del lavoro, l’inflazione è diminuita e dovrebbe continuare a scendere. L ‘inflazione, misurata dall’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) nel 2025, dovrebbe scendere al 2,3% restando leggermente sopra all’obiettivo della FED. Il tasso di disoccupazione alla fine del prossimo anno si attesterà intorno al 4%. Il Federal Open Market Committee (FOMC) dovrebbe tagliare i tassi ulteriormente ma gradualmente con il tasso dei fondi federali che si attesterà intorno al 3%. Il PIIE, tuttavia, non stima gli eventuali effetti di un radicale cambio di politica da parte dell’amministrazione USA.

