La rassegna della settimana: #1 Banca d’Italia: un paper esamina il ruolo del credito bancario nella propagazione della stretta monetaria della BCE e nell’aumento del costo dl credito bancario. #2 UPB: validato il quadro macroeconomico tendenziale e programmatico del Piano strutturale di bilancio a medio termine 2025-29. #3 Gimbe: gli aumenti del FSN sono insufficienti a preservare l’universalità del SSN. La spesa sanitaria al 6,2% del PIL. #4 European Commission: sono riprese a pieno ritmo le erogazioni dei fondi nell’ambito del RRF dopo il rallentamento del 2023 dovuto al varo di REPowerEU.


L’aumento dei tassi di interesse praticati dalla BCE nel biennio 2022-2023 si è propagato in modo particolarmente marcato nel canale del credito. È quanto osservato da un paper della collana Questioni di economia e finanza della Banca d’Italia intitolato “Il credito torna a colpire: l’impatto macroeconomico della stretta monetaria della BCE nel 2022-2023” di A.M. Conti, A. Notarpietro e S. Neri. Gli autori si sono soffermati sull’elevato costo del credito praticato alle imprese dagli istituti di credito, influenzato sulla base della percezione della loro rischiosità. La stretta monetaria avrebbe ancora ricadute negative nel 2024 sull’attività economica soprattutto per il contributo del canale bancario. (Leggi)

L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha validato le previsioni macroeconomiche del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029. La validazione del Quadro macroeconomico tendenziale è avvenuta in seguito al recepimento da parte del MEF di alcuni rilievi formulati su una versione preliminare delle stime. La validazione del Quadro macroeconomico programmatico è avvenuta confrontando i tassi di variazione del PIL reale e nominale con le stime elaborate da un panel UPB e dall’UPB stesso. La validazione delle previsioni macroeconomiche tendenziali è avvenuta prima della pubblicazione da parte dell’ISTAT della revisione dei dati trimestrali di contabilità nazionale, con ricadute trascurabili sulle attuali stime. (Leggi)

Tra il 2010 e il 2019 il Fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato di 8,8 miliardi di euro con un tasso di crescita medio dello 0,9%, inferiore all’inflazione di quel periodo all’1,2%. Negli anni della pandemia l’incremento è stato più significativo ma è stato assorbito del tutto dai costi dell’emergenza. È quanto emerge dal “7° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale”. Negli anni post-pandemia il fabbisogno è stato incrementato di 8,7 miliardi di euro per il biennio 2023-24, di cui 3,4 miliardi sono stati assorbiti dai rinnovi contrattuali. Il Piano strutturale 2025-2029 ha previsto l’aumento del fabbisogno a un tasso di crescita medio inferiore di quello del PIL nominale. (Leggi)

Alla fine di agosto 2024 erano stati erogati agli Stati membri 256 miliardi di euro nell’ambito del Resilience and Facility Fund. È quanto emerge dal “Third annual report on the implementation of the Recovery and Resilience Facility” pubblicato dalla Commissione europea. È stato compiuto un passo in avanti significativo rispetto al 2023, anno in cui si sono accumunati dei ritardi collegati alla connessione con il programma RePowerEU. Inoltre, sono stati valutati come realizzati in modo soddisfacente dalla Commissione o segnalati come completati dagli Stati membri circa l’85% delle tappe e degli obiettivi con una data indicativa di completamento entro il primo trimestre del 2024. (Leggi)

BANCHE: IL VEICOLO DELLA POLITICA MONETARIA

La stretta monetaria della BCE nel biennio 2022-2023 ha aumentato il costo del credito per le imprese. Il canale bancario, percependo un aumento del rischio dell’attività d’impresa, ha aumentato i tassi di interesse in misura tale da risultare il principale canale di diffusione della politica monetaria. Il lavoro si pone tre obiettivi: in primo luogo è stato effettuato un confronto tra la stretta monetaria del 2005-2006 e quella del 2022-2023 approfondendo il ruolo delle politiche di credito del settore bancario. In secondo luogo, sono state analizzate le determinanti dell’incremento del costo del credito durante la stretta monetaria più recente distinguendo tra impatto della politica monetaria e aumento dei margini dell’attività di credito.

In terzo luogo, è stato quantificato l’impatto sull’attività macroeconomica della stretta monetaria. Riguardo al primo punto la recente stretta monetaria ha comportato un aumento dei tassi di interesse chiave in misura maggiore e con una velocità molto elevata, in un contesto di incertezza macroeconomica. La trasmissione degli incrementi dei tassi di interessi al mercato del credito è stata molto forte. Inoltre, la percezione del rischio di credito da parte delle banche è stato il principale driver dell’incremento del costo del credito alle imprese. Da stime effettuate senza tener conto del costo del credito a breve e a lungo termine per le imprese non finanziarie si ha una sottostima fino a 90 pbs.

Aggiungendo alle elaborazioni la percezione del rischio d’impresa da parte delle banche ai tassi di breve e lungo periodo si ottiene una stima precisa rispetto all’andamento dei tassi effettivamente realizzati. Rispetto all’incremento del costo implicito di breve e lungo periodo dovuto alla trasmissione della politica monetaria, l’impatto della percezione del rischio da parte delle banche ammonta a circa 30 e 85 pbs, in media, nel 2022 e nel 2023. Infine, le simulazioni sull’impatto della stretta del 2022-2023 sul ciclo economico hanno stimato una riduzione della crescita del prodotto di circa 1 p.p. nel 2022, tra 3,5 e 5 p.p. nel 2023 e di circa 2 nel 2024, con una riduzione dell’inflazione di 0,5/1,0 p.p. nel 2022, di circa 3/4 p.p. nel 2023 e 2/3,5 p.p. nel 2024.

Banca d’Italia – Il credito torna a colpire: l’impatto macroeconomico della stretta monetaria della BCE nel 2022-2023

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0884/index.html

VALIDATE LE STIME DEL GOVERNO

L’Ufficio Parlamentare di bilancio (UPB) ha validato le previsioni macroeconomiche del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 (PSB). La validazione ha riguardato sia il quadro macroeconomico tendenziale (QMT) sia il quadro macroeconomico programmatico (QMP) per il periodo 2025-2029. Nel primo caso le previsioni sono state validate il 9 settembre scorso dopo il recepimento da parte del MEF di alcune osservazioni formulate dall’UPB in seguito all’invio di un documento preliminare. Nel secondo caso, la validazione è avvenuta a seguito di una procedura più articolata.

Le variazioni dei PIL reale e nominale, quest’ultimo incide direttamente sull’andamento della finanza pubblica, sono state confrontate con le stime del panel UPB e dell’UPB stesso. Nel periodo di riferimento le variazioni del PIL reale non superano l’estremo superiore delle previsioni del panel UPB. Nel 2025 è superiore di 0,2 p.p. mentre nel 2026 di 0,1 p.p. rispetto alle stime dell’UPB ma tra il 2027 e il 2029 l’andamento medio è vicino alla mediana del panel e all’andamento stimato dall’UPB. Le variazioni del PIL nominale sono comprese tra l’estremo superiore e l’estremo inferiore delle previsioni del panel e coerenti con le stime UPB. L’impatto della manovra di finanza pubblica stimato dal Governo è analogo a quello stimato dall’UPB e non supera le stime di tre componenti del panel.

La revisione dei conti economici trimestrali è stata pubblicata dall’ISTAT il 23 settembre scorso dopo la validazione UPB per cui le nuove informazioni non sono state utilizzate nelle previsioni. Secondo l’UPB, non vi sarebbero impatti significativi sull’andamento della finanza pubblica né impatti sui trascinamenti statistici per i prossimi anni. Nel comunicato ISTAT la crescita del PIL reale è stata rivista al ribasso di 0,2 p.p. (0,4 contro 0,6% delle stime di agosto), la variazione del PIL nominale è stata confermata e l’occupazione è migliorata. Nel quadro programmatico di finanza pubblica gli obiettivi dell’indebitamento netto sono del 3,3% sul PIL nel 2025, del 2,8% nel 2026 e del 2,6% nel 2027. Il raggiungimento nel 2026 dell’obiettivo di portare sotto il 3% l’indebitamento netto farà uscire il nostro Paese dalla procedura EDP nel 2027.

UPB – Audizione nell’ambito dell’esame del PSB 2025-29

IL DIFFICILE POST PANDEMIA DEL SSN

Le risorse destinate al SSN nel decennio precedente alla pandemia (2010-2019) erano cresciute a un tasso inferiore a quello d’inflazione. Il Fabbisogno sanitario nazionale standard (stabilito ogni anno dalla Legge di bilancio) è cresciuto di 8,8 miliardi di euro ad un tasso dello 0,9%. Durante gli anni della pandemia l’incremento di 11,6 miliardi è stato assorbito interamente dai costi dell’emergenza sanitaria. Mentre nel post pandemia, a fronte dell’incremento di 8,7 miliardi, la spesa sanitaria è tornata al di sotto del 6,5% del PIL. Secondo il Rapporto anche dal Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-29 non vi sarebbero segnali di sostegno al SSN.

Il presidente Cartabellotta ha sottolineato che, nonostante l’incremento del FSN del 2,3% – ad un tasso superiore della spesa media netta dell’1,5% nel quinquennio – il fabbisogno cresce ad un tasso inferiore a quello del PIL nominale, previsto in crescita per il periodo 2025-2028 del 2,8%. Il questo contesto l’incremento della spesa complessiva graverà sempre di più sulle famiglie: nel 2021-2022 la spesa sanitaria privata è aumentata a un tasso medio del 1,6% all’anno mentre dal 2022 al 2023 vi è stato un incremento più significativo del 10,3%, corrispondenti a 3,8 miliardi in valore assoluto. A questo incremento va aggiunto il fenomeno della rinuncia alle cure per 4,4 milioni di italiani nel 2023 di cui 2,5 milioni per motivi economici (in aumento del 31,6% rispetto al 2022).

Da segnalare anche la contrazione della spesa per la prevenzione nel 2023 che si riduce di 1,9 miliardi rispetto all’anno precedente (-18,6%). Si allarga il divario tra il Nord e il Sud del Paese rispetto agli standard essenziali di cura (LEA): nel 2022 solo 13 Regioni hanno registrato un punteggio superiore a 60 punti negli indicatori CORE si cui solo due al Sud (Basilicata e Puglia nelle ultime posizioni). Lo stato di attuazione dei progetti del PNRR della Mission 6 va a rilento: al 30 giugno 2024 sono state dichiarate attive il 19% delle Case di comunità, il 59% delle Centrali operative territoriali e il 13% degli Ospedali di comunità con ritardi significativi nelle regioni del Mezzogiorno (in gran parte delle Regioni meridionali tutti i valori sono a zero).

GIMBE – 7° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale

https://salviamo-ssn.it/attivita/rapporto/7-rapporto-gimbe

RFF IN VOLATA

Nel 2023 l’attuazione del Piano RRF aveva subito un rallentamento a causa della necessità per gli Stati membri di adottare i capitoli del nuovo piano REPowerEU. REPowerEU è stato implementato, in seguito alla crisi energetica conseguente alla guerra in Ucraina, per favorire la diversificazione dell’approvvigionamento energetico dell’UE, accelerare la transizione verde e sostenere le famiglie vulnerabili. Al 1° settembre 2023 la Commissione aveva sborsato il 58% (153.4 miliardi di euro) dell’importo complessivo. Lo scorso 19 luglio la Commissione aveva adottato delle Linee guida aggiornate per semplificare l’attuazione del RRF e migliorarne l’efficacia.

Alla fine di agosto dell’anno in corso la Commissione aveva sborsato 265,4 miliardi di euro con una previsione di arrivare a 300 miliardi entro la fine dell’anno, un recupero significativo rispetto al 2023. Tra il 1° settembre 2023 e il 31 agosto 2024 sono stati erogati agli Stati membri 112,0 miliardi di euro inclusi 10,4 miliardi di euro di prefinanziamento REPowerEU. Un risultato positivo, raggiunto sempre nel 2024, riguarda il completamento o la valutazione soddisfacente della Commissione dell’85% delle Milestone e degli Obiettivi con una data indicativa di completamento al primo trimestre 2024. Secondo la Commissione la valutazione intermedia del RRF ha confermato il valore aggiunto di questo strumento che coniuga riforme e investimenti e basa il suo approccio ai risultati.

I principali punti di forza dell’RRF sono l’attenzione rivolta all’erogazione, a fronte dei progressi sul campo, e il sostegno sia alle riforme sia agli investimenti, spesso reciprocamente rafforzanti, nell’ambito di un unico strumento. Il capitolo sul REPowerEU sta avendo un ruolo chiave nell’aiutare le imprese europee di raccogliere i benefici della transizione verde e digitale. Al 31 agosto scorso oltre 2,8 milioni di imprese, principalmente piccole e medie imprese, hanno beneficiato del sostegno RRF. Le imprese hanno beneficato non solo del sostegno finanziario diretto ma anche dell’attuazione di riforme che hanno l’obiettivo di migliorare l’ambiente imprenditoriale degli stati membri.

European Commission – Third annual report on the implementation of the Recovery and Resilience Facility

https://commission.europa.eu/publications/recovery-and-resilience-facility-annual-report-2024_en