La rassegna della settimana: #1 Banca d’Italia: la questione meridionale resta ancora aperta. Secondo il governatore Panetta sono necessari interventi diversi da quelli assistenziali. #2 MEF: Piano strutturale di bilancio: l’andamento della traiettoria della spesa netta aggregata nel medio termine è in linea con le aspettative europee. #3 Gimbe: la rendicontazione delle liste di attesa in sanità avviene in modo eterogeneo tra le regioni. #4 Aifa: nei primi due mesi del 2024 spesa farmaceutica per acquisti diretti è in aumento del 27% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Se il PIL pro-capite del mezzogiorno aumentasse fino al 75%in rapporto a quello del Centro-Nord, il PIL pro-capite del nostro Paese supererebbe quello della Francia. Inoltre, se il tasso di occupazione aumentasse fino ai livelli del Centro-Nord si ridurrebbero sensibilmente le disuguaglianze sia nel Mezzogiorno sia nell’intero Paese. È il messaggio lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Flavio Panetta all’incontro “Il polso dell’economia – Il Mezzogiorno” tenutosi il 19 settembre scorso a Catania. Il divario territoriale che affligge storicamente il nostro Paese non può essere affrontato solo con politiche assistenziali ma richiede interventi orientati allo sviluppo del Mezzogiorno. (Leggi)
Il Governo italiano ha predisposto il Piano strutturale di bilancio di medio termine. Si tratta del primo adempimento formale previsto dalla riforma della governance economica europea. I vincoli del Patto di stabilità e crescita sono stati riattivati dopo alcuni anni di sospensione, ritenuta necessaria per consentire agli Stati membri di sostenere l’attività economica danneggiata dalla pandemia. Il nuovo indicatore univoco, sottoposto alla sorveglianza della Commissione europea, è la traiettoria della spesa netta aggregata per un periodo da 4 a 5 anni a seconda della durata delle legislature, il cui andamento è in linea con le aspettative europee. Il Piano strutturale va presentato entro il 20 settembre. (Leggi)
Vi sono differenze sostanziali tra le Regioni nella rendicontazione dei tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali del Servizio sanitario nazionale. È quanto sostenuto da un comunicato della Fondazione Gimbe sui temi di attesa delle prestazioni ambulatoriali. Da un’analisi presentata a Bari durante il Forum Mediterraneo Sanità emerge che solo sei Regioni forniscono informazioni complete e trasparenti sui tempi di attesa delle prestazioni sanitarie. Il Mezzogiorno è in difficoltà in quanto solo la Puglia rientra nell’elenco delle Regioni virtuose. Il recente DL 73/2024 ha istituito presso l’AGENAS la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa ma si è ancora nelle more dell’adozione di specifiche linee guida. (Leggi)
Nei primi due mesi del 2024 la spesa farmaceutica complessiva si è attestata a 4,093 miliardi di euro, in aumento di 610 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedete +17,5% in valore percentuale. È quanto emerge dal “Monitoraggio della spesa farmaceutica (gennaio – febbraio 2024”. La spesa farmaceutica convenzionata al netto del payback dell’1,83%, degli sconti e della compartecipazione dl cittadino si è attestata a 1,359 miliardi di euro, in aumento di 79,3 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+6,2%). La spesa per acquisti diretti complessiva ha raggiunto i 2,698 miliardi di euro in aumento di 585 milioni di euro +27,1%. (Leggi)
L’ETERNA QUESTIONE MERIDIONALE
IL persistente divario tra Nord e Sud del nostro Paese rappresenta un unicum tra le economie avanzate. Dal secondo dopoguerra, fatta eccezione per gli anni ‘70, il PIL pro-capite del Mezzogiorno non si è mai avvicinato al 60% del PIL pro-capite del Centro-Nord. Durante il periodo dell’intervento straordinario tra il 1950 e il 1992 al Mezzogiorno sono state destinate risorse fino al 2% del PIL. Tra Gli anni ‘50 e gli anni ‘70 gli investimenti in infrastrutture e in grandi impianti industriali a partecipazione pubblica hanno consentito l’incremento del PIL pro-capite del Mezzogiorno in rapporto a quello del Centro-Nord dal 50% degli anni ‘50 al 60% degli anni ‘70.
La soppressione, nel 1992 dell’Agenzia per lo sviluppo per il Mezzogiorno ha sancito la fine dell’intervento pubblico nel mezzogiorno, nonostante con la Legge 488/1992 l’intervento si sia esteso a tutte le aree depresse del Paese. I ritardi del Meridione sono noti: infrastrutture insufficienti, rete elettrica ed idrica vetusta, giustizia inefficiente e sistema scolastico carente, scadente è l’accesso alla banda larga. Il settore produttivo è sottodimensionato e inefficiente: un terzo della popolazione italiana produce un quinto del PIL e un decimo del prodotto manifatturiero. Le imprese sono di piccole dimensioni, poco produttive e orientate al mercato interno. L’economia negli ultimi 15 anni ha seguito l’andamento del Paese con fluttuazioni più ampie.
Durante il periodo della crisi finanziaria e quella del debito sovrano il PIL del Mezzogiorno si è contratto del 10% contro sul 2% del resto del Paese. Nel post pandemia la crescita è stata superiore al resto del Paese. Tra il 2019 e il 2023 il PIL del Mezzogiorno è aumentato del 3,7%, contro il 3,3% nelle altre Regioni. Al netto degli interventi dovuti a Superbonus e PNRR, dal meridione provengono alcuni segnali positivi: la quota degli occupati nelle imprese con più di 200 addetti è aumentata così come è migliorata la leva finanziaria. Questo potenziale può essere liberato con politiche appropriate. Nei prossimi dieci anni saranno a disposizione risorse pari al 5% del PIL: va aumentata la capacità produttiva e il tasso di occupazione per ridurre le disuguaglianze al Sud e nel resto del Paese.
Banca d’Italia – Eppur si muove: l’economia del Mezzogiorno dopo la crisi
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2024/Panetta-2024.09.19.pdf

PIANO STRUTTURALE IN LINEA CON LE ASPETTATIVE
Dopo più di quattro anni dall’attivazione delle clausole di salvaguardia durante la pandemia, torna il Piano di stabilità e crescita. La recente riforma della governance economica della governance europea ha portato alcune innovazioni, tra cui l’introduzione dell’indicatore univoco riguardo alla traiettoria della spesa primaria netta aggregata, al netto della spesa per interessi, della spesa ciclica sostenuta per la disoccupazione, delle misure discrezionali sulle entrate e della spesa legata ai programmi dell’Unione europea. Il nuovo indicatore dovrebbe evitare gli inconvenienti del precedente indicatore, il saldo strutturale, che costringeva i governi a politiche fiscali cicliche, come, ad esempio, la contrazione della spesa pubblica durante un periodo di rallentamento dell’attività economica.
La programmazione di bilancio di ciascun Stato membro va presentata nel Piano strutturale di bilancio di medio termine, in cui vanno indicati sia il sentiero pluriennale della spesa primaria netta che lo stato membro stima di sostenere nell’arco di 4/5 anni, sia le riforme e gli investimenti da avviare nello stesso arco temporale evidenziando la coerenza con gli obiettivi dell’UE (transizione verde e digitale, inclusione sociale). Sono state introdotte anche due clausole di salvaguardia; la prima prevede che gli Stati membri con un rapporto debito pubblico PIL superiore al 90% debbano ridurre il rapporto di almeno l’1% l’anno in media fino al raggiungimento del 90% (mentre gli Stati membri con un range tre 60% e 90% riducono lo 0,5% all’anno); la seconda clausola riguarda il mantenimento dell’indebitamento ben al di sotto del 3% sul PIL.
La traiettoria della spesa netta presentata dal Governo è in linea con le aspettative della Commissione europea: il tasso di crescita netto si assesterà intorno al valore medio dell’1,5%. Il Piano di investimenti e riforme nel periodo di riferimento, include azioni che si dovranno intraprendere nell’estesone temporale dell’orizzonte da 4 a 7 anni. Il Governo grazie a una politica fiscale prudente si impegna a raggiungere e scendere sotto la soglia del 3% del rapporto deficit/PIL già nel 2026.

POCA TRASPARENZA NELLA RENDICONTAZIONE DELLE LISTE DI ATTESA
Il DL 73/2024 ha istituito presso l’AGENAS la Piattaforma nazionale delle liste di attesa con l’obiettivo di garantire l’efficacia del monitoraggio a livello nazionale delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie. Dato il breve tempo intercorso dall’approvazione della legge di conversione del decreto con modificazioni mancano ancora le specifiche linee guida per definire i criteri di realizzazione e di funzionamento della Piattaforma nazionale e i criteri di interoperabilità tra la medesima Piattaforma e le piattaforme regionali di cui al comma 1.
Nel Piano nazionale di gestione delle liste di attesa 2019-2021 era stato previsto che le informazioni sulle liste di attesa fossero pubblicate sui siti web regionali e delle aziende sanitarie. L’analisi della Fondazione Gimbe ex-ante piattaforma è stata effettuata su un set informazioni pubblicate sui portali delle Regioni (sono state escluse le Regioni che rimandavano ai portali delle rispettive Aziende sanitarie). Le dimensioni analizzate: numero di prestazioni monitorate, tempo di attesa medio, percentuale di rispetto dei tempi previsti per ciascuna classe di priorità (Breve, Differibile, Programmata), possibilità di confrontare le performance tra Aziende sanitarie.
Solo sei Regioni rispettano le dimensioni oggetto di valutazione: Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. Secondo il Presidente di Gimbe, Cartabellotta, non si tratta di una classifica ma di una raccolta di indicazioni utili al miglioramento del servizio in vista del monitoraggio ufficiale del Ministero della salute. Tre Regioni sono state escluse dall’analisi: Basilicata, Campania e Lombardia perché non dispongono di un portale unico ma rimandano ai portali delle singole Aziende sanitarie. Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Sicilia, pur disponendo di un portale unico riportano solo il dato storico (31 dicembre 2023 al momento dell’analisi).

I TETTI DI SPESA FARMACEUTICA MESSI ALLA PROVA
La Legge di Bilancio per l’anno 2024 ha rideterminato i tetti della spesa farmaceutica che sale nel complesso al 15,30% sul Fondo sanitario nazionale (FSN) dal 14,85% del 2023. Il tetto della spesa farmaceutica convenzionata passa dal 7,00% al 6,80% sul (FSN). Il tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti al lordo degli acquisti dei gas medicinali passa all’8,5% dal 7,85% sul FSN. Il tetto della spesa per l’acquisto dei gas medicinali è rimasto invariato allo 0,20%. Nel primo bimestre del 2024 la spesa farmaceutica complessiva è in aumento del 17,5% rispetto allo stesso periodo del 2023 attestandosi a 4,093 miliardi di euro.
In particolare, la spesa farmaceutica convenzionata al netto del payback dell’1,83% (28,2 milioni di euro), degli sconti e della compartecipazione del cittadino si è attestata a 1,359 miliardi di euro in aumento del 6,2% rispetto al primo bimestre dell’anno precedente con un’incidenza sul FSN del 6,31%. Nonostante l’incremento, la spesa convenzionata è inferiore di 107,9 milioni di euro rispetto al tetto di spesa programmato di 1.503 miliardi, calcolato come il 6,80% del FSN che a febbraio 2024 è di 22.112 miliardi di euro. La spesa farmaceutica per acquisti diretti complessiva, corrispondente alla spesa per farmaci di classe A e H, compresi i gas medicinali, esclusi i vaccini al netto del payback e della spesa per farmaci innovativi dal fondo, sempre al netto dei payback, è di 2.698 miliardi di euro in aumento del 27,1% rispetto al primo bimestre 2023 (2.656 miliardi al netto dei gas medicinali) con un’incidenza sul FSN del 12,01%.
Lo sforamento rispetto al tetto di spesa programmata, calcolato come l’8,3% del FSN, è di 821,3 milioni di euro. La spesa per i gas medicinali si è attestata a 41,6 milioni di euro e si mantiene al di sotto del tetto di spesa di 44 milioni, calcolato come lo 0,20% del FSN con un risparmio di 8,3 milioni di euro. Le dosi giornaliere dispensate ammontano a 105,7 milioni, in aumento del 2.6% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il numero delle ricette è di 98,9 milioni, in aumento del 4,0% rispetto al 2023. Secondo Pierluigi Russo Direttore tecnico scientifico di Aifa, lo sforamento del tetto non è dovuto a inappropriatezza ma all’uso si medicinali innovativi per malattie rare, oncologiche, autoimmuni, cardiovascolari e per gli antidiabetici di ultima generazione.
Aifa – Monitoraggio della spesa farmaceutica (gennaio – febbraio 2024)
https://www.aifa.gov.it/-/monitoraggio-della-spesa-farmaceutica-gennaio-febbraio-2024-


