La selezione della settimana: #1 ISTAT: le statistiche di Noi Italia offrono uno sguardo d’insieme sulla sanità e sullo stato di salute della popolazione. #2 CNR: l’istituzione delle Città metropolitane non è stata esente da ritardi e da incertezze normative che hanno nel tempo snaturato l’Ente.  #3 NBER: la diminuzione della forza lavoro causata dall’invecchiamento della popolazione può essere contrastata da alcune misure specifiche per il mercato del lavoro USA. #4 LSE: le spinte all’innovazione nella ricerca economica sono identiche a quelle che muovono l’innovazione nell’economia reale.


Nel 2021 la spesa sanitaria pubblica di parte corrente dell’Italia è stata di 3.050 dollari pro-capite in parità di potere d’acquisto. È quanto emerge dai dati allegati alla pubblicazione Noi Italia 2024 dell’ISTAT. La spesa sanitaria italiana è il 58% di quella francese, 5.178 dollari, e il 47% della spesa tedesca, 6.424 dollari. La spesa sanitaria privata del 2022 è il 24,1% della spesa sanitaria totale, tra le più elevate tra i paesi UE 27 dopo Grecia 40,8%, Portogallo 36,6%, Spagna 29,8% e Slovenia 25,7%. Il capitolo Sanità e salute di Noi Italia 2024 offre una panoramica delle tendenze in atto, un confronto con i Paesi UE e un’analisi dei servizi sanitari regionali. (Leggi)

Le Città metropolitane sono state previste per la prima volta dalla legge n. 142/1990 sebbene siano state effettivamente istituite quasi un quarto di secolo dopo con la legge n. 56/2014. Un contributo di G. Mobilio sulla rivista IPOF del CNR intitolato “Città metropolitane a dieci anni dalla loro istituzione. Spunti per un bilancio”, si concentra su alcuni aspetti normativi tralasciando il contesto istituzionale in cui sono state ideate. Prediligendo un’ottica critica sono stati analizzati alcuni elementi legati alle prassi e agli sviluppi attuativi delle norme istitutive che, sebbene siano su piani diversi, sono strettamente interconnessi tra loro: l’assetto finanziario, gli organi politici e funzioni e le competenze esercitate. (Leggi)

Negli Stati Uniti l’invecchiamento della popolazione potrà essere più che compensato dall’incremento della forza lavoro (popolazione attiva) ottenuto grazie all’eliminazione delle disparità di salute e nel livello di istruzione della popolazione. È il risultato del working paper NBER “The Power of Inclusive Labor Force Participation for Mitigating Population Aging” di R. Böheim, T. Horvath, T. Leoni e M. Spielauer. Gli autori stimano che all’incremento naturale della popolazione attiva di 27 milioni al 2060 si potranno aggiungere altri 2,6 milioni di lavoratori grazie alla eliminazione delle disparità di salute e nel livello di istruzione. Effetti ancora più ampi potranno essere ottenuti con l’eguaglianza di genere e l’inclusione delle minoranze. (Leggi)

I lavori dei vincitori del Premi Nobel per l’economia hanno una grande influenza sulle politiche economiche pubbliche sebbene non sia chiaro che cosa spinga la ricerca innovativa in economia. A questo interrogativo cerca di rispondere un paper LSE di A. Krauss “How nobel-prize breakthroughs in economics emerge and the field’s influential empirical methods”. L’autore ha notato che i maggiori progressi nel campo dell’economia sono stati determinati dall’innovazione metodologica (un esempio su tutti la teoria dei giochi). Si evidenzia che alcuni dei principali metodi adottati dalla scienza economia sono stati sviluppati in altri campi, quali la salute pubblica come, ad esempio, gli studi randomizzati e controllati. (Leggi)

LA SANITÀ ITALIANA IN CHIAROSCURO

Nel post pandemia il servizio sanitario italiano non ha recuperato i livelli pre-pandemia, come già evidenziato dal Rapporto SDO per l’anno 2022. I ricoveri ospedalieri per il sistema cardiocircolatorio in regime ordinari, ad esempio, sono ancora più bassi del 12,8% rispetto al 2019. Dopo la forte contrazione del 2020 è ripresa la mobilità sanitaria interregionale a tassi superiori degli anni precedenti. Le Regioni meridionali e del centro sono caratterizzate da un’elevata mobilità passiva. Nel 2021 la spesa sanitaria pubblica corrente si è attestata a 126,8 miliardi di euro, corrispondenti al 7,2% del PIL e a 2.144 euro pro-capite annui.

I dati OCSE messi a disposizione per un confronto tra Paesi UE al 2022 mostrano una spesa sanitaria pubblica pro-capite più che doppia in Germania 6.424 dollari e quasi doppia in Francia con 5.178 dollari rispetto all’Italia con 3.051 dollari. Una particolare attenzione va riservata alla spesa sanitaria privata: le famiglie italiane nel 2021 hanno contribuito al 24,1% della spesa sanitaria complessiva corrispondente al 2,2% del PIL. Nel 2021 i posti letto ospedalieri erano di 3,1 per 1000 abitanti, uno dei valori più bassi tra i Paesi UE, ad esempio Francia e Germania hanno rispettivamente 5,6 e 7,8 posti letto per mille abitanti. Per quanto riguarda la salute degli italiani nel post pandemia vi sono segnali positivi. Il tasso di mortalità evitabile è tra i più bassi di Europa: 19,2 decessi per 10mila abitanti, sebbene vi siano marcate disuguaglianze territoriali e di genere.

La mortalità trattabile e quella prevenivate, componenti della evitabile, sono rispettivamente 6,4 decessi per 10mila abitanti e 12,8 decessi per 10mila abitanti. L’analisi della sanità regionale mostra livelli di spesa sanitaria molto variabile, a causa delle condizioni socioeconomiche delle famiglie e della diversa organizzazione e gestione dei sistemi sanitari regionali. A livello pro-capite la spesa delle ripartizioni Centro-Nord è di 2.165 euro nel Nord-Est 2.181 euro, nel Centro 2.151 euro mentre nel Mezzogiorno la spesa di 2.102 euro è inferiore alla media nazionale. I divari regionali si registrano anche nella dotazione di posti letto ospedalieri ordinari: il Mezzogiorno ha 2,7 letti per mille abitanti, al di sotto della media nazionale, mentre Nord-Est e Nord-Ovest hanno entrambi 3,3 letti, un valore superiore alla media nazionale.

 

ISTAT – Noi Italia 2024

https://noi-italia.istat.it/pagina.php?id=3&categoria=6&action=show&L=0

CITTÀ METROPOLITANE UN BILANCIO CRITICO

La relazione di accompagnamento al disegno della legge istitutiva delle Città metropolitane (Città) assegnava ad esse il «motore di sviluppo per tutto il nostro sistema economico e produttivo in quanto capace di inserire le aree più produttive della nostra realtà nella grande rete delle città nel mondo e, soprattutto, dell’Unione europea e dei suoi programmi di sviluppo». Esse erano state istituite nello specifico contesto di una riforma costituzionale volta ad eliminare dalla Costituzione le Provincie. L’intento era quello di sottrarre le Città dagli enti costitutivi dello Stato e dotarli di specifiche caratteristiche funzionali: più che una funzione rappresentativa, una organizzativa dei Comuni presenti sul territorio.

L’analisi di Mobilio è concentrata su tre aspetti: autonomia finanziaria, sistema di governo e patrimonio di funzioni e competenze esercitate. La legge n. 56/2014 non disciplina l’autonomia finanziaria delle Città ma si limita a sancire il subentro alle Province nello stesso territorio. Le Città hanno poi ereditato tutti i rapporti attivi e passivi, i beni strumentali, il personale e il patrimonio e soprattutto le funzioni nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e del patto di stabilità interno. Il fallimento dell’autonomia finanziaria delle Città non solo è dipeso dalle modalità di istituzione ma soprattutto dai ritardi e dalle sovrapposizioni normative che hanno reso il quadro finanziario molto complesso, con provvedimenti tra loro anche configgenti.

Una novità era rappresentata degli organi di governo e dai rapporti che tra loro intercorrono: il Sindaco del comune capoluogo è automaticamente il Sindaco metropolitano. Gli organi di governo sono il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana. Oltre le criticità legate al Consiglio e alla Conferenza, dotata di un ruolo molto marginale, le problematiche maggiori si concentrano sulla figura del Sindaco che non è espressione dell’intera area ma solo dagli elettori del Comune capoluogo. La Corte costituzionale con la sentenza n. 240/2021 ha ritenuto che l’automatismo non sia in sintonia on il dettato costituzionale. Le soluzioni legislative dovrebbero garantire un ruolo di rilievo al Comune capoluogo senza determinare una sua sovraesposizione a discapito delle altre realtà comunali.

 

CNR – Le Città metropolitane a dieci anni dalla loro istituzione. Spunti per un bilancio

 

RIDURRE I DIVARI

L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che sta interessando tutti i Paesi OCSE, con ricadute negative sulla popolazione attiva. Le stime dell’andamento del tasso di dipendenza strutturale (popolazione 65+ su forza lavoro 20-64) vedono un marcato incremento dal 30,4% del 2022 e il 40,4% del 2050. Tra i Paesi più anziani vi è la Giappone il cui tasso di dipendenza nel 2050 supererà l’80% mentre tra i Paesi europei la Germania arriverà al 58,1%. Rispetto agli altri Paesi OCSE gli Stati Uniti, sebbene interessati da una dinamica demografica leggermente più vivace che porterà a un incremento della forza lavoro di 27 milioni nel 2060, il tasso di dipendenza nel 2050 sarà del 47,5%.

Le ricadute economiche dell’invecchiamento sono rilevanti: minore partecipazione alla forza lavoro, contrazione dei consumi della parte più anziana della popolazione, sostenibilità dei sistemi pensionistici e sanitari e finanziamento dell’assistenza di long terme care. L’allungamento dell’età pensionabile è il rimedio di politica fiscale più utilizzato da parte dei governi, sebbene un effetto positivo lo potrebbe anche avere l’incremento della partecipazione delle donne nella forza lavoro. Secondo gli autori negli USA vi sarebbero margini maggiori di miglioramento in quanto tra il 2000 e il 2015 il tasso di partecipazione al mercato del lavoro si è contratto sensibilmente e anche quando ha ripreso ad aumentare si è assistito a un recupero solo parziale.

Le ampie diseguaglianze tra gruppi di popolazione si concretizzano in una bassa partecipazione al mercato del lavoro da parte dei gruppi più svantaggiati. Vi sono ci sono grandi disparità in termini di istruzione, razza/etnia o genere nella salute e nella longevità. Gli autori hanno fatto ricorso a un modello di microsimulazione dinamica per stimare la futura forza lavoro negli Stati Uniti, tenendo conto delle grandi disuguaglianze tra i gruppi di popolazione. L’eliminazione delle disparità di salute e nel livello di istruzione porta a un incremento nel 2050 della forza lavoro di 2,6 milioni di unità mentre la completa eliminazione delle disparità nella partecipazione alla forza lavoro tra gruppi razziali/etnici per caratteristiche altrimenti identiche, potrebbe produrre un’aggiunta di 6,5 milioni di lavoratori, più che compensando l’invecchiamento della popolazione.

 

NBER – The Power of Inclusive Labor Force Participation for Mitigating Population Aging: Closing Gaps at the Intersection Between Race/Ethnicity and Gender in the United States

https://www.nber.org/papers/w32590

IL MOTORE DELL’INNOVAZIONE NELLA RICERCA ECONOMICA

Le innovazioni dei premi Nobel per l’economia hanno una grande influenza nelle politiche pubbliche, si veda ad esempio i lavori di Banerjee and Duflo sulla povertà globale oppure i lavori sull’investimento in capitale umano per lo sviluppo economico di Shultz oppure ancora gli studi di Tahler che hanno approfondito le politiche comportamentali. Nonostante la grande influenza delle teorie economiche sulle politiche pubbliche ancora non è chiaro che cosa spinge all’innovazione in economia. Gli studi precedenti si sono limitati ad analizzare un sottoinsieme o un campione di queste scoperte, evidenziando il ruolo dei sistemi di ricompensa e incentivazione oppure delle citazioni oppure ancora quello del finanziamento pubblico.

Altri hanno sottolineato l’esistenza di potenziali frizioni: ad esempio con l’espandersi del nostro corpus di conoscenze, i ricercatori hanno più formazione e ricerca da svolgere prima di poter raggiungere la frontiera scientifica e scoprire qualcosa di nuovo. L’autore, diversamente dagli altri lavori, analizza l’innovazione in economia collegandola sia con i metodi di ricerca utilizzati per le scoperte sia con le condizioni demografiche ed economiche degli scopritori. I fattori che possono influenzare l’innovazione nella ricerca economica possono essere considerati alla stregua dei motori dell’innovazione del sistema economico.

Fattori metodologici come, ad esempio, l’uso della statistica o dei computer, fattori a livello individuale o generale come ad esempio livello di istruzione, retroterra interdisciplinare e fattori a livello nazionale come posizione geografica e dimensione della popolazione. Lo studio è il primo ad applicare un set di statistica descrittiva e di analisi di regressione delle 78 scoperte in economia compiute dai 92 tra i più influenti economisti degli ultimi 100 anni. Viene dimostrato che le principali trasformazioni in economia sono state guidate dai nuovi e migliorati metodi di ricerca: metodi matematici, metodi statistici, teoria dei giochi, trial clinici randomizzati ed esperimenti naturali. Nel XXI secolo, l’analisi dei Big Data, l’analisi delle reti e del machine learning stanno aprendo nuove aree di ricerca. Eppure, molti metodi efficaci utilizzati in questo campo sono stati sviluppati al di fuori dell’economia in campi vicini e successivamente adottati in economia per poter effettuare ricerche innovative.

 

LSE – How nobel-prize breakthroughs in economics emerge and the field’s influential empirical methods

http://eprints.lse.ac.uk/123039/