La selezione della settimana: #1 Ministero della salute: nei ricoveri ospedalieri non è ancora stata recuperata l’attività del 2019. #2 Banca d’Italia: moltiplicatore inferiore a uno per Superbonus 110% e Bonus facciate. #3 VoxEU: per la politica monetaria è necessaria una svolta per tenere conto della gestione del debito pubblico. #4 UPB: la revisione dell’IRPEF iniziata dieci anni fa è avvenuta a scapito dell’equità del prelievo e della capacità distributiva.


Nel 2022 il volume dei ricoveri ospedalieri (sia in regime di ordinario sia diurno) prodotti dal SSN ha proseguito la ripresa post pandemia iniziata nel 2021 ma non ha ancora raggiunto i livelli del 2019. È quanto emerge dal “Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2022” pubblicato dal Ministero della salute. Nel 2022 sono pervenute al Ministero 7.358.727 schede, +4.8% rispetto al 2021. Nonostante l’incremento, nel 2022 i ricoveri erano ancora del 10% inferiori al 2019 periodo in cui sono arrivare 8.193.592 schede. Le giornate di degenza e gli accessi sono aumentati del 3% mentre il tasso di ospedalizzazione per 1.000 abitanti è aumentato a 107,9 da 103,3. (Leggi)

Il moltiplicatore fiscale delle misure Bonus facciata e Superbonus 110% è stato inferiore all’unità. Sono le conclusioni di una pubblicazione di A. Accetturo, E. Olivieri e F. Renzi della Banca d’Italia della collana Questioni di economia e finanza intitolato “L’impatto economico degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie”. I benefici per l’economa in termini di valore aggiunto sono stati più bassi dei costi sostenuti per attuare le due misure, il cui costo tra il 2021 e il 2023 è stato stimato in più di 170 miliardi di euro, corrispondenti al 3% sul PIL per ciascun anno. L’obiettivo delle misure era di stimolare il settore edilizio, efficientare le abitazioni e apportare migliorie antisismiche agli edifici. (Leggi)

Politica monetaria e politica fiscale sono strettamente interrelate. Le misure di politica monetaria hanno un effetto sulla gestione del debito del settore pubblico a causa della rimodulazione dei tassi di interesse. Un editoriale VoxEU di C. Goodhart e M. Pradhan intitolato “A turning point for monetary policy” ha confrontato le variazioni dei tassi ufficiali del periodo 1975-1980, quando la gestione del debito pubblico ha svolto un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi della politica monetaria, con quello del periodo 2008-2023 in cui non vi è stata nessuna preoccupazione per le interazioni tra la gestione del debito pubblico e politiche monetarie. (Leggi)

Negli ultimi dieci anni l’Irpef è stata sottoposta a diverse revisioni per ridurre il carico fiscale delle famiglie. Le modifiche sono avvenute a scapito dell’equità del prelievo e della capacità distributiva. È quanto emerge dagli approfondimenti del “Rapporto dell’UPB sulla politica di bilancio – giugno 2024”. Nel decennale della costituzione dell’Ufficio, nel Rapporto oltre alle tendenze della finanza pubblica e dell’economia italiana, sono presentate le analisi retrospettive riferite a questo intervallo temporale, sull’economia e sulla finanza pubblica italiana, sull’evoluzione della tassazione sulle famiglie e sulle imprese, sulle pensioni e sull’occupazione e sulle recenti politiche per la long term care, (leggi)

IL LENTO RECUPERO DEL SSN

Nel 2022 l’attività ospedaliera in regime ordinario e in regime diurno è aumentata rispetto al 2021. L’incremento complessivo, al lordo delle schede relative ai neonati sani dei reparti nido e alle schede inviate da istituti non censiti, è stato del 4,5% mentre le giornate di degenza e gli accessi sono aumentati del 3,0%. Nonostante nel 2022 vi siano stati 327.666 ricoveri in più, il livello dei ricoveri del 2019 è ancora lontano. Considerando le dimissioni al netto dei nido e dei non censiti, tra il 2021 e il 2020 vi è stato un incremento del 4,8% delle dimissioni. In particolare, le dimissioni per acuti in regime ordinario sono aumentate rispetto al 2021 del 3,9% e le dimissioni per acuti in regime diurno del 7,2%; la riabilitazione in regime ordinario è aumentata del 10,0%, quella in regime diurno del 7,1%, infine la lungodegenza del 3,3%.

Nel confronto con il 2019, i livelli pre-pandemia non sono stati ancora recuperati: il numero dei ricoveri in regime ordinario è ancora inferiore del 9,9%, i ricoveri in regime diurno sono inferiori del 9,1%; la riabilitazione in regime ordinario e diurno sono lontani rispettivamente del 15,8% e del -14,9%, la lungodegenza, infine, sconta il ritardo maggiore con oltre 29mila ricoveri in meno corrispondenti a -30%. Anche gli accessi, al netto dei nido e dei non censiti, è aumentato a 52.428.952 da 50.889.870, più di un milione e mezzo di giornate per un incremento del 3,0%, nonostante all’appello manchino ancora più di 5 milioni di giornate (-9,2%).

Rapportando le giornate erogate per acuti in regime diurno del 2022 su quelle ordinari si osserva un lieve incremento rispetto al 2021, 0,11 rispetto a 0,09. La degenza media, ottenuta come rapporto tra giornate di degenza e dimissioni in regime ordinario, è stata di 7,2 giorni contro 7,4 giorni del 2021. In riferimento agli acuti in regime ordinario la complessità dei ricoveri è stabile: il peso medio passa da 1,33 a 1,31; il numero medio di diagnosi per scheda resta invariato a 2,6; il numero medio, infine, delle procedure diminuisce da 3,4 a 3,3. L’appropriatezza organizzativa resta stabile rispetto al 2022: le percentuali di dimissioni con DGR medico da reperti chirurgici è del 24,01%, nel 2021 era 24,73%.

Ministero della salute – Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2022

https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=3441

SUPERBONUS COSTOSI

Le misure a favore dell’edilizia sono considerate importanti dai politici per la presunta capacità di stimolare l’economia grazie alle interdipendenze del settore con la manifattura e i servizi. Nel 2022 le imprese di costruzione rappresentavano oltre il 5% del valore totale dell’economia. Una forte domanda di attività di ristrutturazione è ritenuta benefica per l’economia nel suo complesso. Saremmo in presenza di un fallimento del mercato in quanto gli individui non hanno la forza economica per affrontare costi di rinnovo della propria abitazione. Un altro argomento a favore riguarda il consumo di energia: l’obiettivo dei governi è quello di combattere la povertà energetica e di aumentare il benessere degli individui.

Inoltre, è necessario incoraggiare la transizione verde alla luce dei dati secondo i quali nel 2020 il 35% del gas serra fosse prodotto dalle abitazioni. In questo contesto nella metà del 2020, il governo italiano ha varato due misure: la prima denominata “Bonus facciate” per il rinnovo delle facciate degli edifici urbani e la seconda “Superbonus 110%” con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica e rafforzare le caratteristiche antisismiche delle proprietà. Le misure sono state molto generose: il rinnovo delle proprietà avveniva senza alcun costo nel caso del Superbonus 110%, grazie ai tassi di deduzione elevata, oppure a costi molto bassi, come nel caso del Bonus facciate. Nel periodo 2021-2023 gli investimenti in edilizia sono stati stimati a più di 170 miliardi di euro ed è stato il più grande stimolo fiscale destinato al settore edilizio nella UE negli ultimi venti anni.

Tramite il confronto con un campione artificiale di Paesi Ue che in quel periodo non avevano misure analoghe è stato possibile stimare l’impatto economico delle due misure. Utilizzando i dati dei conti economici trimestrali dell’Eurostat risulta che, alla fine del 2023, gli investimenti immobiliari pro capite in termini reali in Italia erano maggiori del 67% rispetto al campione di controllo. Il 73% degli interventi è ricorso al credito d’imposta ma i restanti 45 miliardi stimolati tramite agevolazioni sono investimenti che sarebbero stati realizzati anche senza incentivi. Per questa componente il rapporto tra il PIL generato dal Superbonus e i costi è leggermente inferiore a 1. Le entrate fiscali stimate al’1% del PIL erano molto inferiori ai loro costi (3% PIL), suggerendo che sono state incapaci di “ripagare sé stessi.”

Banca d’Italia – L’impatto economico degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0860/index.html

IL LATO OSCURO DELL’INDIPENDENZA DEI BANCHIERI CENTRALI

Un effetto collaterale dell’indipendenza dei banchieri centrali è stato quello di aver consentito – gli autori ritengono addirittura incoraggiato – l’adozione di modelli di trasmissione della politica monetaria indipendenti dalle politiche fiscali. In un futuro prossimo quando l’attenzione alla gestione e alla sostenibilità del debito pubblico diventerà cruciale, le banche centrali dovranno modificare la loro azione. Al contrario di quanto avvenuto negli anni ’70-80 in cui la gestione del debito era fondamentale, gli anni tra il 2008 e il 2023 sono stati contraddistinti dall’irrilevanza del debito pubblico nelle decisioni di politica monetaria.

Pesano sulla sostenibilità del debito pubblico l’invecchiamento della popolazione e le politiche fiscali espansive adottate dalle amministrazioni per dare priorità alla rielezione politica. Le banche centrali dovranno incrementare i tassi di riferimento piuttosto rapidamente e abbassarlo molto lentamente, cambiando radicalmente rispetto agli ultimi decenni. Negli anni ’70-80  vi erano degli obiettivi aggregati di politica monetaria: l’approccio era quello di alzare bruscamente i tassi di interesse per poi abbassarli lentamente per incoraggiare un maggiore finanziamento del debito in quanto piccoli movimenti consecutivi al ribasso dei tassi di interesse ufficiali incoraggerebbe gli acquisti di obbligazioni .Al contrario di quello che accade ora ,la prospettiva di una serie di movimenti consecutivi al rialzo dei tassi di interesse ufficiali scoraggerebbe gli acquisti di titoli di Stato.

L’inflazione bassa ha portato a costi di servizio del debito bassi, sollevando le banche centrali dal peso delle preoccupazioni sulla gestione del debito. Dal confronto tra gli Statu Uniti e il Regno Unito del periodo dal 1970 al 1990 e dal 2008 al 2023 emerge una differenza di approccio piuttosto netta delle banche centrali: nel primo periodo gli incrementi del tasso di interesse sono piuttosto marcati rispetto al secondo periodo, quando, si veda il Regno Unito, non superano i 75 punti base. Il secondo periodo è stato più stabile rispetto al passato anche durante la grande crisi finanziaria. Di conseguenza una maggiore attenzione alla gestione del debito pubblico richiede un ritorno al passato con un comportamento delle banche centrali lontano dal periodo 2008 – 2023 chiamato della Grande moderazione.

VoxEU – A turning point for monetary policy

https://cepr.org/voxeu/columns/turning-point-monetary-policy

LE INIQUE RIFORME FISCALI

Negli ultimi dieci anni, l’Irpef è stata sottoposta a numerose revisioni con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale delle famiglie, sebbene il risultato di una minore equità nei prelievo e una ridotta capacità redistributiva. È stata modificata la struttura dell’imposta, con il ridisegno delle aliquote, degli scaglioni e delle detrazioni ed è stata cambiata anche la base imponibile che ha comportato l’esclusione dal principio di progressività di alcuni cespiti. Il primo intervento è stato il bonus 80 euro, introdotto nel 2014 per sostenere i lavoratori con salari medio-bassi.

Il bonus ha ridotto il prelievo per questa categoria di contribuenti ma ha, contemporaneamente, determinato delle irregolarità nelle aliquote marginali con forti impennate fino all’80% in corrispondenza dei redditi poco o non interessati dal bonus. Queste distorsioni sono tate corrette con interventi successivi negli anni dal 2017 al 2021. Ne hanno beneficiato prima i contribuenti con redditi tra 28.000 e 40.000 euro e successivamente anche i redditi oltre i 40.000 euro. Il confronto tra la struttura del prelievo al 2014 e il 2024 non è pienamente esplicativa se non si tiene conto anche del fenomeno del “fiscal drag” dovuto al mancato adeguamento delle deduzioni e delle aliquote all’adeguamento del livello salariale alla variazione del livello dei prezzi. Questo fenomeno si è acuito in modo particolare con il fenomeno inflativo del 2021-2013.

Un lavoratore dipendente senza carichi familiari, con le riforme, ha beneficiato dell’abbassamento dell’aliquota media lungo quasi tutta la distribuzione dei redditi. Considerando il drenaggio fiscale, l’aliquota media aumenta per quasi tutti i livelli di redito. Il drenaggio fiscale ha avuto un effetto complessivo negativo che ha più che compensato gli effetti positivi delle riforme. Dalle simulazioni dell’UPB è emerso che per i lavoratori dipendenti le riforme hanno comportato una riduzione del prelievo fiscale di 3 p.p. mentre il drenaggio fiscale ha comportato un incremento del prelievo fiscale di 3,6 p.p. A queste modifiche si è aggiunta l’erosione progressiva della base imponibile dell’imposta, che ha ridotto l’equità̀ del prelievo e la sua capacità redistributiva.

UPB – Rapporto dell’UPB sulla politica di bilancio – giugno 2024