La selezione della settimana: #1 INAPP: il mercato del lavoro italiano, nonostante le recenti riforme degli ultimi dieci anni si è rivelato piuttosto vischioso. #2 OECD: dopo le grandi crisi globali è tornato l’interesse per la politica industriale con i suoi pro e contro. #3 Ministero della Salute: approvato il Decreto-legge per contrastare il fenomeno dei lunghi tempi delle liste di attesa nella sanità. #4 SSRN: le politiche industriali non sono destinate sempre al fallimento. Vi sono dei vincoli politici e di capacità dello Stato che vanno rispettati.


Nel biennio 2021-2022 la permanenza nell’occupazione dei lavoratori occupati è del 98,9%, in aumento rispetto all’86,5% del 2010-2011. È quanto emerge dal Rapporto PLUS 2023 dell’INAPP. L’incrocio con la permanenza nell’occupazione con la limitata transizione delle presone in cerca di occupazione, il 3,7% del 2021-2022 contro il 28,5% del 2010-2011, evidenzia una certa vischiosità del mercato del lavoro. Considerando che in questo decennio si sono succedute alcune riforme del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act e decreti attuativi e il Decreto dignità, si può parlare di una riforma imperfetta e si può ipotizzate che questi provvedimenti, in congiunzione con il Decreto Madia abbiano contribuito a determinare questa situazione. (Leggi)

Come conseguenza delle crisi economiche globali degli ultimi venti anni nei Paesi OCSE è ritornato l’interesse per le politiche industriali. È l’argomento del paper OCSE “The return of industrial policies” di V Millot e Ł. Rawdanowicz in cui si discutono i pro e i contro della politica industriale motivata da obiettivi ambientali, di sicurezza nazionale e basata sul territorio e l’inclusività. Vi sono fondate giustificazioni economiche, ambientali e sociali per alcune politiche industriali sebbene, contemporaneamente, si manifestano legittimi timori sulla loro breve durata e suoi costi elevati. Tra i principali rischi vi sono le misure di contenimento della concorrenza globale e nazionale, tra le opportunità il design di politiche efficaci. (Leggi)

il 4 giugno scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto-legge e il disegno di legge per l’abbattimento delle liste di attesa delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Entro 60 giorni il testo dovrà essere convertito in legge. Tra le misure più importanti vi è la previsione della Piattaforma nazionale delle Liste di attesa, con l’obiettivo di monitorare il fenomeno a livello nazionale sotto diversi aspetti. È istituita sul portale del Ministero della Salute un “registro delle segnalazioni” per presentare i disservizi connessi alla mancata applicazione delle misure di contenimento dei tempi delle liste di attesa e l’istituzione di un Osservatorio delle liste di attesa. (Leggi)

La politica industriale è, essenzialmente politica, sebbene vi siano due ampi vincoli di governo. Il primo riguarda le forze politiche che determinano il modo in cui viene scelta la politica industriale, il secondo i modi in cui la capacità dello Stato influisce sull’attuazione. R. Juhász e N. Lane, nell’articolo ”The Political Economy of Industrial Policy” pubblicato su NBER, analizzano la politica industriale attraverso la lente della moderna economia politica. Diversamente dall’approccio della Public Choice, il fallimento del governo non è una caratteristica necessaria della politica industriale. Semmai è endogeno e si verifica quando le politiche industriali non rispettano tali vincoli. (Leggi)

UN MERCATO DEL LAVORO VISCHIOSO

A dieci anni di distanza dall’ultima rilevazione INAPP, risalente al 2010-2011, il mercato del lavoro italiano ha subito modifiche per certi aspetti rilevanti. L’occupazione è aumentata in modo significativo, sebbene si sia trattato di un aspetto quantitativo e non qualitativo in quanto l’incremento è dovuto a posti di lavoro temporanei. In questo decennio sono state varate alcune misure, il Job Acts e decreti attuativi e il Decreto dignità, che hanno modificato la disciplina di alcune tipologie contrattuali. In particolare, alcune misure avevano come obiettivo la promozione del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Altre misure riguardavano sgravi contributivi o fiscali finalizzati a favorire l’assunzione e la stabilizzazione di lavorativi del settore privato, per alcune aree del Paese e categorie. L’INAPP ha confrontato le transizioni tra condizioni occupazionali nel tempo. Si tratta delle caratteristiche di quei lavoratori che a un anno di distanza restano stabilmente nel mercato del lavoro. Nel 2011 l’85,5% degli occupati del 2010 restava in questa condizione mentre distanza di 10 anni nel 2021 la percentuale dei rimasti occupati rispetto all’anno precedente è salita al 98,9%. Specularmente tra il 2010 e il 2011 tra le persone in cerca di lavoro dopo un anno il 28,5% trovava un’occupazione mentre tra il 2020 e il 2021 questa percentuale è fortemente diminuita al 3,7%.

Secondo gli estensori del rapporto, questi numeri indicano che il mercato del lavoro italiano sia caratterizzato da una vischiosità strutturale che è peggiorata rispetto al passato. Questa vischiosità è dovuta, in parte, alle riforme considerate imperfette in quanto hanno preferito preservare lo status quo; in parte alle misure varate durane il periodo pandemico che hanno avuto come obiettivo la salvaguardia dell’occupazione e la protezione di alcune categorie di lavoratori. Durante la pandemia oltre al divieto di licenziamento erano stati rimossi i limiti all’utilizzo del lavoro tempo determinato. La permanenza del lavoro è un fenomeno che ha interessato sia il settore pubblico sia il settore privato grazie alle politiche che hanno favorito i contratti a tempo indeterminato e dalla Legge Madia che proceduto alla stabilizzazione dei precari di lungo corso.

INAPP – Rapporto PLUS 2023. Osservare le traiettorie del mercato del lavoro

https://oa.inapp.org/xmlui/handle/20.500.12916/4280

LE POLITICHE INDUSTRIALI SONO DI NUOVO IN VOGA

La base teorica delle politiche industriali è l’esistenza di esternalità positive e negative senza costi che implicano la permanenza di divari tra rendimenti privati e benefici sociali. Questi divari possono sorgere per varie ragioni: quando, ad esempio, i consumatori e le imprese non sopportano i costi sociali rispettivamente del loro consumo e della loro produzione. Quando investono in modo insufficiente in beni pubblici o nella ricerca e nell’innovazione poiché non sono in grado di raccogliere i ritorni privati. Quando vi sono fallimenti della coordinazione ossia una situazione in cui le attività che avrebbero potuto avvantaggiare due o più parti non vengono svolte perché non riescono a coordinare i loro piani.

Un caso evidente di fallimento del mercato sono le implicazioni negative dell’emissioni del gas serra a costo zero sul clima e di conseguenza sulle società e sulle economie. Un altro esempio è quando i politici sostengono che le eccessive esposizioni derivanti dagli investimenti e il commercio esteri possono minacciare la sicurezza nazionale in caso di conflitti geopolitici, nonostante in tempo di pace vi siano effetti postivi. Vi possono essere disparità di reddito e di occupazione tra aree geografiche o specifici gruppi con costi sociali elevati non quantificati dalle singole imprese. Anche se la politica industriale può contribuire a correggere l’errata allocazione di risorse tra settori, non tutti i fallimenti del mercato dovrebbero essere, tuttavia, affrontati dalle politiche industriali.

Queste politiche alternative possono avere esiti più efficienti: per esempio i governi stanno prendendo in considerazione quali politiche di transizione e verdi gli incentivi alla ricerca e sviluppo, la tassazione dell’anidride carbonica, i sussidi alla produzione e al consumo e anche delle misure normative. Queste misure hanno effetti e sostituzioni di diversa entità. Gli effetti redistribuivi potrebbero essere ottenuti non solo in virtù dei sussidi agli investimenti o alla produzione nelle aree svantaggiate ma attraverso programmi di istruzione e di formazione, una regolamentazione del mercato del lavoro, sistemi fiscali e di protezione sociale e il sostegno alle infrastrutture locali.

OECD – The return of industrial policies

https://www.oecd.org/economy/the-return-of-industrial-policies-051ce36d-en.htm

ABBATTTERE LE LISTE DI ATTESA, BASTERÀ UN DECRETO?

Dalla fine della pandemia il SSN non è riuscito a recuperare le prestazioni non erogate con il conseguente incremento delle liste (e dei tempi) di attesa. Da i risultati di un’indagine di Cittadinanzattiva nella Regione Lazio è emerso che nel 2023 solo un cittadino su due ha ottenuto visite ed esami nei tempi previsti, il 70% ha subito la chiusura delle liste di attesa, più del 58% ha ottenuto visite ed esami in tempi superiori rispetto a quanto previsto dal medico mentre il 38% si è dovuto spostare in luoghi lontani o difficile da raggiungere per poter usufruire delle prestazioni. Al 29% è stato proposto di effettuare la vista nel canale intramurario.

La Federconsumatori, in un recente rapporto, denuncia un aspetto diverso ma ugualmente importante: la difficoltà per i cittadini, di conoscere le liste di attesa della propria regione e a livello nazionale, sia per la mancata comunicazione per assenza di monitoraggio aggregato come in Basilicata, Calabria, Campania, Lombardia e Sicilia, sia per regioni con monitoraggi parziali o con dati difficili da navigare o da raggiungere. Il Decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 4 giugno scorso ha istituito all’Art.1 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa presso l’Agenas. La piattaforma ha lo scopo di realizzare l’interoperabilità con le Piatteforme delle liste di attesa di ciascuna Regione e Provincia autonoma. L’ Articolo 2 comma 1 istituisce, inoltre, presso il Ministero della salute l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria al fine di rafforzare le attività di controllo del SIVeAS.

Questo organismo subentra agli uffici competenti della Direzione generale della programmazione sanitaria con funzione di supporto tecnico al SIVeAS. All’articolo 3 si fa riferimento a Cup unici regionali o infra-regionali (dove è prevista l’attivazione di un sistema di distesa delle prenotazioni) che garantiscano come condizione preliminare la piena interoperabilità con gli erogatori privati accreditati a cui sarà possibile fare ricorso in mancanza del rispetto dei tempi previsti dal PNGLA 2019-2021. È fatto divieto alle aziende sanitarie e ospedaliere di sospendere o chiudere l’attività di prenotazione. All’Articolo 4, infine, sono previsti visite ed esami il sabato e la domenica, e sanzioni e premi per i dirigenti regionali a seconda dei risultati.

Ministero della salute – Decreto-legge recante misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie

https://www.salute.gov.it/portale/listeAttesa/dettaglioNotizieListeAttesa.jsp?lingua=italiano&id=6577

LA POLITICA INDUSTRIALE RIVISTA

Secondo l’orientamento dalla Public Choice il fallimento del governo è una caratteristica necessaria della politica industriale. Si ha fallimento del governo quando un suo intervento porta a una perdita netta di benessere economico. Analizzando sotto la lente della moderna economia politica le politiche industriali, dove i benefici sono concentrati e i costi diffusi, i fallimenti del governo nel perseguire le politiche industriali sono endogeni e dipendono dal rispetto di due grandi vincoli di governance della politica industriale che vanno oltre i vincoli economici. Il primo è un vincolo politico: le forze politiche determinano il modo in cui la politica industriale viene scelta.

Il secondo è un vincolo di capacità dello Stato: ossia le dimensioni della capacità che determina il modo con cui sono attuate le politiche e gli obiettivi ufficiali. Questo è il motivo per cui, di frequente, le politiche industriali attuate sono molto diverse da quelle ottimali, ossia da quelle che potrebbero essere attuate da un pianificatore sociale. Attraverso un approccio interdisciplinare tra le scienze sociali ed economiche, gli autori analizzano la politica industriale sotto questi vincoli giungendo ad alcune conclusioni. In primo luogo, e politiche industriali di successo sono quelle che funzionano all’interno del loro contesto politico.

Ad esempio, non è cauto imitare le politiche adottate altrove come l’esempio, portato dagli autori della Tailandia dove caratteristiche interne hanno portato prima a una chiusura poi all’adozione di politiche di promozione delle esportazioni simile a quelle perseguite dai Pesi dell’Asia del Sud negli anni ’70 e ’80. In secondo luogo, le sfide che i politici devono affrontare sono simili a quelle della politica monetaria e fiscale. L’incoerenza temporale la credibilità politica possono affliggere la politica industriale nascente come affliggono gran parte della politica monetaria e fiscale. In terzo luogo, i vincoli di governo non sono immutabili: molte politiche industriali, come ad esempio la politica climatica, possono contribuire ad allentare i vincoli politici alle future politiche di fissazione del prezzo dell’anidride carbonica.

SSRN – The Political Economy of Industrial Policy

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=4823810