La selezione della settimana: #1 VoxEU: l’attuazione del RRF costituisce il banco di prova per le politiche dell’Unione europea. In Italia, a dispetto delle difficoltà iniziali, il PNRR sta funzionando. #2 FPA: circa l’80% dei dipendenti dalla PA sarà esposto all’intelligenza artificiale mentre 200 posti di lavoro saranno a rischio di sostituzione integrale. #3 Osservatorio Camera Deputati: le misure del Superbonus e del Bonus facciate avranno entro il 2036 un impatto cumulato di 188 miliardi di euro sul bilancio dello Stato. #4 ECFIN: l’inflazione elevata può contribuire a ridurre il rapporto debito pubblico su PIL ma solo a determinate condizioni.


In Italia il PNRR è stato efficace nel rilanciare quelle riforme attese da lungo tempo in tema di appalti pubblici, giustizia, acqua ed energia, È quanto emerge da un’editoriale VoxEU di F. Giavazzi e C. Goretti intitolato “Surprisingly, Italy’s Resilience and Recovery Facility plan is working”. Gli investimenti pubblici portano benefici nel breve periodo ma non potranno risolvere i problemi della crescita che stanno affliggendo l’Unione europea, mentre le riforme lo saranno, soprattutto per il nostro Paese che è il maggior beneficiario del RRF. Secondo gli autori è ancora necessario un ulteriore supporto politico per mantenere i risultati raggiunti. (Leggi)

Il 57% dei dipendenti pubblici, corrispondenti a 1.851.386 individui, subirà l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) nella Pubblica amministrazione. Il 28% sarà mediamente esposto mentre l’impatto sarà irrilevante sul restante 15%. È quanto è emerso da una ricerca condotta da Forum PA, presentata in occasione del FORUM PA 2024. Non bisogna, tuttavia, fermarsi alla superficie di questi dati; l’80% del personale a rischio elevato, con una formazione adeguata potrà beneficiare dell’integrazione dell’IA nello svolgimento delle attività lavorative. Il 12%, corrispondente a oltre 200mila individui, sarà a rischio di sostituzione integrale, specialmente nelle professioni meno specializzate. (Leggi)

L’impatto cumulato sui conti pubblici del Superbonus fino al 2036 sarà di 165,3 miliardi di euro, aggiungendo a questa misura 23 miliardi del Bonus facciate si arriva a 188 euro. È quanto stimato dall’Osservatorio sulla finanza pubblica della Camera dei deputati, in un dossier intitolato “Effetti del Superbonus e del Bonus facciate sul quadro di finanza pubblica”. L’Osservatorio ha stimato gli importi integrando il quadro di consuntivo per il quadriennio 2020-23, aggiornato dall’Istat, con la relazione al maxiemendamento presentato in fase di conversione del DL 39/2024 il cui obiettivo era anche quello di estendere la rateizzazione da 4 a 10 anni delle detrazioni del Superbonus per le spese sostenute nel 2024-2025. (Leggi)

Il forte aumento dell’inflazione può rendere più sostenibile il debito pubblico tramite il meccanismo dell’erosione del valore reale del debito nominale? È il quesito a cui tenta di rispondere il primo capitolo del “Quarterly Report on the Euro Area 1/24”. Se l’inflazione deriva dallo shock negativo delle ragioni di scambio, il rapporto debito su PIL aumenta in quanto il calo in termini reali è controbilanciato degli effetti della crescita reale più lenta, del calo del saldo primario e da tassi di interesse più elevati nel caso la Banca centrale intervenga per controllare l’inflazione. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi di come e attraverso quali canali il cambiamento climatico può influenzare l’inflazione. (Leggi)

LE SORPRESE DEL PNRR

Erano stati sollevati numerosi dubbi sull’effettivo impatto del RRF nei Paesi UE anche alla luce delle precedenti iniziative della Commissione. Il Recovery and Resilience Facility (RRF) ha apportato un elemento di novità, in quanto come prerequisito degli investimenti erano richieste l’approvazione di riforme nei settori di intervento. L’attuazione del PNRR in Italia è sotto i riflettori di tutta la UE perché in caso di fallimento, ulteriori nuove iniziative subiranno una dura opposizione. Nel nostro Paese sono state approvate le riforme dei contratti pubblici, del sistema giudiziario, dell’acqua e dell’energia.

La riforma del sistema giudiziario ha interessato tutti i gradi di giudizio e tutti i tribunali. I risultati preliminari sono lusinghieri in quanto ad appena due anni dall’avvio del piano, dicembre 2023, è stata registrata una riduzione significativa dell’arretrato in tutte le fasi del giudizio civile: -50% nei Tribunali e -43% nelle Corti di appello. Un successo ancora più consistente è stato ottenuto per la giustizia penale dove la contrazione, in media del 25%, degli arretrati ha riguardato tutte le fasi del giudizio. La riforma del Codice dei contratti pubblici sta avendo come risultato la riduzione significativa delle stazioni appaltanti a circa 4.800 da 36.000. È stato avviato anche un processo di aggregazione in quanto la 533 stazioni appaltanti rappresentano 8.630 amministrazioni affiliate.

Nel settore dell’acqua è stato avviato un processo di riforma che era fermo da anni. Dal 2021, Calabria, Campania, Molise e Sicilia, Regioni con una particolare frammentazione del servizio, hanno firmato un protocollo di intesa per procedere all’individuazione del gestore unico e, tranne in pochi casi a fine 2022, l’affidamento dei servizi idrici ad un unico gestore era già avvenuto in tutti gli ATO. Anche il settore dell’energia e del gas, che non aveva raggiunto gli obiettivi per il 2017, ha mostrato più dinamismo: a gennaio 2024 l’energia elettrica del mercato libero era più conveniente del 10% rispetto a quella del mercato regolato e grazie agli esiti delle procedure competitive la quota dell’Enel è scesa al 48% rispetto al 56,7% del pre-asta. Secondo gli autori è ancora necessario un ulteriore supporto politico per mantenere i risultati raggiunti

VoxEU – Surprisingly, Italy’s Resilience and Recovery Facility plan is working

https://cepr.org/voxeu/columns/surprisingly-italys-resilience-and-recovery-facility-plan-working

AI KILLED THE CIVIL SERVANT

Parafrasando un detto inglese, se l’intelligenza artificiale mette in pericolo posti di lavoro nella pubblica amministrazione sarà sempre l’intelligenza artificiale che li riporterà indietro. Circa 1.800mila posti di lavoro nella PA, il 57% sul totale, saranno altamente esposti quando l’impiego dell’intelligenza artificiale sarà diffuso; il 28% sarà mediamente esposto mentre sul restante 15%, l’impatto sarà nullo. Tra i dipendenti con la maggiore esposizione, nel rapporto sono state individuate le figure professionali suddivise successivamente in gruppi che riflettono la complementarità con l’IA.

I dirigenti scolastici e il personale docente, il personale della magistratura, i dirigenti professionali e i dirigenti sanitari con gli annessi professionisti ad elevate competenze sanitarie, sono classificati nel gruppo ad elevata complementarità con l’IA e rappresentano l’80% delle figure professionali più esposte, concentrate soprattutto nel settore dell’istruzione e della ricerca. I dirigenti del Mistero della Salute e dell’AIFA, i dirigenti sanitari con competenze intermedie, il Personale della carriera diplomatica, professionisti legali, dirigenza amministrativa, ricercatori e tecnologi e segretari comunali, sono classificate nel gruppo a media complementarità con la IA e rappresentano l’8% del gruppo in analisi con particolare rilevanza nelle strutture centrali della pubblica amministrazione.

Gli assistenti e operatori amministrativi e i dirigenti professionali che rappresentano il 12% (una numerosità di 200mila individui) hanno una bassa complementarità e sono il gruppo più a rischio di essere sostituito dalle nuove tecnologie. Il gruppo con levata complementarità, grazie a un’adeguata formazione, potrà beneficiare dell’integrazione della IA nella propria attività lavorativa. Per i dipendenti con complementarità bassa si pone l’esigenza di una riqualificazione professionale per evitare l’obsolescenza delle competenze e ridurre il rischio di essere sostituiti dalla IA. Il terzo gruppo, con una complementarità media, prevalente nelle amministrazioni locali, si piò collocare in una zona d’ombra in quanto non è ancora chiaro l’impatto dell’IA su queste professioni.

FPA – L’impatto dell’intelligenza artificiale sul pubblico impiego

IL MACIGNO DEL SUPERBONUS

Il Superbonus e il Bonus facciata graveranno cumulativamente sul bilancio dello stato per circa 188 miliardi di euro tra il 2020 e il 2026. Il Supebonus impatterà per 165 miliardi di euro mentre il Bonus facciate per 23 miliardi. L’impatto sull’indebitamento netto del Superbonus nel periodo 2020-2023 è stato di 153,2 miliardi di euro (solo nel 2023 -3,9% sul PIL). Il Bonus facciate, che ha terminato gli effetti nel 2022, ha avuto un impatto di 23 miliardi sebbene non si conosca in modo puntuale l’impatto sull’indebitamento netto annuo e sul debito per mancanza di dati sulla modulazione. L’impatto del Superbonus sul debito pubblico, per lo stesso periodo, è stato di 20,3 miliardi di euro.

La differenza tra i due impatti dipende dalla differenza di classificazione contabile delle agevolazioni che per il periodo 2020-2023 sono state classificate come “pagabili” e quindi sono state imputate per intero negli anni di riferimento. Il discorso è diverso per il debito che si produce anno per anno, per cassa. Con riferimento al deficit, l’andamento è crescente nel periodo 2020-2023 con un picco di 81 miliardi nel 2023, si annulla nel 2024 e si riduce significativamente a partire dal 2025. La differenza di andamento dipende dai differenti criteri di contabilizzazione utilizzati per il periodo 2020-2023 e per il biennio 2024-2025.

A differenza del 2020-2023, nel 2024-2025 il Bonus facciate e il Superbonus sono stati classificati “non pagabili” e saranno registrati nel conto della Pubblica amministrazione come minori entrate, determinando un incremento di eguale ammontare di deficit e debito. Il debito cresce in modo marcato fino al 2027 con un picco di 38,9 miliardi di euro nel 2026. Nel 2027 si esaurirà la fruizione delle quattro rate del credito d’imposta e in tale anno l’impatto cumulato sarà stato di 157 miliardi di euro con un’incidenza del6,6% sul PIL. Dal 2028 al 2036 l’incremento sarà più contenuto per effetto dell’estensione da 4 a 10 anni del periodo di fruizione delle detrazioni del Superbonus introdotta dal cd maxiemendamento presentato in fase di conversione del DL 39/2024. Gli effetti sulla finanza pubblica sono positivi tra il 2025 e il 2028 e negativi dal 2029 al 2036.

Osservatorio Camera Deputati – Effetti del Superbonus e del Bonus facciate sul quadro di finanza pubblica

https://temi.camera.it/leg19/dossier/OCD18-20069/effetti-del-superbonus-e-del-bonus-facciate-sul-quadro-finanza-pubblica.html

IL COMPLESSO RAPPORTO TRA DEBITO PUBBLICO E INFLAZIONE

La relazione tra inflazione e riduzione del rapporto debito PIL non è automatica ma è possibile sotto determinate condizioni. Uno shock avverso delle ragioni di scambio, come è avvenuto in parte per l’inflazione europea nel 2022, ha come risultato l’incremento del debito sul PIL. L’incremento del costo delle materie prime innesca un incremento dei prezzi nel mercato interno mentre gli agenti economici esercitano pressioni per recuperare potere d’acquisto. Le banche centrali interverranno proprio per prevenire l’innescarsi della spirale prezzi salari che porterebbe l’inflazione fuori controllo. La politica monetaria restrittiva implica, con l’incremento dei tassi di interesse di riferimento, l’aumento del servizio del debito che assottiglia il saldo primario.

Nel caso che la scadenza media del debito sia corta, l’impatto dei tassi di interesse sul servizio del debito sarà ancora maggiore. Il saldo primario risente anche degli stabilizzatori automatici, dell’indicizzazione dell’inflazione e delle regole di stabilizzazione del debito. Nel caso di inflazione da domanda l’effetto inflazionistico è simile ma gli effetti macroeconomici e fiscali completamente differenti. Con uno shock positivo della domanda, come avvenuto nel post pandemia a causa dell’eccesso di risparmio, il tasso di inflazione cresce alla stessa velocità del PIL reale. Il deflatore del PIL cresce più velocemente in quanto l’inflazione è di fonte interna. Il saldo primario aumenta e, grazie all’effetto combinato della crescita del PIL nominale, il rapporto debito su PIL diminuisce.

Uno shock negativo dell’offerta che deriva dall’economia interna, ha effetti simili a quelli dello shock avverso delle regioni di scambio. L’origine interna è, tuttavia, dirimente rispetto agli esiti in quanto i prezzi interni aumentano di più trascinando con sé il PIL nominale. Successivamente l’incremento dei prezzi si va moderando in quanto per la percentuale dei lavoratori licenziati e la debolezza del mercato del lavoro evitano il manifestarsi degli effetti di secondo impatto, ossia la spirale salari inflazione. Il risultato è, rispetto allo shock delle ragioni di scambio, un incremento minore del rapporto debito PIL all’inizio ma un maggiore impatto complessivo alla fine.

ECFIN – Quarterly Report on the Euro Area 1/24

https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/quarterly-report-euro-area-qrea-vol-23-no-1-2024_en