La selezione della settimana: #1 Brookings: il modello Blanchard e Bernanke del 2023 basato sugli USA è stato testato in alcune economie avanzate, confermando i risultati. #2 ISTAT: l’offerta ospedaliera si concentra nelle aree metropolitane dove è più elevata la disponibilità dei posti letto e, allo stesso tempo, il ricorso all’ospedalizzazione. #3 IMF: nonostante la ripresa del post pandemia, la crescita italiana è solo moderata. Preoccupa l’indebitamento e l’elevato debito pubblico associato alla bassa produttività. #4 Agenas: Nei piani di resilienza di 22 Paesi UE sono previsti interventi per la sanità per un importo pari a circa 37 miliardi di euro, l’8% di tutti gli interventi.


L’inflazione del post pandemia è stata guidata in un primo momento dagli shock dei prezzi relativi e dalle carenze dei settori ma a lungo andare il mercato del lavoro, a causa della loro ristrettezza, è diventato il fattore determinante. È quanto rilevato da Ben Bernanke e Olivier Blanchard nel working paper PIIE, ripubblicato da Brookings, “An Analysis of Pandemic-Era Inflation in 11 Economies”, in cui gli autori hanno esposto una sintesi dei risultati della collaborazione con dieci banche centrali delle economie avanzate che hanno chiesto di poter testare il modello Bernanke Blanchard 2023 (BB) per studiare la dinamica della recente inflazione nelle rispettive economie. (Leggi)

Nel 2021 nei territori metropolitani sono presenti 392 strutture di ricovero, pubbliche e private accreditate, con 4,3 posti letto per mille abitanti mentre nei comuni capoluogo l’offerta ospedaliera sale a 7,2 posti letto. È quanto emerge dal Focus dell’ISTAT “Condizioni di salute e offerta sanitaria nelle Città metropolitane”. Obiettivo della pubblicazione è l’analisi comparata nello spazio e nel tempo dell’offerta sanitaria e delle condizioni di salute tra le Città metropolitane e le articolazioni territoriali. Sono analizzate, in particolare, l’offerta sanitaria intesa come posti letto delle strutture ospedaliere e il ricorso all’ospedalizzazione. (Leggi)

L’Italia si è ripresa bene dopo la pandemia e lo shock energetico grazie alla ripresa del turismo e al supporto della politica fiscale anche se la crescita è modesta e il debito pubblico è troppo elevato. Sono le conclusioni del FMI nel “Italy: Staff Concluding Statement of the 2024 Article IV Mission”. Per ridurre l’indebitamento più velocemente e riconquistare la fiducia è necessario mantenere un avanzo primario significativo associato al ritiro delle misure di politica fiscale adottate temporaneamente durante le crisi. La produttività va incrementata sia con l’attuazione del PNRR sia da un successivo piano fiscale a medio termine basato su infrastrutture pubbliche, ricerca e sviluppo e miglioramento del clima imprenditoriale. (Leggi)

Nei 22 Piani di ripresa e resilienza dei Paesi dell’Unione europea, le misure riguardanti l’assistenza sanitaria prevedono in impegno per 37 miliardi di euro, una somma pari all’8% di tutti gli interventi. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Agenas intitolata “Strategie e investimenti in sanità nei Piani di Ripresa e Resilienza europei”. L’analisi si prefigge di fornire una sintesi delle principali sfide da affrontare nei Paesi UE. Gli importi sono desunti da una pubblicazione della Commissione europea “Recovery and Resilience Scoreboard – Thematic Analysis Healthcare” del dicembre 2021 per cui i valori potrebbero non essere più gli stessi in seguito ai recenti processi di revisione. (Leggi)

IL DIFFICILE ULTIMO MIGLIO

L’impennata dell’inflazione nel post pandemia è stata analizzata sia nelle determinanti sia nei meccanismi di trasmissione. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno è partito prima, sono state formulate alcune ipotesi: alcuni osservatori hanno enfatizzato il ruolo della domanda aggregata stimolata dal risparmio prodotto dalle restrizioni, dalle politiche fiscali generose, dalla politica monetaria accomodante e da una ripresa che è stata più robusta del previsto. Altri osservatori hanno puntato il dito sul lato dell’offerta: incremento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e del cibo, interruzione delle catene globali di approvvigionamento, mercato del lavoro rigido a causa della minore partecipazione e avidità delle imprese che hanno incrementato i prezzi approfittando del periodo inflazionistico.

Un altro aspetto esaminato è il meccanismo di trasmissione dell’inflazione con i meccanismi diretti e indiretti. L’incremento dei prezzi dell’energia e degli alimentari hanno un effetto diretto sull’inflazione ma anche effetti indiretti in quanto i lavoratori sono incentivati a chiedere un adeguamento salariale a risarcimento della perdita del potere d’acquisto. Oggi con l’inflazione lontana dal suo massimo, l’attenzione è focalizzata sull’ultimo miglio, ossia il costo e la durata per ritornare stabilmente all’obiettivo delle banche centrali. Il Modello BB 2023 elaborato da Ben Bernanke e Olivier Blanchard aveva individuato negli USA quali motori dell’inflazione l’incremento dei prezzi dei beni energetici, del cibo e l’interruzione nell’approvvigionamento di alcuni settori.

Il mercato del lavoro, inoltre, una volta svaniti gli effetti dell’aumento dei prezzi, ha assunto un ruolo di rilievo, a causa del suo irrigidimento. L’impatto del mercato del lavoro è diventato più persistente e renderà difficile il rientro a breve dell’inflazione. Le banche centrali di Belgio, Canada, Canada, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Italia, Spagna, Paesi Bassi e BCE hanno testato il modello BB sull’inflazione dei rispettivi Paesi, individuando determinanti e meccanismi di trasmissione analoghi, con qualche eccezione per il mercato del lavoro, a quelli individuati per gli USA.

The Brookings Institution – An Analysis of Pandemic-Era Inflation in 11 Economies

DAL CENTRO ALLA PERIFERIA

Nei Paesi UE, negli anni precedenti la pandemia, l’offerta ospedaliera è stata sottoposta a un graduale processo di razionalizzazione. Nel nostro Paese, come previsto dall’articolo 1 comma 2 del DM 70/2015, ciascuna Regione non possono superare il livello di 3,7 posti letto per mille abitati comprensivi di 0,7 posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie. Complessivamente in Italia vi sono 1.051 strutture di ricovero, pubbliche e private accreditate, con 230.992 posti letto ordinari e in day hospital, corrispondenti a 3,9 posti letto per mille abitanti. Nel 2020 i posti letto per mille abitanti a livello nazionale erano 3,5 per mille abitanti che sono aumentati a 3,9 in seguito all’emergenza sanitaria della Covid-19.

I territori metropolitani contano 392 strutture di ricovero con una dotazione di 4,3 posi letto per mille abitanti. In particolare, per le città capoluogo l’offerta sale a 7,2 per mille abitanti ma se si guarda al territorio nel suo complesso si hanno valori lontani da quelli del centro: nei comuni di prima cintura si hanno 1,9 pl per mille abitanti 2,1 nei comuni di seconda cintura. Tra le Città metropolitane vi è eterogeneità: Cagliari ha 13,4 posti letto per mille abitanti, al lato opposto della scala si hanno Genova e Reggio Calabria con 5,5. Se si fa riferimento alla concentrazione, nei territori metropolitani vi sono, in media il 35% dei posti letto dell’intera Regione.

Anche in questo caso vi è un’eterogeneità territoriale: a Roma l’82% dell’offerta della Regione è concentrata a Roma, al contrario a Venezia e a Messina, si hanno rispettivamente il 16 e il 18% dei posti letto regionali. Il secondo aspetto preso in considerazione è il tasso di ospedalizzazione che in Italia è di 104,5 ogni mille residenti. Nelle Città metropolitane il tasso di ospedalizzazione fino a 74 anni è di 91,7 ogni mille residenti con un’incidenza del 74,8% (a livello nazionale 90,7 corrispondenti al 73%). Le Città metropolitane del Nord presentano valori di incidenza sotto la media nazionale, mentre gran parte delle Città del Mezzogiorno presentano valori al di spora della media. Ad esempio, Napoli 82,7%, Catania 80,8% anche se Cagliari è al di sotto con 74,1%.

ISTAT – Condizioni di salute e offerta sanitaria nelle Città metropolitane | Anno 2021

https://www.istat.it/it/archivio/297413

RIDURRE INDEBITAMENTO E DEBITO

Secondo gli osservatori dell’FMI nell’ambito dell’Articolo IV, l’economia italiana ha recuperato bene dalla crisi pandemica e da quella inflazionistica ma dopo il pieno recupero, la crescita è tornata moderata. La crescita del 2023 è stata dello 0,9% mentre quella del primo trimestre 2024 dello 0,6% (variazione acquisita sull’anno). Hanno contribuito le misure sulle ristrutturazioni edilizie e gli investimenti del PNRR. Per quanto riguarda le prime probabilmente l’impatto è stato modesto in relazione alle somme stanziate. La misura ha causato numerose distorsioni: perdita nelle importazioni, considerevoli sconti sulle fatture, aumento dei prezzi nel settore edile, esclusione di altri investimenti e uso improprio di fondi pubblici.

Nonostante l’inasprimento della politica monetaria, altre misure hanno sostenuto la ripresa. L’occupazione è aumentata in linea con il PIL, in particolare nei servizi e nell’edilizia, in parte grazie ai sussidi al costo del lavoro. La crescita nei prossimi anni sarà ancora moderata: 0,7% nel 2024 e nel 2025 mentre gli effetti del PNRR incominceranno a dispiegarsi dalla prima metà del 2026. Continuerà il calo dell’inflazione che arriverà a una media dell’1,7% nel 2024 e tornerà all’obiettivo del 2% nel 2025. Il rapporto debito/PIL è elevato e il credito d’imposta del Superbonus contribuirà ad incrementarlo. È necessario un aggiustamento fiscale più rapido del previsto al fine di ridurre i rischi finanziari.

Con un avanzo primario elevato vicino al 3% del PIL l’obiettivo potrà essere raggiunto, con piccoli contraccolpi per la crescita, ritirando le misure inefficienti e temporanee tra cui i sussidi per la ristrutturazione degli alloggi. Sono necessari sforzi fiscali per accogliere investimenti che aumentino la produttività e liberino risorse per creare spazi fiscali utili in caso di crisi e che allentino le pressioni latenti sulla spesa – derivanti soprattutto dall’invecchiamento della popolazione. Tra le misure auspicate vi sono la sostituzione dei tagli al cuneo fiscale con misure che aumentino la produttività, incremento dell’età pensionistica per razionalizzare la spesa e razionalizzare le spese fiscali, semplificandole e aumentandone la progressività.

 

IMF – Italy: Staff Concluding Statement of the 2024 Article IV Mission

https://www.imf.org/en/News/Articles/2024/05/20/italy-concluding-statement-of-the-2024-article-iv-mission

LA SFIDA UE SULLA SALUTE

Dopo l’emergenza sanitaria l’UE ha varato un piano ambizioso per rafforzare le economie dei Paesi membri e renderle maggiormente resilienti in vista delle future pandemie. Ciascuno dei 22 Piani presentati presenta un capitolo sulla salute. In questo particolare ambito, la spesa complessiva ammonta a 37 miliardi di euro corrispondenti all’8% del totale, A questo punto è necessario un caveat in quanto, la recente rimodulazione potrebbe rendere obsolete alcune cifre. Il Paese con l’investimento maggiore in valore assoluto è l’Italia 16.293 milioni di euro (scesi nella recente rimodulazione a 15,63 miliardi, pari all’8,16% del totale) corrispondenti all’8,5% dell’allocazione complessiva del PNRR.

Tra gli obiettivi dell’Italia si evidenziano il miglioramento e al potenziamento del SSN, alla luce delle tendenze demografiche ed epidemiologiche; rafforzare la rete di assistenza territoriale, migliorare la governance e incrementare i servizi di assistenza e di telemedicina. Lo Stato membro con la quota maggiore sul totale è l’Estonia con il 33%,2% (326 milioni di euro in valore assoluto). Tra le grandi economie la Germania ha previsto per la sanità 4.434 milioni di euro con un’incidenza del 16,7%, la Francia 4.503 con un’incidenza dell’11,0% e la Spagna 1.710 milioni con un’incidenza del 2,5%.

In Francia tra gli obiettivi più rilevanti vi è il miglioramento degli ospedali e delle strutture medico sociali; il riequilibrio dell’offerta sanitaria in tutto il Paese e il rafforzamento dei servizi sanitari digitali. In Germania tra gli investimenti più rilevanti vi è l’implementazione ed espansione del Sistema Tedesco di Segnalazione e Informazione Elettronica per il Controllo delle Infezioni (DEMIS), che può essere utilizzato nel contesto delle pandemie e il miglioramento degli ospedali in alcune aree critiche, tra le quali il pronto soccorso. Per la Spagna, infine, è fondamentale estendere l’offerta sanitaria a interventi in precedenza non coperti, quali la cura dentale, ortopedica e protesica; affrontare l’aumento della domanda di assistenza sanitaria e sviluppare le competenze professionali degli operatori sanitari.

Agenas – Strategie e investimenti in sanità nei Piani di Ripresa e Resilienza europei

https://www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/2438-i