La selezione della settimana: #1 ISTAT: dall’ultimo rapporto sulla situazione del Paese emerge un quadro in chiaroscuro. #2 OCPI: nei prossimi 5 anni il debito pubblico dell’Italia è previsto in aumento, con il rischio di una procedura EDP con le nuove regole europee. #3 CdC: la revisione del PNRR ha incrementato le risorse a disposizione e ha posto le basi per una velocizzazione nella realizzazione degli impegni. #4 OECD: il quadro macroeconomico globale sembra orientato verso una graduale distensione e un moderato ottimismo anche se restano alcune criticità.


La situazione del Paese è in chiaroscuro negli ambiti più rilevanti: economia, mercato del lavoro, qualità della vita e divari territoriali. È quanto emerge dal Rapporto Annuale 2024 dell’ISTAT. La crescita economica, dopo il recupero del post pandemia, ha subito un raffreddamento, mentre l’inflazione ha colpito in modo eterogeneo imprese e famiglie. Il mercato del lavoro ha visto un cambiamento nelle caratteristiche dell’occupazione: è aumentata la quota del lavoro a tempo parziale così come la quota di lavoratori tra le fasce più anziane. Il divario delle condizioni economiche tra le generazioni più anziane e quelle più giovani è aumentato, a favore dei primi. Permangono, infine, i divari territoriali. (Leggi)

Dopo le tensioni dovute alla pandemia, la crisi energetica e il periodo di elevata inflazione, i conti pubblici di tutti i Paesi sono sotto osservazione. Una pubblicazione OCPI Conti pubblici, il rischio Italia nel contesto globale, affronta il tema l’evoluzione del debito pubblico nelle economie avanzate. Alcuni paesi emergenti hanno fatto default sul debito pubblico mentre tra le economie avanzate desta preoccupazione il debito pubblico dell’Italia. Sul debito pubblico del nostro Paese peseranno nei prossimi anni gli effetti del Superbonus 110% e con le nuove regole della governance europea, vi è il rischio di una procedura per deficit eccessivo (EDP), insieme a Francia, Belgio e Spagna. (Leggi)

La revisione del PNRR le risorse a disposizione sono aumentate di 2,9 miliardi di euro. Diminuisce di 10,6 miliardi la spesa per progetti in essere mentre aumenta di 13,5 miliardi quella per nuovi progetti. È quanto evidenziato dalla “Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)” della Corte dei conti. Aumenta la quota degli interventi operanti come concessione di incentivi alle imprese che passa dal 16,8 a 22,2% (+ 11,1 miliardi) si riduce la quota degli investimenti pubblici che scende al 41,4% dal 48,1%. La rimodulazione consentirà una più rapida realizzazione degli interventi sebbene la Corte avversa su un tratto monitoraggio al fine di preservare le Regioni meridionali. (Leggi)

La ripresa è in atto e a livello globale si è incominciato a diffondere un cauto ottimismo. La versione preliminare dell’OECD Economic Outlook di maggio sottolinea che inflazione sta diminuendo più velocemente di quanto atteso, sebbene gli elevati tassi di interesse facciano sentire il loro effetto nel mercato delle abitazioni e in quello del credito. Il mercato del lavoro è forte e il tasso di disoccupazione è ai livelli più bassi di sempre. La ripresa sta avvenendo a velocità diverse tra i Paesi: gli Stati Uniti e i mercati emergenti procedono con una crescita robusta mentre le economie europee vanno più a rilento. Restano comunque elementi di preoccupazione dovuti agli scenari di guerra nel Medio Oriente. (Leggi)

UN PAESE IN CHIAROSCURO

Dal Rapporto 2024 sulla situazione del Paese dell’ISTAT emerge un quadro di luci e ombre. In campo economico, dopo la crescita del post-pandemia si è assistito a un rallentamento che si è confermato nel 2023. La bassa produttività e l’inflazione elevata hanno eroso il redito disponibile delle famiglie, contrattosi dell’1,0% in termini reali. Il mantenimento dei livelli di consumo ha contratto del 6,3% la propensione al risparmio nel 2023. Le imprese hanno incrementato i prezzi men che proporzionalmente, contraendo i margini di profitto. Nel biennio 2022-2023, l’occupazione è cresciuta dell’1,8% all’anno nonostante la frenata della crescita.

Il tasso di occupazione 15-64 è aumentato di 2,4 p.p. rispetto al 2019 sebbene resti inferiore di 15,9 p.p. rispetto alla Germania e di 6,9 p.p. rispetto alla Francia. Tra il 2004 e il 2023 la struttura del mercato del lavoro si è modificata a favore dei lavoratori più anziani: i lavoratori tra 15-34 anni sono diminuiti di due milioni, quelli tra 35 e 49 di circa un milione, al contrario quelli con età superiore a 50 anni sono aumentati di circa quattro milioni. A partire dalla Grande recessione, dove le nuove generazioni sono state le più penalizzate, il divario tra le generazioni si è allargato. Nel 2023 l’incidenza della povertà assoluta è aumentata all’8,5% delle famiglie al 9,8% degli individui.

Tra i minorenni l’incidenza della povertà sale al 14%, un valore più alto della media nazionale così come per le classi di età 18-34 e 35-44 rispettivamente all’1,9 e 11,8%. Negli ultimi venti anni, gli squilibri tra le aree del Paese non si sono ridotte: i divari territoriali permangono nell’occupazione, nella densità di imprese e nella produttività del lavoro. Per le Regioni italiane meno sviluppate non si è completato il percorso di convergenza verso la media UE 27 nell’ambito delle politiche di coesione. La distanza con la media UE del PIL pro-capite rispecchia i tassi di occupazione e i livelli di produttività più bassi. Negli ultimi 20 anni il tasso di occupazione 15-56 è aumentato di 2,4 p.p. toccando il 61,5%, corrispondente a un incremento di 900mila occupati. Nonostante questo incremento, il divario con il resto della UE è più che raddoppiato dal 4,4 p.p. a 9,8 p.p.

ISTAT – Rapporto annuale 2024

https://www.istat.it/it/archivio/295863

LA SPADA DI DAMOCLE DEL DEBITO PUBBLICO

Nel 2020 debito pubblico è aumentato a livello globale per le misure di supporto all’economia e all’emergenza sanitaria. Nel biennio successivo è diminuito, tuttavia successivamente, è tornato a crescere nel 2023, per le misure di sostegno in contrasto alla crisi energetica. Secondo le previsioni del FMI per il prossimo quinquennio (2024-2029) tra le economie avanzate e tra le economie dell’Area euro, l’Italia è il Paese in cui il debito pubblico crescerà maggiormente in rapporto al PIL. Nel 2029 il rapporto debito/PIL dell’Italia crescerà di 7,6 p.p. rispetto al 2023 arrivando al 144,9% dal 137,3% del 2023, in Germania diminuirà di 6,7 p.p. al 57,7% dal 64,3% del 2023, in Spagna di 3,2 p.p. al 104,2%.

Anche la Grecia, uno dei Paesi considerati a rischio per l’elevato livello di debito pubblico raggiunto negli ultimi anni, nel 2029 avrà un rapporto debito PIL inferiore a quello italiano 138,8% in diminuzione di 30 p.p. Tra le grandi economie dell’Area euro il debito aumenterà anche in Francia, Paese i cui è stimato un incremento di 4,6 p.p. al 115,2% del PIL. Uno sguardo fuori l’Area euro vede il Giappone restare sui livelli del proprio debito che ha ormai superato il 250% del PIL (251,7% nel 2029) mentre nel Regno Unito vi sarà un incremento di 10 p.p. al 110,0% e negli Stati Uniti di 11,8 p.p. Il FMI ha integrato queste stime con la pubblicazione dell’andamento anche del debito netto, ossia al netto delle attività finanziarie della Pubblica amministrazione.

Più che l’andamento nel quinquennio è utile analizzare lo scostamento con il debito lordo. Lo scostamento del Giappone è di quasi 100 p.p. in quanto il sistema previdenziale pubblico accumula attivi effettivi, il contrario di quanto avviene in Italia dove la differenza è solo di 10 p.p. mentre in Germania è di 17 p.p. Guardando alle previsioni sull’indebitamento netto, tutti i Paesi segnano un disavanzo, tranne il Portogallo. A causa degli effetti del Superbonus 100% nel 2023 in Italia il deficit ha raggiunto il livello record del 7,2% sul PIL. Nel quinquennio successivo è previsto un calo con stabilizzazione intorno al 3%. In Francia resterà stabilmente sopra al 4% con rischio di procedura EDP per entrambi i Paesi, quando entreranno in vigore le nuove regole di governance europea.

OCPI – Conti pubblici, il rischio Italia nel contesto globale

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-conti-pubblici-il-rischio-italia-nel-contesto-globale

DOPO LA REVISIONE MAGGIORE VELOCITÀ PER IL PNRR

La revisione del PNRR e le novità introdotte con il recente Decreto-legge 19 recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)” che ha rafforzato le procedure e le strutture amministrative, possono dare slancio all’attuazione del PNRR grazie anche alle nuove risorse acquisite. La revisione del Piano le risorse a disposizione sono aumentate a 194,4 miliardi, 2,9 miliardi in più. Nel 2025-2026 il cronoprogramma registra una maggiore spesa per +7 e +8,2 miliardi per ciascun anno del biennio. La spesa aggiuntiva per nuovi progetti aumentata di 13,5 miliardi mentre quella per progetti in essere diminuirà di 10,6 miliardi.

La quota di interventi sotto forma di concessione di incentivi alle imprese è aumentata di 11,1 miliardi di cui 6,3 miliardi sono relativi ai nuovi crediti di imposta del Piano Transizione 5.0. Gli investimenti pubblici diminuiscono di 11,5 miliardi la cui quota scende al 41,4% dal 48,1%. L’analisi dell’attuazione semestrale del PNRR ha evidenziato che alla fine del 2023 sono stati portati a termine i 52 obiettivi europei del secondo semestre. Nel complesso sono stati conseguiti obiettivi pari al 37% del totale di quelli europei. Anche i risultati delle 49 scadenze del semestre degli obiettivi di rilevanza nazionale sono positivi con il raggiungimento dell’84%. Due obiettivi erano in fase di raggiungimento e sei erano in ritardo.

Da un esame più generale si segnalano difficolta solo per 15 investimenti, pari al 7%, per i quali le Amministrazioni hanno segnalato alla Corte difficoltà di attuazione. In relazione a questi progetti tutte le Amministrazioni hanno comunicato di aver posto in essere misure correttive per garantire l’avanzamento delle iniziative. L’introduzione del Capitolo su REPowerEU ha incrementato le risorse destinate al settore energetico. Nella nuova versione del Piano 92 misure hanno un tag climatico: secondo la corte questo delinea delineano uno schema di intervento ampio ma non omogeneo senza che sia indicato l’’impatto atteso sugli obiettivi di emissione, consumi energetici e utilizzo delle rinnovabili.

CdC – Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=deced22f-dcd2-483a-bf59-f52a2d0257a8

CAUTO OTTIMISMO

La crescita del PIL globale è prevista nel 2024 al 3,1%, mentre nel 2025 ai assisterà a una lieve accelerata al 3.2% grazie alla crescita del reddito reale e a una politica monetaria orientata verso tassi di interesse più bassi. All’orizzonte è comunque previsto nei prossimi due anni un mix politica fiscale e monetaria restrittivo con tassi di interesse che calano gradualmente e un lieve consolidamento fiscale nella maggior parte dei Paesi ad eccezione della Cina. Al momento vi è divergenza tra Paesi, con l’Europa che cresce in modo meno sostenuto degli Stati Uniti e di alcuni Pesi emergenti, tra cui l’India. La situazione si ristabilirà quando la crescita dell’Europa sarà più robusta mentre quella USA e nei Paesi emergenti rallenterà.

L’inflazione nei Paesi G20 diminuirà gradualmente scendendo al 3,6% nel 2025 dal 5,9% nel 2024. Si prevede, inoltre, un ritorno all’inflazione obiettivo alla fine del 2025. Vi sono, tuttavia, elementi di incertezza legati all’evoluzione della guerra in Medio Oriente che potrà influenzare negativamente i mercati spingendo l’inflazione al rialzo e deprimendo la crescita. In questo contesto le priorità politiche sono quelle di garantire la riduzione duratura dell’inflazione, stabilire u percorso fiscale in grado di affrontare le crescenti tensioni e intraprendere riforme per aumentare la crescita sostenibile nel medio termine. La politica monetaria deve restare prudente per garantire che le pressioni inflazionistiche siano contenute in modo durevole.

I governi si trovano ad affrontare un debito pubblico sempre in aumento anche per le pressioni dovute all’invecchiamento della popolazione, alla mitigazione e all’adattamento del cambiamento climatico, alla difesa e alla necessità di finanziare nuove riforme. Per rafforzare le basi di un incremento della produttività e della produzione sono necessarie politiche strutturali per migliorare i risultati scolastici potenziare lo sviluppo delle competenze e l’innovazione e ridurre i vincoli nei mercati del lavoro e dei prodotti che ostacolano gli investimenti e la partecipazione alla forza lavoro. In un mondo interconnesso, è necessaria una maggiore cooperazione multilaterale per favorire la diffusione della conoscenza e dell’innovazione e rafforzare il commercio globale.

OECD – Economic Outlook May 2024

https://www.oecd-ilibrary.org/economics/oecd-economic-outlook/volume-2024/issue-1_69a0c310-en