La selezione della settimana: #1 Assonime: dopo cinque anni è stato emanato il decreto attuativo delle Zone Logistiche Speciali (ZLS). Le caratteristiche, la governance e le differenze con la ZES Unica. #2 The Bridge: tra le proposte del gruppo di lavoro Agenda Salute, il secondo pilastro è fondamentale per una riforma equa e sostenibile del SSN ma va governata. #3 ISTAT: nel 2023 il rischio di povertà e di esclusione sociale nel nostro Paese è diminuito. È in calo anche la quota di popolazione a rischio povertà e quella a bassa intensità di lavoro. #4 ILO: nel post pandemia, nelle economie avanzate si è riscontrato un incremento dei posti vacanti e una riduzione delle ore lavorate.


Le Zone Logistiche Semplificate sono state introdotte dalla Legge di bilancio del 2018 sebbene il regolamento di attuazione sia stato emanato, con ritardo, il 4 marzo scorso con il DPCM n. 40. Questo strumento ha l’obiettivo di creare un’ambiente favorevole, dal punto di vista amministrativo, economico e finanziario, per le aree portuali del Centro Nord. La Nota Assonime n, 5/2024 “Le Zone Logistiche Semplificate (ZLS)”, illustra le caratteristiche principali delle ZLS, i primi progetti esecutivi e le novità contenute nel Decreto Coesione, in cui viene estesa, con alcune limitazioni. alle ZLS il credito d’imposta previsto per la ZES Unica. (Leggi)

Governance della sanità integrativa, impulso alla ricerca sanitaria nel nostro paese, promozione della medicina preventiva, impegno sulle professioni sanitarie del futuro e sulle strategie sanitarie sulla transizione energetica. Sono i cinque punti sviluppati dalla Fondazione The Bridge nell’“Agenda Salute”: per una riforma partecipata, sostenibile ed equa. Il gruppo di lavoro Agenda salute dopo il primo anno di lavori ha individuato questi temi nella convinzione che la riforma della sanità italiana debba essere partecipata a più livelli nell’ottica dell’equità, della sostenibilità economica ambientale e sociale. (Leggi)

Nel 2023 la quota della popolazione italiana a rischio povertà o esclusione sociale è il 22,8% in diminuzione rispetto al 24,4% del 2022. È quanto emerge dal Report Istat “Condizioni di vita e reddito delle famiglie – Anno 2023”. È in calo anche la percentuale della popolazione a rischio povertà: 18,9%% contro 20,1% del 2022. Le dimensioni dell’esclusione sociale, entrambi indicatori Europa 2030, comprendono la condizione di bassa intensità di lavoro, nel 2023 in diminuzione a 8,9% dal 9,8% dell’anno precedente e la condizione di grave deprivazione materiale e sociale in lieve aumento nel 2023 a 4,7% da 4,5& nel rispetto al 2022. (Leggi)

A seguito della pandemia, nel mercato del lavoro dei Paesi ad alto reddito si è verificata una carenza di manodopera e un incremento dei tassi dei posti vacanti che si è perdurata fino a 2023. In un paper ILO intitolato “Imbalances between supply and demand Recent causes of labour shortages in advanced economies”, L. Feist ha esaminato le dinamiche che sono alla base delle fluttuazioni del mercato del lavoro nelle economie avanzate. La riapertura del post-pandemia ha determinato un incremento della domanda di lavoro in modo eterogeneo tra settori mentre gli incentivi fiscali l’hanno rafforzata, esasperando il fenomeno dei posti vacanti. Il cambiamento nei flussi migratori e l’invecchiamento della popolazione complicheranno ulteriormente il quadro. (Leggi)

L’ATTUAZIONE TARDIVA DELLE ZLS

Dopo sei anni dalla loro istituzione, lo scorso 4 marzo è stato emanato il DPCM n. 40 contenente il regolamento attuativo delle Zone Logistiche Semplificate (ZLS). Le ZLS, regionali e interregionali. erano state introdotte allo scopo di creare le condizioni, finanziarie, economiche e amministrative favorevoli per incentivare lo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle zone più sviluppate del nostro Paese. Un’estensione di quanto già era stato previsto con l’istituzione delle ZES nel Mezzogiorno. Le numerose modifiche ed integrazioni, insieme all’armonizzazione con il programma di investimenti previsti dal PNRR, hanno reso l’iter attuativo lungo e tortuoso.

Il DPCM 40 ha definito le modalità di attuazione delle ZLS, regionali e interregionali; la loro durata; i criteri di individuazione e di delimitazione: le misure di organizzazione e di funzionamento e le misure di agevolazione e di semplificazioni applicabili. Si tenga conto che nelle more del DPCM di attuazione per le ZLS si applicavano le disposizioni del DPCM 25 del 25 gennaio 2018, relativo all’attuazione delle ZES. Con il Decreto-legge Sud è stata istituita la ZES Unica per il Mezzogiorno che ha preso il posto delle otto ZES preesistenti. Con il Decreto coesione è stato esteso alle ZLS il credito d’imposta previsto per la ZES unica. Per le impese nuove ed esistenti, sono previste semplificazioni amministrative, agevolazioni fiscali e benefici doganali.

Per quanto riguarda il primo punto sono stati ridotti di un terzo i termini procedimentali per VIA, VAS e altri adempimenti. Sono stati dimezzati i termini per l’azione di licenze e altre concessioni che prevedono la richiesta di pareri e di intese. Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, è previsto un credito d’imposta sugli investimenti. Possono, infine, essere istituite zone franche doganali intercluse. La ZES Unica per il Mezzogiorno è stata creata per garantire maggior coordinamento e integrazione nella gestione dei fondi di coesione e del PNRR, secondo un approccio top-down e abbandonando il modello bottom-up che è stato, invece, confermato nell’attuazione delle ZLS. Anche rispetto alla governance vi sono differenze la ZES unica è in capo alla Struttura di Missione Unica, mentre la governance delle ZLS, in capo alla Presidenza del Comitato di indirizzo, è affidata alle Regioni.

Assonime – Le Zone Logistiche Semplificate (ZLS)

https://www.assonime.it/attivita-editoriale/studi/Pagine/Note-e-Studi-5_2024.aspx

GOVERNARE IL SECONDO PILASTRO IN SANITÀ

Il SSN italiano, modellato sul modello Beveridge, è chiamato ad affrontare nuove sfide alla luce di quanto emerso dalla pandemia, sia per l’invecchiamento della popolazione sia ancora per il mutamento nella domanda di salute. La pandemia ha evidenziato il legame tra la salute dei singoli individui e quello della collettività, l’invecchiamento della popolazione porta con sé multmorbitità e cronicità mentre per gli individui vi è una maggiore richiesta di benessere e cura. Il Sistema Sanitario ha necessità di nuove risorse per affrontare le nuove sfide dell’innovazione tecnologica, dei farmaci innovativi e della sempre maggiore attenzione alla qualità delle cure e ai nuovi modelli organizzativi come previsto dal DM 77/2022.

In questo contesto, profondamente mutato da quello in cui fu istituito nel 1978 il SSN, sono state formulate cinque proposte in un’ottica di garantire equità di accesso alle cure e sostenibilità finanziaria, ambientale e sociale. In Italia, come nel resto d’Europe sta emergendo un nuovo modello di finanziamento basato su una molteplicità di attori. Il modello multi-pilastro comporta una ibridazione del SSN, pur mantenendo le caratteristiche universalistiche. La transizione verso un modello integrato è in corso anche nel nostro Paese ma sono necessarie la gestione e la pianificazione su diversi piani: regolatorio, organizzativo, accountability e monitoraggio, vigilanza. Una seconda proposta riguarda la ricerca sanitaria e la sperimentazione clinica italiana, che va sostenuta.

Si tratta di un’opportunità di sviluppo del Paese e un’occasione per i pazienti di ricevere cure più adeguate. L’attenzione su questo tema è molto limitata e, a causa di vincoli molto stringenti sulla privacy, si rischia di perdere terreno rispetto agli altri Paesi. La terza proposta riguarda la promozione di una medicina preventiva e di iniziativa, fortemente limitate dalla normativa sulla privacy. La quarta proposta riguarda il futuro delle professioni sanitarie nell’ambito dei mutamenti in atto del Sistema sanitario verso la territorialità e la medicina di iniziativa e personalizzata. L’ultima proposta è incentrata sulle strategie sanitarie in ottica di transizione energetica, in quanto le strutture sanitarie vanno rinnovate secondo criteri di sostenibilità, per un minor impatto sull’ambiente e un maggiore disponibilità di risorse.

The Bridge – AGENDA SALUTE: per una riforma partecipata, sostenibile ed equa

RISCHIO POVERTÀ IN CALO IN ITALIA

Dai risultati dell’indagine condotta nel 2023 su un campione di 29.424 famiglie, corrispondenti a oltre 59mila individui, distribuiti su 800 comuni italiani, è emersa la diminuzione della percentuale della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale, passata al 22,8% dal 24,4% del 2022. Delle tre componenti dell’indicatore la percentuale della popolazione a rischio povertà e la condizione di bassa intensità di lavoro sono in diminuzione rispettivamente a 18,9%% contro 20,1% del 2022 e a 8,9% dal 9,8% del 2022 mentre la condizione di grave deprivazione materiale e sociale è in lieve aumento a 4,7% da 4,5% del 2022.

I redditi familiari si sono contratti a causa dell’inflazione: nel 2022 la crescita dei redditi nominali è stata del 6,5% mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è aumentato in media dell’8,7%, provocando una contrazione dei redditi reali del 2,1%. Il Nord-Ovest ha subito la contrazione più marcata -4,2% mentre cali più contenuti si sono verificati nel Nord-Est -1,1%, al Centro -0,9% e nel Mezzogiorno -1,2%. La disuguaglianza dei redditi è scesa a livelli inferiori a quella pre-pandemia: considerando il rapporto tra il reddito equivalente ricevuto da individui, il 20% con il reddito più alto e il 20% degli individui con il reddito più basso, il cui valore nel 2022 è 5,3 volte, inferiore rispetto a quanto registrato nel 2019, quando era 5,7.

Anche l’indice di concentrazione di Gini è diminuito a 0,315 rispetto al 0,375 del 2022, La riduzione più marcata si è verificata nel Nord-Ovest, dove è diminuita a 0,295 da 0,323 del 2021 mentre nel Mezzogiorno è calata solo lievemente a 0,321 da 0,324 del 2021. Nel 2022 sono state introdotte modifiche importanti nelle politiche di sostegno ai redditi: dopo l’emergenza sanitaria sono state abbandonate le politiche d’emergenza sul sostegno al reddito dei lavoratori, per un risparmio complessivo di 7,4 miliardi di euro. La spesa sociale per integrazioni salariali è passata dai 9 miliardi del 2020 a 1,4 miliardi del 2022. Il reddito di cittadinanza nel 2022 ha rappresentato ancora la misura più importante per il contrasto della povertà, Nel 2022 la platea è aumentata passando 3,8% delle famiglie nel 2019 al 6,3% nel 2022: il numero di beneficiari è di 1,650mila individui che hanno percepito in media 5.232 euro in un anno.

ISTAT – Condizioni di vita e reddito delle famiglie – Anno 2023

https://www.istat.it/it/archivio/296819

GLI SQUILIBRI DEL MERCATO DEL LAVORO NEL POST PANDEMIA

Nel post-pandemia si è verificato una carenza di offerta di lavoro che è durata fino allo scorso anno. La carenza di manodopera ha effetti negativi sul sistema economico in quanto le imprese non riescono a soddisfare la domanda generando una crescente crisi del costo della vita. Già prima della pandemia uno studio aveva evidenziato la carenza di 85 milioni di lavoratori fino al 2030. Questa scarsità è dovuta a mancanza di competenze non di presone. Nel post-pandemia l’ILO ha posto l’attenzione sui posti vuoti che si sono creati durante la ripresa del mercato del lavoro. La domanda di lavoro è stata spinta in avanti, in modo eccezionale sia dalle misure di sostegno alle imprese sia dalla domanda che si è generata dall’eccesso di risparmio come conseguenza della repressione dei consumi.

L’offerta di lavoro, al contrario, si è ridotta per alcune categorie di lavoratori quali i genitori, in particolare le madri, i lavoratori più anziani e vulnerabili e quali colpiti dal Covid-19. L’offerta di lavoro non è solo composta da persone ma anche dal tempo che le persone sono disposte a lavorare alle condizioni correnti. La variazione delle ora lavorate dà la misura dell’intensità dell’offerta di lavoro. Le ore medie settimanali lavorate nell’occupazione principale retribuita, in un gruppo di Paesi delle economie avanzate (Australia, Francia, Germania, USA, UK e Giappone), sono diminuite soprattutto in alcuni settori quali quelli dell’informazione e della comunicazione, le attività di servizi di alloggio e ristorazione e i trasporti e magazzinaggio.

Questa contrazione, che nel frattempo è stata recuperata, può dipendere da diversi fattori quali la diminuzione della quota di popolazione in età lavorativa dovuta all’invecchiamento della popolazione oppure alle barriere per certi partecipanti al mercato del lavoro, oppure dallo squilibrio tra domanda e offerta di competenze oppure ancora le asimmetrie informative e agenzie per l’impiego mancanti o inefficienti. Questa crisi può essere l’occasione per i politici di individuare misure per il miglioramento delle condizioni di lavoro e incrementare l’equilibrio di genere in quei settori dove vi è un forte squilibro.

ILO – Imbalances between supply and demand Recent causes of labour shortages in advanced economies

https://www.ilo.org/publications/imbalances-between-supply-and-demand-recent-causes-labour-shortages