La selezione della settimana: #1 ISTAT: variazione congiunturale +0,3% e tendenziale +0,6% migliore delle attese per il PIL italiano nel primo trimestre 2024. Il contributo principale è provenuto dalla domanda estera. #2 Banca d’Italia: la stabilità finanziaria del nostro Paese e li leggero miglioramento rispetto all’ultima rilevazione del 2023. Pesa l’incertezza dello scenario internazionale e la persistenza di tassi elevati. #3 Bruegel: L’invecchiamento dalla popolazione, in particolare la quota di ultraottantacinquenni, e le modifiche della composizione della forza lavoro, influenzeranno la transizione verde e digitale. #4 PIIE: le incertezze di lungo periodo delle emissioni di gas serra sul clima e l’indeterminatezze sugli effetti di lungo del cambiamento climatico periodo sull’economia richiedono modelli che superino l’approccio costi benefici.


Nel primo trimestre del 2024 in Italia il PIL in volume – destagionalizzato e corretto per i giorni di calendario – è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali. È quanto emerge dalla “Stima preliminare del PIL” diffusa dall’ISTAT il 30 aprile scorso. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, la crescita è stata dello 0,6%. Il valore aggiunto è cresciuto nell’agricoltura, nell’industria e nei servizi. Anche nell’Area euro e nell’Unione europea la variazione congiunturale è stata dello 0,3% mentre quella tendenziale si è attestata, rispettivamente a 0,4% e 0,5%. I segnali positivi da Germania +0,2%, Spagna +0,7% e Francia +0,2%, indicano che in Europa è in atto una lieve, e inattesa, ripresa. (Leggi)

Nonostante la presenza di tensioni geopolitiche a livello globale, i rischi per la stabilità finanziaria dell’Italia sono in lieve diminuzione grazie all’effetto favorevole dell’andamento dei mercati. È il quadro delineato dal “Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 – 2024” della Banca d’Italia. Rispetto a novembre dello scorso anno il differenziale tra i titoli di stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi è diminuito. Nonostante le incertezze, il quadro macroeconomico si è stabilizzato e, secondo le stime dell’Istituto, nella seconda parte dell’anno la crescita si dovrebbe rafforzare. I fattori di vulnerabilità delle famiglie restano contenuti, così come per le imprese la cui vulnerabilità è limitata. (Leggi)

La transizione verde e digitale non avrà successo se non si terrà conto dell’invecchiamento e dei cambiamenti nella forza lavoro. È la tesi sostenuta da D. Pinkus e N. Ruer nell’analisi pubblicata su Bruegel “Beyond retirement: a closer look at the very old”. Il graduale pensionamento della generazione boom nata tra il 1946 e il 1964, sta avendo effetti significativi sull’Unione europea. L’incremento dell’aspettativa di vita alla nascita è stato un risultato molto importante ma pone alcune sfide politiche, soprattutto per le pensioni. Gli autori notano quanto sia importate focalizzare l’analisi sulla fascia di età degli ultraottantacinquenni che guideranno l’invecchiamento della popolazione. (Leggi)

La transizione verso la neutralità climatica può essere attuata a un costo accettabilmente basso. È quanto sostenuto da J. Hassler, P. Krusell e C. Olovsson, autori del paper PIEE “The macroeconomics of climate change: Starting points, tentative results, and a way forward”. L’analisi tradizionale costi e benefici non è convincente, incluso il calcolo della tassazione ottimale sulle emissioni di anidride carbonica, perché non tiene conto delle incertezze sulle conseguenze economiche di lungo periodo dei cambiamenti climatici. I modelli economici sul clima sono utili per individuare politiche climatiche robuste rispetto a diverse ipotesi su queste incertezze. (Leggi)

IN EUROPA È IN ATTO UNA LIEVE RIPRESA

I dati dell’Italia sulla crescita nel primo trimestre 2024 sono positivi: +0,3% congiunturale e +0,6% tendenziale. Dal lato dell’offerta si registra una variazione positiva dei tre comparti: agricoltura, silvicoltura e pesca, industria e servizi. Dal lato della domanda si registra una contrazione della componente nazionale, al lordo delle scorte, più che compensata dalla componente estera netta. In base a questi risultati, di cui l’ISTAT sottolinea la provvisorietà, la crescita acquisita per il 2024 è dello 0,5%. Analogamente i dati delle grandi economie dell’Area euro (+0,3% congiunturale), mostrano che è in atto una lieve ripresa. Il PIL in volume della Germania nel primo trimestre 2024 è cresciuto dello 0,2% in termini congiunturali e si è contratto di -0,2% rispetto al primo trimestre 2023.

L’incremento congiunturale segue la contrazione di -0,5% nell’ultimo trimestre del 2023. Il risultato è dovuto a un lieve incremento degli investimenti fissi lordi e della componente estera a fronte della contrazione dei consumi finali delle famiglie. Anche in Francia la crescita congiunturale è stata di +0,2% sebbene la dinamica abbia seguito una traiettoria diversa: la domanda interna finale ha contribuito di 0,4 p.p. grazie all’accelerazione dei consumi finali delle famiglie cresciuti dello 0,4% e al rimbalzo degli investimenti fissi lordi dello 0,3%. Il contributo della domanda estera è rimasto invariato mentre le importazioni sono aumentate dello 0,5%.

La Spagna ha registrato la variazione congiunturale e tendenziale più consistente, rispettivamente +0,7% e +2.4% (domanda nazionale 2.2 p.p. e 0,2 p.p. dalla domanda estera). La domanda nazionale ha contribuito di 0,2 p.p. e la domanda estera di 0,5 p.p. Dal lato della domanda la spesa per consumi finali delle famiglie è aumentata del 0,3% mentre il PIL della pubblica amministrazione si è contratto dell’1,0%, le esportazioni sono aumentate del 2.4% e le importazioni dell’1,0%. Dal lato dell’offerta, sono cresciuti tutti i principali comparti: l’industria è cresciuta in termini congiunturali dell’1,6% – manifattura del 2.2% e costrizioni +2,0% – i sevizi del 0,3% e il settore primario del 2.5%.

ISTAT – Stima preliminare del Pil – I trimestre 2024

https://www.istat.it/it/archivio/296649

QUADRO FINANZIARIO STABILE

Rispetto alla rilevazione dello scorso novembre, la stabilità macroeconomica del nostro Paese è in leggero miglioramento – sebbene a un livello ancora superiore al rischio medio – nonostante il permanere delle gravi tensioni internazionali legate ai conflitti a all’incertezza sulla durata dei tassi elevati. Gli indicatori di stress finanziario il “Financial stress conditions index, FSC” e il “Composite indicator of systemic stress, CISS” sono sui livelli minimi degli ultimi 15 anni sia grazie alle performance positive del mercato azionario che non appare sopravvalutato, sia per i titoli pubblici. Nel 2024 la crescita è stata dello 0,9% superiore alle aspettative. Per l’anno in corso le previsioni dell’Istituto vedono un rallentamento allo 0.6% con una ripresa nel 2025 quanto la crescita sarà dell’1,0% e all’1,2 nel 2026.

Anche i rischi sul mercato finanziario sono in leggera diminuzione – sebbene a un livello inferiore al rischio medio – in quanto dallo scorso novembre il differenziale tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i Bund tedeschi è diminuito; è migliorata anche la liquidità nel mercato secondario per le attese di una diminuzione dei tassi di interesse da parte della BCE. Il mercato immobiliare italiano ha visto uno moderato e prolungato incremento del prezzo delle abitazioni nel corso del 2023, nei primi mesi di quest’anno, tuttavia, gli agenti immobiliari hanno lamentato un rallentamento della domanda dovuta all’elevato costo dei mutui. La situazione finanziaria delle famiglie è solida mentre le imprese hanno dimostrato ampi margini di resilienza.

Le prime hanno beneficiato del recupero del potere di acquisto e della ripresa del tasso di risparmio che si è concretizzato alla fine dello scorso anno, sebbene non sia ancora tornato ai livelli pre-pandemici; le seconde grazie all’incremento della scadenza media del debito e la tenuta della domanda aggregata hanno attenuato i potenziali effetti negativi sulla capacità di rimborso del debito, Anche nel caso di irrigidimento delle condizioni di credito gli effetti sul settore sarebbero contenuti. Per quanto riguarda gli intermediari finanziari, le condizioni delle banche si mantengono buone; è migliorata la redditività attesa, il Price to book ratio è aumentato mentre i premi sui Credit default swap bancari, sono diminuiti.

Banca d’Italia – Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 – 2024

https://www.bancaditalia.it/media/notizia/rapporto-sulla-stabilit-finanziaria-n-1-2024/

LE SFIDE UE PER UNA POPOLAZIONE SEMPRE PIÙ ANZIANA

L’invecchiamento della popolazione in UE porrà una sfida sulla sostenibilità del sistema di welfare soprattutto in alcune aree del mondo, come la UE, dove la popolazione sta invecchiando rapidamente. L’invecchiamento della popolazione, unito a un tasso di fertilità inferiore a quello di sostituzione, con i flussi migratori che non riescono a compensare questo divario, sta contraendo la forza lavoro (età 20-64). Questo rapporto, secondo le più recenti previsioni, aumenterà dal 36% nel 2022 al 55% nel 2050 fino ad arrivare al 65% nel 2100. Nel 2022 c’erano 2,7 lavoratori per ogni persona anziana, mentre nel 2100 scenderà a 1,5.

Di solito l’analisi si concentra sulla quota degli ultrasessantacinquenni e sull’indice di dipendenza degli anziani ma il focus dell’analisi sottolinea come sia la popolazione dagli 85 anni in su a guidare l’invecchiamento della popolazione nell’Unione europea. Secondo le previsioni, questa fascia di popolazione sta aumentando più velocemente delle altre: raddoppierà dal 3% del 2022 al 6% del 2050 e arriverà al 10% nel 2100. Scomponendo l’indice di dipendenza degli anziani si nota come l’incremento sia guidato proprio dal forte incremento degli ultraottantcinquenni: nel 2022 l’incidenza è di 5 p.p. (su 36%) per arrivare 20 p.p. (sul 65%) nel 2100.

Tra i Paesi UE la situazione è eterogenea: nel 2022 la Finlandia aveva il tasso di dipendenza degli anziani più elevato al 41%, il Lussemburgo quello più basso al 23% mentre i tassi elevati di Italia, Grecia e Portogallo, indicano che il Sud dell’Unione europea ha un profilo più anziano. Oltre al sistema pensionistico, l’invecchiamento degli ultra ultraottantcinquenni interesserà tutto il sistema di welfare: vi sarà un incremento d domanda di Long Term Care (LTC), che già, al momento, in alcuni Paesi UE, è superiore all’offerta. Per la contrazione della forza lavoro diminuirà anche il personale infermieristico. A causa della denatalità, ci saranno in futuro meno potenziali assistenti informali per cui l’assistenza formale richiederà un incremento della spesa pubblica per le politiche legate all’età, in particolare le pensioni e l’assistenza a lungo termine.

Bruegel – Beyond retirement: a closer look at the very old

https://www.bruegel.org/analysis/beyond-retirement-closer-look-very-old

AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SI PUÒ A COSTI RAGIONEVOLI

Le incertezze di lungo periodo del cambiamento climatico sulle conseguenze per l’economia e per il welfare personale, le incertezze legate alla sensibilità delle emissioni di gas serra sul cambiamento climatico rendono inadeguata l’analisi tradizionale basata sui costi e benefici. L’influenza dell’anidride carbonica sul clima, che può impiegare centinaia di anni, rende difficile formulare previsioni certe e non possono essere escluse conseguenze devastanti derivanti dal protrarsi delle emissioni di gas serra al ritmo attuale. Questo punto di vista implica la necessità di ridurre per motivi precauzionali le emissioni. Il dibattito sul raggiungimento di questo obiettivo è incentrato sui costi legati alla transizione verso la neutralità delle emissioni e su come ottenere questa riduzione.

Le posizioni espresse vanno dal cambiamento radicale degli stili di vita, decrescita economica e passaggio dal mercato all’economia centralizzata. Il punto di vista degli autori è contrario a soluzioni così radicali, preferendo all’approccio del massimo sforzo quello dello sforzo minimo volto a ottenere lo stesso risultato. La questione dei costi è di fondamentale importanza per l’accettazione delle politiche di transizione da parte della politica e dei cittadini e per questo non è sufficiente adottare acriticamente la versione di Pigou sulla tassazione per limitare le emissioni. Al contrario, secondo gli autori, è fondamentale confrontare le politiche praticabili alternative. Un secondo aspetto fondamentale è la conoscenza di alcuni fattori quali la localizzazione degli stock dei combustibili fossili, la conoscenza delle fonti di energia alternative, compreso l’opzione nucleare, e il grado di attuazione delle policy adottate dai Paesi.

Gli autori propongono, in alternativa, un modello economico sul clima, con cui testare alcune importanti ipotesi al fine di formulare elle proposte di policy accettabili. Una tassa sulle emissioni, seppur di modesta entità, può risultare efficace, così come una graduale transizione verso la neutralità climatica entro il 2050. Allo stesso tempo è necessaria una politica ambientale ambiziosa in quanto offre un’assicurazione a basso costo contro l’elevata sensibilità del clima alle emissioni e ai danni dovuti ai cambiamenti climatici. Una politica climatica di successo richiede, infine, la partecipazione di tutte le regioni del mondo, in quanto la compensazione delle grandi regioni che non introducono o non riescono ad attuare politiche climatiche è costosa se non impossibile.

PIIE – The macroeconomics of climate change: Starting points, tentative results, and a way forward

https://www.piie.com/publications/working-papers/2024/macroeconomics-climate-change-starting-points-tentative-results