La selezione della settimana: #1 OECD: le competenze dei lavoratori che utilizzeranno l’intelligenza artificiale senza conoscerla, si concentreranno nel business, nella finanza e nell’analisi contabile. #2 IMF: l’economia globale nel 2024 si sta dimostrando resiliente. La crescita globale è stimata in aumento anche se vi sono incertezze sulla tenuta di medio periodo. #3 Confindustria: la crescita economica del nostro Paese dipenderà dalle prossime decisioni di politica monetaria della BCE e dall’attuazione del PNRR nel 2024 e 2025. #4 ISTAT: anche se la maggioranza degli indicatori BES è in miglioramento rispetto agli anni precedenti e al 2019, ve ne sono alcuni che vanno in controtendenza rispetto al periodo pre-pandemico.


L’intelligenza artificiale (IA) cambierà la domanda nel mercato del lavoro richiedendo maggiori competenze gestionali e imprenditoriali. Queste includono competenze anche nella generale dei progetti, nella finanza, nell’amministrazione e nei compiti d’ufficio. È quanto emerge da un paper OCSE “Artificial intelligence and the changing demand for skills in the labour market” di A. Green. Ai lavoratori che saranno esposti all’intelligenza artificiale non saranno richieste competenze sull’IA. La percentuale di posti di lavoro vacanti che richiedono una competenza emotiva, cognitiva e digitale è aumentata di 8 p.p. (Leggi)

Nel 2024 l’economia mondiale, dimostratasi resiliente oltre le aspettative dopo l’incremento dei tassi da parte delle banche centrali, crescerà del 3.2%, in miglioramento di 0,1 p.p. rispetto alle previsioni dello scorso gennaio. È il quadro delineato dal World Economic Outlook di aprile 2024 del Fondo monetario internazionale. Le economie avanzate vedranno un’accelerazione nel 2024 (1,6% nel 2023, 1,7% nel 2025 e 1,8% nel 2025) a fronte di un lieve rallentamento dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo (4,3% nel 2023, 4,2% nel 2024 e nel 2025). Per l’Italia la crescita tornerà su tassi modesti dello 0,7% sia nel 2024 sia nel 2025 mentre la Germania e la Francia dopo un 2024 interlocutorio torneranno a una crescita più sostenuta. (Leggi)

Secondo le stime di Confindustria, nel 2024 il PIL italiano crescerà dello 0,9% e nel 2025 1,1%. È quanto riportato dal Rapporto del Centro studi Confindustria primavera 2024. La maggiore crescita 2024 è riconducibile alla revisione dell’Istat. L’aspettativa del taglio dei tassi d’interesse da parte della BCE a giugno di quest’anno e la ripresa del commercio internazionale erano già inglobate nelle precedenti stime. I tassi d’interesse elevati stanno deprimendo gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie meno di quanto preventivato. Grazie alla riduzione dell’inflazione le prospettive dell’economia globale sono in miglioramento. (Leggi)

Speranza di vita in buona salute, mortalità infantile, multicronicità e gravi limitazioni, indice di salute mentale e alimentazione adeguata, sono gli indicatori di benessere equo e solidale dal Capitolo sulla salute a cui prestare attenzione in quanto indicano un peggioramento rispetto al livello pre-pandemico. Il Rapporto BES 2023 giunto all’undicesima edizione, presenta un’analisi dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si osservano in dodici domini di riferimento tra cui: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni e Ambiente. (Leggi)

AI E COMPETENZE NEL MERCATO DEL LAVORO

Le analisi sull’impatto dell’intelligenza artificiale (AI) sul mercato del lavoro hanno trascurato un aspetto rilevante, ossia la tipologia di competenze che saranno necessari per quei lavoratori che dovranno utilizzare l’IA ma non hanno, o non sono richieste, competenze di IA. Si tratta di un aspetto molto rilevante in quanto le competenze richieste dal mercato del lavoro stanno cambiando velocemente ed è importante che le politiche della formazione, i servizi pubblici per l’impiego e le agenzie di formazione adegueranno la loro offerta. La riorganizzazione dei compiti indotta dall’adozione dell’IA si tradurrà in un cambiamento nella domanda di competenze. I lavoratori più interessati a questo cambiamento sono proprio coloro che si occupano di intelligenza artificiale ma si tratta di una piccola quota dell’occupazione complessiva o dell’offerta di lavoro.

La maggioranza dei lavoratori si troverà a lavorare con strumenti dell’intelligenza artificiale senza competenze e conoscenze sull’argomento. Ad esempio, i lavoratori dell’industria automobilistica effettuavano controlli di qualità estraendo casualmente una parte del veicolo e la misuravano manualmente per verificarne la conformità. Adesso l’IA attraverso una foto del componente avvisa i lavoratori di una potenziale non conformità e i lavoratori verificano solo in base a questi avvisi. Per misurare l’evoluzione della domanda di competenze il rapporto analizza le richieste di competenze di 1 Paesi OCSE incrociando i dati Lightcast (database offerte di lavoro corredato delle competenze rinchieste) con lo studio di Felten, Raj and Seamans che contengono i dati sull’esposizione dei lavoratori all’IA.

Dall’analisi emerge che vi è maggiore domanda per raggruppamenti di competenze aziendali e gestionali. Queste competenze comprendono la gestione generale dei progetti, la finanza, l’amministrazione, l’attività di ufficio e l’assistenza clienti. Dei 10 paesi OCSE, presi come campione, in media il 72% dei posti vacanti ad alta esposizione all’IA (circa 1/3 dei posti vacanti nel campione) contengono almeno una competenza manageriale e il 67% contiene almeno una competenza appartenente al gruppo di competenze dei processi aziendali. I posti vacanti sono concentrati in occupazioni ben retribuite che richiedono un’istruzione superiore alla media come ad esempio, i consulenti genetici, gli specialisti finanziari e gli analisti di bilancio.

OECD – Artificial intelligence and the changing demand for skills in the labour market

https://www2.oecd.org/publications/artificial-intelligence-and-the-changing-demand-for-skills-in-the-labour-market-88684e36-en.htm

POSSIBILE ATTERRAGGIO MORBIDO PER L’ECONOMIA GLOBALE

Nel primo scorcio del 2024 l’economia globale si è dimostrata resiliente, nonostante i forti rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. I rischi per la crescita sono bilanciati e vi è ancora la possibilità di un atterraggio morbido. Secondo lo scenario di base l’economia globale crescerà del 3,2% sia nel 2024 sia nel 2025. L’andamento sarà eterogeneo: per le economie avanzate si assisterà a un’accelerazione lieve in quanto la crescita passerà dall’1,6% del 2023 all’1,7% nel 2024 e all’1,8% nel 2025; per le economie emergenti vi sarà un lieve rallentamento dal 4,3% del 2023 al 4,2% del 2024 e 2025. L’Area euro crescerà dello 0,8% e 2024 e dell’1,5% nel 2025.

Tra le grandi economie europee, la Germania e la Francia dopo un 2024 interlocutorio, soprattutto per la prima, rispettivamente 0,2% e 0,7%, riprenderanno nel 2025 slancio con una crescita del 1,3% e 1,4% mentre l’Italia sarà stabile con 0,7% nel 2024 e nel 2025. Le previsioni della crescita a 5 anni sono al 3,1%, il livello più basso degli ultimi 20 anni. Il motore della crescita economia globale sta perdendo slancio: il fattore chiave è individuato nel rallentamento significativo e diffuso della produttività totale dei fattori in parte dovuto a una non corretta allocazione del capitale e del lavoro tra le imprese nei settori. Il rallentamento della crescita è dovuto anche a pressioni demografiche e al rallentamento del capitale di rischio privato. Per sostenere la crescita è necessario implementare riforme per migliorare l’allocazione delle risorse tra le imprese, incrementare la partecipazione della popolazione alla forza lavoro e ricorrere all’intelligenza artificiale per incrementare la produttività.

Sul versante dell’inflazione è previsto un calo dal 6,8% nel 2023 al 5,8% nel 2024 e al 4,5% nel 2025. Le economie avanzate raggiungeranno gli obiettivi di inflazione prima dei paesi emergenti e in via di sviluppo, mentre l’inflazione core diminuirà gradualmente rispetto a quella complessiva. Vi sono alcuni Paesi che risentono dei tassi elevati mentre altri meno. Analizzando i mercati immobiliari e ipotecari è stato possibile individuare alcune distinzioni chiave. La politica monetaria è risentita maggiormente dove i mutui a tasso fisso sono meno frequenti, gli acquirenti delle abitazioni sono più indebitati, il debito delle famiglie è elevato, l’offerta immobiliare è limitata e il prezzo delle case è sopravvalutato.

IMF – World Economic Outlook aprile 2024

https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2024/04/16/world-economic-outlook-april-2024

PER L’ECONOMIA ITALIANA L’INCOGNITA BCE

L’economia italiana crescerà dello 0,9 nel 2024 e dell’1,1% nel 2025. Nell’orizzonte di previsione due fattori potranno essere i motori della crescita: il taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e il PNRR. Lo scenario di previsione ha già inglobato le aspettative sul taglio dei tassi che la BCE potrebbe iniziare dal prossimo giugno. Fino alla fine dell’anno dovrebbero seguire altri tre tagli che porterebbero il tasso di riferimento al 3,50%, ossia 1 p.p. in meno rispetto a quello odierno. Gli investimenti fissi lordi cresceranno solo dell’1% nel 2024 e dello 0,7% nel 2025, lontani dal 4,3% del 2023.

Non è considerato improbabile un’eventuale rimando del taglio dei tassi suggerita dalla persistenza dell’inflazione e, in questo caso, l’economia italiana sarebbe penalizzata in quanto già adesso la politica monetaria sarebbe troppo restrittiva rispetto al tasso di inflazione che da ottobre 2023 è al di sotto del 2%. È considerato, al contrario, altamente improbabile un rialzo dei tassi di interesse. Il secondo elemento considerato cruciale per la crescita del nostro Paese è l’attuazione del PNRR che nel 2024 e 2025 prevede una spesa di complessivi 100 miliardi di euro. Il PNRR è stato rimodulato da poco e non vi è certezza sull’effettivo impatto selle somme spese per la mancanza di informazioni relative alla rimodulazione.

Confindustria denuncia la presenza di alcuni freni che freneranno il PIL nel periodo di previsione: il primo freno deriva dal costo dell’energia elettrica. Nonostante il prezzo dell’energia elettrica sia in diminuzione, in Italia resta sempre più elevato rispetto agli altri Paesi. Questo è un grave handicap per le imprese italiane che soffrono di uno svantaggio competitivo. Un secondo freno è causato dalla progressiva fine dell’esperienza del Superbonus 110% e degli altri incentivi all’edilizia. Secondo le stime l’impatto sul PIL di queste misure sarebbe stato di 2,4 p.p. in quattro anni. Un terzo freno è rappresentato dalle strozzature dei trasporti a livello globale. Le criticità non riguardano solo la sicurezza nel Mar Rosso ma anche nel calane di Panama e nello stretto di Malacca. In Italia il 42% delle merci esportate e più della metà di quelle importate viaggia via mare. Il raddoppio dei costi di trasporto dovuti alla crisi del Mar Rosso, inciderà moderatamente sui prezzi alla produzione dell’industria anche se alcuni settori ne potranno risentire in modo particolare quali la carta, la metallurgia e la chimica.

Confindustria – Rapporto CSC – primavera 2024

https://www.confindustria.it/home/centro-studi/prodotti/previsioni/rapporto/congiuntura+e+previsioni/rapporto-previsione-economia-italiana-primavera-2024

SALUTE DEGLI ITALIANI IN CHIAROSCURO

Il quadro che emerge dal Rapporto BES 2023 è in chiaroscuro in quanto 10 indicatori su 15 sono in miglioramento o stabili rispetto all’anno precedente. Anche rispetto al 2019 vi è un sostanziale miglioramento anche se per alcuni indicatori va fatto un distinguo in quanto o sono in peggioramento oppure stabili con tendenza al peggioramento con variazioni in controtendenza rispetto all’andamento pre-pandemico. L’indicatore di salute mentale, ad esempio, è stabile sia rispetto all’anno precedente, sia rispetto al 2019 anche se dal 2022 si è osservato un peggioramento della salute mentale della popolazione più giovane.

La popolazione dai 18 anni in su in eccesso di peso resta stabile al 44,6% rispetto al 2022 e al 2019 anche se la componente obesità è in aumento nel medio e lungo periodo. Rispetto al 2022 si è perso un anno di vita in buona salute. La contrazione di questo indicatore dipende dalla componente soggettiva: rispetto al 2020 quando la percentuale che si dichiarava in buona salute era il 72%, nel 2023 la percentuale è scesa al 68,7%, un valore in linea con quello del 2019. La speranza di vita torna vicino ai livelli del 2019 a 83,1 anni, in aumento di sei mesi rispetto al 2022. La perdita di anni della vita attesa è stata del tutto recuperata per gli uomini a 81,1 anni, lo stesso valore massimo del 2019 e per le donne 85,2 inferiore solo di 0,2 anni rispetto al valore massimo del 2019.

La mortalità infantile nel 2021 è stata di 2,6 per 1.000 nei vivi ed è in aumento rispetto al 2020 quando era di 2,5 per 1.000 nati vivi. Tra le ripartizioni, le Isole hanno registrato un incremento da 3,0 a 3,6 per 1.000 nati vivi; nel Nord-Est è passata da 1,9 a 2.0; il Nord-Ovest è stabile a 2,3 mentre nel Centro e nel Sud è in diminuzione, passando rispettivamente da 2,3 a 2,1 per 1.000 abitanti e da 3,2 a 3,1 per 1.000 abitanti. Il tasso di mortalità per tumori tra gli individui di 20-64 anni è diminuito da 8,0 per 10mila residenti a 7,8 – in particolare 8,3 tra gli uomini e 7,4 tra le donne. A livello territoriale si confermano i divari con il Mezzogiorno con 8,7 per 10 mila abitanti contro 7,3 del Nord e 7,8 del Centro. La Regione con la mortalità pi elevata è la Campania 9,5 per 10 mila abitanti, rispettivamente 10,3 per gli uomini e 8,7 per le donne anche se in diminuzione rispetto alla precedente rilevazione quando era 9,8 per 10mila abitanti.

ISTAT – Rapporto sul benessere equo e sostenibile – Anno 2023

https://www.istat.it/it/archivio/295254