La selezione della settimana: #1 MEF: varato il DEF 2024 senza il quadro programmatico. Sulle decisioni di finanza pubblica hanno pesato l’aumento del debito dovuto al Superbonus e le nuove regole delle governance europea. #2 IMF: il modello economico tedesco sembra arrivato al capolinea. Hanno inciso la mancanza di investimenti pubblici, l’invecchiamento della popolazione e la burocrazia. #3 VoxEU: l’IA generativa pone problemi di salvaguardia del diritto d’autore. Alcune proposte per risolvere il problema e giungere a una soluzione di compromesso. #4 SLS: il quadro proposto da Biden-Harris per calmierare il prezzo dei prodotti farmaceutici potrebbe avere un impatto irrisorio per la bassa percentuale di brevetti sulle molecole totalmente pubblici.


Il Consiglio dei ministri nella seduta del 9 aprile scorso ha rilasciato il Documento di economia e finanza (DEF) 2024. In attesa delle nuove regole europee, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2025, il DEF 2024 è stato presentato solo con lo scenario tendenziale senza quello programmatico. Le nuove regole prevedono che entro il 20 settembre sia approvato il Piano fiscale strutturale di medio periodo che indicherà gli obiettivi programmatici di legislatura. A legislazione vigente il debito pubblico è in aumento 137,8% sul PIL nel 2024 e 138,9% nel 2025. La crescita sarà del 1,0% nel 2024 e del 1,1% nel 2025 (- 0,2 p.p. rispetto all’analogo quadro ella NADEF 2023), l’indebitamento netto di -4,3% nel 2024 e -3,9% nel 2025. (Leggi)

La Germania è l’unica delle economie avanzate del G7 che nel 2023 ha contratto l’attività economica e che nel 2024 vedrà la crescita più bassa. In un focus Paese dell’IMF “Germany’s Real Challenges are Aging, Underinvestment, and Too Much Red Tape“, K. Fletcher, H. Kemp e Galen Sher discutono sulle cause e le possibili soluzioni della crisi tedesca. Molti osservatori ritengono il modello tedesco al tramonto perché la crescita era basata sui costi bassi del gas naturale russo a basso costo. Gli autori sostengono che in parte sia vero ma che in gran parte i problemi derivino dall’invecchiamento della popolazione, dagli scarsi investimenti pubblici e da troppa burocrazia. È necessario un ambizioso programma di riforme. (Leggi)

La diffusione dell’Intelligenza artificiale generativa, ossia IA che è in grado di generare testo (un esempio su tutti ChatGPT), ha innescato il dibattito sulle tutele che dovrebbero essere applicate per i dati protetti da diritto d’autore. In un editoriale VoxEU “Copyright policy options for generative artificial intelligence“, J. Gans esamina gli incentivi economici e le implicazioni sul benessere sociale delle diverse visioni legate al diritto di autore. Nel caso che il corpus di addestramento sia piccolo e identificabile, la tutela completa dei detentori di diritto d’autore migliora sia la qualità dei contenuti sia il modello di IA. Nel caso di corpus più grandi è possibile trovare una soluzione di compromesso. (Leggi)

L’impatto complessivo della proposta quadro sui diritti di acquisizione nel mercato dei farmaci da parte del Governo della Presidenza USA Biden-Harris presentata lo scorso dicembre, allo scopo di calmierare i prezzi dei farmaci finanziati con risorse pubbliche, potrebbe essere limitato. È quello che emerge da un working paper di L.L. Ouellette e B.N. Sampat intitolato “The Feasibility of Using Bayh-Dole March-In Rights to Lower Drug Prices: An UPdate“. Dallo studio condotto su 883 nuove entità molecolari dal 1985 al 2022 risulta che solo il 9% ha un brevetto pubblico e solo il 2,5% ha solo brevetti pubblici. I diritti di acquisizione possono essere esercitati sulla ricerca finanziata a livello federale e l’ingresso dei generici è permesso solo se tutti i brevetti sul farmaco appartengono al settore pubblico. (Leggi)

L’INCERTEZZA DELL NUOVO PATTO DI STABILITÀ SUI CONTI PUBBLICI ITALIANI

Il DEF 2024, l’ultimo in questa forma, e che sarà sostituito dal Piano fiscale strutturale di medio periodo previsto dalla nuova governance fiscale dell’Unione europea, è stato rilasciato senza il quadro programmatico. Questa decisione è stata presa in quanto la definizione del nuovo parametro univoco, ossia la definizione della traiettoria di riferimento della spesa primaria netta, le norme transitorie prevedono che potrà essere formulata entro il 20 settembre prossimo. Solo in altre quattro occasioni il DEF era stato rilasciato senza quadro programmatico in altre occasioni da un governo uscente che non intendeva vincolare troppo il nuovo ma per un governo in carica è stato la prima volta.

Il quadro tendenziale a legislazione vigente stima la crescita del PIL reale per il 2024 dell’1,0% e per il 2025 dell’1,1%. Le stime per il 2024 appaiono ottimistiche sia rispetto alle previsioni del FMI e dell’OCSE che rispettivamente nel World Economic Outlook di gennaio e nell’ultimo Economic Outlook avevano stimato 0,7% mentre sono in linea con le stime del 2025. Il debito pubblico è in aumento per gli effetti del Superbonus. Le previsioni sul debito tengono conto degli ultimi aggiornamenti di ENEA e dell’Agenzia delle Entrate secondo cui le detrazioni maturate attraverso il Supebonus fino al mese di marzo ammontano a 122,24 miliardi di euro e sono previste superare i 210 miliardi. Il rapporto debito PIL è previsto al 137,8% sul PIL nel 2024, in aumento rispetto al 137,3% del 2023 e 138,9% nel 2025 e raggiungerà un picco del 139,8% nel 2026 dopodiché inizierà a diminuire.

L’indebitamento netto sarà di -4,3% nel 2024, -3,7 nel 2025 e -3,0 nel 2026: si ricorda che la Legge di bilancio 2024 determinerà un incremento dell’indebitamento netto di 15,7 miliardi nel 2024, 4,5 miliardi nel 2025 e una riduzione di 4 miliardi nel 2026. Il DEF è accompagnato da un esercizio di stima riguardante l’impatto nel medio periodo delle riforme PNRR sul rapporto debito/PIL. Il prolungamento dello scenario tendenziale fino al 2031 è stato integrato con un secondo che comprende gli effetti sulla crescita economica delle riforme pienamente attuale al 2023. Secondo questo scenario a partire dal 2028 il saldo strutturale rispetto al PIL migliora in media di 0,4 p.p. all’anno fino al 2031. Il quadro macroeconomico è migliorato e il rapporto debito/PIL seguirebbe una traiettoria maggiormente decrescete scendendo sotto il 134% nel 2031.

MEF – Approvato il Def 2024. Giorgetti, debito pubblico condizionato dai riflessi del superbonus

https://www.mef.gov.it/inevidenza/Approvato-il-Def-2024.-Giorgetti-debito-pubblico-condizionato-dai-riflessi-del-superbonus/

LA FINE DEL MODELLO TEDESCO?

Il venir meno della disponibilità di gas naturale russo a prezzi bassi, sarebbe all’origine del tramonto del modello economico della Germania. La spiegazione non regge alla prova dei fatti in quanto il gas naturale dopo l’impennata del 2022 sono ritornati ai livelli del 2018. Le misure di competitività internazionale si stanno normalizzando: l’indice dei prezzi delle esportazioni rispetto alle importazioni è aumentato nel corso del 20222 e 2023 tornando ai livelli precedenti lo shock energetico. Il surplus commerciale ha raggiunto lo scorso anno il 4,3% ed è previsto un ulteriore aumento. Un altro causa presunta sarebbe la deindustrializzazione ma i settori della chimica ad alta intensità energetica, metalli e carta che hanno subito la contrazione, rappresentano solo il 4% dell’intera economia mentre l’industria automobilistica è cresciuta del 10%. I motivi risiedono nella progressiva crescita del segmento dell’auto elettrica: le esportazioni della Germania di questa tipologia di auto è cresciuta del 60% nel 2023, mentre la Volkswagen e la BMW da sole coprono il 10% del mercato mondiale dei veicoli elettrici.

Alcuni adattamenti avvenuto nell’industria hanno reso poco utilizzabili l’indice di produzione industriale come della performance economica del Paese. Per adattarsi alle interruzioni delle catene globali di approvvigionamento e all’incremento dei prezzi del gas e dell’energia l’industria tedesca è ricorsa a meno input intermedi e si è spostata su beni a maggiore valore aggiunto, per cui anche se la produzione industriale è diminuita il valore aggiunto è rimasto quasi lo stesso. Le ragioni per cui l’economia della è diventata così debole sono molteplici: alcuni sono fattori temporanei quali l’incremento dei prezzi, altri sono strutturali.

Tra i primi vi è l’incremento dei tassi di interesse da parte della BCE, che deprime le costruzioni e i settori sensibili agli investimenti. Tra i secondi vi è il rallentamento della produttività, che non recupererà in assenza di riforme mentre l’invecchiamento della popolazione procede rapidamente. Il Paese investe poco in infrastrutture pubbliche specie in confronto con gli altri Paesi UE. Per uscire da questa impasse sono necessarie ampie riforme: gli investimenti pubblici potrebbero essere stimolati con il miglioramento della capacità dei comuni tramite dei servizi di consulenza, come sta avvenendo con il programma PD (Partenariato Germania) mentre la produttività potrebbe essere incrementata riducendo gli adempimenti burocratici che frenano anche l’avvio di nuove imprese.

IMF – Germany’s Real Challenges are Aging, Underinvestment, and Too Much Red Tape

https://www.imf.org/en/News/Articles/2024/03/27/germanys-real-challenges-are-aging-underinvestment-and-too-much-red-tape

CONCILIARE ECOSISTEMI CREATIVI E IA ALL’AVANGUARDIA

La grande divisione della IA generativa pone serie questioni sul diritto di autore per quei contenuti coperti da diritto d’autore che sono utilizzati nell’addestramento degli alberi decisionali e degli algoritmi. ChatGPT è in grado di produrre testi come se fossero prodotti da uomini mentre i modelli di generazione di immagini come DELL-E sono in grado di restituire immagini dalla descrizione testuale. Numerosi contrasti sono sorti sulla IA generativa: eccessivo consumo di energia elettrica e di responsabilità ma la questione più rilevante è la protezione dei diritti di autore degli autori i cui testi sono stati coinvolti nell’addestramento per costruire i modelli di IA. Il dibattito si articola tra coloro che sostengono che le aziende di IA che utilizzano libri, articoli e media on line dovrebbero concedere in licenza e pagare i diritti sui dati coperti da diritto d’autore e tra coloro che ritengono che questo utilizzo possa rientrare tra le disposizioni sul fair use.

Nella dottrina USA il fair use afferma che il materiale protetto da diritto d’autore può essere in determinate circostanze senza il permesso del proprietario del diritto d’autore. Il problema ha avuto vasta risonanza a livello globale quando il NYT ha intentato una causa a OpenAI, in quanto sia ChatGPT sia Bing erano in grado di riprodurre quasi fedelmente alcuni dei suoi articoli. Nella risposta, OpenAI ha sostenuto di non aver addestrato intenzionalmente i suoi modelli sugli articoli del NYT e che quanto denunciato derivava da un problema tecnico e non intenzionale di contaminazione dei dati. La questione è rilevante in quanto anche se non vi è intenzionalità nell’utilizzo dei contenuti coperti da diritto d’autore, la creazione di enormi modelli basati su dati reperiti sul web rischia di travolgere gli incentivi e coloro che hanno il modello di business sui contenuti protetti.

Si tratta di un dilemma di difficile soluzione in quanto le società di IA ritengono al contrario impraticabile per i costi elevati concedere in licenza individuale l’enorme mole fidati utilizzata nell’addestramento. L’autore confronta i diversi approcci al problema per valutare gli incentivi e le implicazioni sul benessere sociale. Nel caso che il corpus di addestramento sia piccolo e identificabile la tutela completa dei detentori di diritto d’autore migliora sia la qualità dei contenuti sia il modello di IA. Nel caso di corpus più grandi è possibile trovare una soluzione di compromesso, quali nuovi meccanismi di licenza che consentano l’utilizzo gratuito ma preservino le protezioni “backstop” per i proprietari dei contenuti.

VoxEU – Copyright policy options for generative artificial intelligence

https://cepr.org/voxeu/columns/copyright-policy-options-generative-artificial-intelligence

DIFFICILE CALMIERARE IL MERCATO DEI FARMACI

La proposta di Biden-Harris formulata a dicembre 2023 consiste nell’esercitare i diritti da parte del governo, secondo il Bayh-Dole Act, sui farmaci a prezzo elevato quando sono stati sviluppati con fondi federali. Se il prezzo del farmaco è inaccessibile per i pazienti la proposta consentirebbe alle agenzie di esercitare il diritto di acquisizione da parte del Governo che garantirebbero licenze obbligatorie per i produttori di farmaci generici. Le reazioni alla proposta sono state molteplici: alcuni osservatori hanno plaudito ritenendola un argine ai prezzi elevati di farmaci che i contribuenti hanno già pagato per lo sviluppo. Altri invece sostengono che questo porterà alla disincentivazione all’innovazione con un danno alla salute dei cittadini USA.

Il caso che ha dato la spinta all’iniziativa presidenziale è stato il prezzo del farmaco per il cancro alla prostata Xtandi, che può arrivare a costare fino a 190mila $ all’anno. Il farmaco si basa su tre brevetti depositati dall’University of California, Los Angeles (UCLA), sviluppati da ricerche pubbliche finanziate dall’esercito americano e dal National Institutes of Health (NIH). Nel marzo 2023 il NIH ha rifiutato una petizione per intervenire nei brevetti di Xtandi, sostenendo che vi era piena disponibilità sul mercato e che il prezzo elevato non fosse determinante. Nel paper si discute dell’effettivo impatto nel mercato dei farmaci nel calmierare i prezzi elevati. Nonostante le dichiarazioni allarmistiche o entusiastiche, i diritti di acquisizione si potrebbero esercitare solo su un numero limitato di farmaci.

Su 883 nuove entità molecolari solo il 9% ha almeno un brevetto pubblico: per i farmaci sottoposti a revisione prioritaria la percentuale è del 13% mentre per quelli sottoposti a revisione standard 5,6%. Un limite risiede nei diritti di commercializzazione che possono consentire l’ingresso dei farmaci generici solo se tutti i brevetti sono soggetti al Bayh-Dole Act (ossia finanziati dal governo federale). Sul campione considerato, solo 22 nuove molecole, corrispondenti al 2,5% del totale hanno tutti brevetti finanziati dal governo federale. Queste percentuali comprendono anche i brevetti disciplinati dallo Stevenson-Wydler Act (la prima legge sul trasferimento tecnologico) a cui non si applica il provvedimento Biden-Harris. Le nuove regole potrebbero abbassare il prezzo di alcuni farmaci ma l’impatto complessivo sia prezzi e sulla spesa potrebbe essere limitato.

SLS – The Feasibility of Using Bayh-Dole March-In Rights to Lower Drug Prices: An UPdate