La selezione della settimana: #1 ISTAT: popolazione italiana ancora in diminuzione a 58 milioni e 990mila individui, con un minimo delle nascite a 379mila unità. #2 Commissione europea: i rischi sulla sostenibilità del debito pubblico nei Paesi UE nel breve periodo sono bassi mentre sono elevati nel medio e lungo periodo. #3 Corte dei conti: nel post pandemia il SSN è a rischio sostenibilità nel medio periodo. Nel post pandemia non c’è stato il pieno recupero degli interventi in classe A. Sale la spesa out of pocket. #4 Quotidiano sanità: slitta al 1° gennaio 2025 l’entrata in vigore dei nuovi prontuari dell’assistenza specialistica e protesica, prevista dalla revisione dei LEA, nonostante il parere sfavorevole della RGS.


La popolazione italiana al 1° gennaio 2024 era di 58 milioni e 990mila individui, in diminuzione dello 0,1 per mille rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dal rapporto ISTAT “Indicatori demografici – Anno 2023”. La popolazione è diminuita in modo più marcato nel Mezzogiorno -4,1 per mille, al Nord è aumentata del 2,7 per mille mentre al Centro è rimasta stabile. Con 379mila nascite si è raggiunto il minimo dal 2013, anno in cui è iniziata la denatalità nel nostro Paese. I decessi sono diminuiti dell’8% (661mila) ritornando a livelli pre-pandemia, sebbene il saldo naturale resti ancora ampiamente negativo (-281mila individui). Grazie al calo della mortalità la speranza di vita alla nascita è aumentata di sei mesi. (Leggi)

Per i Paesi dell’UE i rischi per la sostenibilità fiscale a breve termine sono bassi nonostante per cinque Paesi, tra cui l’Italia e la Francia, vi siano delle vulnerabilità dovute al considerevole fabbisogno di finanziamento lordo. Nel medio termine, per alcuni Paesi, i rischi sono significativi a causa dell’aumento della spesa pensionistica. La Commissione europea nel rapporto annuale “Debt Sustainability Monitor 2023” ha valutato la sostenibilità del debito pubblico dei Paesi UE nella prospettiva di breve, medio e lungo periodo. È stato introdotto un importante miglioramento metodologico sulle assunzioni degli aggiustamenti stock-flussi (SFA) oltre l’orizzonte delle previsioni a breve termine che nelle precedenti edizioni era ipotizzato tornare a zero. (Leggi)

Le previsioni NADEF 2023 dell’andamento tendenziale della spesa sanitaria pubblica a legislazione vigente per il periodo 2024-2026, nonostante l’incremento in valore assoluto, delineano un decremento in rapporto al PIL, sebbene le previsioni della Legge di bilancio 2024 sull’incremento del Fabbisogno sanitario moderino tale contrazione. È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali. Esercizi 2022-2023 della Corte dei conti. Nel rapporto sono analizzati numerosi aspetti del post pandemia, dal mancato recupero di alcune prestazioni ospedaliere, all’incremento della spesa out of pocket, ai nuovi LEA e alla mobilità sanitaria interregionale vista in un’ottica di lungo periodo. (Leggi)

Il 29 marzo scorso la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministero delle finanze, in cui si proroga al 1° gennaio 2025 l’entrata in vigore dei nuovi nomenclatori LEA già prorogata, con precedente decreto, al 1° aprile 2024. È quanto riportato dal Quotidiano Sanità che ha evidenziato come il decreto sia arrivato in extremis stante il parere contrario alla proroga della RGS in quanto avrebbe impedito l’uniformità dell’erogazione sul territorio nazionale delle prestazioni entrate nei LEA nel 2017. La RGS ha evidenziato che i 3,5 miliardi di euro assegnati per l’aggiornamento delle tariffe sono stati utilizzati per altri scopi. (Leggi)

L’INVERNO DEMOGRAFICO ITALIANO

Nel 2023 la popolazione italiana è lievemente diminuita dello 0,1 per mille. Al 1° gennaio 2024, il nostro Paese contava 58 milioni e 990mila individui, 7mila in meno rispetto all’anno precedente. La contrazione della popolazione ha interessato le ripartizioni in modo eterogeneo: nel Mezzogiorno si è assistito a un calo piuttosto marcato del 4,1 per mille, al Nord la popolazione è aumentata del 2,7 per mille mentre al Centro è rimasta invariata. Nel Mezzogiorno sono stati interessati allo spopolamento sia i Centri sia le Aree interne come definiti dalla SNAI (per le aree interne si tratta settantadue aree con 1077 comuni e poco più di due milioni di abitanti). Complessivamente nelle Aree interne la popolazione nel 2023 è diminuita di 32mila unità rispetto all’anno precedente (-2,4 per mille).

Le Aree interne del Centro-Nord sono rimaste stabili rispetto al 2022 con tremila residenti in più (+0,6 per mille) grazie all’incremento della popolazione residente dei Comuni intermedi di 4mila unità (+0,9 per mille). Le Aree interne del Mezzogiorno hanno subito una perdita di 35mila residenti (-4,9 per mille), in modo particolare nelle aree periferiche ed ultraperiferiche che hanno subito una variazione negativa rispettivamente del 6,1 e dell’8,3 per mille. L’ISTAT evidenzia come il gradiente Centro-Nord e Mezzogiorno sia presente anche nei Centri definiti dallo SNAI: dall’aumento della popolazione nel Centro-nord del 2,1 per mille e dalla contrazione del 3,6 per mille del Mezzogiorno si ha una variazione complessiva di +0,5 per mille.

L’invecchiamento della popolazione procede inesorabile: nel 2023 la quota di ultrasessantacinquenni è aumentata di 0,3 p.p. passando dal 24 al 24,3%. Il numero degli ottantenni è aumentato di 50mila unità e ha superato il numero dei bambini al di sotto dei dieci anni. Il rapporto ottantenni/bambini con meno di 10 anni nel 2023 è sceso sotto l’unità, mentre 25 anni fa era di 2,5 a 1 e cinquanta anni fa di 9 a 1. Anche la popolazione in età lavorativa ha subito una contrazione: la popolazione di età 15-64 è diminuita di 25mila unità, restando stabile rispetto alla popolazione complessiva (63,5%). La ripartizione con la struttura della popolazione relativamente più giovane è il Mezzogiorno, con una quota di popolazione 0-14 del 12,5%, mentre il Nord e il Centro si ha rispettivamente 12,1 e 11,8%.

 

ISTAT – Indicatori demografici – Anno 2023

https://www.istat.it/it/archivio/295586

DEBITO UE DA MONITORARE PER SPESA PENSIONI

Nel rapporto annuale della Commissione europea si valuta la sostenibilità del deficit e del debito dei Paesi UE nel breve, medio e lungo periodo. Nel breve periodo secondo quanto emerge dall’indicatore composito S0 (in cui si combinano un ampio set di variabili macroeconomiche, fiscali e finanziarie) nessun paese presenterebbe rischi. Le proiezioni di medio periodo mostrano una lieve contrazione del rapporto debito/PIL fino al 2026. Dopo questa data il rapporto tornerà ad aumentare a causa dei costi di invecchiamento della popolazione e la spesa per interessi passivi. Secondo lo scenario di base il differenziale tra il tasso di interesse e il tasso di crescita dell’economia si amplia a causa dell’incremento dei tassi di interesse impliciti.

Dal 2027 il differenziale non sarà sufficientemente favorevole da poter mitigare l’incremento dei costi di invecchiamento della popolazione. Questa circostanza renderà meno favorevole il percorso di riduzione del rapporto debito/PIL a partire dal 2034. Con probabilità dell’80% dal 2028 il debito pubblico complessivo dei Paesi dell’area euro sarà tra compreso tra l’82% il 99% del PIL con una probabilità del 53% di essere minore del livello del 2023. L’analisi di medio periodo vede nove Paesi membri ad elevato rischio di sostenibilità del debito: Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Finlandia. Questa classificazione deriva dall’ipotesi di base in cui si ipotizza nessun cambiamento nella politica fiscale. Belgio, Francia, Spagna e Italia, hanno un debito elevato e in aumento.

Romania, Slovacchia e Finlandia hanno il debito che sta superando il 90% del PIL La Grecia ha un debito in diminuzione ma ancora molto elevato con una posizione fiscale elevata rispetto agli standard storici. La Commissione nelle previsioni di autunno ha ipotizzato la diminuzione del deficit nel triennio 2023-2025, favorito dalla fine delle misure di sostegno alle famiglie legate all’incremento del prezzo dell’energia. L’incremento del servizio del debito compensa e porta il deficit in aumento. Cinque Paesi – Belgio, Lussemburgo, Slovacchia, Malta e Slovenia – presentano un rischio elevato nel lungo periodo dovuto principalmente per l’incremento della spesa pensionistica. In particolare, per Belgio, Malta e Slovacchia, pesa la posizione di bilancio iniziale sfavorevole.

 

Commissione europea – Debt Sustainability Monitor 2023

https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/debt-sustainability-monitor-2023_en

L’ENNESIMO SLITTAMENTO DELLE NUOVE TARIFFE LEA

I nuovi Livelli essenziali di assistenza, ossia le prestazioni che devono essere garantite a tutti i cittadini, gratuitamente o previo pagamento di una compartecipazione sono stati previsti dal DPCM 12 dicembre 2017. La novità più rilevante dei nuovi LEA è rappresentata dai nomenclatori della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. Il nomenclatore dell’assistenza specialistica ha aggiornato il precedente che era disciplinato dal Decreto ministeriale del 22 luglio 1996, eliminando le prestazioni obsolete e includendo le prestazioni tecnologicamente avanzate. Queste ultime nel 1996 erano prestazioni o a carattere sperimentale oppure che potevano essere erogate in sicurezza solo in regime di ricovero ospedaliero.

Il nuovo nomenclatore dell’assistenza protesica ha sostituito il precedente del 1999 con l’obiettivo di migliorare la qualità degli ausili e di snellire le pratiche burocratiche per la loro l’individuazione. Sono stati rivisti l’elenco delle malattie rare e quello delle malattie croniche. Le nuove tariffe sono state definite dal Decreto del Ministero della Salute e Ministero dell’Economia e delle Finanze del 23/06/2023 che prevedeva l’entrata in vigore del nomenclatore della specialistica ambulatoriale il 1° gennaio 2024 e di quello dell’assistenza protesica il 1° aprile 2024. I nuovi tariffari avrebbero avuto un impatto di 402,6 milioni di euro. L’entrata in vigore dei nuovi tariffari è stata prorogata per l’opposizione della rete dei laboratori privati che lamentavano una riduzione della remunerazione per numerose prestazioni.

La proroga ha ricevuto parere sfavorevole da parte della RGS, che in una relazione firmata, dal ragioniere generale dello stato B. Mazzotta, ha evidenziato come l’ulteriore posticipo consoliderebbe “le disparità assistenziali che si registrano nei territori regionali”. Le differenze di erogazione determinano la mobilità sanitaria interregionale verso le regioni che sono già in grado di erogare numerose prestazioni che sono previste nei nuovi nomenclatori. La RGS inoltre ha notato che per l’entrata in vigore dei nuovi LEA la legge ha preordinato un finanziamento che nel tempo, ha raggiunto la cifra di 3,446 miliardi di euro. Questo importo, in mancanza di provvedimenti attuativi, è stato utilizzato per la copertura della spesa sanitaria e soprattutto per coprire inefficienze o squilibri dei sistemi sanitari regionali.

Quotidiano Sanità – LEA Proroga al 1° gennaio 2025 delle nuove tariffe

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=121280

LA SANITÀ ITALIANA NEL POST PANDEMIA

Hanno destato preoccupazioni le previsioni della NADEF 2023 in cui le previsioni tendenziali, a legislazione vigente, della spesa sanitaria pubblica mostravano un’evidente contrazione anche rispetto ai livelli pre-pandemia. Nel 2019 la spesa sanitaria pubblica era il 6,4% in rapporto al PIL, nel 2021 è salita al 7,1% ma già nel 2022 e 2023, l’incidenza sul PIL è previsto in diminuzione, rispettivamente a 6,8 e 6,6%. Dal 2024 l’incidenza torna di 0,2 p.p. sotto il rapporto del 2019. Integrando le previsioni di spesa NADEF con l’incremento di 3 miliardi di euro del fabbisogno sanitario nazionale per il 2024, disposto dall’ultima Legge di bilancio, si osserva una parziale correzione della tendenza discendente in quanto la spesa si attesterà a 6,4% del PIL, la stessa del 2019.

In confronto ad altri Paesi europei, secondo i dati OCSE, nel 2022 la spesa sanitaria della Germania era 10,9% sul PIL, la Francia il 10,3% e il Regno Unito, con il sistema sanitario più simile al nostro, 9,3%. Il confronto della spesa pro-capite espressa in dollari a parità di potere d’acquisto tra le maggiori economie europee vede il nostro Paese con il valore più basso: 6.930 dollari in Germania, 5.622 in Francia, 4.479 nel Regno Unito e 3.255 in Italia. L’incremento della spesa sanitaria è limitato dai vincoli di finanza pubblica, soprattutto nel nostro Paese dove il pagamento degli interessi sul debito pubblico ha assorbito 82,9 miliardi di euro pari al 4,3% sul PIL. La Corte ha, inoltre, sottolineato il mancato recupero dell’erogazione dei servizi sanitari.

Secondo quanto è emerso dal monitoraggio Agenas sui tempi di attesa degli interventi in classe A (da erogare entro 30 giorni dalla prescrizione), per 12 tipologie di intervento relativi a patologie tumorali o cardiache, nel 2022 solo quattro hanno registrato una diminuzione dei tempi rispetto al 2019. Per tutte le tipologie di intervento nonostante si sia registrato un incremento dei volumi di 328.000 unità, sono ancora inferiori del 10% rispetto al 2019. Il contenimento del finanziamento del sistema sanitario si traduce nell’incremento della spesa sanitaria privata (out of pocket), soprattutto in Italia, che nel 2022 ha raggiunto il 21,4% di quella totale (Francia 8,9%, Germania 11%) corrispondenti a 624,7 euro pro-capite. La mobilità sanitaria interregionale va valutata secondo un’ottica di lungo periodo: in un decennio la Lombardia ha ricevuto risorse aggiuntive per 5,6 miliardi di euro, l’Emilia-Romagna 3,4 miliardi mentre la Campania ha perso risorse per 2,7 miliardi, la Calabria 2,4 miliardi e il Lazio 2,2 miliardi.

Corte dei conti – Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali 2022-2023

https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=87de6638-1611-4838-85f5-57f1521dde2c