La selezione della settimana: #1 SviMez: la crescita delle Regioni italiane nel triennio 2023-2025 risentirà della stretta dei tassi e delle incertezze globali. #2 FED: gli attacchi alle navi dirette al Canale di Suez e la loro deviazione verso il Capo di Buona speranza, rischia di contrarre l’attività economica globale a causa dell’incremento dei costi di trasporto. #3 UPB: i nuovi criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, prevedendo alcune determinati socio economiche, vanno nella direzione di una redistribuzione di risorse tra Regioni.


Tra il 2000 e il 2021 le Regioni del Sud e delle Isole hanno raddoppiato il divario economico con il resto dell’Unione europea. Per le due ripartizioni, nel 2000 il PIL pro-capite era inferiore rispettivamente -16% e -18,4% mentre nel 2021 è più che raddoppiato, rispettivamente -36,2% e -39,4%. È quanto sottolineato dal rapporto SviMez “Dove vanno le regioni italiane. Previsioni 2023-2025”. Nel rapporto sono formulate le previsioni di crescita per gli anni 2023-2025 a livello di ripartizione e regionale. Questi ultimi sono diffusi anticipatamente rispetto alle stime dell’ISTAT. Per il Centro-Nord la crescita prevista per il 2023 è + 0,83%, per il 2024 +0,80% e per il 2025 +1,20%; per il Mezzogiorno per il 2023 è +0,38%, per il 2024 +0,50% e per il 2025 +0,80%. (Leggi)

Gli attacchi, da parte dei ribelli Houthi dello Yemen, alle navi dirette al canale di Suez possono produrre un impatto negativo sull’attività economica globale. È il quadro che emerge da un paper della FED di St. Louis “Navigating the Waves of Global Shipping: Drivers and Aggregate Implications” di J. Dunn e F. Leibovici. Le navi preferendo doppiare il Capo di Buona speranza al fine di minimizzare i rischi, incrementano la durata del viaggio di 14 giorni. Il modello generale multi-paese, utilizzato dagli autori, mostra gli effetti aggregati degli eventi. La ridotta capacità di spedizione può incrementare i costi di spedizione, aumentare i prezzi relativi dei beni commerciabili e contrarre l’attività economica globale. (Leggi)

Il nuovo criterio di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, introdotto con l’intesa nella Conferenza Stato-Regioni del 21 dicembre 2022, va nella direzione di una maggiore equità nell’accesso soprattutto nelle Regioni meridionali dove le condizioni socio-economiche sono più disagiate. È quanto emerge dal Focus UPB n. 3/2024 “Il riparto del fabbisogno sanitario nazionale tra nuovi criteri e attuazioni incompiute”. Sono stati aggiunti nuovi parametri: la mortalità sotto i 75 anni e alcuni indicatori, considerati dalla letteratura specialistica “di deprivazione”, quali la povertà relativa, la bassa istruzione e il tasso di disoccupazione. Il beneficio delle Regioni meridionali è stato di 219,3 milioni di euro. (Leggi)

MEZZOGIORNO FANALINO NELLA CRESCITA

Dal 2000 al 2021, le crisi ricorrenti e la bassa crescita hanno ampliato le distanze tra l’Italia e le principali economie dell’Unione europea. In questo contesto le ripartizioni del Sud e delle Isole hanno più che raddoppiato il divario in termini di PIL pro-capite con la media dell’Unione europea. Nel 2000 il divario era per il Sud del 16% e per le Isole del 18,4%. Dopo poco più di un ventennio si è assistito a una lenta deriva che ha allontanato ulteriormente le regioni del Mezzogiorno dal resto di Europa rispettivamente a -36,2% e a -39,4%. Dalla scomposizione del PIL pro-capite per le componenti della produttività oraria, l’input di lavoro e la demografia, è emerso che il Sud ha subito una contrazione sia dell’input di lavoro sia della componente demografica mentre le Isole hanno subito una contrazione marcata della produttività oraria e della demografia.

In prospettiva, gli investimenti del PNRR possono costituire l’occasione per far ripartire la crescita e far riagganciare l’economia del Mezzogiorno al resto del Paese. La recente rimodulazione pone, tuttavia, alcuni interrogativi in quanto, nonostante la dotazione sia più elevata – 194,4 miliardi contro 191,5, – secondo i calcoli dello SviMez la quota di fondi destinata al Mezzogiorno scende al 37,7%, al di sotto del 40% previsto dal D.lgs. 108/2021 – in termini assoluti da 75,1 a 70, 6 miliardi di euro. Vi è anche una sostanziale modifica della destinazione dei fondi in quanto circa il 57% delle risorse, in precedenza destinate al finanziamento di investimenti infrastrutturali, è stato destinato a sussidi a favore delle imprese.

Questa decisione, che è stata presa grazie alla flessibilità della Commissione europea, risponde a una necessità di una maggiore rapidità di spesa ma ha anche dei risvolti negativi in quanto può contribuite ad ampliare il divario territoriale tra le strutture produttive. Il finanziamento delle richiese giudicate ammissibili rifletterà direttamente la distribuzione territoriale delle imprese penalizzando le aree a minore intensità. Il rapporto si conclude con le stime di crescita a livello di ripartizione e regionale. Per il 2023 e il 2024 la crescita risentirà ancora delle tensioni internazionali e della stratta monetaria della BCE, nel 2025 gli effetti della stretta monetaria si saranno riassorbiti e si tornerà a una crescita più sostenuta. In sintesi per il Centro-Nord la crescita stimata per il 2023 è + 0,83%, per il 2024 +0,80% e per il 2025 +1,20%; per il Mezzogiorno per il 2023 è +0,38%, per il 2024 +0,50% e per il 2025 +0,80%, confermandosi fanalino di coda tra le ripartizioni.

SviMez – Dove vanno le regioni italiane. Previsioni 2023-2025

CATENE GLOBALI SEMPRE IN TENSIONE

La recrudescenza della guerra tra Israele ed Hamas alla fine di ottobre del 2023 ha innescato, di riflesso, problemi alla navigazione commerciale nel Mar Rosso a causa degli attacchi alle navi da parti di ribelli yemeniti. Le compagnie di navigazione hanno deciso di dirottare le navi su altre rotte al fine di evitare gli attacchi. Attraverso PortWatch del FMI, una piattaforma aperta, progettata per monitorare e simulare le interruzioni di flussi commerciali marittimi, è stato registrato un incremento marcato del traffico marittimo attorno al Capo di Buona speranza. Questa rotta si sta confermando la principale alternativa a quella del canale di Suez. Le navi, tuttavia, aggiungono al loro viaggio circa 3.500 miglia marine, allungando il tempo di percorrenza di 14 giorni.

La maggior parte delle navi, provenienti dall’Asia è destinata ai porti europei. Dal canale di Suez transita il 12% del commercio globale, una quota non trascurabile. Nonostante il resto dei trasporti non sia stato influenzato direttamente da questo evento, le deviazioni di rotta verso il Sudafrica potrebbero influenzarlo indirettamente con conseguenze significative sul commercio globale e sull’attività economica. Gli autori hanno sviluppato un modello di equilibrio generale, multi-paese per indagare sui quali siano i canali che tengano conto dell’impatto globale delle interruzioni insieme alle loro implicazioni economiche. Come evidenziato dei dati, lo shock è iniziato una settimana dopo la decisione delle compagnie di navigazione di cambiare rotta, nella settimana tra il 17 e il 23 dicembre scorsi.

Nel modello è ipotizzato che prima della settimana del 17-23 dicembre, l’economia era in stato stazionario. Si stima che gli shock rientrino gradualmente allo stato stazionario dopo sei mesi. Il modello mostra, coerentemente con i dati disponibili, la contrazione della capacità di spedizione congiuntamente all’incremento dei costi. Nel modello, l’offerta di spedizioni marittime nel breve periodo è rigida in quanto le compagnie operano al massimo delle capacita e per incrementare la flotta è necessario del tempo. Lo shock commerciale ha ridotto l’assorbimento dei beni commerciabili, il cui aumento dei prezzi relativi porta a una parziale riallocazione verso i beni non commerciabili. Lo shock potrebbe avere effetti restrittivi con calo degli investimenti e del PIL.

FED – Navigating the Waves of Global Shipping: Drivers and Aggregate Implications

https://research.stlouisfed.org/wp/more/2023-002

IL NUOVO RIPARTO FSN ALLA PROVA DELLA REDISTIRBUZIONE

La Conferenza Stato-Regioni del 21 dicembre 2020 ha introdotto nuovi criteri di riparto del FSN, approvati con Decreto del Ministero della Salute del 30 dicembre 2022. Al criterio capitario ponderato in parte per i pesi dei consumi sanitari per classi di età, sono stati aggiunti alcuni parametri quali la mortalità sotto i 75 anni associati ad alcuni indicatori di disagio socio economico, quali la povertà relativa, la bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione. Il presupposto alla base di questa modifica è il riconoscimento dell’influenza delle condizioni socio-economiche sullo stato di salute: la mortalità prematura è associata alla deprivazione, considerata un indicatore dei bisogni inespressi.

Il problema dei sistemi Sanitari a finanziamento decentrato è di assicurare risorse che rispecchino i fabbisogni degli Enti territoriali. I criteri di riparto, devono essere non arbitrari e garantire equità nell’accesso ed efficienza della spesa. Il criterio capitario è quello privilegiato e viene integrato con altri aspetti quali i consumi sanitari. Questa integrazione non è esente da distorsioni in quanto i consumi sanitari possono soffrire dell’inappropriatezza, dei limiti all’accesso oppure della mancata percezione del bisogno. L’età è considerata la determinante principale dello stato di salute della popolazione ma con le recenti integrazioni è riconosciuto un ruolo anche al disagio socio economico.

Il D.lgs. 68/2022 aveva previsto un regime transitorio, in cui la quota capitaria era ponderata per fasce di età, che è rimasto in vigore fino al 2022. La ponderazione ha assicurato maggiori risorse a quei territori in cui la percentuale di anziani è superiore alla altre mentre ha ridotto le risorse a Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. I nuovi criteri di riparto, sebbene limitati all’1,5% del FSN, ha favorito le Regioni meridionali dove i fenomeni di disagio sono più diffusi. La Campania ha ricevuto risorse aggiuntive per 83,9 milioni di euro, la Sicilia 56 milioni, la Puglia 45 milioni e la Calabria 21 milioni. La Lombardia il Veneto e l’Emilia-Romagna hanno ricevuto risorse inferiori per complessivi 34 milioni di euro. Complessivamente alle regioni meridionali sono arrivate risorse aggiuntive per 219,3 milioni di euro e il contribuito maggiore è pervenuto dal criterio di deprivazione.

UPB – Il riparto del fabbisogno sanitario nazionale tra nuovi criteri e attuazioni incompiute