La selezione della settimana: #1 OCPI: resilienza e sostenibilità finanziaria sono le due sfide che i sistemi sanitari dei Paesi OCSE devono affrontare (e risolvere) sebbene solo alcune raccomandazioni OCSE siano percorribili dall’Italia. #2 IMF: l’incertezza strutturale nella previsione dell’andamento dell’inflazione rende necessario un nuovo set di previsioni per supportare la condotta di politica monetaria delle banche centrati. #3 PIIE: la transizione verde, nonostante richieda ingenti investimenti, può contribuire alla crescita dei Paesi a medio e basso reddito. #4 Banca d’Italia: la lunga fase di bassa inflazione pre-pandemia ha reso più complesso l’intervento delle banche centrali nella fase inflattiva del 2021-22. L’intervento della BCE ha impedito il disancoraggio delle aspettative di lungo periodo.


Le sfide che i sistemi sanitari dei Paesi OCSE devono affrontare nel post pandemia sono duplici: ridisegnare il sistema per una maggiore resilienza per affrontare le future pandemie e ripensare le strategie per garantire la sostenibilità. È quanto emerge dall’articolo “La sfida della sostenibilità per la spesa sanitaria pubblica” di R. Arcano e G. Turati pubblicata sul portale dell’Osservatorio dei conti pubblici italiani (OCPI). Nel post pandemia il quadro è divenuto più complesso a causa della transizione verde e digitale. Secondo gli autori solo alcune strategie dell’OCSE orientate alla sostenibilità sarebbero attuabili in Italia e vi è l’urgenza di ritornare a processi di revisione della spesa. (Leggi)

La fase inflattiva dei beni non energetici iniziata nel 2021, a causa dell’interruzione delle catene globali di approvvigionamento, acuitasi con l’incremento dei prezzi energetici e degli alimentari dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha generato uno scenario l’incertezza strutturale difficile da catturare con le probabilità. È la tesi di fondo di un documento di lavoro del Fondo monetario internazionale “Monetary Policy with Uncertain Inflation Persistence“. Gli autori L. Brandão-Marques, R. Meeks e V. Nguyen stimano per l’area euro un modello stocastico DSGE per ricavare un percorso robusto dei tassi da applicarsi contro l’inflazione il cui andamento è difficile da prevedere. (Leggi)

La transizione verde è una sfida che necessita di ingenti investimenti ed è una priorità nella lotta al cambiamento climatico. Questa trasformazione ha una natura non marginale e richiede la sostituzione di asset basati su combustibili fossili con altri meno inquinanti. In un paper PIIE “Macroeconomic implications of a transition to net zero emission“, S. Hallegatte, F. McIsaac, H. Dudu, C. Jooste, C. Knudsen e H. Beck, indagano se la transizione verde possa contribuire alla crescita economica nei paesi in via di sviluppo, nonostante siano richiesti investimenti di ingente entità. Dallo studio del caso della Turchia emerge che ciò è possibile a patto di alcune condizioni. (Leggi)

Quali sono state le cause dell’inflazione del biennio 2021-2022 e quali le prospettive sull’inflazione nel 2024. A questi quesiti risponde S. Neri nella pubblicazione Banca d’Italia “C’è stato un risveglio”. L’aumento (e il calo) dell’inflazione nell’area dell’euro” (Questioni di Economia e Finanza n. 484). Nonostante l’aumento dell’inflazione, l’intervento di politica monetaria della BCE ha contribuito ad ancorare le aspettative lungo periodo sull’inflazione al nuovo obiettivo simmetrico del 2%. Il Quaderno fa il punto sugli effetti ottenuti fin qui dalla politica monetaria e di quelli ancora in cantiere, nell’attesa che gli shock che in passato hanno influito sull’inflazione svaniscano. (Leggi)

SANITÀ: TORNARE ALLA REVISIONE DELLA SPESA

La pandemia ha incrementato la spesa sanitaria dei Paesi OCSE: tra il 2015 e il 2019 la spesa sanitaria era cresciuta del 3,2 annuo in termini reali, tra il 2019 e il 2020 del 5% e tra il 2020 e il 2021 dell’8,5%. Cessata l’emergenza pandemica la spesa ha rallentato la crescita in un mutato contesto geopolitico e con l’urgenza di affrontare alcune sfide a livello globale: la transizione verde e digitale. L’OCSE, in varie pubblicazioni nel corso degli anni, aveva lanciato ripetuti allarmi sullo spreco di risorse che affliggono i sistemi sanitari, mentre è necessario garantire la loro sostenibilità di lungo periodo. L’OCSE definisce il termine “spreco” in riferimento alla spesa sanitaria che non produce nessun beneficio per il paziente oppure si traduce in trattamenti costosi che possono essere sostituiti da più economici.

Secondo l’OCSE i sistemi sanitari vanno rafforzati per renderli più resilienti alle future pandemie e individuare le strategie per garantire la sostenibilità di lungo periodo. Per migliorare la resilienza l’OCSE ha individuato tre pilastri: proteggere la salute della popolazione, fortificare la struttura dei sistemi sanitari e sostenere il personale sanitario. Queste misure richiedono investimenti pari all’1,4% del PIL 2019 con una variabilità che va dallo 0,25 al 2,5% a seconda delle condizioni di partenza di ciascun Paese. La possibile evoluzione della spesa tra il 2019 e il 2040 è stata indagata dall’OCSE attraverso quattro scenari: di base, controllo dei costi, pressione sui costi e invecchiamento in buona salute. In tutti gli scenari la spesa sanitaria cresce più velocemente del PIL pro-capite 1,2% alunni nel periodo considerato.

Il reddito contribuisce al 40% dei tassi di crescita e l’invecchiamento in misura lievemente minore. Rispetto allo scenario di base che stima un tasso di crescita del 2,7% annuo in termini reali tra il 2019 e il 2040, lo scenario contenimento dei costi, grazie all’HTA, un uso del personale migliore e il ricorso a farmaci generici stima un tasso di crescita del 2,6% annuo. Lo scenario invecchiamento in buona salute stima intaso di crescita del 2,2% annuo fino al 2040. Tra le opzioni considerate dell’OCSE per il controllo della spesa quella più praticabile per il nostro paese appare il ritorno alla spending review che prima della pandemia aveva focalizzato la sua azione sulla razionalizzazione della rete ospedaliera, attivando meccanismi più stringenti per la prescrizione e l’acquisto dei farmaci e promuovendo contratti centralizzati per acquisti di beni e servizi sanitari.

OCPI – La sfida della sostenibilità per la spesa sanitaria pubblica

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-la-sfida-della-sostenibilita-per-la-spesa-sanitaria-pubblica

INFLAZIONE: MEGLIO PREVENIRE CHE CURARE

L’episodio inflattivo del post pandemia, iniziato nella seconda metà del 2021 a causa del rincaro dei prezzi dei beni non energetici dovuto all’interruzione delle catene globali di approvvigionamento, è stato il più significativo per l’area euro. L’inflazione complessiva dopo aver superato il 10% nell’ottobre 2022, a fine anno ha iniziato a diminuire grazie alla contrazione dei prezzi dei beni energetici. L’inflazione core ha raggiunto il suo massimo più tardi ed è diminuita poco nel corso del 2023, con un andamento che ha indotto molti osservatori a stimare valori superiori all’inflazione di riferimento per un periodo ancora lungo. All’impennata dell’inflazione core ha contribuito il costo del lavoro e i profitti delle imprese, due forze sul cui andamento c’è ancora molta incertezza.

Questa situazione, che non ha precedenti nell’area euro, sta accrescendo la possibilità di un cambiamento del regime dell’inflazione. In uno scenario caratterizzato da incertezza, l’inflazione resta costante per l’assenza di forze esterne che agiscano su di essa. L’area euro sta affrontando un caso di incertezza Knightiana, ossia in cui non è possibile catturare l’incertezza strutturare con le probabilità. Tanto maggiore è la persistenza dell’inflazione tanto più deciso è l’intervento della banca centrale. Gli autori sostengono che a fronte dell’incertezza sulla persistenza dell’inflazione e alla forte pressione salariale di fondo, il banchiere centrale, sulla base di previsioni sviluppate secondo un modello DGSE, dovrebbe fissare il tasso di interesse partendo dal presupposto che l’inflazione sia più persistente di quanto suggeriscono le loro previsioni di riferimento di routine.

Quando l’inflazione è persistente sopra l’obiettivo, i banchieri centrali dovrebbero mantenere un orientamento restrittivo. Il tasso ufficiale dovrebbe mantenersi superiore a quanto previsto da uno scenario di base in cui si ipotizza che segua la normale finzione di reazione. L’approccio attendista della banca centrale non è consigliabile in un simile contesto di incertezza. Senza esprimersi sulla durata dell’inflazione, una banca centrale come la BCE dovrebbe considerare, l’inflazione persistente fono a che non ci saranno prove contrarie convincenti. A seguito del rallentamento dell’inflazione la politica monetaria non dovrebbe allentarsi prematuramente, sebbene i tassi non debbano essere mantenuti troppo elevati pena un accumulo di squilibri soprattutto nel settore finanziario.

IMF – Monetary Policy with Uncertain Inflation Persistence

https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2024/03/07/Monetary-Policy-with-Uncertain-Inflation-Persistence-545762

LA TRANSISZIONE VERDE NON DANNEGGIA LA CRESCIA A PATTO CHE…

La Banca Mondiale ha inaugurato una diagnostica fondamentale per i Paesi emergenti e in via di sviluppo i “Country Climate and Development Reports (CCDRs)”. I tool sono di supporto per dare priorità alle azioni di maggior impatto nella riduzione dei gas serra, incrementare l’adattamento e la resilienza e raggiungendo obiettivi di sviluppo più ampi. Al momento sono stati pubblicati 38 report che coprono ne economie di 42 Paesi con l’obiettivo entro i prossimi due anni di produrli per tutti i clienti della Banca mondiale. La maggior parte dei CCDRs esplora, a scopo illustrativo, l’ambizione dei sentieri di sviluppo a basse emissioni. I percorsi di sviluppo sono adattati ai contesti specifici di ogni Paese, incluso il livello del reddito, gli obbiettivi climatici, il potenziale di energia rinnovabile e le priorità di sviluppo nazionale.

Per ciascun Paese viene preso in considerazione solo ciò che è tecnicamente ed economicamente praticabile per cui i tempi di transizione e gli obiettivi di mitigazione differiscono da paese a paese. L’impatto macroeconomico della transizione non è secondario in quanto richiede un cambiamento tecnologico del sistema economico, inclusi i cambiamenti dell’offerta della domanda e delle tecnologie produttive con conseguenti implicazioni macro e microeconomiche. Lo sviluppo a basse emissioni ha un impatto negativo significativo su alcuni settori produttivi, sul settore finanziario e sull’occupazione. Dall’altro lato alcune industrie quelle produttrici di batterie, di energie rinnovabili e di materiali di isolamento potranno beneficiare di questo nuovo modello di sviluppo.

Il paper fa riferimento al CCDR della Turchia pubblicato nel 2022 in cui è stato progettato un percorso resiliente e di zero emissioni nette (RNZP) a livello economico per raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2053. Dall’analisi emerge che lo scenario della Turchia può contribuire positivamente alla crescita della Turchia nonostante sia richiesto un grade spostamento degli investimenti. I benefici dipendono in modo cruciale da come sono finanziati gli investimenti. Se si assiste allo spiazzamento degli investimenti nel resto dell’economia (fondi distolti ad altri investimenti), i benefici sono significativamente ridotti nel breve e medio termine e possono diventare negativi nel lungo termine.

PIIE – Macroeconomic implications of a transition to net zero emissions

https://www.piie.com/publications/working-papers/2024/macroeconomic-implications-transition-net-zero-emissions

Il RISVEGLIO DELL’INFLAZIONE NELL’AREA EURO

Nell’estate del 2021 il lungo periodo di bassa inflazione dell’area euro è terminato (tra il 1999 e il 2019 l’inflazione complessiva media è stata dell’1,7% mentre quella core dell’1,4%). Tra marzo e dicembre 2022 l’inflazione nei Paesi OCSE ha raggiunto in media il 10%. Il risveglio dell’inflazione è stato attribuito a numerosi fattori comuni a tutte le economie. Durante la chiusura delle attività economiche nel picco della pandemia il tasso di inflazione era sceso al di sotto il 2%, diventando negativo negli ultimi mesi del 2020. Dai primi mesi del 2021, in seguito alla riapertura dell’economia, il livello dei prezzi ha ripreso a risalire. Questa prima fase è dipesa dai colli di bottiglia nell’offerta di alcuni beni intermedi (semiconduttori, microchip e materie prime) e dall’interruzione delle catene globali di approvvigionamento.

La BCE è intervenuta durante la pandemia con il Pandemic emergency purchase programme (PEPP) che si è affiancato al preesistente Asset purchase programme (APP) IL PEPP con la sua flessibilità, ha assicurato un abbassamento dei rendimenti del debito sovrano e ha aumentato le aspettative d’inflazione. Fino a questo momento le aspettative d’inflazione di lungo periodo, a causa della fase prolungata di bassa inflazione nell’area dell’euro, erano disancorate dal target del 2%. In un contesto di spinta inflattiva nel marzo del 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, si è verificata una crisi energetica di portata pari solo a quella dei primi anni ’80 del secolo scorso. La BCE è intervenuta successivamente nel dicembre 2021 per normalizzare la politica monetaria con l’annuncio di voler terminare il PEEP da marzo 2022 e di dismettere gradualmente il PEPP dal secondo trimestre del 2023.

L’effetto di queste decisioni è stata la tendenza al rialzo sui rendimenti a lungo termine dei titoli privi di rischio, riducendo i premi a termine e rafforzando le aspettative del mercato sul rialzo dei tassi ufficiali. Il successivo intervento sui tassi di interesse da luglio 2022 di 50 punti base e di 75 punti base a settembre e ottobre e così via fino a maggio 2023, ha aiutato a mantenere le aspettative di inflazione ancorate e a ridurre il rischio di un disancoraggio che avrebbe contribuito a innestare la spirale prezzi inflazione. Anche se i segnali sono positivi la BCE ha necessità di mantenere la politica monetaria sufficientemente restrittiva per raggiungere l’obiettivo del 2% senza tuttavia danneggiare l’attività economica con tassi tenuti elevati troppo a lungo.

Banca d’Italia – “C’è stato un risveglio”. L’aumento (e il calo) dell’inflazione nell’area dell’euro

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0834/index.html