La selezione della settimana: #1 Ageans: pieno recupero delle prestazioni sanitarie erogate in ALPI rispetto al 2019 sebbene vi siano delle criticità su tempi di attesa e nell’incidenza sull’attività istituzionale. #2 Ministero della Salute: nel 2021 si è assistito a una graduale ripresa dell’assistenza sanitaria ospedaliera. In ripresa anche il case-mix prodotto. #3 Senato: il prossimo Piano Sanitario Nazionale 2024-2029 sarà l’occasione per ridefinire i principi dell’allocazione di risorse del SSN. Una migliore conoscenza della sanità integrativa consentirà un migliore governo della domanda. #4 Salute Internazionale: l’NHS sta attraversando una lunga crisi a causa di carenze del personale che stanno allungando le liste di attesa. Il governo è corso ai ripari con l’Health and Care Act 2022.


Nel 2022 vi è stato un pieno recupero sia delle prestazioni sanitarie erogate in ALPI sia quelle erogate in regime istituzionale. È quanto emerge dal Report “Monitoraggi Nazionali ex ante dei tempi di attesa per l’attività libero professionale intramuraria (ALPI) e volumi di prestazioni ambulatoriali e di ricovero erogate in attività Istituzionale e ALPI” pubblicato da Agenas. Il rapporto è la sintesi delle quattro rilevazioni realizzate nel corso del 2022 al momento della prenotazione. Il 78% delle prenotazioni sono state effettuate per visite specialistiche mentre il 22% per prestazioni diagnostiche. Nel 2022 le prestazioni sono arrivate a 4.932.720 superando il dato pre-pandemia. (Leggi)

Nel 2021 si è assistito alla ripresa dei ricoveri ospedalieri cresciuti del 7,4% – 530.281 in valore assoluto – sebbene su volumi ancora distanti dai 2019 8.520.801 (dato che include i nidi). È quanto emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (Dati SDO 2021) stilato dal Ministero della salute. È in ripresa anche il Case-mix prodotto, ossia la complessità della casistica trattata da parte degli erogatori. Nel 2020 i ricoveri ospedalieri erano diminuiti del 20% rispetto all’anno precedente a 6.489.469. Nel 2021 le dimissioni ospedaliere sono state 7.317.074, nidi inclusi, di cui 5.209.001 in regime ordinario e 1.482.425 in regime diurno. (Leggi)

Per il SSN i prossimi tre anni saranno i più difficili dalla data della sua istituzione. Vi sono aspettative sull’implementazione del processo di “adeguamento” previsto dal DM 77/2022 e dall’impatto degli investimenti del PNRR. È quanto è emerso dall‘Audizione del Ministero della salute presso la Decima Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato nell’ambito dell’Indagine conoscitiva su forme integrative di previdenza e assistenza sanitaria. Il Piano Sanitario Nazionale 2024-2029 sarà l’occasione per ridefinire i principi di giustizia redistributiva sottostanti all’allocazione delle risorse del SSN e per comprendere le sfide della sanità integrativa. (Leggi)

Nel Regno Unito a giugno 2023 le persone in lista di attesa di cure sono aumentate del 12% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questo dato è stato evidenziato nell’articolo di L. Fattorini Tempi di bilanci per la sanità britannica, pubblicato su Salute Internazionale. Il NHS, fondato nel 1948, è stato il pioniere dei sistemi sanitari di tipo Beveridge ed è stato il modello del nostro Sistema sanitario nazionale. Nel Regno Unito i pazienti in attesa di cure ospedaliere programmate hanno raggiunto i 7,6 milioni. I dati del Care Quality Commission: State of Care 2022/23 evidenziano una sostanziale paralisi del sistema di assistenza con limitazioni all’accesso alle cure. (Leggi)

PRESTAZIONI INTRAMURARIE IN AUMENTO

Nel 2022 il numero delle prestazioni sanitarie erogate in attività intramuraria e istituzionale hanno recuperato e superato i valori del 2019. Nel 2022 sono state erogate 4.932.720 prestazioni in attività intramuraria contro le 4.765.345 del 2019. Nell’attività istituzionale sono state erogate 59.793.294 prestazioni contro le 58.992.277 del 2019. Il 78% delle prenotazioni ha riguardato le visite specialistiche, il 22% prestazioni diagnostiche. I dati delle rilevazioni consentono di effettuare il monitoraggio dei tempi di attesa delle 69 prestazioni ambulatoriali prenotate in ALPI. A livello nazionale il 56% delle prenotazioni ha un tempo di attesa inferiore ai 10 giorni. Il 30% viene fissato entro 30/60 giorni a seconda che si tratti di visite specialistiche o di prestazioni strumentali, il 14%, infine, ha un tempo di attesa oltre i 30/60 giorni.

La tipologia di visite prenotate in misura maggiore è la ortopedica, cardiologica e ginecologica; le prestazioni diagnostiche più prenotate sono l’elettrocardiogramma, l’ecografia all’addome, l’eco (color) dopplergrafia cardiaca e l’ecografia della mammella. Nella rilevazione sono richiesti i dati dell’attività istituzionale, suddivisi per classe di priorità. La raccolta anche di questi dati risponde a quanto previsto dal Piano Nazionale di governo delle liste di attesa 2010-2012 che chiede di verificare “il previsto rispetto dell’equilibrio tra prestazioni rese dal professionista in regime istituzionale e, rispettivamente, in libera professione intramuraria”.

A livello nazionale il rapporto tra le visite in regime intramurario e istituzionale si è attestato nel 2022 al 12%, con valori che vanno dal 3%-4% per la visita fisiatrica e la visita oncologica al 31% per la visita ginecologica. Per le prestazioni diagnostiche, sempre a livello nazionale, il rapporto va dall’1% di alcune prestazioni quali TC, mammografia monolaterale ed elettrocardiogramma dinamico al 36% per l’ecografia ginecologica. Analizzando livello territoriale il volume per 1.000 abitanti per il quadriennio 2019-2022, emerge che tra le Regioni e Province autonome Bolzano presenta il valore più elevato (1.917) e allo stesso tempo un valore basso 27 di prestazione in Alpi. L’Emilia-Romagna presenta il secondo valore più elevato di prestazioni istituzionali 1.548 ma, al contrario, un volume elevato di prestazioni in Alpi.

Agenas – Report Alpi 2022

https://www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/2399-agenas-pubblica-il-report-alpi-2022

LA LENTA RIPRESA DELL’ATTIVITÀ OSPEDALIERA NEL 2021

Nel 2021 ancora in piena emergenza sanitaria, l’attività di ricovero ospedaliero è aumentata del 7,4% rispetto all’anno precedente in cui vi era stato una marcata contrazione del 20%. I dati sono ricavati dall’analisi delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) che in questa edizione coprono il 98,9% dell’attività ospedaliera complessiva. Le schede pervenute ne 2021 sono 7.318.874 corrispondenti a 51.737.614 di giornate erogate. Il 71,2% sono dimissioni (ricoveri) per acuti ili regime ordinario, il 20,3% sono dimissioni per acuti in regime diurno. Riguardo la distribuzione per tipologia di istituti, il 71% delle dimissioni è stato erogato in istituti pubblici, mentre il 29% è stato erogato in istituti privati.

È aumentata anche la complessità dei ricoveri il cui peso medio è passato da 1,31 a 1,33, mentre il numero delle diagnosi per scheda è rimasto invariato a 2,6, subisce un incremento anche il numero delle procedure. Quest’ultimo incremento è dovuto probabilmente a un effetto indiretto della pandemia in quanto durante il lockdown, in corrispondenza delle maggiori ondate epidemiche, il ricovero è stato riservato alle emergenze-urgenze che hanno un indice di complessità più elevato. Il numero di dimissioni per acuti in regime ordinario è aumentato del 6,1%, le dimissioni per acuti in regime diurno sono aumentate del 18,4%. Le giornate di degenza per acuti in regime ordinario sono aumentate il 5,0% mentre quelle per acuti in regime diurno del 15,7%.

Dal rapporto tra il numero delle dimissioni e quello delle giornate di degenza o degli accessi si ottiene la degenza media espressa in giorni. Per i ricoveri per acuti in regime ordinario la degenza media è di 7,4 giorni: 8,0 negli istituti pubblici e 5,6 giorni negli istituti privati ossia un valore più basso del 31%. Per i ricoveri per acuti in regime diurno la degenza media è di 2,6 giorni: 3,1 negli istituti pubblici e 1,6 giorni negli istituti privati ossia un valore più basso di quasi la metà. Il tasso di ospedalizzazione per acuti standardizzato per genere ed età è di 79,27 per 1.000 abitanti per gli acuti in regime ordinario e per gli acuti in regime diurno di 24,06 per 1.000 abitanti. Tra le regioni con il maggior tasso di ospedalizzazione fuori regione spicca il Molise con 24,91 dimissioni per 1.000 abitanti, mentre la Lombardia ha il valore più basso con 3,86 ricoveri per 1.000 abitanti.

Ministero della Salute – Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (Dati SDO 2021)

https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=3410

LA SANITÀ INTEGRATIVA NELL’ATTUALE CONTESTO DEL SSN

Nell’audizione presso la Decima Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, il Ministero della salute ha focalizzato l’attenzione sulle modifiche intervenute di recente nella normativa sull’anagrafe della sanità integrativa. La “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021”, Legge 118/2022, all’articolo 15, comma 1, lettera d), n. 3, ha apportato una modifica all’articolo 9, comma 9, del d.lgs. 502/1992 assegnando al Ministero della salute un compito, aggiuntivo a quello dell’anagrafe, di monitorare, tramite la raccolta dati su un Cruscotto, le attività svolte dai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale nonché dagli enti, dalle casse e dalle società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fini assistenziali.

Il ruolo dei fondi complementari è aumentato tra il 2014 e il 2022: nell’anno fiscale 2022 gli iscritti erano 16.272.852, contro 6.914.184 del 2014 con un incremento cumulato del 135,3% (un incremento medio annuo del 16,9%). Il totale delle prestazioni erogate (LEA e prestazioni integrative dei LEA) dei fondi di tipologia A e B sono aumentate del 53,6%, passando da 2.111.781.242 del 2014 a 3.243.378.706,00 del 2022. In particolare, il totale delle prestazioni erogate esclusivamente per prestazioni integrative dei LEA dei fondi di tipologia A e B, sono aumentate del 54,8%, passando da 690.943.897 nel 2014 a 1.069.353.184 nel 2022. La crescita significativa dei fondi della sanità integrativa è maturata in un contesto dove la spesa sanitaria sul PIL non è mai andata oltre il 7%, tranne nel 2020, e in difficoltà sempre crescenti da parte delle Regioni di garantire la copertura totale dei LEA.

Nel 2021 otto Regioni/Provincie autonome, almeno in una macroarea, la Val D’Aosta e la Calabria in tutte, – Val D’Aosta, PA di Bolzano, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna – non sono riuscite a garantire la copertura totale dei LEA. Dai dati provvisori del 2022 del Nuovo sistema di garanzia, emerge una situazione in peggioramento in quanto le Regioni inadempienti in almeno una macroarea sono salite a 12. Secondo il Ministero della salute, il combinato tra Anagrafe-Cruscotto-Osservatorio consentirà una programmazione integrata degli interventi e delle attività, mentre promuoverà un migliore governo della domanda assieme ai fondi sanitari.

Senato – Indagine conoscitiva su forme integrative di previdenza e assistenza sanitaria

https://www.senato.it/3642?indagine=1843

I DOLORI DELL'NHS

Il Regno Unito è stato il Primo Paese a dotarsi di un sistema sanitario nazionale sul modello Beveridge, ossia finanziato dalla fiscalità generale. L'NHS istituito nel 1948, è stato il modello per il nostro SSN, istituito trent'anni dopo. Negli ultimi dieci anni il sistema sanitario nazionale del Regno Unito sta attraversando un periodo di crisi continua. Dopo la crisi sanitaria, quando i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie avevano raggiunto livelli elevati, distanti dagli obiettivi nazionali, il livello delle prestazioni hanno si è stabilizzato su livelli inferiori al 2019. La stagnazione delle prestazioni si è verificata a causa di problemi preesistenti alla pandemia, quali crisi del personale.

Vi è un elevato numero di posti vacanti sei nei reparti di emergenza urgenza, sia nelle corsie di ospedale. Nel Regno Unito la valutazione dell'assistenza sanitaria è sociale viene svolta dalla Commissione per la Valutazione della Qualità dei Servizi Sanitari (Care Quality Commission, CQC). Nel suo report più recente, State of Care 2022/23, sono stati evidenziati numerosi punti di debolezza del NHS. I dati dell'ultimo rapporto non sono incoraggianti: a giugno del 2023, 7,6 milioni di persone erano in lista di attesa per cure ospedaliere programmate, in aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente del 12%. A fine settembre del 2023 erano stati riprogrammati 119.153 interventi chirurgici e 895.914 appuntamenti ambulatoriali, a causa di alcuni scioperi del personale proclamati a dicembre 2022.

Un altro aspetto importante è la difficoltà di contattare da parte del paziente il proprio medico di medicina generale (GP nel Regno Unito): questo ha l'effetto di ingolfare ulteriormente i reparti di emergenza urgenza. Le difficoltà di contatto con il GP si ripercuote sulle cure pianificate e sulle visite specialistiche. La crisi del personale sta incidendo negativamente sulla qualità delle cure: secondo le valutazioni del State of Care 2021/22 il 10% dei servizi è giudicato nel complesso inadeguato, mentre il 39% necessita di miglioramenti. Il Governo sta cercando di rimediare a questa situazione varando l’Health and Care Act 2022 che hanno istituito i sistemi di assistenza integrata, ICS. Ogni ICS ha il compito di sviluppare una strategia a lungo termine per migliorare i servizi sanitari e di assistenza sociale della popolazione di quell’area.

Salute Internazionale - Tempi di bilanci per la sanità britannica