La selezione della settimana: #1 Banca d’Italia: l’aggiudicazione di una commessa pubblica allunga la vita alle imprese ma non incrementa occupazione e attività economica. #2 Corte di Conti: il controllo della “malpractice medica” è di importanza fondamentale in un contesto di insostenibilità del SSN. #3 OECD: la crescita globale rallenterà nel 2024. Il FMI, al contrario, ritiene che l’economia globale abbia evitato un atterraggio duro. La Commissione europea conferma il momento di debolezza dell’Area euro. #4 Health policy: le riforme dei meccanismi di finanziamento degli ospedali nei Paesi OCSE, stanno producendo risultati contrastanti.


Le imprese aggiudicatrici di una commessa pubblica hanno una probabilità di sopravvivenza, a tre anni dall’affidamento del contratto, del 99,4% superiore al valore medio 96%. È quanto emerge dal tema di discussione della Banca d’Italia “L’effetto delle commesse pubbliche sulla sopravvivenza delle imprese” di M Cappelletti, L.M. Giuffrida e G. Rovigatti. Questo evento non ha un impatto significativo né sull’occupazione né sulla produttività né sui ricavi. Questi ultimi aumentano in quanto i ricavi della commessa pubblica spiazzano quelli privati. La probabilità di sopravvivenza, rispetto alle imprese non vincitrici, aumenta grazie all’accesso al credito senza necessità di garanzie aggiuntive. (Leggi)

Nel 2024 la crescita del PIL globale è prevista al 2,9% in rallentamento rispetto al risultato del 2023 del 3,1%. È quanto risulta dall’OECD Interim Economic Outlook di febbraio. Le stime OCSE differiscono da quelle pubblicate nell’aggiornamento del World Economic Outlook del FMI, che al contrario, prevede nel 2024 lo stesso tasso di crescita del 2023 +3,1%. A livello Paese, l’India continua il suo percorso di crescita sostenuta nel breve periodo, in Europa vi sono segnali di debolezza così come confermato dalle previsioni d’inverno 2024 della Commissione europea, mentre nelle altre economie avanzate vi sono segnali di crescita moderata a breve termine. Per l’Italia nel 2024 è previsto lo 0,7% come nel 2023 mentre nel 2025 la crescita sarà più sostenuta +1.2%. (Leggi)

Il Sistema sanitario nazionale è in crisi di sostenibilità in quanto non garantisce più alla popolazione equità di accesso alle prestazioni sanitarie con conseguenze sulla salute delle presone e un pesante incremento della spesa sanitaria privata. È quanto emerge dalla Relazione della Procura generale della Corte di Conti presentata all’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2024. La spesa sanitaria per il 2023, a legislazione vigente, nonostante l’incremento del valore assoluto del 2,8%, si attesterà al 6,6% del PIL. Per triennio 2024-2026 si assisterà a una graduale diminuzione dell’incidenza della spesa sanitaria sul PIL: per il 2024 e per il 2025 6,2% e per il 2026 6,1%. (Leggi)

Per contrastare l’aumento della spesa sanitaria e migliorare la qualità dell’assistenza in alcuni Paesi si stanno sperimentando riforme nel meccanismo di remunerazione degli ospedali per l’erogazione delle cure ospedaliere. In uno studio pubblicato su Health Policiy, intitolato “The end of an era? Activity-based funding based on diagnosis-related groups: A review of payment reforms in the inpatient sector in 10 high-income countries” R. Milstein e J. Schreyögg, hanno analizzato le riforme dei sistemi di pagamento in dieci paesi OCSE ad alto reddito. Il passaggio dal volume al valore dà risultati contrastanti nel miglioramento della qualità dell’assistenza sia nella riduzione dei costi e delle spese. (Leggi)

GLI EFFETTI MICRO DELLE COMMESSE PUBBLICHE

Come è stato dimostrato degli eventi della pandemia la sopravvivenza delle imprese è un tassello fondamentale per la coesione socioeconomica. Numerosi studi hanno analizzato le determinanti della sopravvivenza delle imprese a livello macroeconomico mentre mancano analisi dettagliate a livello micro. L’articolo ha esaminato, a questo proposito, il legame tra domanda pubblica e sopravvivenza delle imprese tenendo presente che gli effetti possono essere non univoci. Le imprese aggiudicatarie di una commessa pubblica possono incrementare la redditività, ma allo stesso tempo, incrementare i costi a causa del peso amministrativo che ha un effetto opposto. Le imprese collegate alle commesse pubbliche potrebbero investire meno in capitale intellettuale e diventare meno produttive.

Dall’altro lato la sicurezza della commessa pubblica ha l’effetto positivo di ridurre le frizioni quali, ad esempio, assicurare un accesso al credito meno oneroso. L’analisi è stata svolta sulle gare nel settore delle costruzioni, di fonte ANAC, che pesano per il 18% sul totale e per il 13% delle imprese nel dataset che è stato realizzato utilizzando dati Infocamere e Cerved. Per evitare confronti poco significativi sono state individuate, come termine di paragone, le imprese che hanno perso la gara con un piccolo margine. Il ricorso a questa tipologia di imprese parte da alcuni presupposti: le aziende non possono manipolare perfettamente l’assegnazione dell’aggiudicazione in un intorno del limite, l’aggiudicazione è casuale per le offerte in prossimità del limite e i vincitori e i secondi classificati sono interscambiabili ex ante.

I risultati mostrano che per le imprese aggiudicatari di un contratto pubblico della durata in media di sei mesi la probabilità di sopravvivenza a due anni aumenta di 1,9 p.p. sul tasso di sopravvivenza base di 97,6% mentre quella a tre anni aumenta di 3.4 p.p. sul tasso base del 96%. Questo equivale a una diminuzione dell’85% nel tasso di uscita. Per le imprese vincitrici non si osserva un effetto di scala ossia i ricavi non aumentano in quanto l’incremento marginale della domanda pubblica corrispondente in media al 10% sostituisce il 17% dei ricavi provenienti dalla domanda privata. Tra i vincitori e i secondi classificati non si evidenzia, infine, nessuna differenza nei livelli di produttività. La domanda pubblica aiuta aumentare la sopravvivenza delle imprese ma non incrementa la produttività.

Banca d’Italia – L’effetto delle commesse pubbliche sulla sopravvivenza delle imprese

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2024/2024-1439/index.html

LA SOSTENIBILITÀ DEL SSN È A RISCHIO

L’azione della Corte dei conti in caso di “malpractice medica”, un fenomeno che ha carattere plurilesivo in quanto compromette il diritto alla salute dei singoli, determinando allo stesso tempo un danno alle finanze pubbliche, assume più rilevanza in relazione al livello della spesa sanitaria che è più bassa rispetto ad altri Paesi europei. In particolare, la Legge di bilancio per il 2023 ha previsto che il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale sia incrementato di 2,15 miliardi di euro per il 2023, 2,5 miliardi per il 2024 e 2,6 miliardi per il 2025. Gli incrementi non tengono conto delle risorse destinate all’acquisto di farmaci innovativi e per i contratti di formazione specialistica dei medici.

Il Rapporto 2023 della Corte dei conti sulla spesa e sulle politiche sanitarie ha evidenziato numerose carenze emerse dal monitoraggio livelli essenziali di assistenza (LEA). Vi sono delle criticità permanenti, in particolare nelle Regioni meridionali, con il contemporaneo aggravamento del funzionamento dei servizi di emergenza urgenza. Da un lato si evidenzia il frequente utilizzo dei medici a gettone, dall’altro la penuria di risorse professionali che garantiscono un servizio fondamentale del sistema di assistenza. Nella NADEF 2023, si affermava che la Legge di bilancio 2024 avrebbe provveduto per il triennio 2024-2026 allo stanziamento di fondi per il personale sanitario.

Le proposte sul fabbisogno vertevano sul contenimento delle liste di attesa, sul rinnovo di contratti e su misure di sostengo del personale sanitario e sulla rideterminazione del tetto massimo della spesa farmaceutica. Nel 2023 le principali misure di finanza pubblica nella sanità hanno riguardato la compartecipazione statale a superamento del tetto di spesa per i dispositivi medici per il triennio 2015-2018. Per affrontare la carenza di personale nei servizi di emergenza urgenza e ridurre il ricorso alle esternalizzazioni è stato previsto il ricorso di prestazioni aggiuntive per medici e infermieri. In questo contesto la spesa sanitaria per il 2023, si attesterà al 6,6% del PIL e al 6,2% nel 2024. Le risorse stanziate nel 2020-2022 sono state assorbite dalla lotta alla pandemia, senza concorrere all’aggiornamento dei LEA e incrementando il divario già esistente tra le Regioni, soprattutto tra il Nord e il Sud del Paese.

Corte di Conti – Inaugurazione dell’anno giudiziario 2024

https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=5fe9bf7a-db5a-489b-9846-6de4f1bf4eb9

CRESCITA DEBOLE NELLA UE

Segnali di rallentamento dell’economia globale secondo l’OCSE nel 2024. Il tasso di crescita del PIL reale è previsto al 2,9%, un valore maggiore di 0,2 p.p. rispetto alle stime dello scorso novembre ma inferiore di 0,2 p.p. rispetto alla crescita del 2023. Nel 2023 l’inflazione è diminuita più velocemente grazie al calo dei prezzi dell’energia e l’affievolirsi delle pressioni sulle catene globali di approvvigionamento. In assenza di nuovi shock dal lato dell’offerta, l’affievolimento della domanda dovrebbe favorire il ritorno dell’inflazione al livello target alla fine del 2025 nella maggior parte dei Paesi del G20. I rischi geopolitici provengono dall’area del Medio Oriente e nel caso di aumenti di prezzi delle materie prime, il mercato finanziario dovrò correggere i corsi in modo rilevante in quanto si sconta che i tassi resteranno a lungo elevati.

Anche il FMI ha rivisto al rialzo di 0,2 p.p. la crescita a livello globale del 2024 tuttavia non è previsto un rallentamento in quanto è confermato lo stesso valore del 2023 +3,1%. Nel 2023 il sistema economico è stato resiliente e ha evitato un atterraggio duro. Secondo il Fondo, il calo dell’inflazione, che è stato più rapido del previsto, potrebbe condurre ad un ulteriore allentamento delle condizioni finanziarie. Le stime dell’inflazione complessiva alla fine del quarto trimestre 2023 sono inferiori di 0,3 p.p. rispetto ad ottobre. Il calo dei prezzi delle materie prime e l’allentata pressione sulle catene globali di approvvigionamento si stanno riflettendo anche sull’inflazione core. Secondo l’OCSE nel 2024 l’inflazione complessiva dei Paesi del G20 è stimata al 6,6%, per l’Area euro 2,57%, Giappone 2,6% e USA 2,17%.

Nel 2025 l’inflazione complessiva si attesterà al 3,58% mentre per USA, Area euro e Giappone sarà vicina al valore dell’inflazione obiettivo. Secondo l’OCSE l’Italia crescerà dello 0,7% nel 2024 e dell’1,2% nel 2025, con stime analoghe anche da parte del FMI 0,7% nel 2024 e 1,1% nel 2025. Nonostante il rallentamento dei tassi, la politica monetaria dovrà restare prudente al fine di contenere le spinte inflazionistiche, sebbene vi siano le condizioni per una riduzione dei tassi nominali a patto che l’inflazione continui a diminuire. La politica fiscale dovrà affrontare il nodo della sostenibilità del debito pubblico il cui peso è aumentato notevolmente negli ultimi quindici anni.

OECD – Interim Economic Outlook

https://www.oecd.org/economic-outlook/february-2024/

LE INCERTE RIFORME DEI DRG

La spesa sanitaria ospedaliera rappresenta la percentuale maggiore o la seconda quota della spesa sanitaria totale nei Paesi OCSE. Per remunerare le prestazioni ospedaliere fornite dagli ospedali, la maggior parte dei paesi OCSE utilizza una qualche forma di finanziamento basato sulle attività basate sui gruppi correlati alla diagnosi (DRG). L’introduzione dei DRG era stata promossa per diverse ragioni. Alcuni Paesi, che in precedenza utilizzavano sistemi di tariffazione del servizio, speravano di ridurre la durata del ricovero e le spese complessive senza compromettere la qualità; altri Paesi, che in passato avevano utilizzato budget globali, miravano ad aumentare l’attività, l’efficienza e la trasparenza del proprio sistema ospedaliero.

I sistemi di pagamento basati sui DRG hanno alcuni vantaggi: remunerano gli ospedali per l’attività svolta e stabiliscono incentivi chiari per aumentare sia il volume delle cure fornite dagli ospedali, sia la loro produttività ed efficienza. In molti Paesi l’introduzione dei DRG ha raggiunto gli obiettivi sperati: hanno ampiamente aumentato la trasparenza, incrementato l’attività e ridotto la durata del soggiorno. Sono emersi, tuttavia, alcuni effetti collaterali negativi in quanto essi non garantiscono un sufficiente controllo sui costi, un eccesso di offerta di cure e una mancanza di integrazione con altri servizi. Gli effetti sulla qualità dell’assistenza non sono univoci, con Paesi che hanno sperimentato esperienze negative. Si veda, ad esempio, l’Inghilterra con le protesi all’anca, oppure l’incremento dei trattamenti ad alta intensità associata alla diminuzione della gravità clinica dei pazienti che ne beneficiano in gran parte dei Paesi OCSE.

Dall’analisi delle riforme dei sistemi di pagamento DRG in dieci paesi ad alto reddito – Australia, Austria, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Polonia, Inghilterra e Stati Uniti – sono emersi risultati contrastanti. Le riforme riguardano l’abbandono del sistema DRG, l’introduzione di pagamenti aggiuntivi o alternativi per alcune tipologie di ospedali per i quali il sistema DRG non è adatto, introduzione di pagamenti su episodi e spostamento delle cure in luoghi diversi dagli ospedali. Nei Paesi dove sono disponibili valutazioni (Francia e Germania), le prove indicano risultati contrastanti nel miglioramento della qualità dell’assistenza e nella riduzione dei costi e delle spese. In altri Paesi – Stati Uniti ad esempio – le valutazioni sono molto limitate o assenti.

Health policy – The end of an era? Activity-based funding based on diagnosis-related groups: A review of payment reforms in the inpatient sector in 10 high-income countries.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168851023002750