La rassegna della settimana: #1 UPB: vi è discrepanza tra le proposte di modifica del PNRR presentate dal Governo italiano e quelle che hanno ottenuto parere favorevole dal Commissione europea. #2 OECD: il tasso di occupazione della classe di età 55-64 continua ad aumentare ma ancora molto va fatto per migliorare un mondo del lavoro sempre più anziano. #3 Gimbe: la mobilità sanitaria interregionale nel 2021 ha raggiunto 4,25 miliardi di euro in aumento rispetto al 2021 quando si era assestata a 3,9 miliardi. Le Regioni del Mezzogiorno le più penalizzate.


Dall’esame delle modifiche al PNRR emergono divergenze tra le proposte del Governo italiano presentate nell’estate 2023 e quelle approvate dalla Commissione europea. È quanto emerge dalla “Memoria nell’ambito dell’esame della Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB). Erano stati richiesti definanziamenti per 16 miliardi di euro mentre ne risultano 8,3 miliardi. Gli investimenti relativi a RePowerEU ammontavano a 19,3 miliardi di euro rispetto agli 11,3 attualmente disponibili. Al 26 novembre 2023 sono stati spesi 28,1 miliardi di euro pari al 14,7% delle risorse europee. (Leggi)

Nei Paesi OCSE la popolazione ultrasessantacinquenne passerà dal 18% nel 2022 al 27% nel 2050. Il rapido invecchiamento della popolazione ha indotto i Governi a riformare i sistemi pensionistici, prolungando la vita lavorativa – ad esempio in Italia, Danimarca Svezia si potranno raggiungere i 70 anni. L’edizione 2023 dell’OECD Pensions at a glance ha focalizzato l’analisi sulle misure da intraprendere per migliorare l’occupabilità della popolazione in età 55-64. Nonostante il tasso di occupazione di questa fascia abbia raggiunto il 64% nel secondo trimestre del 2023, molti lavoratori hanno difficoltà a mantenere aggiornate le proprie competenze e hanno accesso limitato a lavori di buona qualità. (Leggi)

Nell’intesa stato-Regioni del 9 novembre 2023 è stato deliberato l’importo della mobilità sanitaria interregionale 2021 per complessivi 4,25 miliardi di euro, in aumento di 0,35 miliardi di euro rispetto al 2020. La Fondazione Gimbe nel Rapporto “La mobilità sanitaria interregionale nel 2021” ha analizzato la composizione della mobilità evidenziando che le Regioni con un saldo positivo rilevante (superiore ai 100 milioni di euro) sono tutte del Nord mentre le Regioni con un saldo negativo rilevante (superiore ai -100 milioni di euro) sono tutte del Sud, con l’eccezione del Lazio. La Lombardia si conferma la Regione più attrattiva, mentre il Lazio ha il maggior indice di fuga. (Leggi)

PNRR: L’ATTUAZIONE VA A RILENTO SOPRATTUTTO IN SANITÀ

Alla fine di novembre dello scorso anno erano stati spesi 28,1 miliardi di euro, una cifra pari al 14,7% del totale delle risorse stanziate dalla Commissione. Le misure che hanno drenato maggiori risorse sono destinate agli incentivi ai privati: 8,7 miliardi di euro per il rafforzamento del Sismabonus e dell’Ecobonus e 5,4 miliardi destinati alla misura Industria 4.0 (credito d’imposta per i beni strumentali). Alla resilienza, valorizzazione dei territori e all’efficienza energetica dei Comuni sono andati 2,5 miliardi, all’alta velocità alla frontiera Nord 1,7 miliardi, al potenziamento dei collegamenti ferroviari nazionali e metropolitani 0,8 miliardi e al credito d’imposta per R&S 0,6 miliardi.

Rispetto al complesso delle risorse stanziate, sono ancora da spendere 163,4 miliardi: per la Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura), 39,1 miliardi, per la missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), 47,5 miliardi, per la Missione 3 (Infrastrutture per la mobilità sostenibile), 20,5 miliardi, per la Missione 4 (Istruzione e ricerca), 29,4 miliardi per la Missione 5 (Inclusione sociale), 18,6 miliardi e per la Missione 6 (Salute) 15,5 miliardi. I ritardi so sono accumulati nel 2023 quando sono state spese solo il 7,4% di quanto programmato. La Missione 6 è quella che ha accumulato i maggiori ritardi in quanto alla data della Memoria UPB erano stati spesi solo l’1% di quanto stanziato. Alla fine dello scorso novembre la Commissione europea ha espresso parere positivo sulle proposte di modifica presentare dal Governo italiano il 13 luglio 2023.

Il Piano, nella versione approvata, prevede risorse per 194,4 miliardi di euro contro le 191,5 ed è stata aggiunta la mission 7, coerente con gli obiettivi del RePowerEU. Le modifiche approvate dalla Commissione, coincidono solo in parte con quelle presentate dal Governo italiano. Su 16 miliardi di definanziamenti ne sono stati approvati solo 8,3 e le risorse destiate al RePowerEu erano 19 miliardi contro i 11,3 approvati. Alcuni interventi sono stati cancellati o rimodulati, mentre altri sono stati introdotti. Le rimodulazioni hanno affrontato problemi oggettivi quali incremento dei prezzi, difficoltà nell’approvvigionamento di materiali e variazioni delle condizioni di mercato. I nuovi interventi anno riguardo la Missione 1 con tre nuovi interventi, la Missione 2 con un nuovo intervento e la Missione 3 con due nuovi interventi. La nuova Missione 7 è composta da 5 riforme e 18 investimenti alcuni dei quali già presenti nel PNRR.

UPB – Memoria nell’ambito dell’esame della Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza

MIGLIORARE LA VITA LAVORATIVA DELLE PERSONE CHE INVECCHIANO

Sulla spinta dell’invecchiamento della popolazione numerosi Paesi OCSE hanno varato importanti riforme dei loro sistemi pensionistici incrementando l’età pensionabile. Al momento questa è la strategia più efficace per assicurare la sostenibilità dei sistemi pensionistici senza ridurre i livelli delle pensioni. Nel 60% dei Paesi OCSE l’età pensionabile aumenterà nei prossimi anni: attualmente l’età pensionabile media di un uomo è di 64,4 anni e sarà di 66,7 per chi inizia adesso a lavorare. In Italia, Danimarca, Estonia, Paesi Bassi e Svezia si supereranno i 70 anni grazie all’indicizzazione con l’aspettativa di vita a 65 anni. Quest’ultima è aumentata, in media, dal 1970 al 2021 di 4,8 anni, sebbene negli ultimi 20 anni la velocità si sia ridotta (1,6 anni dal 2000 al 2021).

Tra il 2021 e il 2023 le riforme dei sistemi pensionistici sono continuate e, inoltre, in metà dei Paesi OCSE si sono varati meccanismi di indicizzazione dei benefici pensionistici all’inflazione. Le riforme degli anni più recenti riguardano diversi aspetti: i Paesi Bassi hanno varato una riforma del sistema delle pensioni private che passano alla contribuzione definita. La Repubblica slovacca ha reintrodotto un legame uno a uno tra età pensionabile e aspettativa di vita. In Svezia l’età pensionabile è stata incrementata e sarà collegata a due terzi dell’aumento dell’aspettativa di vita. La Spagna ha eliminato gli automatismi per la salvaguardia del sistema e reintrodotto l’indicizzazione delle pensioni in pagamento. Queste riforme implicano che nel futuro nel mercato del lavoro vi sarà una percentuale sempre maggiore di lavoratori anziani.

I lavoratori più anziani necessitano di adattare le proprie competenze altrimenti potranno essere discriminati, come già avviene, per i pregiudizi sulla loro produttività. Questa categoria di lavoratori è potenzialmente esposta al rischio di obsolescenza delle competenze in un mercato del lavoro in rapida evoluzione. Il tasso di partecipazione alla formazione formale e informale è del 50% inferiore per i lavoratori più anziani rispetto a coloro cha hanno un primo impiego. Per evitare resistenze alle riforme vanno affrontate le disuguaglianze nell’aspettativa di vita a 65 anni tra diversi livelli di reddito, più bassa di tre anni nei percettori di redditi bassi rispetto a quelli più elevati che riduce la loro ricchezza pensionistica di circa 13%.

OECD – Pensions at a glance 2023

https://www.oecd.org/publications/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm

IN FUGA DALLA SANITÀ MERIDIONALE

I dati della mobilità sanitaria interregionale evidenziano la maggior capacità attrattiva di 5 Regioni che, nel complesso assorbono, più della metà della mobilità attiva in valore – ossia le prestazioni erogate dalle Regioni per i non residenti. Queste Regioni, tutte del Nord, tranne il Lazio, vantano crediti superiori a 200 milioni di euro: Lombardia (18,7% dei crediti complessivi), Emilia-Romagna (17,4%), Veneto (12,7%), Lazio (9,5%) e Piemonte (6,8%). Tre Regioni hanno debiti superiori a 300 milioni di euro pari a più del 30% del totale dovuti alla mobilità passiva, ossia le prestazioni erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza: sono Lazio (12%), Lombardia (10,9%) e Campania (9,3%).

Le differenze meno marcate tra Nord e Sud del Paese nella mobilità passiva, considerata dagli addetti ai lavori un indice di fuga, dipende dalla maggiore incidenza della mobilità di prossimità che caratterizza le Regioni del Nord. Secondo una recente analisi dell’Agenas la migrazione di prossimità, rispetto al totale, risulta essere pari al Nord al 24%, al Centro 12,6% e al Sud 5,7%. Guardando ai saldi, ossia alla differenza tra crediti e debiti di ciascuna Regione, presentano saldi superiori a 100 milioni di euro Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, rispettivamente con 442, 271,1 e 228,1 milioni di euro.

Il Molise, unica regione del Mezzogiorno, ha un saldo positivo moderato di 43,1 milioni mentre le restanti Regioni meridionali e il Lazio presentano saldi superiori ai 25 milioni di euro tra cui si segnalano Calabria e Campania con saldi negativi superiori a 200 milioni, rispettivamente -252,4 e -220,9.  Dall’analisi della distribuzione dei saldi attivi emerge una concentrazione piuttosto elevata: oltre il 90% è concentrato in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. L’analisi della distribuzione dei saldi passivi, evidenzia una distribuzione meno concentrata sebbene il 76,9% si concentra in una Regione del Centro e in cinque del-Sud. Parametrando il saldo di mobilità sulla popolazione residente emerge che la Regione con il saldo attivo più elevato è il Molise con 150 euro mentre quella con il saldo negativo più elevato è la Basilicata con 154 euro. Guardando alle tipologie di prestazioni che sono erogati in mobilità, il 69,9% riguarda i Ricoveri ordinari e day hospital per un controvalore di 2,5 miliardi di euro. La specialistica ambulatoriale pesa il 16,4% per un controvalore di 0,6 miliardi.

 

Gimbe – La mobilità sanitaria interregionale nel 2021

https://www.salviamo-ssn.it/attivita/osservatorio