La rassegna della settimana: #1 RGS: secondo i dati di Contabilità nazionale la spesa sanitaria pubblica corrente ha raggiunto nel 2022 131,1 miliardi di euro pari al 6,9% sul PIL, contro un finanziamento ordinario di 125,9 miliardi. #2 European Commission: nel post pandemia i sistemi sanitari nazionali vanno rafforzati secondo tre direttrici principali: salute mentale, riduzione delle disuguaglianze e investimenti nella sanità pubblica. #3 Bruegel: il compromesso raggiunto dall’Ecofin lo scorso 20 dicembre rappresenta, a prima vista, un passo avanti rispetto alla proposta riforma della governance economica europea, presentata dalla Commissione lo scorso aprile. I pro e i contro dell’accordo.


Nel 2022 la spesa sanitaria pubblica corrente ha raggiunto 131.103 milioni di euro con un incremento del 2,9% rispetto al 2021 corrispondente al 6,9% sul PIL. È quanto emerge dal “Monitoraggio della spesa sanitaria Anno 2023” della Ragioneria Generale dello Stato. Nel triennio 2020-2022 la spesa corrente è aumentata del 13,3% con una media del 4,3% all’anno. Nel rapporto, la spesa sanitaria corrente è stata confrontata con il finanziamento ordinario del SSN in modo da valutare la congruità tra costi e coperture. Nell’ultimo triennio si nota un rilevate scostamento dovuto all’inclusione nella spesa sanitaria delle spese sostenute dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid. (Leggi)

Nel post pandemia nell’Unione europea sono necessarie riforme della salute mentale che affrontino lo stigma, la prevenzione, il trattamento e il reinserimento. È necessario colmare i divari sanitari affrontando le disuguaglianze sanitarie sia tra paesi che all’interno dei paesi con un approccio multisettoriale. Gli investimenti nella sanità pubblica, nella prevenzione delle malattie e nei sistemi sanitari dovrebbero restare una priorità nel medio termine. Sono i tre messaggi chiave contenuti nel “The 2023 edition of the State of Health in the EU’s Synthesis Report” a cura della Commissione europea. Il rapporto è corredato di 29 schede Paese che fanno il punto sulla sanità negli Stati membri. (Leggi)

Il 20 dicembre scorso il Consiglio economico e finanziario dell’Unione europea ha raggiunto un compromesso sulla riforma delle regole fiscali delle UE. In commento su Bruegel intitolato “Assessing the Ecofin compromise on fiscal rules reform”, J. Zettelmeyer giudica l’accordo “un risultato ragionevole” perché rappresenta un passo in avanti rispetto alla proposta della Commissione dello scorso aprile. Sotto alcuni aspetti, il risultato migliora la proposta della Commissione, per altri aspetti invece la peggiora. È rimasto inalterato il nucleo della riforma ossia il percorso di aggiustamento specifico per ciascun Paese determinata dall’analisi della sostenibilità del debito (DSA). (Leggi)

LA SPESA SANITARIA DURANTE LA PANDEMIA

Nel triennio 2020-2022 la spesa sanitaria pubblica corrente di Contabilità nazionale (CN) è aumentata del 13,3% passando da 115.663 milioni di euro del 2019 a 131.103 milioni nel 2022. L’incidenza sul PIL nel 2019 era del 6,4% mentre nel 2022, dopo i picchi di 7,4% del 2020 e di 7,1% del 2021, è tornata di poco sotto il 7%. In questo triennio si è ampliato, in modo marcato, il divario tra il finanziamento ordinario del SSN e la spesa corrente che è aumentato da -1.189 milioni nel 2019 a -2.108 milioni nel 2020, a -5.390 milioni nel 2021 e a -5.123 nel 2022. L’allargamento del divario è stato influenzato da tre circostanze.

In primo luogo, secondo quanto previsto all’Art. 122 del DL 18/2020, è possibile coprire la spesa corrente con le economie maturate su risorse destinate al contrasto del Covid-19 non impiegate nell’anno di competenza, anche per finalità diverse rispetto a quanto previsto dal finanziamento. In secondo luogo, ai sensi dell’Art. 2 del DL 24/2022, nella spesa sanitaria di CN sono stati inclusi i costi sostenuti dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-1922 e dalla subentrante Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto della pandemia. Secondo l’Istat entrambe le strutture hanno sostenuto costi per 1.850 milioni nel 2020, oltre 3.550 milioni nel 2021 e quasi 2.720 milioni nel 2022.

In terzo luogo, solo per il 2022, si è aggiunto il rinnovo del contratto per il triennio 2019-2021 del personale non dirigente, per il quale sono stati accantonati dagli Enti sanitari locali (ESL) per competenza, nel triennio precedente, 1.100 milioni di euro. Tra le componenti di spesa, fino al 2019 i “Redditi da lavoro dipendente” erano la componente principale con un’incidenza del 31,7% sul totale, seguito dai “Consumi intermedi” con il 30,5%. Dal 2020, questi ultimi hanno avuto un’incidenza sul totale del 32,0% contro il 30,4% dei Redditi da lavoro dipendente, una tendenza confermata anche nel 2021 e 2022. Nel biennio 2020-2021, la spesa per consumi intermedi è aumentata, per le azioni di contrasto al Covid-19, rispettivamente dell’11% e del 9,3%, mentre nel 2022 la crescita si è attestata al 3,7%, un valore più vicino all’incremento medio storico della grandezza.

RGS – Spesa sanitaria | Anno 2023

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/spesa_sanitaria/

LA SALUTE NELLA UE DOPO IL COVID

Nell’era post Covid nei sistemi sanitari dei Paesi membri è emersa la necessità di investimenti e di riforme. Secondo la Commissione europea è necessario intervenire su tre direttrici principali: salute mentale, ridurre le ineguaglianze e sistemi sanitari accessibili e resilienti. Già prima della pandemia nell’UE 1 persona su 6 soffriva di problemi di salute mentale con un costo del 4% sul PIL. Questa situazione è peggiorata con l’avvento della pandemia, provocando un impatto di lungo termine, in particolare, in gruppi vulnerabili, come i bambini, i giovani, gli anziani e coloro che soffrono di malattie mentali preesistenti. I bambini e i giovani sono preoccupati per il cambiamento climatico mentre la guerra in Ucraina e l’elevata inflazione ha peggiorato il già difficile quadro.

L’UE ha sviluppato un nuovo orientamento per sostenere gli Stati membri nel sostenere la sfida sulla salute mentale con un approccio multisettoriale e orientato alla prevenzione. Un secondo aspetto riguarda l’ampliamento delle disuguaglianze nella speranza di vita, acuitasi durante la pandemia tra il 2019 e il 2021. A partire dal 2022, le stime sulle aspettative di vita hanno mostrato una riduzione dei divari, ma questo aspetto dovrà essere strettamente monitorato in futuro. Gli indicatori utilizzati attualmente non sono in grado di evidenziare il grado di copertura dei servizi sanitari essenziali – cure generaliste o primarie e specialistiche – essenziali per le popolazioni lasciate più indietro.

Per affrontare le disuguaglianze sociosanitarie e le loro determinati socioeconomiche, ambientali e comportamentali è necessario un investimento nell’alfabetizzazione sanitaria, assistenza integrata, promozione alla sanità e interventi legislativi. La pandemia ha evidenziato fragilità dei sistemi sanitari. Nel medio termine le priorità dovrebbero essere gli investimenti nella sanità pubblica, nella prevenzione e nei sistemi sanitari. Dopo gli sforzi compiuti durante la pandemia per affrontare la crisi sanitaria, è fondamentale aumentare la resilienza per affrontare le future crisi. Per fare ciò, sono necessari investimenti strategici continui nelle riforme sanitarie, nelle infrastrutture e nella forza lavoro. Vi è, infine, la necessità di dati sanitari comparabili e validi grazie allo sviluppo di sistemi più forti di raccolta, conservazione e scambio di dati.

European Commission – State of Health in the EU: Synthesis report 2023

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_23_6631

PASSI IN AVANTI NELLA GOVERNANCE EUROPEA

L’Ecofin nella riunione dello scorso 20 dicembre ha raggiunto un accordo sulle nuove regole fiscali della UE. Si tratta, a prima vista, di un passo in avanti rispetto alla proposta della Commissione dello scorso aprile. Secondo J. Zettelmeyer di Bruegel, nel compromesso vi sono alcuni aspetti migliorativi e altri peggiorativi della riforma. Gli aspetti migliorativi riguardano la conferma del cuore della riforma: i requisiti di aggiustamento fiscale specifici per paese, sono determinati dall’analisi della sostenibilità del debito DSA. Il sistema sarà meno pro-ciclico grazie all’obiettivo da raggiungere che è dato dalla spesa netta, depurata dal pagamento degli interessi e dalle voci cicliche, mentre le clausole di salvaguardia saranno proposte dalla Commissione sia a livello generale, sia a livello nazionale.

Un aspetto importante riguarda la proprietà delle nuove metodologie: anche se il DSA è proposto dalla Commissione, questo dovrà essere approvato, pubblicato e replicato dall’Ecofin, per cui sarà assicurata la proprietà collettiva sui nuovi metodi. È stata riformulata la “salvaguardia del debito” che richiede una velocità minima di rientro indipendentemente dai DSA, ciò darà la possibilità ai paesi con alto deficit di rispettare la salvaguardia in quanto il periodo in cui viene valutata la riduzione del debito inizia quando il deficit è sceso sotto il 3%. I programmi di ripresa e resilienza con scadenza 2026 non consentiranno l’estensione da 4 a 7 anni del periodo di aggiustamento. Ai Paesi sarà richiesto di portare avanti i piani di riforma e i programmi di investimento, coperti dal loro piano fiscale-strutturale a medio termine per i prossimi quattro o cinque anni.

Tra gli aspetti potenzialmente negativi vi è la “salvaguardia per la resilienza del deficit” che richiede ai Paesi di raggiungere un margine di resilienza comune dell’1,5% al di sotto dell’obiettivo del 3%. Questo margine di sicurezza potrebbe rivelarsi troppo rigido per alcuni Paesi con deficit elevato. Per l’Italia significherebbe un requisito di saldo primario strutturale superiore al 4% del PIL. L’Ecofin, infine, ha raggiunto un compromesso incerto sulla procedura dei disavanzi eccessivi (PDE): inizialmente i passi minimi iniziali dello 0,5% potrebbero escludere il pagamento degli interessi ma dopo il 2027, l’aggiustamento dovrebbe prevedere il pagamento degli interessi. Secondo l’autore, questo renderà la vita più facile ai governi che hanno negoziato il compromesso, ma più difficile per i loro successori, senza alcun guadagno.

Bruegel – Assessing the Ecofin compromise on fiscal rules reform

https://www.bruegel.org/first-glance/assessing-ecofin-compromise-fiscal-rules-reform