La rassegna della settimana: #1 ISTAT: le stime congiunturali del terzo trimestre 2023 del PIL italiano sono state riviste al rialzo, +0,1% in termini tendenziali e congiunturali. La variazione acquisita per il 2023 resta +0,7%. #2 FED: la crescita della popolazione mondiale sta rallentando. Negli anni ’80 di questo secolo sarà raggiunto il picco di 10,5 miliardi di persone, dopodiché inizierà una graduale diminuzione. #3 RGS: l’andamento della spesa pensionistica tornerà su un percorso di sostenibilità una volta entrato a pieno regime il sistema contributivo, con i suoi meccanismi di stabilizzazione.


In Italia nel terzo trimestre di quest’anno il PIL reale 2023, destagionalizzato e coretto per i giorni di calendario è cresciuto dello 0,1% in termini congiunturali e tendenziali. Nelle stime congiunturali ISTAT del 31 ottobre scorso la variazione era nulla sia in termini congiunturali sia tendenziali. Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,6%, gli investimenti fissi lordi si sono contratti dello 0,1%, le importazioni sono diminuite del 2% e le esportazioni sono cresciute dello 0,6%. In Francia e Germania la variazione congiunturale è stata in entrambi i Paesi dello -0,1%, mentre rispetto al trimestre dell’anno precedente la Francia ha registrato +0,6% mentre in Germania una contrazione dello 0,4%. (Leggi)

La popolazione mondiale ha raggiunto, di recente, 8 miliardi di persone anche se la crescita della popolazione mondiale sta rallentando. È quanto sostiene un articolo di A. Smaldone e M.L.J. Wright pubblicato sul blog della Fed di St. Louis, intitolato “The End of Rapid Population Growth“. Per passare da 1 miliardo a due miliardi ci sono voluti 125 anni (da 1803 al 1928). Ci sono voluti solo 47 anni per raggiungere i 4 miliardi dal 1928 al 1975 e altri 47 anni per raggiungere gli 8 miliardi l’anno scorso. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite il picco di 10,5 miliardi sarà raggiunto verso gli anni 80 di questo secolo dopodiché la popolazione mondiale inizierà lentamente a diminuire. (Leggi)

In Italia la spesa pensionistica raggiungerà il picco del 17% sul PIL nel 2042 per poi iniziare una rapida diminuzione. È quanto stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) nel “Monitoraggio della Spesa pensionistica – Anno 2023“. Nello senario nazionale di base la spesa scenderà al 14,1% nel 2070. La rapida diminuzione del rapporto dipenderà dall’applicazione del calcolo contributivo al rapporto tra numero di pensioni e numero di occupati che, dopo una prima stabilizzazione, subirà un graduale riduzione. Questo andamento si spiega con l’entrata a pieno regime del sistema contributivo, con l’uscita delle generazioni del baby boom e con l’operare dei meccanismi di stabilizzazione. (Leggi)

PIL – AGGIUSTAMENTI CONGIUNTURALI

La variazione del PIL reale di +0,1% sia in termini congiunturali sia tendenziali nel terzo trimestre 2023 è stata rivista al rialzo rispetto alla stima flash del 31 ottobre scorso quando era stata stimata una variazione nulla. Tra le economie avanzate dell’area Euro, la Francia ha fatto registrare una contrazione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e di +0,6% rispetto al corrispondente trimestre del 2022; anche la Germania ha registrato un calo del PIL del 0,1% congiunturale e dello 0,4% in termini tendenziali. Oltreoceano gli USA sono cresciuti di 1,3% in termini congiunturali e del 3% in termini tendenziali. Dal lato della domanda, gli investimenti fissi lordi sono diminuito dello 0,1%, la spesa per consumi finali è aumentata dello 0,6%, così come le esportazioni mentre le importazioni si sono contratte del 2%.

Disaggregando i consumi finali, la spesa delle famiglie e delle ISP è aumentata dello 0,7% mentre quella delle AP è rimasta invariata. La contrazione degli investimenti è stata causata dal calo dello 0,9% della spesa per impianti, macchinari e armamenti – anche se si registra un incremento del 7% della componente mezzi di trasporto – e da quella dei prodotti della proprietà intellettuale di 0,1%. Il valore aggiunto ai prezzi di base per branca di attività, vede una contrazione dell’1,2% in termini congiunturali dell’Agricoltura, silvicoltura e pesca, un incremento dello 0,3% dell’industria, in particolare +0,2 dell’industria in senso stretto e +0,9% delle costruzioni.

La branca dei servizi ha registrato +0,1 in termini congiunturali: in particolare è cresciuto il settore dell’informazione e comunicazioni +1,0, delle Attività immobiliari +0,4, del Commercio, trasporto, alloggio e ristorazione +0,3, dell’Amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione e sanità +0,3% e dell’Attività professionali, ricerca e servizi di supporto +0,1%; si contraggono le branche delle Attività finanziarie e assicurative -0,3% e delle Attività artistiche, di intrattenimento e altri servizi -2,5%. Riguardo l’occupazione e i redditi di lavoro dipendente, le unità di lavoro sono aumentate nel complesso dello 0,2% mentre i redditi da lavoro dipendente pro-capite hanno visto una ripresa dell’1,1% grazie all’incremento dello 0,9% dei redditi dell’industria in senso stretto, +1,6% delle costruzioni, +1,1% dei servizi e -0,6% nell’agricoltura.

ISTAT – Conti economici trimestrali – III trimestre 2023

https://www.istat.it/it/archivio/291772

FRENA LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Secondo le proiezioni della popolazione delle Nazioni Unite vi sono segnali del rallentamento della velocità di crescita della popolazione globale. Dopo il picco, intorno agli anni ’80 di questo secolo, quando la popolazione raggiungerà i 10,5 miliardi di persone, inizierà una graduale diminuzione. A partire da quest’anno la popolazione dell’India raggiungerà i 1,4 miliardi di individui e supererà la Cina, la cui popolazione ha raggiunto il suo massimo. L’India raggiungerà il massimo di 1,7 miliardi di individui nel 2063 mentre per la Cina è prevista una rapida diminuzione che raggiungerà 800 milioni di individui alla fine del secolo. La debole crescita demografica della seconda metà del secolo sarà guidata dall’Africa che inciderà del 38% sulla popolazione mondiale rispetto all’attuale 18%.

In questo continente il Paese più popoloso è la Nigeria che raggiungerà i 500 milioni di persone alla fine del secolo. Il rallentamento della crescita della popolazione è dovuto al crollo delle nascite a livello globale. Il tasso di fertilità totale (TFT) a livello globale, una misura del numero di nascite per ciascuna donna nel corso della vita (derivato dal tasso di natalità di ciascun anno) è sceso da circa 5 a 1950 a 2,3 circa di oggi. L’attuale tasso di fertilità totale è al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1 nei Paesi europei, dove è in media 1,5, in Giappone è 1,3, in Cina1,2 e in Corea del Sud 0,9. Negli Stati Uniti il TFT è 1,7: questo Paese è caratterizzato da una crescita della popolazione negativa, controbilanciata dagli elevati livelli di immigrazione.

Il calo delle nascite è stato davvero significativo e la popolazione sarebbe diminuita drasticamente se l’aspettativa di vita non fosse aumentata così tanto. L’aspettativa di vita alla nascita a livello globale è aumentata da circa 46 anni nel 1950 a quasi 72 anni oggi. Il calo della fertilità e l’allungamento dell’aspettativa di vita hanno portato un rapido invecchiamento della popolazione. Nel 1973, metà degli abitanti del mondo avevano meno di 21 anni mentre entro la fine del XXI secolo, più della metà sarà di mezza età o anziana (40 anni o più). Mentre i paesi ricchi potrebbero compensare il calo della fertilità con l’aumento dell’immigrazione, il mondo nel suo insieme dovrà affrontare una quota in calo di giovani lavoratori. Ed è probabile che le prestazioni pensionistiche e sanitarie subiranno pressioni a causa della contrazione della base imponibile per finanziarle.

FED – The End of Rapid Population Growth

https://www.stlouisfed.org/on-the-economy/2023/mar/end-rapid-population-growth

GLI EFFETTI DI LUNGO PERIODO DEL CONTRIBUTIVO

L’aggiornamento 2023 delle previsioni di lungo periodo della spesa pensionistica elaborate dalla RGS evidenzia come l’andamento della spesa pensionistica dipenda sia dal denominatore – il livello del PIL di ciascun anno – sia dal numeratore che è influenzato dalle revisioni, ormai pressoché annuali, della normativa pensionistica. La crescita registrata nel triennio 2008-2010 è ascrivibile solo alla profonda contrazione del PIL causata dalla Grande crisi finanziaria. Anche nel periodo 2012-2015, si sono risentiti gli effetti della doppia recessione e, in particolare nel biennio 2013-2014, la spesa pensionistica è risultata più elevata di 2,5 p.p. rispetto al livello precrisi del 2017 passando dal 13,3 per cento al 15,8 per cento.

Dal 2015 sia grazie al ritorno della crescita economica, seppure solo leggermente positiva, e al dispiegamento degli effetti dell’incremento dei requisiti pensionistici, il rapporto spesa su PIL ha toccato un minimo del 15,2 nel biennio 2015-2017. Nel biennio 2019-2020, la spesa pensionistica è tornata ad aumentare con un 16,9% sul PIL nel 2020, a causa della profonda contrazione economica provocata dall’emergenza sanitaria. Il pieno recupero dell’attività economica rispetto al 2019 ha riportato la percentuale al 15,6%, 0,4 p.p. in più rispetto al 2018. Questo incremento è dipeso dagli effetti della misura approvata nel 2019 con D.L. 4/2019 convertito dalla L. 26/2019, la cosiddetta Quota 100.

L’incremento dell’incidenza della spesa pensionistica risente in misura inferiore anche delle normative approvate successivamente Quota 102 e Quota 103. Nel biennio 2023-2024 l’incremento al 16,2% sarà dovuto all’indicizzazione delle prestazioni pensionistiche all’inflazione, molto elevata nel 2022 ed elevata nel 2023. Dal 2025 al 2029 il rapporto tenderà a stabilizzarsi, ma da quella data in poi l’andamento subirà una rapida accelerazione fino ad arrivare al picco del 17% nel 2042. In questo periodo si assiste all’incremento del numero di pensioni rispetto al numero degli occupati a causa della transizione demografica – completa uscita dal mercato del lavoro dei baby boomer – solo in parte compensata dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento. Dal 20242 con l’uscita delle generazioni del baby boom e con l’operare dei meccanismi di stabilizzazione, si assisterà a una rapida diminuzione con un minimo relativo al 14,1% nel 2070.

RGS – Monitoraggio della Spesa pensionistica – Anno 2023

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/spesa_pensionistica/index.html