La rassegna della settimana: #1 StatoRegioni: Raggiunta l’intesa in conferenza Stato-Regioni sul riparto 2023, da quest’anno calcolato con criteri aggiornati. #2 CERGAS: il SSN necessita di un profondo ripensamento dei modelli di servizio ma la spinta impressa durante la pandemia, sembra essersi affievolita. #3 OECD: si avvertono i primi segnali della frenata dell’economia globale. Dopo un 2023 al di sopra delle attese, le mutate condizioni finanziarie iniziano farsi sentire. #4 ECIFN: lo shock dei prezzi delle materie prime e dei beni alimentari del 2023 ha avuto un impatto asimmetrico tra gli stati membri dell’Area euro. Questo può contribuire a spiegare la metà dell’incremento dell’inflazione complessiva.


La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 9 novembre scorso, ha siglato l’intesa sul riparto del FSN per l’anno 2023. Le risorse finanziarie destinate al SSN per l’anno corrente ammontano a 128.869,20 milioni di euro. A questa somma va detratta una quota destinata al fondo per i farmaci innovativi 2023 pari a 864 milioni di euro. Al netto del fondo, il finanziamento è pari a 128.005,2 milioni di euro di cui 120.736,05 milioni di euro desinati al finanziamento indistinto. Il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha modificato i criteri di riparto del fondo in ottemperanza a quanto stabilito dall’articolo 27 comma 7, secondo periodo del decreto legislativo 68/2011. (Leggi)

Il SSN ha bisogno di un profondo ripensamento dei suoi modelli di servizio ma nel post Covid-19, nonostante i fondi della missione 6 del PNRR e della digitalizzazione, le spinte della riforma si sono affievolite tra gestione delle liste d’attesa, carenze di personale e crisi energetica. È quanto è emerso nel Rapporto OASI 2023 elaborato dal CERGAS. Secondo gli estensori del Rapporto bisognerà affrontare alcuni trade-off alla luce del rapido invecchiamento della popolazione italiana e le poche risorse disponibili. Andrà rivisto il mix tra spesa sanitaria e pensionistica, trovando un compromesso tra innalzamento dell’età pensionabile, riduzione delle pensioni e modifiche all’attuale assetto del mercato del lavoro. (Leggi)

Secondo le ultime previsioni OCSE la crescita del PIL globale diminuirà dal 2,9% del 2023 al 2,7% del 2024 mentre nel 2025 salirà del 3% grazie alla ripresa della crescita del reddito reale e alla diminuzione dei tassi di interesse. L’OECD Economic Outlook, November 2023, ha aggiornato le stime di crescita dell’economia alla luce delle mutate condizioni del contesto economico dopo le restrizioni di politica monetaria. Il PIL sta frenando a causa delle condizioni finanziarie sempre più restrittive e dell’incertezza legata alle tensioni geopolitiche. Per l’Italia, dove l’inflazione ha eroso i redditi reali, la crescita del PIL sarà dello 0,7% sia nel 2024 sia nel 2025. (Leggi)

L’inflazione del 2022, causata dall’impennata dei prezzi dell’energia e di altre materie prime, ha avuto un impatto eterogeneo sull’inflazione dei Pesi UE. I differenziali di inflazione si sono ampliati a livelli molto elevati nel corso dello scorso anno. In un documento di discussione ECFIN intitolato “Inflation Differentials in the Euro Area at the Time of High Energy Prices”, L. Coutinho e M. Licchetta discutono sulle cause e sulle conseguenze di differenziali di inflazione così elevati tra Stati membri. Il principale motivo risiede nelle differenze nell’intensità energetica e nella struttura dell’economia. L’impatto asimmetrico dello shock comune spiega il 50% dell’aumento dell’inflazione complessiva nell’Area euro. (Leggi)

INTESA FSN 2023 E NUOVI CRITERI DI RIPARTO

L’Intesa Stato-Regioni del 9 novembre 2023, in cui il finanziamento indistinto è stato determinato a 120.736,05 milioni di euro, presenta la novità del cambiamento dei criteri di riparto. Il 98,5% del finanziamento indistinto, corrispondente a 118.925100 milioni di euro, è stato ripartito sulla base della popolazione residente e della frequenza dei consumi sanitari per classi di età (secondo un sistema di pesi) secondo quanto previsto dai commi dal 5 all’11 del decreto legislativo 68/2011. Lo 0,75%, corrispondente a 905,52 milioni di euro, sulla base del tasso di mortalità della popolazione con età inferiore ai 75 anni e il restante 0,75% sulla base delle risultanze di alcuni indicatori che misurano particolari condizioni territoriali che hanno un impatto sui consumi sanitari.

Gli indicatori prescelti sono l’incidenza della povertà relativa individuale, il livello di bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione della popolazione. Le modifiche sono intervenute con decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, del 30 dicembre 2022, in attuazione dell’articolo 27, comma 7, secondo periodo, del decreto legislativo 68/2011. Le quote di finanziamento dei livelli di assistenza sono calcolate applicando alla sola quota del 98,5% l’algoritmo dei costi standard calcolati come costi medi, sulla popolazione pesata, per ciascun livello di assistenza Collettiva, Distrettuale e Ospedaliera delle Regioni di riferimento: Emilia-Romagna, Marche, Veneto, Lombardia e Umbria.

I costi standard sono, a loro volta, moltiplicati alla popolazione pesata delle Regioni e delle Provincie autonome. I singoli “Sotto livelli” – prevenzione (5,00%), medicina di base (7,00%), farmaceutica, specialistica (13,00%), altra territoriale (18,99%) e ospedaliera (44,00%) – sono determinati in proporzione a quanto stabilito, mantenendo la quota della spesa farmaceutica all’11,35%. In questo modo non sono contemplate le novità normative sulla rideterminazione dei tetti di spesa mentre solo in seguito sarà proporzionata sul 11,75% del fabbisogno complessivo indistinto. Il restante finanziamento di 1.811,04 milioni di euro potrà essere attribuito a completamento del finanziamento, secondo le quote dei macro-livelli di assistenza. Nel computo va tenuto conto che la quota di accesso al riparto assicurata alla migliore Regione di riferimento non potrà essere inferiore a quella attribuita l’anno precedente, al netto delle variazioni di popolazione.

StatoRegioni – Intesa sul Riparto del FSN 2023

https://www.statoregioni.it/it/conferenza-stato-regioni/sedute-2023/seduta-del-9-novembre-2023/atti-9-novembre-2023/repertorio-atto-n-262csr/

DARE SPINTA “POLITICA” ALLA RIFORMA DEL SSN

Nel post pandemia il livello della spesa sanitaria pubblica sul PIL è tornato a scendere, in un intervallo compreso tra il 6,1% e il 6,5%. Gli investimenti attivati dalla Mission 6 del PNRR e del fondo complementare avevano l’obiettivo di rivedere e rafforzare l’assetto dell’assistenza territoriale. Nonostante questo impulso, la spinta del PNRR si è affievolita – si veda anche la rimodulazione approvata dalla Commissione europea lo scorso agosto in cui, tra i nuovi target, sono previste -312 Case di comunità (-23%) -120 Centrali operative territoriali (-20%) e -74 Ospedali di comunità (-19,4%). Secondo il Rapporto, per affrontare il necessario ripensamento dei modelli di servizio del SSN, dovranno essere risolte alcune questioni di fondo.

La più importante è il mix tra il finanziamento del sistema sanitario e il sistema pensionistico. Si tratta di un trade-off implicito nel nostro sistema di welfare in quanto, a fronte della contrazione della base imponibile a causa della diminuzione della popolazione attiva e dell’aumento del servizio del debito pubblico, un incremento della spesa pensionistica spiazza le altre componenti della spesa di welfare, in particolare scuola, sanità e trasporto pubblico. Un trade-off emergente è la scelta tra il raggiungimento dell’equilibrio economico e il mantenimento dei livelli di servizio. A scenario invariato nel 2026 la spesa sanitaria crescerà di 8 miliardi di euro, con un incremento del 6% inferiore alla crescita tendenziale prevista del finanziamento e ai livelli di inflazione.

In presenza di risorse insufficienti ad affrontare l’invecchiamento della popolazione, il sistema si è trasformato da universalistico a implicitamente selettivo in quanto i vincoli lato offerta penalizzano le fasce più deboli della popolazione. I SSR sono in difficoltà sul mantenimento dei livelli erogativi in opposizione al pareggio di bilancio. Si sta verificando un nuovo fenomeno in quanto le Regioni del Centro-Nord che avevano colto l’occasione di ampliare la dotazione di personale durante la pandemia, adesso si trovano ad affrontare tensioni di bilancio, mentre altre Regioni come quelle meridionali con una limitata offerta, si trovano in sostanziale equilibrio finanziario. Al lavoro del management sanitario va, dunque, affiancata un’azione politica che su questi importanti trade-off non lasci il campo.

CERGAS – Rapporto OASI 2023

https://cergas.unibocconi.eu/oasi-2023

L’IMPATTO DEI TASSI DI INTERESSE IN ITALIA

L’OCSE ha stimato una crescita reale del PIL nel nostro Paese dello 0,7% sia per il 2024 sia per il 2025. La congiuntura italiana è caratterizzata dall’incertezza legata all’inflazione, ai tassi di interesse elevati e all’approvvigionamento del gas naturale. L’irrigidimento delle condizioni finanziarie per un ulteriore inasprimento della politica monetaria o nell’area euro o l’incremento del premio di rischio sui titoli di stato potrebbe causare un peggioramento della congiuntura. Gli investimenti attivati dal PNRR, al contrario, potrebbero costituire uno stimolo alla crescita nel biennio 2024-2025.

Gli effetti della politica monetaria restrittiva sono stati significativi sulle famiglie e le imprese: a settembre i tassi di interesse praticati ai mutui ipotecari hanno raggiunto il 4,2% mentre per i prestiti praticati alle società non finanziare si è raggiunto il 5,3%. Anche il servizio del debito pubblico è aumentato in modo considerevole, raggiungendo il 4,2% sul PIL. Nel 2024 si assisterà ancora all’erosione dei salari dovuta alla bassa dinamica salariale e alla persistenza dell’inflazione di fondo che si manterrà ancora elevata. Il quadro potrà essere aggravato dal venir mendo del sostegno fiscale a sostegno dei soggetti più vulnerabili alla crisi energetica. Nel complesso queste criticità incideranno negativamente su consumi finali e investimenti.

Questo calo potrà essere controbilanciato solo parzialmente dalla spesa privata finanziata con le risorse finanziare residue accantonate durante la pandemia o dagli investimenti attivati dal PNRR per cui la crescita dovrebbe mantenersi su livelli modesti. Nel biennio 2023-2024 il disavanzo pubblico diminuirà ma resterà sopra la soglia del 3%. Il rapporto debito PIL resterà elevato, intorno al 140% e la spesa pubblica sarà sottoposta a pressioni per il fabbisogno degli investimenti e dall’invecchiamento della popolazione. La spesa sociale (pensioni e sanità) aumenterà di 2,5 p.p. di PIL nel periodo 2023-2040. Secondo l’OCSE è necessario portare il percorso del rapporto debito pubblico su PIL su un sentiero più prudente e conforme alle regole di bilancio dell’UE. Per ottenere questo è necessario un aggiustamento duraturo del bilancio. Gli investimenti pubblici e le riforme strutturali del PNRR potrebbero contribuite a incrementare stabilmente il PIL del nostro Paese.

OECD – OECD Economic Outlook, November 2023

https://www.oecd.org/economic-outlook/november-2023/

L’IMPATTO ETEROGENEO DI UNO SHOCK COMUNE

A partire dal 2020 l’Area euro è stata colpita, in successione, da grandi shock che hanno determinato l’incremento del tasso di inflazione, iniziato alla fine delle misure restrittive del Covid e culminato con l’invasione russa dell’Ucraina. L’inflazione nell’Area euro è stata causata dal notevole incremento dei prezzi dell’energia e dei prezzi degli alimentari che si sono aggiunti alle strozzature dal lato dell’offerta provocate dalla rapida ripartenza del post lockdown. Nelle fasi iniziali l’impatto eterogeneo dell’inflazione era passato sottotraccia ma successivamente nel corso del 2022 i differenziali di inflazione hanno raggiunto livelli elevati. I differenziali tra Paesi sono elevati sia nell’inflazione complessiva sia in quella core calcolata al netto dell’energia e degli alimentari.

La pandemia e la guerra hanno cambiato la natura dell’inflazione: prima della crisi del debito sovrano nell’UE l’inflazione era stata principalmente da domanda, come si è potuto osservare dalla forte dinamica del credito osservata in molti Paesi, mentre il picco di inflazione verificatosi negli anni ’20 del 2000 sono dovuti a un incremento dei costi. In seguito alla grande crisi finanziaria i differenziali di inflazione tra i Paesi si sono ridotti ma con la crisi energetica del 2022 sono tornati a salire, ampliandosi ulteriormente. All’interno dell’Area euro è fisiologico che vi siano differenziali di inflazione. Questo nel caso rientrino in processi di aggiustamento o di recupero attraverso variazioni dei tassi di cambio effettivi reali, cioè attraverso i differenziali di inflazione.

In caso di shock comune del lato dell’offerta, dovuto all’incremento del prezzo dell’energia, Paesi con maggiore intensità energetica e una minore quota di servizi del Valore Aggiunto Lordo (VAL) hanno reagito più fortemente. La persistenza dell’inflazione, tuttavia, può provocare difficoltà di condizione nell’Area euro: i tassi di interesse reali potrebbero rivelarsi troppo bassi nei paesi con un’inflazione elevata, con la politica monetaria che ha un impatto limitato sulla domanda e sulla crescita del credito, mentre sono troppo alti per i paesi con un’inflazione più bassa.

ECIFN – Inflation Differentials in the Euro Area at the Time of High Energy Prices

https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/inflation-differentials-euro-area-time-high-energy-prices_en