La rassegna della settimana: #1 Commissione europea: il DPB 2024 non è allineato con le raccomandazioni del Consiglio europeo formulate all’Italia lo scorso luglio. #2 ECFIN: pubblicate le nuove stime sull’evoluzione della popolazione dei Pesi membri dell’UE fino al 2070. In aumento percentuale di popolazione più anziana, si riduce il peso delle coorti più giovani. #3 Health Policy: il grado di urbanizzazione, in corrispondenza del quale la spesa sanitaria è più elevata di quella che dovrebbe essere, si aggiunge alle tradizionali determinanti della spesa sanitaria. #4 VoxEu: i processi decisionali di politica monetaria sono differenti in caso che l’inflazione sia da shock di domanda o di offerta. Nel primo caso, tra i membri del Comitato, vi sarà poco dissenso, mentre nel secondo caso il dissenso sarà maggiore.


Secondo la Commissione europea il Documento Programmatico di Bilancio 2024 dell’Italia non è in linea con le raccomandazioni deo Consiglio europeo del 14 luglio 2023. È quanto emerge dalla “Commission opinion on the 2023 Draft Budgetary Plan of Italy“. Il Consiglio europeo raccomandava all’Italia di tenere nel 2024 una politica fiscale prudente, suggerendo di limitare l’incremento della spesa primaria netta nominale finanziata a livello nazionale all’1,3% del PIL. Rispetto a quanto previsto al momento della raccomandazione +0,8%, la spesa primaria nominale finanziata a livello nazionale nel 2023 è superiore alle previsioni a causa dei crediti d’imposta per le riqualificazioni energetiche. (Leggi)

La popolazione dell’Unione europea passerà dagli attuali 449 milioni di individui a 453 milioni nel 2026, quando sarà raggiunto il massimo, per decrescere a 423 milioni nel 2070 corrispondente a un calo del 4% rispetto al 2022. Il 2024 Ageing Report. Underlying Assumptions and Projection Methodologies, pubblicato dalla Commissione europea nel corso di questo mese ha aggiornato le stime di lungo periodo sull’evoluzione della popolazione. A livello degli Stati membri si osserva un andamento eterogeneo: in 13 Paesi al termine dell’orizzonte di previsione la popolazione si incrementerà; in tutti i Paesi diminuirà la quota di popolazione più giovane – 0-19 – mentre aumenterà quella più anziana composta da 65+. (Leggi)

L’individuazione delle determinanti della spesa sanitaria è fondamentale in un periodo in cui i sistemi sanitari delle economie avanzate sono a rischio sostenibilità. Nonostante la rilevanza delle caratteristiche demografiche e cliniche, una quota elevata della variabilità della spesa sanitaria individuale resta ancora non spiegata. In un paper Health Policy intitolato “Under-spending, over-spending or substitution among services? Spatial patterns of unexplained shares of health care expenditures“, I. Torrini, L. Grassetti e L. Rizzi, hanno studiato la distribuzione spaziale della spesa sanitaria individuale utilizzando dati amministrativi della Regione Friuli Venezia-Giulia. (Leggi)

L’evento pandemico del 2020-2021 e l’invasione dell’Ucraina hanno generato uno shock dal lato dell’offerta e un incremento rapido dell’inflazione a partire dalla seconda metà del 2021. In un editoriale su VoxEU intitolato “The origins of monetary policy disagreement: The role of supply and demand shocks“, C. Madeira, J. Madeira e P.S. Monteiro, hanno indagato se i disaccordi sulle decisioni di politica monetaria dipendano dalla natura differente degli shock inflativi. In caso di shock di offerta, la probabilità di disaccordo nei Comitati delle banche centrali aumenta, soprattutto dove si persegue un doppio obiettivo – bassa inflazione e piena occupazione. Meno problematiche appaiono le decisioni di politica monetaria quando l’inflazione è da domanda. (Leggi)

UN DIFFICLE COMPROMESSO

La Commissione europea ritiene il DPB 2024 non allineato alle raccomandazioni del Consiglio europeo del luglio scorso. Il tasso di crescita del PIL reale programmatico stimato dal Governo italiano nel 2024 è dell’1,2% e il tasso di inflazione al 2,5%. La Commissione nelle previsioni di autunno ha stimato il tasso di crescita dell’economia allo 0,9% – con una revisione al rialzo di 0,1 p.p. rispetto alle previsioni d’estate – e il tasso d’inflazione armonizzato al 2,7%. Le principali differenze tra i due set di proiezioni riguardano il maggiore impatto stimato nel DPB dei consumi privati e degli investimenti rispetto alle previsioni della commissione e il diverso segno dell’impatto delle esportazioni nette, negativo secondo il DPB, leggermente positivo secondo la commissione.

La crescita programmatica per il 2024 è stata validata da un organismo indipendente e risulta in linea con quanto previsto dai regolamenti europei. Il DPB ha previsto un miglioramento del disavanzo pubblico, in diminuzione dal 5,3% del 2023 al 4,3% del 2024, una percentuale al di sopra del 3% del valore di riferimento del PIL previsto dal trattato. La Commissione ha previsto il disavanzo pubblico al 4,4% mentre il rapporto debito/PIL dovrebbe diminuire di 0,1 p.p. passando da 140,2% sul PIL a 140,1%, una diminuzione considerata marginale. Al contrario la Commissione ha stimato, per il prossimo anno, un incremento del rapporto di 0,4 p.p. che così arriverebbe al 140,6%. Le differenze tra i valori del DPB e quelli della Commissione dipendono dalla differente stima della crescita del PIL nominale, più contenuta nelle previsioni della Commissione.

L’impatto della spesa per le sovvenzioni a fondo perduto del PNRR è stato stimato allo 0,7% del PIL nel 2023 e allo 0,6% del PIL nel 2024. La spesa coperta dai prestiti del PNRR avrebbe, invece, un impatto diretto sul disavanzo e sul debito pubblico, pari allo 0,3% del PIL nel 2023 e all’1,4% nel 2024. La politica di bilancio, nel complesso, non è considerata prudente. Il Consiglio europeo aveva richiesto di limitare la spesa primaria netta nominale finanziata a livello nazionale all’1,3% del PIL ma se la spesa netta del 2023 fosse al livello atteso al momento delle previsioni di autunno, il tasso di crescita risultante della spesa netta nel 2024 sarebbe superiore a quello raccomandato.

Commissione europea – Commission opinion on the 2023 Draft Budgetary Plan of Italy

https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-and-fiscal-governance/stability-and-growth-pact/annual-draft-budgetary-plans-dbps-euro-area-countries/draft-budgetary-plans-2024_en

L’INELUTTABILE INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE UE

I Paesi dell’Unione europea nel corso dei prossimi 50 anni andranno incontro a uno spostamento verso l’alto della distribuzione dell’età. La percentuale della popolazione UE sulla popolazione globale, inoltre, diminuirà dal 5,3% del 2020 al 3,8% del 2070. La quota degli ultrasessantacinquenni passerà dal 21% del 2020 al 30% del 2070 e contestualmente diminuirà la percentuale della popolazione nelle classi di età più giovani 0-19 dal 20% al 18%. A questa dinamica è collegata la riduzione della popolazione in età da lavoro (20-64 anni) dal 59% al 52%. L’indice di dipendenza degli anziani, ossia la percentuale della popolazione di 65 anni in su sulla 100 individui in età da lavoro, passerà dal 36,1% nel 2022 al 52,8% nel 2045 e al 59,1% nel 2070 (+23 p.p. nell’intervallo 2022-2070).

Questo indicatore dà la misura di come l’invecchiamento della popolazione possa alterare l’equilibrio beneficiari-contribuenti. Per l’Italia, uno dei Pesi più anziani delle UE, il rapporto aumenterà dal 40,8% nel 2022 al 64,9% nel 2045 e al 65,5% nel 2025 (+24,7 p.p. nell’orizzonte di previsione). Gli altri Paesi dove l’indicatore supererà il 65% sono il Portogallo, Malta, Grecia e Lituania: questo significa che per ogni 2 individui di età pari o superiore ai 65 anni ci saranno tre individui in età dal lavoro. Il rapporto di dipendenza strutturale ottenuto aggiungendo al numeratore dell’indice di dipendenza degli anziani, il numero di individui nella classe di età da 0-19 aumenterà di 23 p.p. passando dal 70,7% nel 2022 al 93,8% nel 2070; nel nostro Paese dal 70,6% nel 2022 al 94,4% nel 2070.

Questa misura mette in relazione la popolazione inattiva teorica – composta da individui che potenzialmente non sono ancora entrati nel mondo del lavoro e da individui che potenzialmente ne sono usciti – con la base contributiva potenziale. Gli incrementi maggiori saranno registrati degli stessi Paesi con l’incremento più marcato dell’indice di dipendenza degli anziani. Nel 2070 si prevede che il numero di persone al di fuori della popolazione in età lavorativa supererà la popolazione in età lavorativa in Lituania e Portogallo, con un tasso di dipendenza totale superiore al 100% mentre il rapporto sarà inferiore al 90% in Belgio, Repubblica Ceca, Norvegia, Lussemburgo e Svezia.

ECFIN – 2024 Ageing Report. Underlying Assumptions and Projection Methodologies

https://economy-finance.ec.europa.eu/publications/2024-ageing-report-underlying-assumptions-and-projection-methodologies_en

LE DETERMINANTI SPAZIALI DELLA SPESA SANITARIA

Le determinanti più significative della spesa sanitaria individuale, identificate da precedenti studi, sono l’età, la morbilità e la vicinanza alla morte. In base a queste caratteristiche la spesa individuale presenterebbe un andamento crescente, concavo vesto l’alto, all’aumentare dell’età e raggiungerebbe un massimo in prossimità dell’età della morte. All’aumentare dell’età le condizioni di salute dell’individuo peggiorano per l’insorgenza di malattie croniche, soprattutto alla fine della vita. Tuttavia, queste determinanti da sole non spiegano una parte rilevante della variabilità della spesa sanitaria individuale. Una parte della quota non spiegata è attribuita alle caratteristiche delle aree geografiche in cui gli individui vivono ed è dovuta alle differenze nell’offerta dei servizi, alle caratteristiche socioeconomiche, alla tecnologia, al comportamento degli attori politici e ad altri fattori contestuali.

Lo studio è stato condotto su dati amministrativi della Regione Friuli Venezia-Giulia, dal 2017 al 2019 di individui con età superiore a 65 anni di età. Questa Regione con un’età media di 47,31 anni e il 29,08% di individui ultrasessantacinquenni è, secondo gli autori, il contesto ideale per lo studio delle coorti di anziani. In una prima fase si stimano gli effetti dell’età, delle malattie e della morte sulla spesa individuale. In secondo luogo, si confronta la spesa teorica, con quella effettivamente realizzata. In una fase successiva si si calcola mia media della spesa sanitaria prevista e si ricavano le percentuali di spesa non spiegabili a livello comunale.

Diversamente da altri studi, concentrati sulla spesa complessiva o la spesa sanitaria, nel lavoro si analizzano separatamente le spese per ricoveri ospedalieri, prodotti farmaceutici, servizi ambulatoriali e di assistenza domiciliare. I risultati mostrano che l’età, la morbilità e la prossimità alla morte hanno gli effetti attesi dalla letteratura mentre l’analisi geografica mostra un cluster di comuni in cui la spesa sanitaria è maggiore del previsto per ciascun servizio e aree in cui vi è sostituzione tra assistenza domiciliare e tutti gli altri servizi. Queste due aree sono caratterizzate da un grado elevato di urbanizzazione, un determinante della spesa sanitaria che si va ad aggiungere a quelli già individuati e che dovrà essere oggetto di monitoraggio.

Health Policy – Under-spending, over-spending or substitution among services? Spatial patterns of unexplained shares of health care expenditures

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168851023001872

IL “RISCHIOSO” DISACCORDO DEI BANCHIERI CENTRALI

Uno shock di offerta è caratterizzato dalla diminuzione della produzione, a domanda invariata, che genera un incremento dell’inflazione a fronte di un calo di produzione. Uno shock da domanda è, al contrario, caratterizzato dall’incremento della domanda con l’offerta che cresce più lentamente innescando nell’economia un aumento dell’inflazione seppur a fronte di un incremento della produzione. Per la governance delle banche centrali di molti Paesi hanno adottato un modello decisionale basato sui Comitati. Alcune ricerche recenti mostrano che il disaccordo all’interno dei Comitati può avere effetti sull’attività economica. Il dissenso tra i membri ha effetti negativi sul mercato azionario sia negli USA, sia nell’Unione europea.

Gli autori ricorrono a un modello Neo Keynesiano a tre equazioni: uno shock della domanda muove nella stessa direzione sia il prodotto potenziale sia l’inflazione mentre per gli shock di offerta si muovono in direzioni opposte. Gli shock dal lato dell’offerta possono portare a decisioni di compromesso tra il tenere l’inflazione sotto controllo ed evitare una recessione. Dalla simulazione delle preferenze dei membri dei Comitati si può osservare che vi è un divergenze di preferenze tra “falchi” e “colombe”, maggiore negli shock di offerta. Le divergenze (misurate come differenza rispetto al tasso di interesse preferenziale) tra “falchi” e “colombe” sono maggiori in caso di shock di offerta sia se il Comitato persegue un doppio mandato, ossia bassa inflazione e piena occupazione, sia se Comitato persegue un mandato di tenere bassa inflazione.

In questo secondo caso il differenziale tra le divergenze è maggiore di quanto non lo sia nel doppio mandato. Secondo gli autori il modello spiega bene quanto accaduto nel Comitato di politica monetaria del 1957, oppure i numerosi episodi di dissenso in seno alla FED tra gli anni ’70 e i primi anni ’80 che coincisero con diversi eventi legati all’offerta, come gli shock petroliferi. Gli anni ’90 e gli anni 2000 sono stati caratterizzati da shock di offerta e questo spiega il dissenso meno frequente durante gli anni di Greenspan. Gli shock dell’offerta incrementano tutti i tipi di disaccordo, sia tra i membri che preferiscono politiche più restrittive contro l’inflazione, i “falchi”, sia tra quelli che prediligono politiche più accomodanti, le “colombe” mentre agli shock di domanda sono associati minori disaccordi.

VoxEU – The origins of monetary policy disagreement: The role of supply and demand shocks

https://cepr.org/voxeu/columns/origins-monetary-policy-disagreement-role-supply-and-demand-shocks