La rassegna della settimana: #1 RGS: la spesa statale regionalizzata ammonta a 325 miliardi di euro e al netto degli interessi sul debito vale il 17,46% sul PIL. #2 Banca d’Italia: nel IV trimestre 2022 le aspettative sulle prospettive economiche delle imprese sopra i 50 dipendenti sono migliorate. #3 ISTAT: indice dei prezzi al consumo in leggero rallentamento a dicembre 2022, sebbene permangano differenze territoriali non trascurabili soprattutto al nelle Isole. #4 Corte dei Conti: la spesa sanitaria è aumentata per fronteggiare la pandemia ma l’Italia in confronto agli altri Paesi europei, ha “retto il confronto nell’efficienza”.


Dall’analisi della spesa pubblica, su 811 miliardi di euro più della metà sono stati “regionalizzati” ossia attribuiti a livello territoriale. La RGS ha pubblicato i dati provvisori della spesa statale regionalizzata del 2021. La spesa regionalizzata ammonta a 325 miliardi di euro – 288 al netto degli interessi sul debito, corrispondenti al 17,46% sul PIL – pari a 4.879 euro procapite. Le erogazioni a Fondi ed enti ammontano a 330 miliardi e sono state anch’esse regionalizzate le prime in questo volume, mentre le seconde a dati definitivi. La restante parte non è stata classificata in quanto poste correttive e compensative delle entrate e spese dirette all’estero. (Leggi)

Dell’ultimo scorcio del 2022 le aspettative sulla situazione economica e sulle condizioni operative delle imprese italiane di industria e servizi con almeno 50 addetti, sono divenute meno negative rispetto alla rilevazione del trimestre precedente. È il principale risultato dell’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta dalla Banca d’Italia nel 4° trimestre 2022. Sono migliorate le aspettative sulla domanda e nazionale ed estera mentre l’inflazione è attesa all’8,1% sui 12 mesi, mentre su orizzonti temporali più lunghi le attese sono di 6,7% sui due anni e 5,7% tra 3 e 5 anni. (Leggi)

Secondo l’approfondimento ISTAT sui prezzi al consumo, a dicembre 2022 l’inflazione su base tendenziale sta rallentando. L’indice di prezzi NIC (per l’intera collettività) è aumentato dello 0,3% su base mensile e dell’11,6% su base annua, in leggera diminuzione rispetto all’11,8% di novembre. Ciò è dovuto alla frenata della corsa dei prezzi dei beni energetici su base mensile che sono passati da +69,9% di novembre a +63,3% di dicembre e degli beni alimentari da 11,4% a 9,5%. A livello territoriale vi sono delle differenze: nelle Isole e al Sud l’inflazione è superiore alla media nazionale rispettivamente +13,9% e +11;7% mentre nel Nord-Est e nel Nord ovest è leggermente inferiore rispettivamente +11,5% e +11,4%. (Leggi)

Nel biennio 2020-2021 la spesa sanitaria è aumentata anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi europei. Nonostante ciò la gestione della pandemia è stata affrontata all’insegna dell’efficienza. È quanto sostenuto nel Referto sulla gestione finanziaria 2020-2021 dei servizi sanitari regionali della Corte dei Conti ha presentato al Parlamento. Tra il 2020 e il 2022 la spesa sanitaria è aumentata del 5%, interrompendo il trend di contenimento inaugurato con l’introduzione dei piani di rientro e seguite da altre misure successive. Le prospettive sono tuttavia di un ritorno ai livelli pre-pandemici. (Leggi)

IL RUOLO DELLO STATO NELLE REGIONI

Attraverso la regionalizzazione della spesa statale viene stimato il ruolo dello Stato in ciascuna regione sia nella produzione di beni e servizi e realizzazione di investimenti sia nel campo finanziario quantificando i trasferimenti correnti e i contributi agli investimenti. Nel complesso su 810 miliardi di spesa statale, 692 miliardi sono spese correnti (redditi da lavoro dipendente, trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, ecc.) e 119 spese in conto capitale (contributi agli investimenti e acquisizione di attività finanziarie). Su 325 miliardi di spesa regionalizzata le spese correnti sono pari a 304 miliardi e quelle in conto capitale ammontano a 21 miliardi, sebbene per l’attribuzione a livello territoriale siano stati considerati solo i pagamenti finali al netto del servizio del debito per una cifra pari a 288 miliardi di euro.

Le Regioni a cui è destinata la quota di spesa maggiore è il Lazio con 42,7 miliardi di euro, il 14,8% sul totale, seguono Lombardia 35,9 miliardi il 12,45 e la Sicilia 26,1 miliardi il 9,1%. Se si considerano spesa procapite e spesa in rapporto al PIL regionale, il quadro si modifica e fornisce la base delle rivendicazioni dei sostenitori del regionalismo differenziato. Le Regioni con la spesa procapite maggiore sono, oltre a quelle con autonomie speciali (ad esempio Bolzano 10.958 euro, Val d’Aosta 10.636 euro), il Lazio 7.467 euro e tutte le meridionali tra cui ad esempio il Molise 5.810 euro e l’Abruzzo 5.206 euro, le ultime tre Regioni sono l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Lombardia rispettivamente con 4.010, 3.180 e 3.605 euro.

In percentuale del PIL sono sempre le regioni con autonomia speciale e quelle meridionali a beneficiare di più: per la Calabria la spesa rappresenta il 30,91% del PIL, per il Molise il 28,36 del PIL e per la Campania il 25,40% del PIL. Il Veneto, L’Emilia-Romagna e la Lombardia beneficiano di una spesa pari rispettivamente al 12,17%, 11,88% e 9,78% del PIL. Le erogazioni ad enti e fondi ammontano a 330.e miliardi di euro e nel 2 capitolo del rapporto vengono presentate le tabelle riepilogative della regionalizzazione per ciascun fondo. Seguirà in un prossimo aggiornamento anche la regionalizzazione dei dati destinati agli enti.

Ragioneria Generale dello Stato – La spesa statale regionalizzata – Anno 2021

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/pubblicazioni/pubblicazioni_statistiche/la_spesa_statale_regionalizzata/

ASPETTATIVE DELLE IMPRESE IN MIGLIORAMENTO

Dall’indagine periodica della Banca d’Italia nel quarto trimestre 2022 è emerso un graduale miglioramento delle aspettative degli operatori economici. È diminuita la percentuale di coloro che considerano la situazione corrente peggiore rispetto al trimestre precedente 47,0% contro il 77,9% della precedente indagine, mentre prevale la stazionarietà. Nelle previsioni a tre mesi prevale ancora il pessimismo in quanto l’86,1% del campione ritiene estremamente bassa la probabilità di un miglioramento congiunturale nei primi mesi del 2023. Anche le aspettative sull’operatività sono migliorate in tutti i settori e in tutti i territori soprattutto per le imprese del settore delle costruzioni che operano nel campo dell’edilizia residenziale.

Gli ostacoli principali alla crescita dell’attività è dovuta sia alle incertezze economiche sia agli elevati livelli dei prezzi dei beni energetici. Il 41,6% delle imprese ha riscontrato difficoltà superiori o analoghe a causa dei rincari energetici: soffrono più le aziende dell’edilizia rispetto a quella dell’industria e dei servizi. I rincari energetici si trasferiranno sui listini: le imprese prevederanno di incrementare sensibilmente i prezzi di vendita nei prossimi tre mesi del 10,8% nell’industria e del 8,6% nei servizi. Continuano le difficoltà di approvvigionamento: il 52,6% delle imprese ha avito problemi nel reperimento di materie prime e beni intermedi.

Le previsioni per la domanda corrente restano ancora basse mentre la domanda futura è prevista in miglioramento: aumenta il numero delle imprese che che prevede un miglioramento della domanda totale ed estera. Le condizioni per investire restano tuttavia negative sebbene nel 2023 sia prevista una crescita degli investimenti da parte del 37% delle imprese mentre il 16,8% ne prevede una riduzione. Sono in miglioramento anche le prospettive occupazionali in quanto è aumentato di 11 p.p la percentuale di imprese che prevede un incremento dell’occupazione. Nonostante a dicembre l’inflazione sia infranta, aumentano le aspettative di crescita dell’indice dei prezzi: 8,1% in un anno 6,7 tra 2 anni a 5,7 tra tre e cinque anni.

Banca d’Italia – Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita – 4° trimestre 2022

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-inflazione/2022-indagine-inflazione/12/index.html

INFLAZIONE IN FRENATA

L’inflazione in Italia a dicembre è in leggera frenata, sebbene in misura minore che nel resto d’Europa. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività congiunturale è cresciuto dello 0,3% mentre quello tendenziale di 11,6% in leggera flessione di 0.2 p.p. rispetto all’11,8% di novembre. Nel 2022 la crescita media si è attestata all’8,1%. Nei confronti europei l’Eurostat utilizza l’indice armonizzato dei prezzi IPCA che per l’Italia restituisce valori diversi rispetto al NIC in quanto è calcolato eliminando gli effetti delle politiche di governo di contrasto dei rincari energetici: a dicembre l’HICP per l’Italia tendenziale è cresciuto del 12,3% mentre nell’area euro il 9,2%.

Il tasso congiunturale in Italia è positivo +0,2%, nell’area euro è negativo -0,4% così come, anche se in misura minore, nell’Unione europea -0,2%. Il maggior contributo all’inflazione in Italia è dato dalla componente di spesa Abitazione, acqua, elettricità e combustibili che in termini tendenziali ha visto un incremento del +54,5% (in diminuzione rispetto al 56,6% del dato tendenziale di novembre) con un contributo al tasso generale di inflazione di 5,975 p.p. La seconda voce che ha pesato di più è quella dei Prodotti alimentari e bevande analcoliche con un contributo di 2,422 p.p. Tra i beni energetici il cui incremento medio nel 2022 è stato del +50,9%, i prezzi di quelli regolamentati sono cresciuti del +65,6%; i prezzi dei beni non regolamentati del +44,7%. Sui beni regolamentati pesa l’incremento dell’energia elettrica del mercato tutelato +80,3% e l’incremento del gas di città e del mercato tutelato del +50,7%.

A livello territoriale si evidenzia il tratto comune dell’accelerazione del livello dei prezzi sebbene con differenze marcate: nelle Isole l’inflazione è passata dal 2,2% al 9,7% 1,6 p.p. al di sopra della media nazionale, anche il Nord-est con 8,6% è al di sopra di 0,5 p.p. rispetto al livello nazionale, il centro e il Nord-ovest si attestano al di sotto. In un precedente commento ci eravamo soffermati sulle differenti determinanti dell’inflazione territoriale evidenziando come nelle isole, dove il reddito disponibile è inferiore, la percentuale dei consumi della popolazione fosse maggiore per i beni essenziali (alimentari, energia) mentre nel Nord-est sono legate al turismo.

ISTAT – Prezzi al consumo – dicembre 2022

https://www.istat.it/it/archivio/279831

SANITÀ: UNA GESTIONE PRUDENTE

Nel 2020 in Italia la spesa sanitaria corrente procapite in parità di potere d’acquisto, una misura adatta per i confronti internazionali, è aumentata dell’8,4% sebbene nei principali Paesi europei l’incremento sia avvenuto in misura maggiore: Regno Unito +20,2%, Germania +9,7% e Spagna 9,5%. Solo in Francia vi è stato un incremento minore +5,0%. Il sistema sanitario del nostro Paese alla vigilia della pandemia era considerato un centro di eccellenza del servizio pubblico. Secondo un rapporto della commissione europea del 2021 (State of Health in the EU Italia) il SSN del nostro paese è caratterizzato da un’efficienza delle prestazioni erogate a fronte di una spesa procapite più bassa rispetto ad altri paesi europei.

Ad esempio, in alcuni indicatori quali la mortalità trattabile (ossia evitabile con una sanità ottimale) è di 63,7 su 100.000 abitanti, un valore inferiore alla media europea di 92,1 oppia il tesso di mortalità è stato di  230,9 su 100.000 abitanti a fronte della media europea di 252,5. Alcuni punti deboli, che durante la prima fase della pandemia hanno rischiato di far collassare il sistema sotto i colpi dell’emergenza sanitaria, erano già stati evidenziati: una dotazione di posti letto per acuti 259,8 per 100.000 abitati di molto inferiore alla media europea di 387,4, una dotazione appena sufficiente di erogale medico e insufficiente di personale infermieristico.

Come osservato dalla Commissione in una raccomandazione del 2020 un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’estrema frammentazione della governance del SSN, che nelle prime fasi della pandemia ha rallentato l’adozione di alcune misure di contenimento. Il mantenimento dell’efficienza a fronte del finanziamento contenuto non è avvenuto a scapito dei LEA nonostante i significativi divari territoriali. Anche le performance delle Regioni in piano di rientro hanno mostrato un andamento positivo, in quanto il disavanzo si è ridotto da 2,1 miliardi del 2012 a 0,7 del 2020. Per quanto riguarda la spesa in conto capitale, si è assistito tra il 2013 e il 2019 ad una contrazione dell’8,2% con un’inversione di tendenza tra il 2020 e il 2019 durante il quale si è registrato un incremento del 42%. La riduzione delle prestazioni è stato un fenomeno verificatosi su tutto territorio nazionale con minori riduzioni al Nord (.17%)  maggiori al Sud (-25%).

Corte dei Conti – Referto sulla gestione finanziaria 2020-2021 dei servizi sanitari regionali

https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/ComunicatiStampa/DettaglioComunicati?Id=daed2f65-58a8-4efa-9901-a1cb3a7cea4e