La rassegna della settimana: #1 Consiglio d’Europa: trovato l’accordo politico per un regolamento sull’attivazione di un tetto sul prezzo del gas. #2 CEPS: gli effetti dell’incremento dei beni energetici sull’inflazione sono differenti sia tra USA e Europa sia all’interno dei paesi europei.


Il Consiglio d’Europa nella seduta del 19 dicembre scorso ha raggiunto l’accordo politico su un meccanismo temporaneo per limitare i prezzi eccessivi del gas. La proposta prevede una regolazione temporanea del mercato del gas europeo, che sta seguendo un andamento non in linea con i mercati mondiali, per tutelare i consumatori e le imprese da rialzi eccessivi dei prezzi del gas. Il price cap garantirà l’approvvigionamento energetico e la stabilità dei mercati finanziari. Il meccanismo di correzione del mercato si attiverà automaticamente nel caso si verifichino alcune condizioni nei prezzi dei derivati TFF (Title Transfer Facility). (Leggi)

L’inflazione elevata sta interessando sia gli Stati Uniti sia l’Europa. Negli USA vi sono i primi segnali chiari di un rallentamento mentre in Europa l’inflazione resta sempre elevata e non vi sono ancora segnali univoci di una frenata. Gros e Shamsfakhr in una pubblicazione CEPS intitolata “Energy prices and inflation” hanno analizzato le asimmetrie di prezzi dell’energia sia tra Europa e USA sia all’interno degli Stati membri EU. Secondo gli autori un ruolo determinante della differenza dell’andamento dei prezzi nell’Area dell’euro dipende dai provvedimenti di sovvenzione adottati a livello nazionale. (Leggi)

COME FUNZIONA IL TETTO DEL GAS

Secondo l’accordo il meccanismo di correzione del mercato si attiva automaticamente se si verificano contemporaneamente per tre giorni lavorativi consecutivi due condizioni: il prezzo dei derivati TTF (Title Transfer Facility) a un mese supera i 180 euro/MWh e il prezzo dei derivati TTF a un mese è superiore di 35 euro a un prezzo di riferimento del GNL sui mercati mondiali. Il monitoraggio dei mercati inizierà il 15 febbraio 2023 e sarà effettuato dall’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER). Quando sarà rilevata un’anomalia di prezzo sarà pubblicato sul sito web dell’ACER un avviso di “correzione del mercato”.

Durante il periodo di sospensione non sarà possibile operare su contratti derivati con scadenze a un mese, a tre mesi e a un anno, riguardanti il gas naturale al di sopra di un limite dinamico di offerta mentre non si applicherà ai contratti OTC (Over the Counter) ossia fuori mercato che sono la percentuale maggioritaria. Tale limite è il prezzo di riferimento del prezzo del Gas naturale liquido GNL fissato a livello globale più 35 euro/MWh. Se il prezzo di riferimento è inferiore a 145 euro, il limite dinamico di offerta rimarrà pari alla somma di 145 più 35 euro. Il limite dinamico resterà attivo per venti giorni lavorativi e si disattiverà automaticamente quando il prezzo scenderà sotto i 180 euro/MWh.

Il meccanismo garantirà l’approvvigionamento energetico in quanto sarà disattivato automaticamente qualora la Commissione europea rilevi particolari situazioni di emergenza sia a livello UE sia a livello regionale in cui si configuri uno scenario di “razionamento” oppure di minaccia alla stabilità finanziaria. Secondo alcuni osservatori l’efficacia del price cap non è assicurata in quanto, l’impennata dei prezzi dell’ultimo anno e mezzo è avvenuta a prezzi di mercato (incrocio tra domanda e offerta) per cui si potranno creare delle situazioni di stallo che potranno essere evitate con le clausole di salvaguardia. Queste ultime, insieme al esclusione del Price cap dai contratti OTC, possono indebolire l’azione della commissione minandone la credibilità. La centralizzazione delle forniture è insufficiente in quanto bisognerà trovare un fornitore che voglia vendere alla EU gas a quel prezzo.

Consiglio d’Europa – Trasporti, telecomunicazioni e energia

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2022/12/19/council-agrees-on-temporary-mechanism-to-limit-excessive-gas-prices/

LE DIVERSE DINAMICHE INFLATTIVE DI USA ED EUROPA

Negli ultimi anni la fluttuazione dei prezzi dell’energia erano legati alle disponibilità e al prezzo del petrolio greggio. Nella seconda metà del 2021 il prezzo del gas ha subito un’impennata indipendentemente dall’andamento del prezzo del petrolio. La volatilità del prezzo del gas è aumentata ulteriormente a causa dei tagli alle esportazioni dopo l’invasione russa in Ucraina. Anche se i prezzi del gas sono rientrati dai picchi raggiunti a luglio di quest’anno, a ottobre erano ancora sei volte superiori alla media dei prezzi nel periodo prima dell’invasione mentre il prezzo del petrolio è non è di molto superiore. L’andamento dei prezzi del petrolio è analogo a livello globale ma il mercato del gas è differente.

Una delle ragioni per cui l’andamento dei prezzi del gas è diverso nei due continenti sono gli alti costi di trasporto a fronte di un’elevata rigidità dell’offerta. Gli Stati Uniti sono isolati da questo trend perché sono produttori del gas shale di cui sono esportatori netti, sebbene le capacità di esportazione siano limitate. Un altro morivo è che il prezzo all’ingrosso dell’energia è legato al prezzo del gas tramite il sistema del merito per il mercato dell’energia elettrica, dove il prezzo dell’energia elettrica è determinato dalla fonte più costosa. Vi sono grandi differenze tra le due sponde dell’Atlantico nel contributo di prezzi dell’energia all’inflazione. Secondo i dati di ottobre i prezzi dell’energia hanno contribuito all’inflazione per 4,7 p.p. mentre negli USA solo per 1,4 punti.

In particolare il gas ha contribuito per 1,6 p.p. in Europa e di 0,2 punti un USA. Il prezzo del carburante ha contribuito pressoché in egual misura: 0,8 p.p. nel vecchio continente e 0,7 p.p. nel nuovo. All’interno dei paesi Europei vi è una elevata volatilità perché le griffe del gas e dell’energia elettrica sono soggette a regolazione a livello nazionale. In alcuni paesi, le tariffe al consumo sono state indicizzate sui prezzi all’ingrosso. In questi paesi esisteva naturalmente un legame molto più stretto tra i prezzi all’ingrosso e quelli al dettaglio. Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno sospeso il meccanismo di indicizzazione e introdotto sovvenzioni alla produzione dell’energia elettrica. A causa di queste ampie differenze nelle tariffe regolamentate nazionali, il contributo dell’energia varia notevolmente all’interno dell’area dell’euro, dallo 0,8% in Spagna al 7,3% in Italia.

CEPS – Energy prices and inflation