La rassegna della settimana: #1 Fondazione Gimbe: dopo la pandemia il SSN va rilanciato risolvendo le criticità già segnalate nei precedenti Rapporti e riportando la sanità al centro dell’agenda politica. #2 UPB: nonostante i contributi regionali, la pandemia ha inciso sui conti economici delle Aziende ospedaliere italiane con costi in aumento e ricavi in diminuzione. #3 NOBEL: il premio della Banca centrale di Svezia del 2022 è stato assegnato a Ben Bernanke, Douglas Diamond e Philip Dybvig per i loro studi sul settore bancario. #4 MEF: inviato alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio 2023 (DPB) predisposto dal Governo Draghi in cui si riportano l’obiettivo dei saldi di finanza pubblica e le proiezioni delle entrate e delle spese. #5 Agenas: un’analisi sul personale SSN evidenzia quali sono i settori dove vi sono maggiori carenze. L’area medica conta un numero di medici congruo rispetto alla media europea mentre quella infermieristica è largamente insufficiente.


Riportare la sanità pubblica al centro dell’agenda politica. È questo il messaggio del 5° Rapporto sul SSN della Fondazione Gimbe presentato lo scorso 11 ottobre presso la Sala Capitolare del Senato. Già prima della Pandemia la Fondazione Gimbe aveva documentato lo stato del SSN, indebolito da scelte contingenti effettuate da ciascuno dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni. Sebbene con la pandemia si è assistito ad una inversione di rotta, in quanto il finanziamento del SSN è aumentato in misura maggiore rispetto agli anni precedenti, la spesa pubblica pro-capite nel 2021 resta al di sotto della media OCSE 3.052 contro i 3.488 dollari in PPP mentre tra i Paesi Europei l’Italia si colloca al 16° posto con 247 dollari di spesa pro-capite in meno rispetto alla Germania. (Leggi).

Nel biennio 2021-2022 i conti delle Aziende ospedaliere (AO) hanno risentito dell’emergenza sanitaria: nel 2020 rispetto all’anno precedente i costi sono aumentati in media del 5,7% mentre i ricavi sono diminuiti del 5%, nel 2021 a fronte della crescita dei ricavi dell’1% rispetto al 2020, i costi sono aumentati del 4%. Il Focus n.6 dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha approfondito il tema su un campione di 72 AO, evidenziando marcate disparità territoriali. Nel 2021 rispetto al 2019 al Nord i ricavi hanno avuto un incremento del’1,3% mentre nel Mezzogiorno si è registrata una contrazione dell’8.3% e nel Centro del 7,2%. I ricavi sono diminuiti principalmente per il rallentamento dell’attività di ricovero che a portato a una riduzione dei ricavi da prestazioni. (Leggi)

Evitare il collasso degli istituti bancari è vitale per il sistema economico. È tra i più importanti risultati dei lavori di Ben Bernanke, Douglas Diamond e Philip Dybvig, a cui è stato riconosciuto il premio della Banca centrale di Svezia del 2022 in memoria di Alfred Nobel. I tre studiosi hanno migliorato la comprensione del ruolo delle banche nell’economia, soprattutto durante le crisi finanziarie. Questi contributi si sono rivelati di grande importanza nella regolazione del settore finanziario e nella gestione delle crisi finanziarie. Le banche, ad esempio, risolvono le istanze divergenti tra risparmiatori, i quali desiderano utilizzare i propri risparmi in caso di necessità e gli investitori i quali necessitano, al contrario, di fonti di finanziamento costanti. (Leggi)

Il Documento programmatico di bilancio 2023, è stato inviato alla commissione europea entro il 15 ottobre da un Governo alla fine del mandato. Il DPB contiene le previsioni del saldo di bilancio e le proiezioni delle entrate e delle spese tendenziali, ossia a legislazione corrente. Lo scenario tendenziale si basa anche sull’andamento dei prezzi del gas naturale, a cui è dedicato un capitolo, ricavato dai prezzi dei contratti futures a scadenza mensile per l’anno 2022 e il biennio 2023-2025. L’indebitamento netto sul PIL, date le previsioni delle entrate e delle uscite, è previsto nel 2022, all’5,1% in diminuzione rispetto al -7,2% del 2021. La spesa per interessi sale al 4,0% sul PIL, un valore più elevato del 2021 e da quanto previsto del DEF 2022 3,5%. (Leggi)

Dal confronto con i dati dei Paesi membri EU27, il personale sanitario italiano in rapporto alla popolazione per quanto riguarda il numero dei medici è congruo, sebbene non per i medici di medicina generale (MMG), mentre è insufficiente nel numero del personale infermieristico. È quanto emerso da uno studio dell’Agenas su “Il personale del Servizio Sanitario Nazionale”. Il personale non è distribuito in modo omogeneo sul territorio nazionale e il fenomeno ancora più rilevante nelle are meno densamente popolate e caratterizzate da un’orografia poco favorevole. Durante la pandemia, nonostante le nuove assunzioni, la carenza di personale, caratterizzato da un’elevata età media, è emersa in tutta la sua ampiezza. (Leggi)

QUALE RILANCIO DEL SSN NEL POST PANDEMIA

Il SSN dopo la pandemia è a un nuovo punto di svolta: il Fondo sanitario nazionale (FSN) è tornato a crescere passando da 113.810 miliardi di euro del 2020 a 124.960 miliardi del 2021, ad un tasso del 9,8%, superiore alla crescita del PIL nominale del 2021 pari al 7,2%. Si tratta di un incremento di 11,15 miliardi che ha rappresentato un punto di svolta rispetto agli anni precedenti quando gli incrementi del FSN avvenivano ad un tasso inferiore o pari della crescita nominale. La Fondazione GIMBE nel 5° Rapporto nel rilevare la persistenza delle criticità individuate negli anni precedenti la pandemia, considera l’incremento del FSN insufficiente perché non colma il divario della spesa pro-capite con gli atri Paesi europei.

Nel Rapporto si evidenzia la necessità di riportare al centro dell’agenda politica il tema della sanità inteso come diritto fondamentale secondo “un modello di servizio sanitario pubblico, equo e universalistico”, indipendente dalle politiche dei singoli Governi. Senza una visione a lungo termine, si rischia di mancare l’occasione storica offerta dai fondi del PNRR. Le tre tematiche su cui intervenire con priorità sono il finanziamento del SSN, i Livelli essenziali di assistenza (LEA) e il regionalismo differenziato. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’incremento del FSN è stato assorbito quasi completamente dall’emergenza sanitaria – e, aggiungiamo noi, dalla crisi energetica – e negli anni a venire non vi è garanzia che il FSN cresca sempre a ritmi così sostenuti, come emerge dalla NADEF 2022.

Per quanto riguarda i LEA, vi sono criticità nell’aggiornamento, nell’esigibilità e nel monitoraggio. I LEA non solo non sono aggiornati costantemente, incorporando le nuove scoperte scientifiche ma, dopo sei anni dall’approvazione del DPCM di istituzione dei nuovi LEA, non sono esigibili in tutte le Regioni per ragioni dipendenti in massima parte dal sistema di aggiornamento e verifica, in quanto il “Nuovo Sistema di Garanzia” non è adeguato a valutare la qualità dell’assistenza. Sul regionalismo differenziato sono stati analizzati i casi di Lombardia e Veneto: le richieste di autonomia renderebbero agevole derogare al blocco del turnover di personale, sebbene potrebbero stravolgere l’attuale impianto ed amplierebbero ancora di più i divari regionali.

Fondazione GIMBE – 5° Rapporto sul SSN

https://www.salviamo-ssn.it/attivita/rapporto/5-rapporto-gimbe.it-IT.html

IL COVID HA PROVATO ANCHE I BILANCI DEGLI OSPEDALI

La pandemia ha provocato squilibri nei bilanci delle Aziende ospedaliere (AO). A fronte delle dimissioni in regime ordinario per Covid-19 pari il 5,5% sul totale, l’attività di ricovero è diminuita del 22% e, secondo le stime della Corte di Conti, vi sono state 130milioni di visite specialistiche ambulatoriali in meno. L’Agenas ha valutato l’impatto sui conti economici analizzando i bilanci di 72 AO nel biennio 2020-2021, confrontandoli con la media del quinquennio precedente. L’impatto viene valutato confrontando, non tanto il risultato di esercizio, che ha beneficiato dei contributi in conto esercizio da Regioni e PA avvenuti nel corso dell’anno, quanto lo scostamento tra i costi e i ricavi.

Nel periodo considerato, lo scostamento tra ricavi e i costi ha interessato maggiormente il Centro nel 2021 e il Mezzogiorno nel 2020: i ricavi sono diminuiti per la contrazione delle prestazioni remunerate con tariffa e i costi sono aumentati per l’acquisto di beni e servizi e il reclutamento di personale ma lo scostamento è stato guidato principalmente dalla riduzione dei ricavi. Al Nord invece i ricavi sono rimasti stabili mentre lo scostamento è dovuto all’incremento di costi di personale e per acquisto di bei e servizi. Considerando lo scostamento calcolato in percentuale del finanziamento per attività di ricovero, si osserva che durante il biennio 2020-2021 si è invertito un trend che sembrava essersi stabilizzato nel quinquennio precedente.

Lo scostamento negativo maggiore si è avuto nel Mezzogiorno pari a quasi il 40% del finanziamento, mentre a Nord dopo un calo iniziale di poco superiore al 5% nel 2020 ha visto una stabilizzazione. In valore assoluto lo scostamento di tutte le AO era 360 milioni nel 2019 nel 2020 è salito a 2,6 miliardi e nel 2021 ha superato i 3,2 miliardi. A livello nazionale nel 2020 lo scostamento si è ampliato a causa dell’incremento dei costi pari al 5,7% e alla contrazione dei ricavi, pari al 5%. Nel 2021 i ricavi sono tornati a crescere +1% ma i costi sono aumentati in misura maggiore, +5%. Nel 2020 tra le Regioni e PA gli scostamenti più elevati si sono registrati in tutte le Regioni meridionali fuorché la Basilicata mentre nel 2021 l’andamento del Centro è dipeso dal peggioramento di Lazio e Toscana; al Nord, infine, si è registrata una riduzione dell’attivo in Veneto mentre in Liguria e in Emilia-Romagna si è avuto un incremento del passivo.

UPB – Gli effetti della pandemia sui bilanci delle Aziende ospedaliere

BANCHE E CRISI FINANZIARIE

Nel corso delle crisi finanziarie il sistema bancario è sempre stato nell’occhio del ciclone e il loro ruolo messo in discussione. L’attuale ricerca sul settore ha dato riposte sull’esistenza delle banche aiutando a comprendere il loro funzionamento. Gli studiosi hanno anche dimostrato l’importanza di evitare i fallimenti bancari durante le crisi finanziarie al fine di evitare l’amplificarsi degli squilibri. In questo campo si sono distinti tre studiosi: Ben Bernanke, Douglas Diamond e Philip Dybvig cui è stato assegnato il Premio della Banca centrale di Svezia in memoria di Alfred Nobel del 2022.

Uno dei ruoli principali del settore bancario è di incanalare il risparmio verso gli investimenti durante questo processo di matching vengono a contatto due esigenze contrapposte: il risparmiatore, in caso di necessità, vuole disporre dei propri risparmi mentre gli investitori devono essere consapevoli di non essere costretti a rimborsare prematuramente i debiti. Diamond and Dybvig hanno dimostrato che le banche risolvono questo mismatching in quanto accettano depositi da numerosi risparmiatori consentono ai risparmiatori di ritirare i propri risparmi a piacimento senza costringere gli investitori a rimborsi prematuri.

Diamond ha anche dimostrato un importante ruolo che le banche svolgono nella società come intermediari tra risparmiatori e prenditori di fondi: il settore bancario è attrezzato meglio a valutare il rischi di credito, assicurando la qualità degli investimenti. Nel caso che un gran numero di risparmiatori voglia ritirare il proprio denaro c’è il rischio che il settore fallisca e per questo motivo il governo sostiene le banche con prestiti di ultima istanze e assicurazioni sui depositi. Ben Bernanke, tra l’altro Governatore della FED dal 2006 al 2014 durante gli anni della Grande crisi finanziaria, ha studiato la Grande depressione degli anni ’30 del secolo scorso dimostrando che la corsa agli sportelli è stato un fattore decisivo nel rendere la crisi più profonda e prolungata. I tre studiosi hanno contribuito a evitare sia crisi finanziarie più serie sia salvataggi costosi.

NOBEL – The Prize in Economic Sciences 2022

https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2022/press-release/

DPB E PREZZO DEL GAS

Nel Documento programmatico di bilancio sono comunicate alla Commissione europea le previsioni dei saldi di finanza pubblica e le metodologie utilizzate secondo quanto previsto dal Regolamento UE n. 473/2013. Il quadro macroeconomico tendenziale è influenzato anche dall’andamento del prezzo del gas naturale che viene rilevato mensilmente dai prezzi dei contratti futures fino alla fine del 2022 e per il biennio 2023-2025. Secondo le elaborazioni del MISE, i consumi nazionali di gas naturale da gennaio a luglio 2022 sono diminuiti dell’1,9% mentre le previsioni, per il periodo da agosto a dicembre, vedono una contrazione del 3,2% su base annua. Le previsioni tendenziali sono state formulate considerando la stima dei prezzi dell’energia elettrica secondo la composizione e dell’andamento dei consumi di gas naturale.

Lo scenario tiene anche conto del temporaneo effetto delle misure di calmierazione delle bollette elettriche che durerà fino alla fine del 2022. A partire dal 2023 il costo dell’energia per famiglie e imprese salirà e si avrà un impatto negativo sul PIL. Nel corso del 2023, si assisterà ad una ricomposizione verso altre fonti di energia che porterà ad un’ulteriore diminuzione dei consumi del 4,4%. Lo scenario è formulato ipotizzando solo una diminuzione parziale delle importazioni di gas dalla Russia. Nel caso di una interruzione totale a partire da ottobre 2022, secondo le simulazioni, i prezzi medi del gas, dell’energia elettrica e del petrolio subirebbero un incremento del 20% rispetto allo scenario del quarto trimestre del 2022 e del 2023.

In questo biennio i consumi si contrarrebbero cumulativamente del 4.9% e nel periodo 2022-2025 del 7,7%. L‘impatto macroeconomico sulla crescita in volume è stimato, rispetto allo scenario tendenziale, in -0,2 p.p. nel 2022 e -0,5 p.p. nel 2023 ma nel 2024 e nel 2024 si assisterebbe ad un rimbalzo. L’impatto è inferiore sul PIL nominale per una dinamica più sostenuta del deflatore. Le stime sono più favorevoli rispetto alle stime formulate nel DEF 2022 in quanto, nel corso dell’anno, si sono conseguiti dei progressi sul fronte degli approvvigionamenti alternativi e i flussi dalla Russia hanno avuto un andamento superiore rispetto a quanto ipotizzato.

MEF – Documento Programmatico di Bilancio (DPB)

https://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/doc-finanza-pubblica/index.html#cont4

QUANTIFICARE I REALI FABBISOGNI DEL PERSONALE DEL SSN

Il blocco del turnover, con conseguente contenimento delle assunzioni, ha rappresentato, da molti anni, un ostacolo al reclutamento di nuovo personale sanitario. Nel tempo si è assistito ad una graduale contrazione del personale: dal 2012 al 2018 il personale SSN è diminuito di 25mila unità, solo parzialmente compensato dal ricorso a 11.500 unità di personale a tempo determinato. L’età media è elevata: medici 51,3 anni e infermieri 47,3 anni, vi è inoltre una gobba pensionistica in quanto al 2027 cesseranno 41.196 medici di cui 8.239 MMG. Durante la fase acuta della pandemia per fronteggiare l’emergenza sanitaria sono state approntate delle procedure straordinarie per assunzione di personale in deroga alle normative vigenti.

In questo contesto in cui anche le assunzioni di personale previste dal PNRR non hanno, al momento, la certezza di coperture future, l’Agenas ha condotto un’analisi sul personale SSN sia a livello internazionale sia a livello territoriale italiano. Dai dati OCSE, il numero di medici praticanti è congruo rispetto ad altri Paesi: nel 2020 l’Italia aveva 4 medici praticanti ogni 1000 abitanti, 0,2 in più rispetto alla media EU27 di 3,8. Tra i grandi Paesi, la Germania ha 4,47 medici ogni 100 abitanti, la Spagna 4,58 e la Francia 3,17. Guardando i dati del personale infermieristico l’Italia è posizionata lontano: 6,2 infermieri ogni 1000 abitanti, 2,6 in meno rispetto alla media EU27 di 8,8. La distanza da alcuni Paesi, tra cui Svizzera e Norvegia con 18 infermieri per 1000 abitanti, è sproporzionata ma anche la Francia con 11 e la Germania con 13 sono lontane.

Anche nel rapporto tra infermieri e medici l’Italia è lontana dalla media europea: 1,4 infermieri per medico contro 2,3 della media EU27, 3,1 della Germania e 3.2 della Francia. Tra i medici la maggiore carenza è avvertita nella specializzazione di Medicina generale, soprattutto nelle aree rurali e remote: è un fenomeno che investe tutta l’EU27 e nonostante la percentuale dei posti di formazione specialistica siano destinati agli MMG, l’attrattività a questa professione è piuttosto bassa sia per lo scarso prestigio sia per le retribuzioni inferiori a quelle garantite da altre specializzazioni. Per ovviare alla carenza di medici MMG sono stati destinati agli infermieri ruoli più avanzati, sebbene sia sempre più difficile reclutare un numero sufficiente. In alcune Regioni italiane alla carenza di MMG si è ovviato con un incremento dei massimale dei pazienti assistiti mentre dalle stime del PNRR il fabbisogno del personale infermieristico è stimato tra le 19.450 e le 26.850 unità.

Agenas – Il personale del Servizio Sanitario Nazionale

https://www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/2147-il-personale-del-servizio-sanitario-nazionale