La rassegna della settimana: #1 Farmindustria: l’industria farmaceutica italiana risente della crisi energetica e necessita di un nuove regole per continuare a competere a livello globale. #2 Panorama della Sanità: importanti novità nell’HTA sono state introdotte da due decreti legislativi approvati in recepimento di altrettanti Regolamenti UE. #4 EUROSTAT: lo stato di salute auto-percepito nella UE è migliore tra i residenti forestieri rispetto ai residenti per motivi dipendenti dala diversa composizione per classi di età. #3 NBER: un quadro interpretativo di raccordo macro/micro tra innovazione tecnologica e crescita economica. #5 Bruegel: i processi decisionali a confronto di BCE, FED e Banca d’Inghilterra in occasione dei 25 anni del Comitato di politica monetaria inglese.


A giugno 2022, il fatturato dell’industria farmaceutica italiana è aumentato del 12,7% in termini tendenziali, 5,3 p.p. meno rispetto alla media tra i settori del 18%, e dell’11,6% in termini congiunturali. Il settore in questa delicata fase di inflazione montante, sta risentendo del rincaro dei prezzi energetici, senza essere in grado di incrementare i prezzi dei farmaci in quanto opera in un mercato normato. Nel Rapporto annuale di Famindustria si sottolinea la necessità di un nuovo quadro di regole che consideri la farmaceutica un settore strategico per lo sviluppo del Paese e che consenta di competere con successo in un contesto in cui la concorrenza è sempre più agguerrita sia a livello globale sia nella UE. (Leggi)

Lo scorso 5 agosto sono stati approvati i decreti legislativi 137 e 138 sui dispositivi medici che hanno recepito i regolamenti UE 2017/745 e 2017/746. I decreti hanno introdotto importanti novità riguardo l’implementazione e il potenziamento del processo di Health Technology Assesment (HTA). Il processo di adeguamento durerà fino al 2025 e metterà al centro dell’attività di valutazione l’azione dell’UE, a cui tutti i Paesi membri dovranno fare riferimento. Di particolare rilevanza sono le Joint Clinical Assessment, ossia valutazioni congiunte effettuate a livello europeo che saranno riportate e adattate ai contesti nazionali. Un incontro tra Agenas, Ministero della salute e HAG ha fatto il punto sulle novità del settore (Leggi)

Nella UE nel 2020 lo stato di salute auto-percepito dalla popolazione straniera complessiva di età superiore ai 16 anni è migliore di quello auto-percepito dai residenti. Gli ultimi dati Eurostat sul tema, indicano che tra gli stranieri residenti la percentuale di chi valuta il proprio stato di salute cattivo o molto cattivo è del 7,2% (7,6% i cittadini UE) contro l’8,6% dei cittadini residenti. La differenza dipende principalmente dalla struttura dell’età della popolazione residente, molto più anziana di quella straniera. La classe di età in cui la percentuale di chi si valuta in cattiva salute è 45-64 anni, per cui per un confronto significativo è necessaria un’analisi complementare per classi di età. (Leggi)

I cambiamenti tecnologici favoriscono la crescita economica ma il nesso non è mai troppo evidente. I cambiamenti tecnologici sono spesso inclusi negli input di capitale i quali hanno due effetti, il primo legato all’aumento della produttività, ossia più output per un determinato task, il secondo legato all’automazione, ossia nel caso il capitale sostituisca il lavoro. Un working paper NBER “A Framework for Economic Growth with Capital-Embodied Technical Change” di B.F. Jones e X. Liu, forniscono una struttura concettuale adeguata ad affrontare congiuntamente il processo di innovazione a livello microeconomico e la crescita economica a livello macro. (Leggi)

Le modalità con cui sono prese le decisioni di politica monetaria si sono modificate le tempo: si è passati dalle decisioni individuali del Banchiere centrale a quelle collegiali. Il nuovo orientamento della BCE, ad esempio, è stato annunciato da due membri del Comitato invece che dalla Presidente. Le decisioni collegiali possono essere prese dai membri del Comitato o con una votazione dai risultati pubblici o con una decisione presa collegialmente. Un Policy brief di Bruegel di M. Demertzis, C. Martins e N. Viegi, “An analysis of central bank decision-making“, in occasione dei 25 anni del Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra, confronta il processo decisionale inglese con quello dalla Banca centrale europea e della FED. (Leggi)

LE PROSPETTIVE DELLA FARMACEUTICA ITALIANA

Gli ultimi dati del 2021 di Farmindustria descrivono il settore farmaceutico italiano ancora dinamico e competitivo. Il valore della produzione è stato di 34,4 miliardi di euro – stabile rispetto al 2020 – mentre l’85% della produzione è stata esportata, il numero degli addetti era 67.000 in crescita del 9% rispetto al 2016. Gli investimenti in ricerca e sviluppo ammontavano a 1,7 miliardi (in crescita del 14% rispetto al 2016) mentre 1,4 miliardi sono stati investiti in nuovi impianti. Durante la pandemia il 90% delle aziende ha confermato gli investimenti consentendo una continuità di terapia ai pazienti.

Lo sforzo nella lotta contro il Covid-19 è stato pari a quello degli altri Paesi europei: l’Italia è stato il quarto Paese UE per esportazione di vaccini ed è un hub di produzione degli anticorpi monoclonali e antivirali. Grazie alla collaborazione con le istituzioni sono state introdotte delle novità nella regolazioni che non ancora messe a sistema. Il settore sta, tuttavia, risentendo della crisi energetica in modo più acuto rispetto ad altri perché non può incrementare i prezzi a causa del mercato regolato.

Da gennaio 2021 a giugno 2022 i prezzi dell’energia sono aumentati del 350% e gli input dei fattori produttivi del 35% ma i prezzi dei farmaci rimborsabili sono diminuiti dell’1%. Il margine per le imprese si sta riducendo anche a causa del maggiore impatto dei prezzi energetici rispetto ai principali competitor. Allo stesso tempo, rispetto a quando già denunciato agli inizi del 2022, stanno aumentando le difficoltà di reperimento di materie prime e di prodotti intermedi. Secondo Famindustria, all’interno della UE è necessario, per il rilancio, un nuovo quadro regolatorio che consideri strategico il settore farmaceutico.

Farmindustria – Indicatori farmaceutici 2022

https://www.farmindustria.it/app/uploads/2022/07/IndicatoriFarmaceutici2022.pdf

PROCESSO HTA CENTRATO SULL’EUROPA

Con l’approvazione dei decreti legislativi 137/2022 e 138/2022, l’Italia ha recepito due regolamenti europei in tema di HTA emanati aventi l’obiettivo di centralizzare il processo HTA a livello UE ed armonizzare i regolamenti degli stati membri. L’HTA si occupa della valutazione delle tecnologie sanitarie sulla base di dati ed evidenze cliniche a livello multidisciplinare. Nel quadro giuridico della UE, l’armonizzazione è un passo fondamentale, in quanto si prefigge di allineare i metodi di valutazione in tutti gli Stati membri evitando, come avviene al momento, la valutazione di una stessa terapia con metodologie diverse da Paese a Paese.

La centralizzazione comporta, invece, l’azione coordinata a livello UE tramite le valutazioni cliniche congiunte (Joint Clinical Assessment) che saranno riprese e contestualizzate in ciacun Paese. Sono stati risolti i nodi della comparabilità e dell’allineamento dei dati a livello nazionale ed europeo tramite il “Sistema unico di identificazione del dispositivo UDI”, nonché definiti i compiti e le attività dell’Osservatorio nazionale dei prezzi dei dispositivi medici e rese più efficienti le procedure di approvvigionamento.

L’incontro dell’Head of Agencies (HAG il network delle Agenzie nazionali di HTA, tra cui membri vi sono l’Agenas, l’AIFA e la Regione Emilia Romagna) si è tenuto a Roma a poche settimane dall’approvazione del nuovo quadro normativo nel nostro Paese. Tra i numerosi argomenti sono stati discussi il ruolo del’HTA nell’acquisto di tecnologie a livello europeo, l’analisi del percorso comparativo tra il regolamento europeo sull’HTA e quello sui dispositivi medici e diagnostica in vitro (quest’ultima categoria ha caratteristiche molto diverse da quelle dei farmaci).

Panorama della Sanità – Cambio di scenario per l’Hta in Europa con il nuovo Regolamento

LA SALUTE PERCEPITA DAGLI STRANERI

L’Eurostat nell’ambito delle statistiche della salute e dell’integrazione dei migranti, ha elaborato alcuni confronti tra lo stato di salute auto-percepito dei cittadini residenti e quello dei forestieri, suddivisi a loro volta, tra cittadini EU e non EU. L’indagine sullo stato di salute percepito si riferisce non allo stato di salute attuale ma a quello in generale, collegato alle funzioni sociali, psichiche ed emotive e ai sintomi e ai segnali biomedici. Le risposte rientrano nelle seguenti categorie: molto buono, buono, giusto, cattivo o molto cattivo.

L’analisi dell’Eurostat ha trattato solo lo stato cattivo e molto cattivo. Il 7,2% dei forestieri dichiara di essere in cattiva salute o in salute molto cattiva, la percentuale aumenta tra i forestieri cittadini EU, 7,6% e ancor più tra i residenti, 8,6%. Il dato aggregato non tiene conto della distribuzione della popolazione per classi di età e non fornisce un quadro esaustivo sullo stato di salute dei forestieri. La salute, infatti, tende a peggiorare con l’età e la classe di età dove la percentuale di cittadini in attiva salute è più alta è la 45-64. Considerando le risposte nella classe di età 16-44, le percentuali tra i tre gruppi di equivalgono: 2,3% per i cittadini contro il 2,5% per i cittadini UE forestieri e il 2,3% per i cittadini non UE.

Nella classe di età 45-64, la situazione si capovolge rispetto al risultato complessivo: 8,0% per i cittadini contro il 10,0% per i forestieri cittadini UE e il 14,8% per i cittadini non UE. Tra gli Stati membri dell’UE la percentuale maggiore di cittadini non UE in età 45-64 che percepisce la propria salute come cattiva o molto cattiva, vi sono la Germania Germania (28,7%), Danimarca (26,0%) e Francia (25,6%) mentre le percentuali più basse si registrano in Polonia (2,3%) e Italia (2,4%).

EUROSTAT – How do nationals and non-nationals see their health?

https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-20220921-2

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E CRESCITA ECONOMICA

Nella teoria economica è difficile conciliare le descrizioni microeconomiche del cambiamento tecnologico e le caratteristiche macroeconomiche della crescita. In particolare vi sono tre elementi di difficile convivenza: cambiamento tecnologico incorporato nel capitale, crescita stabile ed elasticità tra capitale e lavoro diversa da uno. Un esempio è quanto evidenziato dalla storia economica: è palese che, a partire dalla Rivoluzione industriale, le principali “tecnologie per scopi generali” – motori, elettrificazione, informatica – sono tutte incorporate nei beni strumentali.

Se invece osserviamo la funzione di produzione, in cui sono associati i fatti stilizzati della crescita equilibrata à la Kaldor, la teoria di Uzawa sostiene che nella funzione di produzione il progresso tecnologico avviene solo dall’aumento del lavoro. La correzione del problema nella è stata individuata nella funzione di produzione Cobb-Doglas, in cui l’equilibro e il lavoro sono indifferenti dall’origine del progresso tecnologico. Anche questa soluzione presenta degli inconvenienti perché vi è l’evidenza dell’elasticità tra capitale e lavoro diversa dall’unità, in particolare minore di 1. Inoltre la quota del reddito da lavoro è considerata esogena.

Lo scopo del paper è quello di fornire un quadro concettuale in cui il progresso tecnologico è incorporato nelle macchine ma senza creare tensioni a livello macro. Secondo questo modello l’economia dipende da due variabili di stato nell’economia: la prima è l’automazione dovuta a input di capitale che sostituisce lavoro, la seconda consiste nel miglioramento della produttività di attività già automatizzate. In questo contesto a un incremento di produttività segue una diminuzione di prezzo dell’input di captale, diminuendo il peso nel PIL e ciò potrebbe essere coerente con la crescita equilibrata.

NBER – A Framework for Economic Growth with Capital-Embodied Technical Change

https://www.nber.org/papers/w30459

PROCESSI DI POLITICA MONETARIA A CONFRONTO

I processi decisionali di politica monetaria di BCE, FED e Banca d’Inghilterra (BoE), sono molto differenti. La BCE ha un Consiglio direttivo di 25 membri composto da 19 Governatori dell’Area dell’euro e da 6 membri del Comitato esecutivo; partecipano alla decisioni 21 membri di cui 15 governatori con decisione collegiale (confidenziale), ogni 6 settimane.

Il FOMC della FED è composto dal 25 membri di cui 7 membri del Consiglio dei governatori, il Presidente della FED di New York e 4 su 11 dei restanti governatori che hanno un mandato di un anno a rotazione; tutti i membri partecipano alle decisioni che sono prese a votazione (dai contenuti pubblici) con una frequenza di 8 volte l’anno. La BoE ha un Comitato di politica monetaria, istituito con il Bank of England Act del 1997, di 6 membri ed è composto dal Governatore, 3 Vice Governatori, il Capo Economista e 4 membri esterni; tutti i membri partecipano alle decisioni, che sono prese tramite votazione (dai contenuti pubblici) con una frequenza di 8 volte l’anno. Il Comitato della BCE è collegiale e le decisioni sono prese collettivamente e sostenuta da tutti.

La FED prende le decisioni a votazione i cui risultati sono pubblicati, ma è rilasciata una dichiarazione a nome del FOMC e la decisione finale viene adottata da tutti i membri, per cui è una decisione collegiale. La BoE prede le decisioni in modo individualistico ma quando i voti sono divisi, va comunicata efficacemente al pubblico la logica delle decisioni. Nonostante le differenze il loro approccio alla costruzione del consenso nel processo decisionale è simile per cui i tre istituti prendono le decisioni a unanimità, in misura maggiore nelle decisioni restrittive rispetto a quelle di allentamento.

Bruegel – An analysis of central bank decision-making

https://www.bruegel.org/policy-brief/analysis-central-bank-decision-making